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#1 giorno alla serie A di calcio
► LA FIORENTINA ha vinto la prima partita di calcio internazionale della stagione per una squadra italiana battendo 3-0 gli ucraini del Polissya nell’andata del play-off di Conference League. Kean ha segnato un gol e si è fatto espellere. Pioli ha detto che ha sbagliato e imparerà.
◇ In una intervista con Sky Sport alla vigilia del GP in Ungheria, Francesco Bagnaia ha detto che le sue parole di una settimana fa in Austria erano dettate dalla delusione e dal nervosismo, ma le cose con la Ducati vanno bene.
◇ Gli US Open hanno sorteggiato i tabelloni dei singolari. Sinner debutta con Kopriva: non l’ha mai battuto in carriera [satira politica: non ci sono precedenti]. E poi: Musetti-Mpetschi Perricard, Darderi-Hijikata, Cobolli con un qualificato, Sonego-Schoolkate, Arnaldi-Cerundolo, Bellucci-Shang, Nardi-Machac. Ma giocano anche tennisti stranieri: per esempio Alcaraz si imbatte subito nel battitore spericolato Opelka e dalla sua parte del tabellone ci sono Djokovic e Medvedev [tutto qui]
Torneo femminile [tutto qui]: Paolini e Bronzetti contro una qualificata [non la tessa, saranno due], Cocciaretto con Putintseva. Nella parte bassa Sabalenka, Gauff e Anisimova.
◇ La Nazionale di basket ha perso la prima partita dopo quattro vittorie su quattro nei test verso gli Europei: 68-83 contro la Lettonia al debutto nel torneo dell’Acropolis di Atene. A metà partita 0/11 da tre e 2/17 in tutto. Gallinari ancora in panchina. Spagnolo 17 punti, Diouf 14, male Fontecchio con 9 e Melli con 2. Stasera c’è la Grecia di Antetokounmpo, la stessa squadra del debutto europeo [28 agosto]. Pozzecco ha dato un’intervista al Corriere della sera. «Un amico mi ha fatto notare che l’anno scorso al pre-olimpico la mia pacatezza è stata un aspetto negativo. Concordo. Quindi non se ne parla che non prenda tecnici o che non rischi di essere espulso: farò quello che servirà».
◇ Compravendita. La Gazzetta di stamattina celebra l’ingaggio di Diouf da parte dell’Inter ma soprattutto solleva molte perplessità sulle condizioni fisiche di Victor Boniface, centravanti che il Milan sta prendendo dal Bayer Leverkusen.
Gloria diede un pugno alla palla e corse di nuovo verso il campo di pallavolo
Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via
I Mondiali delle stelle italiane senza tutele
Nella terra rara della pallavolo italiana, da un anno piove l’acquasanta dell’imbattibilità. L’ultima sconfitta è del 1° giugno 2024, un inciampo con il Brasile nella fase preliminare di Nations League. Dopo c’è stato un tappeto azzurro di 29 partite ufficiali vinte su 29, per fortuna ogni tanto spezzate da qualche caduta in amichevole, un 1-3 con la Germania il 25 maggio, un 2-3 con la Serbia nell’estate del 2024 poco prima di quella ’Olimpiade che a Parigi ha rotto un digiuno e ha trasformato una scena.
Julio Velasco è là che insiste dal primo minuto trascorso con l’oro olimpico al collo. Dimenticare. Bisogna dimenticare subito Parigi, e del resto Billy Cristal ci ha fatto un film. Chi siamo noi per scontentare in un colpo solo Velasco e Billy Cristal. Puff. Parigi non esiste, non c’è più, cosa accadde non si sa. La pallavolo italiana dei club si è regolata allo stesso modo nella stagione scorsa, quando sono arrivate tre coppe europee su tre – diciamolo – anche esagerando. Alla finale four di Champions si sono presentate tutt’e tre le italiane: la coppa è finita a Conegliano. La CEV è stata vinta da Novara e la Challenge da Roma – che nel frattempo in campionato era retrocessa in A2.
Una superiorità tecnica senza limiti, un’ascesa del movimento intero – anche commerciale, anche economica – insufficiente però a resistere alle colossali offerte arrivate dalla Turchia per due stelle della Nazionale. Alessia Orro e Miriam Sylla giocano questo Mondiale e poi volano a fare due esperienze al Fenerbahçe e al Galatasaray, con contratti biennali da 600 mila euro. Paola Egonu fece lo stesso tragitto un paio di stagioni fa per un assegno da un milione staccato dal VakifBank. Un indennizzo per via traverse a delle ragazze che il nostro paese si ostina a non considerare professioniste, e dunque in campo senza tutele – come ha dimostrato il caso perugino di Asia Cogliandro
La prima avversaria di oggi ai Mondiali è la Slovacchia, una delle quattro esordienti con Slovenia, Svezia e Vietnam. Le altre squadre nel girone delle azzurre sono Cuba e Belgio. L’Italia non vince il titolo mondiale dal 2002, ma dal 1998 è sempre arrivata fra le prime cinque, con il bronzo ad Apeldoorn nel 2022 e l’argento di Yokohama nel 2018.
