Lo Slalom del 12 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

  Leggi tutto nella versione web estate

# 1 giorno a  PSG vs Tottenham

     

►  GIGIO DONNARUMMA non è stato convocato per la finale di Supercoppa che il PSG gioca domani sera a Udine contro il Tottenham. Jack Raspadori è passato ufficialmente dal Napoli all’Atlético Madrid e ha salutato la città con uno di quei post che in genere toccano il cûore dei napoletani [era Brera che sfotteva con l’accento circonflesso]. Anche la moglie del cholito Simeone era turbata sui social dall’addio alla città, e niente: va così, Napoli cattura. 

◇  Forse Napoli farà un miracolo pure con Elmas. Le cronache di mercato raccontano che il centrocampista è pronto sia per il ritorno dal Lipsia al Torino, ma sia per il ritorno dal Lipsia al Napoli. Chi lo sa, forse giocherà ogni domenica un tempo e un tempo, come Pelé in Santos-Cosmos. Solo che Pelé difendeva di meno. 

◇  Cristiano Ronaldo ha regalato un gigantesco diamante a Georgina Rodriguez e le ha fatto la fatidica proposta. In tutta evidenza ha sposato il progetto. 

◇  Neppure 24 ore dopo aver vinto il Community Shield, al Crystal Palace è stato gelato il sangue nelle vene: il TAS ha bocciato il ricorso contro l’esclusione dall’Europa League a causa della medesima proprietà del Lione. La beffa è che il gran capo John Textor aveva venduto la sua quota del 43% ma lo ha fatto dopo il termine stabilito dall’UEFA. I londinesi potranno giocare la Conference e al loro posto dovrebbe salire il Nottingham – una contea dove, si sa, vantano una certa storia e una buona inclinazione nel rubare ai ricchi per dare ai poveri. 

◇   Sara Errani e Jasmine Paolini hanno vinto la loro partita nel torno di doppio di Cincinnati contro la coppia Danilovic-Potapova. Nella notte Jannik Sinner ha battuto il canadese Gabriel Diallo, figlio di un immigrato guineano e una donna ucraina. 

◇  Non è bastato portare la squadra in finale agli Europei per salvare il posto. Montse Tomé, la cittì della Nazionale femminile spagnola, è stata sollevata dall’incarico. La panchina è stata affidata dalla federazione a Sonia Bermúdez, ex Barcellona. AS scrive che nessuna delle 23 giocatrici convocate per il torneo in Svizzera ha salutato la ex allenatrice. Un bell’ambientino. 

 

   

Se non sei tormentato dopo un errore, non sei un grande portiere

Lev Yashin

Quel pasticciaccio brutto del via a Donnarumma

Quello Scarface di Donnarumma è sulla prima pagina de L’Èquipe di stamattina con la sua cicatrice sul volto in primo piano. Ha un ghigno che vorrebbe essere feroce ma è maldestro, goffo, non farebbe paura in nessuna banlieue, figuriamoci a Castellammare di Stabia. In sfregio alle parate di Champions, col suo sbrego sulla guancia, sta cuocendo piano piano sul fuoco lento del mercato, e stamattina dalla foto pare quasi che sia lui il cattivo della storia. Ha il contratto in scadenza [2026], il PSG ha comprato Lucas Chevalier dal Lille perché gioca meglio con i piedi e Luis Enrique ha escluso Gigione pure dall’elenco dei convocati per la Supercoppa di domani sera contro il Tottenham a Udine, una città mobilitata dal neo-questore con mille agenti e al pensiero che – maledizione – toccano tutte a loro: Italia-Israele dell’autunno scorso, gli ultrà parigini e quelli londinesi faccia a faccia, di nuovo Italia-Israele a ottobre prossimo. 

Siamo al punto di rottura, dice il giornale francese, siamo allo scontro finale, quella che il giornalista Hugo Delom definisce una delle retrocessioni più improvvise e violente nella storia recente del calcio. Settantadue giorni fa, Gianluigi Donnarumma aveva sollevato la Champions League insieme ai suoi compagni di squadra, al termine di una stagione europea eccezionale, costellata di prestazioni brillanti contro Liverpool, Aston Villa e Arsenal. Adesso il club sta inviando un messaggio molto chiaro a Gigio, indicandogli la porta d’uscita con grande fermezza

Il rapporto tra Parigi e Donnarumma è molto tormentato da tanto tempo: se ne era parlato nel mese di aprile 2024 qui e alla vigilia degli Europei 2024 qui. Prima che Luis Enrique raddrizzasse la strada e portasse la squadra alla Champions, nel mese di novembre Donnarumma aveva fatto in tempo perfino a prendersi un altro 3 in pagella da L’Èquipe [qui]. La trasformazione da Paperino in Paperinik avvenuta in primavera ha congelato ogni crisi e ogni nuvola nera. Si era presentato alla finale contro l’Inter come il portiere cresciuto nutrendosi di critiche [se ne parlava qui]. A un giorno dall’inizio della stagione che deve portarci ai Mondiali, sempre che ai Mondiali qualcuno finalmente riesca a portarci, il portierone di fatto non ha una squadra. Tre giorni fa era già chiaro che la scena sotto il naso di Donnarumma era cambiata [qui]. 

