L’oro di Aitana Bonmatí

C’è Ousmane Dembélé, d’accordo, ma c’è anche lei, Aitana Bonmatí, anni 27, per il terzo di fila Pallone d’oro proprio mentre il Barcellona taglia i fondi alle donne per salvare la squadra dei maschi. Un’impresa riuscita solo a Messi e Platini, a nessun’altra donna. Ha affrontato di nuovo Mariona Caldentey come nella finale di Champions di Lisbona contro l’Arsenal, ma stavolta l’ha battuta. Ha sfidato Alessia Russo, e non è finita come nella finale degli Europei. Ha ricevuto il premio dalle mani di ​​Andrés Iniesta, il giocatore a cui assomiglia secondo la testimonianza ravvicinata di Pep Guardiola. «Sono innamorato della tua maniera di giocare a calcio. Se mai un giorno sarò il presidente del Barcellona, ti chiederò di essere la direttrice sportiva»

Alle 22:35, indossando un abito rosso [che ricordava la grana del Barcellona ha scritto L’Equipe], ​​Bonmati è salita sul palco, ha stretto la mano a Ruud Gullit, a Kate Scott, e ha detto che «siamo un esempio per le nuove generazioni che possono sognare di diventare calciatori: non dico solo le bambine, dico anche i bambini». L’estate scorsa aveva avuto una meningite virale poco prima dell’inizio degli Europei. È andata in ospedale, si è fatta curare, è tornata in campo e ha impressionato con la sua classe.  

Irene Guevara su El Pais la definisce una leader eccezionale, paladina del calcio femminile, il suo volto era una poesia. E le sue confessioni alla fine del gala [«Questa volta non avevo preparato bene il mio discorso»] hanno confermato come le previsioni che davano vincitrice Alessia Russo o Mariona Caldentey non erano lontane dalle sensazioni delle giocatrici stesse. Quella ragazza che si sentiva esclusa perché giocava in una squadra di maschi oggi è la migliore calciatrice del mondo. Quella ragazza che non avrebbe mai immaginato che una donna potesse alzare un Pallone d’Oro

Oh, il Real Madrid ha fatto pure quest’anno la solita putecarella. Ha mandato al Pallone d’oro solo una dei-delle suoi-sue sette nomination al premio: Caroline Weir. Sono rimasti a casa Mbappé, Vinicius, Bellingham, Huijsen, Courtois e Linda Caicedo. 

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Il calcio incantevole di Aitana Bonmatí

In principio è stata la supplente. Ha dovuto prendere la guida di un Barça rimasto senza Alexia Putellas, fuori dalla scene per dieci mesi con un crociato rotto nel momento peggiore, alla vigilia degli Europei 2022. È salita sul palcoscenico senza far rumore e senza alzare polvere. Viene da Sant Pere de Ribes, il suo rifugio, dove giocava a pallone quando aveva 7 anni. Rubén Bernardo, uno dei suoi primi allenatori, ricorda che Aitana era l’unica ragazza del gruppo.

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