È una squadra composta da quattro giocatrici lombarde, due venete, una toscana, una campana, una sarda, una siciliana, una emiliana, una piemontese, una nata in Germania e una in Islanda.
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La ribellione in una schiacciata: cos’ la pallavolo per le donne turche
SETTEMBRE 2023 | Quando Melissa Vargas detta la Comandante ha schiacciato a terra il suo quarantunesimo punto con l’ultimo pallone di una finale durata cinque set, nel palazzo di Bruxelles hanno sventolato le bandiere con la mezza luna e cent’anni di lotte delle donne di Turchia. Le chiamano The Sultans of the Net, le sultane della rete, le sultane dei campi di pallavolo, dove si può esercitare la propria autorità sovrana anche senza essere una moglie di, una figlia di, com’era in uso nell’impero ottomano. Non c’era mai stata una nazionale femminile turca campione di qualcosa.
Il futuro di Alessia Orro
Alessia Orro è sulla copertina del numero di luglio/agosto di Supervolley. A lei è dedicata una intervista-ritratto a cura di Giorgio Marota, una chiacchierata nella quale l’alzatrice parla anche di futuro e del prossimo torneo da giocare all’estero.
«Sono un po’ spaventata, è inutile negarlo. Per una come me, così legata alla nostra cultura, al cibo italiano, al clima, ai luoghi del cuore, è complicato uscire dalla comfort zone. Vado però a giocare in un club stellare, che ha tifosi caldissimi, dove gia mi fanno sentire una regina ancora prima di cominciare. Il rimpianto di non aver vinto qualcosa di grosso a Milano ce l’avrò per sempre. Spero però di aver seminato un po’ e che le vittorie possano arrivare anche senza di me. La prendo con fatalismo. Non abbiamo vinto? Significa che non era il momento».
Orro racconta di aver lavorato «spesso con mental coach e psicologi. Mi auguro sia sempre più normale e accettato. Questo tabù, che c’è anche nel nostro mondo, non lo capisco. Se hai dolore al ginocchio non vai dall’ortopedico? Se vedi male non fai una visita dall’oculista? E allora perché se sei in un loop mentale devi vergognarti di chiedere aiuto a uno psicologo?».
Il Fenerbahçe ha comunicato il suo ingaggio con un video che la ritrae nelle vesti di un’eroina della Marvel. Quando parla di Velasco, Orro dice: «La sua forza? Essere trasparente. Quello che vedete voi da fuori, lo vediamo noi da dentro. Lui ci è entrato letteralmente nella testa da quando ci ha cominciato a dire “non focalizzatevi sugli errori”. Vuole davanti a sé giocatrici con la mente fresca, che pensano alla palla successiva. Ci chiede di non parlare durante la partita, di non recriminare, di non pretendere dalle altre compagne la palla servita in un modo o in un altro. Sono cose da allenamento, dice. In partita il focus deve restare sull’avversario e non su noi stesse, perché su quello possiamo incidere solo in settimana. Questo atteggiamento ha permesso a tutte noi di compiere un passo in avanti. Pensare senza rimpianti alla situazione successiva è importante soprattutto per me, perché tocco la palla in tutte le azioni».
Ha ancora tanta pallavolo nelle mani ma le è chiaro come andarà a finire questa storia. «Non ho mai smesso di pensare – ha detto a Supervolley – che prima di smettere devo fare almeno una stagione a casa mia e ritornare a fare la schiacciatrice. Sarebbe un modo per dire “chiudo a modo mio”, visto che ho cominciato così e poi al Club Italia mi hanno cambiato ruolo. Attaccare mi manca così tanto. Soffro tanto la lontananza dai miei, da mio nonno e dalla mia terra. E come se stessi mettendo la mia vita in stand by nell’attesa di ritornare a casa. Ogni anno che passa, sento di più l’esigenza di riavvicinarmi. È una cosa molto sarda, noi proviamo un’attrazione unica per la nostra regione. Non so da cosa possa dipendere, sinceramente. lo dal giorno uno in cui sono partita dico che voglio tornare e in 14 anni non ho mai cambiato idea. È un legame tutto nostro, intimo, che non riusciamo neppure a spiegare».
Pensieri e parole di Sarah Fahr
Dolce e sempre sorridente fuori, un leone in campo. Come gestisce queste due personalità? «Sono complementari, ma ogni tanto ho bisogno che qualcuno mi scuota e mi provochi per tirar fuori la vena sul collo. E Julio, da questo punto di vista, è un maestro».
È andata via di casa a 13 anni per inseguire il suo sogno: le manca la vita da adolescente? «Ero davvero piccola, ma i miei genitori mi hanno educato alla tedesca: molto autonoma da subito, ho preso il primo volo da sola a 6 anni. Mi è mancato vivere la famiglia, avere un rapporto vero con mio fratello più piccolo. Sono state rinunce che mi hanno portato a essere la donna che sono oggi». – intervista di pierfrancesco catucci, Corriere della sera
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Come la pallavolo è diventato lo sport più caro alle ragazzine italiane
SETTEMBRE 2021 | In una ricerca dell’aprile scorso a cura dell’Istat dal titolo Identità e percorsi di integrazione delle seconde generazioni in Italia emerge la centralità della pallavolo
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Inghilterra e in Francia i Mondiali di rugby al via – In Spagna il braccio di ferro tra Real e Barcellona – In Italia il calciomercato
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I temi del giorno
Il Mondiale di rugby che deve cambiare il rugby
Ci sono ancora dei biglietti in vendita, ma non per la finale di Twickenham che è sold-out, tutto esaurito. I botteghini fisici e quelli virtuali sono stati svuotati nel giro di pochi giorni dai tifosi inglesi che nel tempio del rugby inglese aspettano di trovare la loro squadra il 27 settembre, per la partita che assegnerà il titolo mondiale. Quel giorno il movimento femminile batterà il record di presenze detenuto dallo Stade de France per le partite del torneo a sette delle Olimpiadi di Parigi.
