I fragili equilibri tra la federazione francese e il Real Madrid
Per non avere problemi con il Real Madrid, per non dover sopportare i lamenti di quel gran complottista che è Florentino Pérez, la Nazionale francese ha lasciato che Mbappé lasciasse il ritiro e tornasse a casa. Dopo aver preso un colpo alla caviglia destra nella partita vinta venerdì sera con l’Azerbaijan, Mbappé ha sentito un vecchio dolore ma L’Equipe racconta che nessuno ha dato grande peso alla cosa. Nemmeno lui stesso. Negli spogliatoi riderva e scherzava con Ousmane Dembélé, Bradley Barcola e Randal Kolo Muani, passati a salutare i compagni. Mbappé si è poi diretto a Clairefontaine con tutta la squadra. Si è fermato a cena allo chalet della federazione e con il suo club è stato deciso di farlo rientrare a Madrid per una visita. Non ci sono preoccupazioni. Dovrebbe poter riprendere ad allenarsi in settimana e giocare regolarmente domenica con il Getafe.
“Nel tentativo di calmare i rapporti tra i club – dice L’Equipe – lo staff dei Blues non ha voluto correre rischi con il capitano. La Francia è in testa al girone di qualificazione con un comodo margine sull’Ucraina. Se la partita di domani a Reykjavik avesse assunto una dimensione diversa, con altri interessi in gioco, la decisione sarebbe stata essere diversa”.
Fedele alla sua identità di giornale internazionale, L’Equipe ci regala una storia di calcio dall’Islanda, prossima avversaria della Francia. Cioè. Ci regala no. L’abbonamento lo paghiamo. Ma insomma ci siamo capiti. Rari sono i francesi ad aver messo piede in Islanda, si legge. Aurélien Norest, per esempio. Dieci anni dopo il suo arrivo, vive ancora là e si sta riconvertendo lentamente al mestiere di allenatore. Se domani sera dovesse andare a Reykjavik, il viaggio in auto sarebbe più lungo di quello dei Bleus da Parigi. “E poi, da un po’ non ci sono più biglietti in vendita. Quindi ha previsto di guardare la partita da casa”, racconta Benjamin Henry per L’Équipe.
Vive a Isafjordur, 400 chilometri a nord della capitale, dove è arrivato per la prima volta nel nella primavera del 2016, quando “l’odore del pesce dominava la vita quotidiana”. Norest conosceva poco della terra di fuoco e ghiaccio. «L’ambizione non era di restare. Doveva essere un trampolino per tornare in Europa, andare altrove e vivere della mia passione», dice Norest. La serie A islandese, dice il giornale, si può paragonare alla parte bassa della B francese o quella alta della serie C. I giocatori guadagnano dai 1.500 e 10.000 euro al mese e in qualche caso devono fare un altro lavoro [probabilmente non quelli da 10.000 euro].
Oh, comunque Norest non rimpiange nulla e ha pure aperto un salone di parrucchiere.