ASPETTA PRIMAVERA

È una sorpresa soltanto a metà, scrive L’Équipe, e nel suo editoriale di pagina 2 Vincent Duluc scrive che la primavera è lontana. Con un certo sconcerto, l’editorialista di spicco del calcio per il giornale francese racconta la storia di un club che ha trascorso quindici anni alla ricerca di un portiere che l’aiutasse a vincere la Champions, un club che ha vissuto le convivenze più assurde e disastrose, e che ha deciso di cambiarlo subito dopo averlo trovato. La sequenza degli eventi, questo divario tra una vita da eroe assoluto della primavera parigina e un giocatore indesiderato con l’arrivo dell’estate, provoca sia una vertigine – un interrogativo su come le storie d’amore finiscano generalmente male al PSG – sia una riflessione sul rischio sportivo e sociale che corre il club poche settimane dopo le sue serate di maggiore felicità e appagamento

Duluc dice che sollevare qualche dubbio sul rischio che si stanno assumendo Luis Enrique e il PSG non significa negare la bravura di Lucas Chevalier [lui dice poser un caillou dans le jardin de Lucas Chevalier – prima o poi bisognerà mettersi a studiare il francese] e neppure significa dimenticare che nell’autunno scorso si eccepiva sulle capacità di Donnarumma di fare il portiere in una grande partita europea. Ma colpisce l’indifferenza alla brillante risposta che Donnarumma ha fornito e la brutalità della sequenza – scrive – come se questi ultimi mesi non fossero mai esistiti. Certo, a volte bisogna decostruire per continuare a crescere, e poiché Luis Enrique ha sempre ragione, come lui stesso sostiene, possiamo supporre che pure stavolta non abbia tutti i torti. Perché questa scelta, che non può essere puramente contrattuale, è dell’allenatore asturiano e della sua dirigenza

Peraltro questa storia arriva in un momento di discreta turbolenza dentro lo spogliatoio del PSG per quella zizzania interna fiorita intorno al Pallone d’oro. E allora, scrive Duluc, la decisione di cambiare portiere in modo così radicale significa pure scuotere uno spogliatoio che lo ha sempre apprezzato, un modo per rimettere in gioco i titoli prima ancora di aver giocato la prima partita. La prima partita arriva domani, e la stiamo aspettando senza aver immaginato neppure per un attimo che si sarebbe giocata sous une telle escorte, una simile scorta, una tale compagnia. 

VISTO DALL’ITALIA

Su Sky Sport Insider, Gianluigi Bagnulo lo chiama l’eroe dimenticato e spiega punto per punto le cose come stanno per questo strappo violento, rumoroso, ma purtroppo non inaspettato.  Le richieste di Gigio per il rinnovo sono troppo alte per la nuova politica parigina, che mette il collettivo davanti al singolo (‘LuisEnriquismo’ puro) e che per questo rifiuta stipendi giganti; Donnarumma non è stato scelto né da Luis Enrique né dal ds Campos; inoltre al PSG sono terrorizzati che possa ripetersi il caso Mbappé, un altro campione perso a zero, in scadenza di contratto. 

La Stampa ne ha parlato con Gianluca Pagliuca, che trova folle la situazione e consiglia a Scarface di andarsene da Guardiola a Manchester by the sea, vicino ‘o mare. Un particolare ancora trascurato è che Gigione è grande e grosso, ma tiene solo 26 anni.