Tutte le partite della Nazionale inglese sono sold-out, a partire da quella di stasera a Sunderland [48 mila posti] contro le USA. È la prima edizione a sedici squadre [erano 12 in Nuova Zelanda nel 2021] e rappresentanti tutti i continenti, con il Brasile che arriva dal Sudamerica e partecipa per la prima volta. Si gioca in otto città, otto stadi [erano tre nel 2022], il 95% della popolazione si trova a sole due ore di viaggio da uno degli impianti, ha spiegato Sarah Massey, direttrice generale del torneo.
Sono stati venduti finora 375.000 biglietti su 470.000 disponibili, il triplo rispetto all’edizione scorsa, “rendendo il rugby femminile una vera e propria risorsa commerciale, siamo a un un punto di svolta” sottolinea L’Equipe dalla Francia. “L’Inghilterra intende ottenere dal rugby ciò che è riuscita a fare con il calcio femminile”.
Lanciato nel 2017, il piano di sviluppo del calcio femminile ha portato le inglesi a due titoli europei consecutivi, una finale di Coppa del Mondo persa contro la Spagna nel 2023, la vittoria in Champions League dell’Arsenal quest’anno. Le Red Roses non partono da zero. Sono le numero uno al mondo in maniera indiscussa e sono le grandi favorite per un terzo titolo dopo quelli del 1994 e del 2014.
Oggi esistono le inglesi e poi esistono tutte le altre squadre. Secondo Stats Perform, il loro punteggio medio degli ultimi sei anni è 48-11. Segnano in media più di sette mete a partita. Hanno perso solo una volta nelle ultime 58 partite, ma quella volta era la finale degli ultimi Mondiali contro la Nuova Zelanda. In inferiorità numerica e di misura [31-34]. Sono numeri che eclissano i record, maschili e femminili. Tra il 2000 e il 2003 la squadra inglese di Clive Woodward e Martin Johnson vinse 42 delle 47 partite giocate. Gli All-Blacks sono arrivati a una serie di 72 successi in 80 test match tra il 2010 e il 2015, con due Coppe del Mondo consecutive, così come gli Springboks tra 2019 e 2023. Eppure nessuna di queste squadre ha toccato una simile percentuale di vittorie o uno scarto così regolarmente ampio come quello delle Red Roses.
Sulle colonne del Telegraph, Katy Daley-Mclean, capitana del 2014, ha scritto che “quando l’Inghilterra riesce a mettere a punto il suo gioco, non c’è nessuno che possa davvero competere. L’unica squadra che può far deragliare l’Inghilterra è l’Inghilterra stessa”.
Paolo Malpezzi ne ha scritto qualche giorno fa su Sky Sport Insider: “Costruire un dominio non è facile, tantomeno renderlo totale: guardando solo per un attimo fuori dal mondo ovale, la Ducati, riferimento tecnico assoluto nella MotoGP moderna ha lasciato 12 gare su 65 negli ultimi tre anni e mezzo (81% vittoria), mentre la Ferrari 2000-2004 che ha vinto tutti i mondiali costruttori e i titoli piloti con Schumacher ha tagliato il traguardo per prima 58 volte su 103 (56%)”. [il pezzo completo è qui]
Quel che ancora le Red Roses non sono state: un motore dello sviluppo. È il nuovo traguardo, si sono messe al lavoro la federazione internazionale e il governo britannico. La mobilitazione mediatica sta coinvolgendo la BBC e le voci più influenti sui social network. Ci sono stati investimenti nelle infrastrutture, corsi di aggiornamento per gli allenatori, il numero delle tesserate è cresciuto del 9,3% nell’ultimo anno. L’obiettivo in Inghilterra è portare entro due anni 100 mila ragazze a giocare a rugby.
Centomila tesserate è un traguardo che pure la Francia insegue, più del doppio di oggi, ma entro il 2033. Quest’anno è stato lanciato un Campionato Elite a girone unico con 10 squadre, l’accordo con Canal+ consente di trasmettere quattro partite della stagione regolare e la finale. Il Torneo Sei Nazioni ha fatto registrare il tutto esaurito per le due partite della Francia in casa a La Rochelle e Brive, in tv 1,6 milioni di spettatori di media, con un picco di quasi tre milioni per la sfida con le inglesi.
La Francia sara la prima avversaria dell’Italia nel girone: ma ne parliamo meglio domani mattina.
Ilona Maher, la stella pop del rugby femminile
In un sabato di settembre di una dozzina d’anni fa, la squadra femminile di rugby della Quinnipiac University, Connecticut, andò a giocare una partita a Norwich, nel Vermont. Una pilone diciottenne segnò tre mete e l’allenatrice di casa Becky Carlson chiese alla sua assistente chi diavolo fosse quella ragazza con il cappellino rosa. «Darei il mio braccio destro per averla» disse. E poi accadde che in autunno si trovò un messaggio sulla segreteria telefonica. Sembrava la voce di una bambina. «Ciao, coach Carlson, sono Ilona Maher. Quella delle tre mete. Volevo dirti che mi piacerebbe trasferirmi da Norwich a Quinnipiac. Sono una studentessa in infermeria. Vorrei che mi richiamassi».
Carlson oggi racconta che quel messaggio non l’ha mai più cancellato e tante, tante persone nel rugby darebbero il braccio destro per passare del tempo con Ilona Maher. Il Guardian le ha dedicato un ritratto alla vigilia della partita che apre la Coppa del mondo e ne parla in questi termini, come di un star mondiale nel torneo destinata a portare il rugby femminile a un nuovo pubblico.
Maher è seguito da milioni di persone sui social media, è stata la concorrente in un reality TV, la modella in costume da bagno, “un fenomeno, senza alcun dubbio la più grande stella del rugby nei trent’anni trascorsi da quando Jonah Lomu ha conquistato il palcoscenico maschile”.
Maher è nata nell’agosto del 1996, un anno dopo che Lomu aveva illuminato la Coppa del Mondo in Sudafrica. Michael e Mieneke Maher hanno avuto tre figlie, sono tutte sportive. Ilona al liceo era la lanciatrice di partenza per la squadra di softball, una titolare nella squadra di hockey su prato, una titolare nella squadra di basket. Quando in primavera si stufò del softball, cercò un’altra attività, poteva essere il lacrosse, poteva essere l’atletica, alla fine scelse il rugby – lo sport in cui papà Michael giocava e arbitrava.
C’era un programma di rugby nell’altra scuola superiore di Burlington che permetteva di partecipare. L’allenatore era un amico di famiglia. Ilona Maher decise di provarci e cominciarono le telefonate a casa, mandala da noi, mandala da noi.
Dopo il college Ilona scelse Norwich, un’ora a sud da casa. Fino alla fatidica chiamata a Quinnipiac, un piccolo college nel Connecticut, dove però la squadra femminile aveva lo status universitario d’élite: finanziamenti, attenzione, un’allenatrice famosa come Carlson.
Carlson ha spostato Maher da pilone a centro, la sua stazza e la sua velocità hanno portato le Bobcats a tre titoli nazionali. Maher si è laureata con il massimo dei voti alzandosi ogni mattina alle cinque per sollevare pesi in palestra prima di andare a lezione, fare colazione, uscire, allenarsi, tornare a casa, studiare. Si è laureata nel 2018. Non esistevano ancora chance da professioniste per le donne, ma il rugby a sette aveva lo status olimpico e Maher ha tirato dritto, fino a diventare il personaggio pop che è diventata.
AI Mondiali per le USA una prima grande sfida sarà passare il turno.
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La migliore creatrice di contenuti dei Giochi di Parigi
Se il nome non è familiare, allora dovete farvi un account su TikTok. Su TikTok le cose non si postano. Su TikTok i video non sono dei reel. Su TikTok ci sono i tiktok, e i tiktok su TikTok si caricano. Dunque. Ilona Maher di mestiere carica i tiktok su TikTok. O meglio. Lei gioca a rugby. Nella versione a sette. È nella squadra americana che ha conquistato uno storico bronzo mentre il mondo guardava Simone Biles e le sue compagne di squadra prendersi l’oro. Ha 27 anni, viene dal Vermont, ed è la medaglia d’oro dei contenuti di Parigi 2024. Così dice Ava Wallace nella newsletter olimpica del Washington Post.
Le immagini della giornata di ieri
I gol della Fiorentina e la sconfitta dell’Italia di Pozzecco
Il ritorno del PSG al Parco dei Principi dopo tre mesi
La convivenza in squadra tra l’ucraino Zabarnyi e il russo Safonov
Come dei principi al Parco dei Principi, questo è il PSG stasera secondo L’Equipe: la prima pagina del quotidiano sportivo è dedicata al debutto in casa da campioni d’Europa della squadra di Luis Enrique nell’anticipo della seconda giornata di Ligue 1. Un ritorno davanti alla propria folla dopo tre mesi. L’avversario è l’Angers e poiché siamo ancora lontani dagli impegni ravvicinati delle coppe europee, nel campetto delle probabili formazioni ci sono tutte le stelle non-stelle di Paris. Barcola è in panchina, sono annunciati titolari tutti insieme l’imprendibile Doué a destra, la salamandra Dembélé al centro, il selvaggio Kvara a sinistra, lo stiloso Fabian Ruiz dietro di lui, il geniale Vitinha nel cuore del meccanismo. Gente a cui vale la pena dedicare un paio d’ore del proprio tempo libero.
Il PSG ha giocato in uno stadio diverso dal suo le sue ultime undici partite. Stasera il Parco dei Principi sarà esaurito per la 166esima volta consecutiva, con 36.700 abbonati e 47.929 persone in totale, 700 in più rispetto al tetto fissato dai dirigenti nella stagione scorsa per soddisfare la crescente domanda di posti, “in uno stadio – scrive L’Equipe – diventato ultra-redditizio”.