La Gazzetta stura una mamelica indignazione in prima pagina [Schiaffo a Donnarumma] dopo aver espresso negli anni un risentimento molto meneghino per quelle spalle voltate a Milàn dal portierone, colpevole di aver fatto una scelta strana, aver voluto ripiegare sulla squadra di Messi Mbappé e Neymar in una città più trascurabile. Fabio Licari all’interno fa notare che Donnarumma senza squadra è un controsenso e anche un piccolo grande problema per la Nazionale. Non è difficile immaginare che il nuovo ct sia saltato sulla sedia per la rabbia, dovunque si trovi, leggendo la notizia della rottura improvvisa con il Psg. Il contrasto era nell’aria, ma non si pensava così traumatico. Tuttavia Licari riporta il senso del trauma nel perimetro più completo: Il portierone azzurro avrebbe problemi con i piedi, in pratica non sarebbe ideale per una manovra moderna che alcuni allenatori come Luis Enrique pretendono passi per undici giocatori di movimento, anche se uno di loro indossa i guantoni (ma nessuno ignora che di mezzo ci siano anche questioni contrattuali)

Nell’editoriale per il Corriere dello sport-stadio, Cristiano Gatti è più in ansia per il calcio italiano che per Gigio in persona. Ovviamente non avrà bisogno di sopravvivere con la Cig, sicuramente una squadra adeguata al suo livello la troverà, ma per l’Italia resta un mestissimo spot. Uno spot di cui non avevamo bisogno, in questa tenebrosa fase di ricostruzione che abbiamo avviato tra sbandate e testacoda. Donnarumma non è un giocatore qualunque: è il capitano, da qualche anno è l’unica certezza da cui partire per inventarci una squadra. E tra l’altro noi non abbiamo neanche uno sceicco così geniale da spendere 40 milioni per un portiere dai piedi con l’ammorbidente.  

Sì, in effetti questo è il passaggio meno gradito all’area della critica più vicina al tradizionalismo del gioco, Gatti fa notare che una volta certe cifre giravano per i piedi buoni dei fantasisti, i 10 che cambiavano il gioco della squadra, ora gli allenatori hanno questa fissa del gioco iniziato dal basso, praticamente dall’area, praticamente dalla porta, per cui la cultura nuova pretende un portiere un po’ Pirlo

E la chiamano estate: il precampionato senza amichevoli

  È uno degli effetti collaterali della stagione extra-large, la stagione riempita in un colpo solo dalla nuova Champions e dalla prima edizione del Mondiale dei club quando in genere i calciatori stanno in vacanza. Il PSG ha vinto la prima e ha giocato la finale della seconda, così Luis Enrique ha costruito un avvicinamento alla prossima stagione senza amichevoli. 

Non è stato molto diverso il programma del Real a Madrid. Solo oggi se levanta il sipario, come dice il giornale AS, solo oggi il Real Madrid giocherà il suo primo e unico test pre-campionato contro il WSG Tirol. In compenso in Italia ci sono squadre che ne giocano due nel giro di due giorni [lo hanno fatto il Napoli e il Milan], oppure due nello stesso giorno e con la stessa avversaria, mattina e sera [il Cagliari e l’Udinese]: così la media europea torna a posto. Deve trattarsi di qualche ultima innovazione nel campo della preparazione atletica. C’è da indagare. 

Nel frattempo a Madrid il recupero di Bellingham richiederà altro tempo, il suo ritorno in squadra non avverrà prima della fine di ottobre. Alfredo Relano su AS è turbato dal fatto che dal 2018 non si gioca più il Trofeo Bernabéu. Ci ho pensato – scrive – guardando il Gamper, che il Barça continua a portare avanti, contro ogni pronostico, anche senza uno stadio. I presidenti del club hanno ritenuto giusto continuare a onorare la memoria del fondatore, ne hanno fatto una delle loro priorità. I tifosi lo apprezzano. È il primo evento dopo l’estate e consente la presentazione dei nuovi giocatori. Florentino invece non sembra così preoccupato di rendere omaggio a Bernabéu, l’uomo che ha costruito il grande Real Madrid per cui tifava nella sua adolescenza e giovinezza. Certamente lo ammira, perché sta seguendo le sue orme facendo quello che ha fatto lui, riportando il club al suo antico splendore. Ma a me pare meschino, frutto di qualche spiraglio di gelosia retroattiva, che abbia eliminato con freddezza e senza spiegazioni il trofeo che lo ricordava, un trofeo creato dal suo successore Luis de Carlos con un format che ricorda le semifinali e la finale della Coppa dei Campioni, ravvivato dalla presenza delle squadre giovanili.

E così, continua il decano dei giornalisti di calcio di Spagna, il giurato nazionale per il Pallone d’oro, al posto del trofeo alla memoria di Bernabéu stasera ci becchiamo il Tirol, una partita stravagante a Innsbruck, 48 ore dopo il Gamper. Un club è soprattutto un deposito di memoria collettiva, Bernabéu è stato di gran lunga la cosa migliore che sia capitata al Madrid nella sua storia. Florenti’, ‘sta zeppata viene a te. 