Si va per vedere i campioni e si va per vedere i nuovi, primo fra tutti Chevalier tra i pali. Ma L’Equipe dedica un ritratto a Illia Zabarnyi, oggi inizialmente destinato alla panchina ma in futuro pare a grandi cose. Emery Taisne ha scritto che si tratta di un difensore “destinato a diventare uno dei migliori del pianeta”. Editoriale: Gulp. Fine dell’editoriale.
“Se il calcio non fosse stato un fattore determinante nella sua vita – si legge – Illia Zabarnyi avrebbe probabilmente studiato medicina, come i suoi genitori. Non avrebbe avuto una carriera calcistica se sua madre non si fosse stufata di vedere il piccolo Illia e il fratello maggiore giocare nella stanza singola del dormitorio universitario dove viveva l’intera famiglia, a Troieshchyna, una cittadina dormitorio di oltre 200.000 abitanti alla periferia di Kiev”.
Ha frequentato una scuola di taekwondo, un anno dopo era nella squadra di calcio locale. Sergiy Velichko, originario di Troieschchyna, ex allenatore della scuola sportiva della Dinamo, stava attraversano Kiev in bicicletta alla ricerca di nuovi talenti e oplà – Zabarnyi si manifestò sotto le sue pupille in tutta la sua zabarnyietà. Aveva 11 anni, giocava da centrocampista offensivo, attaccava, rientrava, dava una manio in difesa, attaccava di nuovo, faceva quel che fa un undicenne tarantolato in un campo di calcio quando è superiore agli altri. È stato lanciato nel calcio adulto da Mircea Lucescu, i dirigenti del Bournemouth dicono che è l’opposto del calciatore che pensa di essere una superstar. Perfetto nel nuovo gruppo di Lucho.
Allo scoppio della guerra nel febbraio 2022, Ilia pensò di mollare tutto, lasciare l’Europa, tornare indietro e farsi dare un fucile. «Mi sono chiesto: cosa posso fare per il mio Paese? – ha dichiarato in un’intervista al Times – ho pensato di arruolarmi nell’esercito. Avrei imparato a sparare. Ma ho capito che no, devo giocare».
Insieme con altri otto compagni di nazionale – tra cui Oleksandr Zinchenko e Vitaliy Mykolenko– sostiene finanziariamente dodici famiglie di tifosi morti in guerra.
L’arrivo al PSG è una sfida. Uno dei compagni di squadra è Matvei Safonov, terzo portiere, russo. Nikita Plokhikh, giornalista della rivista russa Sovsport, ha detto che non può essere un problema agli occhi dell’opinione pubblica del suo paese, si tratta di due professionisti che esercitano la loro professione. Il punto reale è la reazione dell’opinione pubblica in Ucraina. «Non vedo come questa convivenza possa durare» ha detto al giornale francese una voce non meglio identificata, definita come quella di “un conoscitore del calcio e della società ucraina”.
Nel mondo degli affari, le élite russe e ucraine continuano a incontrarsi, soprattutto d’estate in Costa Azzurra. Nel mondo del pallone, due anni fa Ruslan Malinovski del Marsiglia è stato costretto a scusarsi pubblicamente per aver salutato il giocatore russo del Monaco, Alexander Golovin. Come gestire la convivenza? Interpellato sulla questione da L’Equipe, il PSG ha preferito non rispondere.
Ora dipende da loro. Se questi due si abbracciano dopo un gol, rischiano di incidere sulle cose più di un vertice in Alaska, un summit alla Casa Bianca, un trilaterale dovunque sia.
La madre di Rabiot all’attacco del Marsiglia
Véronique Rabiot, madre e agente di Adrien, è furiosa per la maniera in cui viene raccontata la storia della rissa con Rowe dentro lo spogliatoio del Marsiglia. Una rissa che ha già fatto finire Rowe al Bologna e che ha messo sul mercato suo figlio. Ieri ha risposto alle notizie diffuse dai media fornendo la sua versione, contestando la definizione di “violenza incredibile” [l’ha detto il presidente Longoria] visto che «nessuno si è fatto male, nessuno è andato in ospedale, non c’è un naso rotto e neppure un labbro spaccato, nessun punto di sutura, non un giorno di prognosi previsto, non si capisce: se ci fosse stata violenza estrema, poi, avrebbero dovuto sospenderlo immediatamente, non dopo tre giorni».
L’Equipe aggiunge che da quando è diventato presidente, “Longoria ha sempre cercato di controllare la narrazione degli eventi più caldi, di dettare l’agenda e di conquistare l’opinione pubblica marsigliese”. Dopo un primo discorso tiepido ed esitante del suo avvocato Romuald Palao, Rabiot ha mandato in campo mamma Véronique, decisamente più a suo agio in pubblico. Ha detto: «Pensate che queste persone facciano sul serio quando parlano di rispetto per l’istituzione? L’anno scorso abbiamo sentito il presidente urlare agli arbitri corrotti, corrotti davanti alle telecamere per non so quanto tempo. Il signor Benatia ha avuto una lite con loro ed è stato squalifica. Se c’è qualcuno che non rispetta il club, chi sarebbe di preciso?».
Certo – dice L’Equipe – una soluzione va trovata. Rabiot non può restare un anno senza giocare proprio nella stagione che porta ai Mondiali.
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Le analisi
Il trilaterale LIverpool-Newcastle-Isak visto da Jamie Carragher
Così com’è, il Liverpool non va da nessuna parte. Ha bisogno di un altro attaccante, tre non gli basteranno per confermarsi campione d’Inghilterra e per reggere il peso di un campionato lungo, la Champions, le Coppe nazionali. È l’idea di Jamie Carragher, oltre 500 partite ufficiali con i Reds, oggi opinionista per il Telegraph. Nel suo ultimo intervento per il giornale inglese ha scritto che c’è bisogno di un Piano B nel caso in cui il Newcastle dovesse restare fermo nella sua posizione di non vendere Alexander Isak, la grande saga del mercato estivo in Premier, una specie di caso Lookman oltre la Manica.
Senza di lui, in undici contro dieci, il Newcastle non è riuscito a battere l’Aston Villa al debutto, ma se oggi è il tormento di Eddie Howe – scrive Carragher – presto potrebbe esserlo per Arne Slot. “Il tempo stringe. Slot non difenderà il titolo con soli tre attaccanti: Mohamed Salah, Cody Gakpo e Hugo Ekitike. Non può sostenere il peso del gol senza averne almeno un altro, preferibilmente due, ma giocatori di alto livello, perché Salah sarà impegnato nella Coppa d’Africa a dicembre. Il Liverpool deve essere spietato. Non può restare fermo nella posizione: o Isak o nessuno. Qualunque sia il loro piano B, devono iniziare a pensare a metterlo in pratica. Quando il Liverpool ha venduto Luis Díaz , la fiducia nei responsabili della strategia era tale che si dava per scontato avessero in mente un sostituto più giovane. Mi piacerebbe vedere l’attaccante svedese al Liverpool, ma non a tutti i costi. L’idea che un’offerta da 110 milioni di sterline per Isak sia considerata irrisoria è lontana dalla realtà. Se il Liverpool offrisse più di 130 milioni di sterline, sarebbe troppo. Per quella cifra ti compri Kylian Mbappé. A 25 anni Isak deve ancora dimostrare di avere la resistenza di Salah. Nelle sue tre stagioni in Inghilterra, per 36 partite non è stato titolare. DIeci dei suoi ultimi 44 gol in campionato sono stati segnati su rigore. E ad Anfield non li tirerebbe”. L’altro elemento di riflessione è la condotta del calciatore. “Non c’è alcuna giustificazione per il rifiuto di Isak di giocare per il club che gli paga lo stipendio. Non importa quanto sia ambizioso o quali promesse crede che non siano state mantenute. L’idea che un calciatore professionista venga pagato migliaia di dollari a settimana e dica al suo datore di lavoro che non intende lavorare è inaccettabile. Va oltre la mia capacità di comprensione. I tifosi dei club acquirenti sono disposti a fare acrobazie mentali per tollerare un comportamento che a parti inverse avrebbero condannato. Basti pensare alla reazione dei tifosi del Liverpool quando Torres chiese di andare a Stamford Bridge e Philippe Coutinho cercò di orchestrare il suo trasferimento al Barcellona sei mesi prima che accadesse davvero. Raheem Sterling e il suo ex agente hanno tentato ogni sorta di stratagemma per andare al Manchester City nel 2015. Nessuno è stato più critico di me nei confronti delle loro buffonate, ed è per questo che rimarrò coerente ogni volta che si presenteranno situazioni simili. Qualunque sia l’esito della trattativa, i metodi di Isak per cercare di assicurarsi un trasferimento al Liverpool non sono corretti”.
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Dai campi
Cosa aspettarsi dalla Diamond League di Bruxelles
Prima delle finali di Zurigo, la Diamond League si ferma stasera a Bruxelles. Se tutto fosse andato com’era nei piani dell’estate, stasera avremmo avuto l’assalto di Keely Hodgkinson allo storico record del mondo di Jarmila Kratochvilova. Una serie di infortuni hanno spettinato i programmi della mezzofondista britannica, non se ne fa niente, non se ne farà niente verosimilmente fino all’anno prossimo, anche se nel frattempo Hodgkinson è tornata in condizioni di esuberanza atletica e agonistica sorprendenti.
Da un infortunio torna stasera a Bruxelles Roberta Bruni con la sua asta. Ayomide Folorunso e Marta Zenoni sono le altre due primatiste italiane presenti [sui 400 e i 1.500], negli 800 vedremo Francesco Pernici e Catalin Tecuceanu, nel salto in alto Marco Fassinotti contro Hamish Kerr e Shelby McEwen.
Le gare più attese: i 100 metri con Melissa Jefferson-Wooden, Sha’Carri Richardson e la leggenda Shelly-Ann Fraser-Pryce. Nel mezzofondo la keniana Agnes Ngetich e Winfred Yavi nella inedita specialità del miglio con le siepi.
L’Equipe si dedica a Nafissatou Thiam, tre volte oro olimpico: si prepara ai Mondiali con un’uscita nel salto in lungo, organizzata di proposito per lei e fuori dal circuito della Diamond. Una preparazione del tutto diversa da quella della sua avversaria più temibile, Anna Hall. La ventiquattrenne americana ha completato due concorsi negli ultimi mesi e ha superato la barriera dei 7.000 punti a Götzis a fine maggio [7.032], 19 in più rispetto al record personale di Thiam che risale al 2017, e all’altezza del record europeo detenuto da Carolina Klüft).
“Più che innervosire Thiam – ha scritto L’Equipe – la prestazione del fenomeno del Colorado l’ha ispirata”.
Thiam dice di puntare al primato europeo, ma in Giappone le condizioni di gara saranno significativamente diverse. Il primo giorno dell’eptathlon viene solitamente suddiviso tra sessioni mattutine e serali, ai Mondiali di Tokyo sarà invece concentrato in una fascia oraria di cinque ore serali, senza tempi morti. Inoltre resta da risolvere una controversia fra per Thiam e la federazione belga relativa a certi diritti di immagine. Thiam ha un contratto personale con Nike e la federazione con Asics, lei è sostenuta dalla AXA come sponsor, la federazione è legata ad Allianz. Sono in corso trattative.
Guida allo sport in tv di oggi
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Interpreti
Il ritiro di Jakub Jankto
Un ragazzo squisito e di infinita cortesia. Questo è Jakob Jankto, che lascia il calcio all’età di 29 anni. Questo è Jakob Jankto nella definizione di France Football, il giornale del Pallone d’oro che ha raccontato la sua storia di primo calciatore internazionale a fare coming out. Un giocatore che “ voleva essere fonte di ispirazione, ma diventare il portabandiera della causa omosessuale nel calcio non era il destino a cui aspirava. Pur essendo felice di aver dato l’esempio, Kuba avrebbe voluto continuare la sua vita privata in modo normale e rimanere concentrato sulla sua carriera. I legamenti di una caviglia lo hanno costretto a rinunciare quest’estate, dopo un anno trascorso a cercare di tornare, inutilmente”.
“La cosa più importante è mio figlio – ha scritto su Instagram – non riuscivo a vederlo abbastanza spesso. Voglio che questa cosa cambi, abbiamo una sola famiglia, ed è il motivo per cui ero tornato a giocare a Praga, volevo avvicinarmi a lui”.
La sua carriera si è svolta a lungo in Italia: Ascoli, Udinese, Sampdoria fra 2015 e 2021, poi il Getafe nel 2021-22, lo Sparta Praga nel 2022-23, il ritorno a Cagliari nel 2023. A France Football Jankto ha raccontato del “livello di tolleranza istituzionale nei confronti dell’omosessualità nella Repubblica Ceca” dicendo che «si parla molto di matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma non è ancora possibile. Non seguo molto la politica, ma penso sia giusto che una persona che fa le cose per bene, che paga le tasse, che è in regola con lo Stato, possa beneficiare delle stesse leggi di tutte le altre. Io non ne ho bisogno in questo momento, ma mi fa un po’ male».
Jankto racconta che dopo il coming out c’è stato qualche insulto. «Ci sono state due partite in cui li ho sentiti, ma in stadi piccoli. Per 90 minuti, i tifosi avversari fanno di tutto per farti uscire con la testa dalla partita, per farti giocare male. Non ho mai pensato che il coming out mi avrebbe privato di alcune opportunità. Certo, sapevo benissimo che non avrei mai potuto firmare per un club dell’Arabia Saudita» [dove per l’omosessualità esiste la pena di morte, come in altri undici paesi del mondo. È considerata illegale in un’altra sessantina di posti] – la nota di France Football a margine.
Quanto al ritorno in Italia, si direbbe che le cose sono andate bene. Non solo perché non c’è traccia di offese a Jankto, ma soprattutto perché la sua storia è stata assorbita dalla normale quotidiana scansione delle cose.
«Ero ancora un po’ scosso – dice lui – e pur sapendo come era andata in Repubblica Ceca, non sapevo come sarebbe andata in Italia. Claudio Ranieri, che avevo avuto alla Sampdoria e che mi voleva a Cagliari, mi ha detto subito: – Se c’è il minimo problema, ti do una mano. Quando sono arrivato in aeroporto il primo giorno, molti tifosi mi hanno accolto; da lì in poi mi sono sentito più a mio agio. Dal secondo giorno ho avuto serenità. La Sardegna mi ha aiutato molto. È un popolo straordinario e ringrazio i suoi abitanti. Ero ancora un po’ in apprensione per le partite, ma sorprendentemente è andato tutto bene».
Sorprendentemente, sì. In effetti.
Il tabù dell’omosessualità nel calcio
Al tema dell’omosessualità nel calcio, alla maniera in cui se n’è spesso parlato in Italia, il podcast Rimbalzi dedicò uno dei suoi episodi nel marzo del 2023, proprio poco dopo il coming out di Jankto. La puntata si ascolta qui, tutta la serie si trova qui. Da un’idea di Francesca Milano
Date a Nicola una salvezza tranquilla
LE VENTI SQUADRE DI SERIE A / 3
Un minuto dopo aver riportato la Cremonese in serie A, Giovanni Stroppa non era sicuro di volerla guidare ancora, o forse era la Cremonese che non aveva più quella certezza, chi lo sa, chi lo può sapere. Come sostiene la baronessa di Paolo Sorrentino con una frase entrata nel cuore di Slalom, non si sa mai veramente cosa succede nelle case degli altri. Figuriamoci dentro le teste. Pure Pippo Inzaghi si è separato dal Pisa a promozione raggiunta, preferendo cercarne un’altra a Palermo anziché soffrire tra una barricate e un pareggio fuori casa.
NON SI PUÒ CHIUDERE BOCCA DI – Così la panchina è andata a Davide Nicola, il principe delle salvezze impossibili da quando realizzò la sua prodezza a Salerno. Prese una squadra che non aveva nessuna speranza – se non per quel vecchio motto di Antonio Gramsci [il pessimismo dell’intelligenza, l’ottimismo della volontà] – e la tenne in A. Dal mondo di Gramsci si fece evidentemente prendere la mano, quando all’Arechi un giorno si tolse una scarpa in un momento di furia minacciando di tirarla verso un suo giocatore: l’aveva fatto Nikita Kruscev all’ONU, se l’era sfilata battendola sul tavolo per protestare contro il delegato delle Filippine che criticava l’URSS.
Le salvezze di Davide Nicola sono state in effetti cinque: ci sono pure quelle del Crotone, del Genoa, del Torino e dell’Empoli. Sente di aver dato nel settore. Ne vorrebbe una più serena e soprattutto a Cremona spera di aver trovato una squadra da poter guidare dal principio alla fine.
CHE HA FATTO FINORA – Tre amichevoli giocate nel precampionato: una persa con il Torino [4-1], una vinta con la Pro Patria [3-0], l’ultima pareggiata con la Reggiana [0-0], prima di uscire al debutto in Coppa Italia ai rigori con il Palermo.
QUESTO VA, QUELLO VIENE – Dieci anni dopo è tornato Federico Baschirotto. In porta Audero deve garantire esperienza, come Grassi a centrocampo. Sanabria porta peso in area, Zerbin la corsa. Occhio a Pezzella terzino sinistro. Primo: perché ai terzini vogliamo bene. Secondo: perché con l’Empoli l’anno scorso ha piazzato qualche memorabile assist.
CHI VEDERE – Jari Vandeputte è stato l’artefice principale della promozione con 5 gol e 11 assist tra girone di ritorno e playoff. Con la maglia del Catanzaro in tre stazioni aveva piazzato qualcosa come 28 gol e 53 assist . Calcia le punizioni, garantisce cross telecomandati e verticalizzazioni d’altri tempi giocando sia da mezzala sia da esterno.
COSA DICONO I NUMERI – L’anno scorso la Cremonese è stata la seconda squadra della Serie B per numero di passaggi completati ogni 90 minuti [427] e la prima per tocchi nell’ultimo terzo di campo [166,4]. Ma Nicola preferisce un calcio più veloce e verticale..
L’INCOGNITA – I 36 anni di Franco Vázquez, trequartista argentino per il quale il calcio italiano prese una sbandata fino a naturalizzarlo e dargli una maglia della Nazionale per una piccola manciata di presenze. Il tema è la compatibilità con i ritmi più alti della serie A e del calcio di Nicola. Molti ricordano che al Genoa che non si fece problemi nel mettere fuori squadra il passo lento di Schöne.
HANNO SCRITTO DELLA CREMONESE – Emanuele Mongiardo su Ultimo Uomo: “Se in B per il suo maggior tasso tecnico la Cremonese poteva permettersi di controllare le partite anche con la palla, in A non potrà fare altrettanto. Significativa, in questo senso, la scelta di rinunciare al portiere della promozione Fulignati, specialista del gioco coi piedi, per puntare su Audero” [per intero qui].
POST-IT – Uno degli acquisti cremonesi è Romano Floriani, che dietro la maglia ha aggiunto il cognome della madre e del nonno [Mussolini] appena la legge ha consentito di farlo. Poi c’è stata l’evoluzione. Nelle giovanili della Lazio e al Pescara era Floriani M., nell’ultimo campionato è passato a F. Mussolini. Sul Corriere del Ticino ne ha parlato lo storico dello sport Nicola Sbetti, ricercatore in storia contemporanea al dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. «Sebbene il fascismo storico costituisca un’esperienza conclusa, esclusiva del passato, è chiaro come il cognome Mussolini non sia affatto neutrale, oggi, in Italia. Basterebbe osservare il dibattito suscitato dalla fiction “M – Il figlio del secolo”, basata sul romanzo di Antonio Scurati. O, più semplicemente, il partito che governa il Paese, Fratelli d’Italia, erede del Movimento sociale italiano e, dunque, legato al primo neofascismo. Insomma, “Mussolini” rimane un cognome che polarizza e alimenta la contesa politica. Parlarne è legittimo e sono sicuro che l’esordio di Romano in Serie A non passerà inosservato».
Quanto alla scelta della Cremonese, deve trattarsi di una specie di ricerca della par condicio dopo quella roba di Gramsci e Kruscev, chi lo sa, chi lo può sapere.
E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede
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