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

Quel giornalismo felice di far felice i potenti: il caso Florentino Pérez

Sul giornale El Mundo, Iñako Díaz-Guerra conduce da mesi una serie di interviste a protagonisti del giornalismo spagnolo. Una molto bella segnalata da Slalom in passato è stata quella con Cristina Cubero, vicedirettrice del Mundo Deportivo. In precedenza Díaz-Guerra aveva parlato di calcio e del mestiere con Santiago Segurola, altra firma di punta. Un’intervista titolata in modo aspro: «Una parte del giornalismo sembra che lavori più per Florentino Pérez che per il giornalismo». Ma un’intervista che contiene molte molte altre cose. Sul giornalismo, sui cicli della vita, sulle responsabilità della stampa verso il doping, sulla maniera di essere tifosi facendo questo mestiere.

Segue qui

Il silenzio del calcio per Suleiman al-Obeid 

  Come, dove e perché. Così viene titolato su AS l’editoriale di Galder Reguera, dedicato a Suleiman al-Obeid, calciatore palestinese, 24 presenze in nazionale, ucciso a Gaza mentre cercava di procurarsi del cibo per la sua famiglia, la moglie e cinque figli. L’account X della UEFA ha pubblicato un messaggio di condoglianze definendolo il Pelé palestinese e ricordando quanto sia stato d’ispirazione per innumerevoli bambini, anche nei momenti più bui, ma omettendo le circostanze della sua morte. Mohamed Salah ha replicato con un post che ha superato i 106 milioni di visualizzazioni, un milione di like e e quasi 400.000 retweet [se ne parlava qui]

Reguera scrive che la reazione del mondo del calcio è stata pressoché inesistente. Alcuni giocatori hanno condiviso il messaggio di Salah in fugaci screenshot sul loro rullo di Instagram, ma sono state voci isolate di ex calciatori, come Eric Cantona o Gary Lineker. Se chiedete all’IA di X, Grok, informazioni sulle reazioni al tweet del giocatore del Liverpool, risponde che non sono state identificate interazioni dirette con calciatori professionisti in attività e offre una possibile spiegazione, anche se non la chiedete: potrebbe trattarsi di una tendenza a evitare controversie pubbliche

L’editorialista di AS aggiunge: Capisco che i giocatori abbiano paura di prendere posizione in tempi di odio virale. Ma il silenzio del calcio di fronte all’orrore di Gaza è grottesco. Fino a che punto può essere considerato controverso denunciare quel che persino le organizzazioni internazionali più caute definiscono dei crimini di guerra? Persino coloro che difendono strenuamente la separazione tra calcio e politica possono capire che chiedere la fine dell’assassinio di migliaia di civili non è una questione politica, ma umanitaria. I giocatori non si rendono davvero conto del potere delle loro parole? Perché l’orrore finisca presto, abbiamo bisogno di leader che lo chiedano, in tutti gli ambiti. Il mondo della cultura alza la voce da settimane. Il mondo del calcio, con molto più potere, rimane in silenzio anche quando uno dei suoi membri viene ucciso

Il preliminare di Champions

  Stasera si chiude la finestra del terzo turno preliminare di Champions con le partite di ritorno. È l’ultimo passaggio prima del play-off definitivo che assegnerà un posto alla fase campionato. Dieci partite per qualificarsi al tabellone dove sono già presenti il Bodo7glimt, lo Sturm Graz, il Celtic e il Basilea. La settimana scorsa qui si parlava dei ciprioti di Pafos [vittoria per 1-0 all’andata], stasera la rancia si gioca una carta disperata con il Nizza a Lisbona, in casa del Benfica vincitore all’andata per 2-0. L’Équipe stamattina si domanda a che gioco sta giocando Ineos, la proprietà del club sulla Riviera: gli investimenti scarseggiano e non si capisce cosa voglia farsene il signor Jim Ratcliffe della squadra. Stasera c’è molta gloria passata in campo: si giocano il passaggio del turno il Malmoe finalista nel 1979 [a Copenhagen], il Feyenoord campione nel 1971 sul campo del Fenerbahçe di José Mourinho [2-1 per gli olandese all’andata], la Dinamo Kiev a Pafos, il Bruges finalista nel 1978 contro il Salisburgo, la Stella Rossa campione nel 1991 contro il Lech, e del Benfica si è detto già. 

  ore 19 Copenhagen vs Malmoe | ore 21 Stella Rossa vs Lech Poznan – su Onefootball

 Segue qui

 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

I temi del giorno

 

 

Le previsioni mondiali di Track & Field: vince solo Stano

UN oro, due argenti e tre bronzi. Questo vale l’italia dell’atletica leggera alla Borsa mondiale di Tokyo secondo Track & Field, la rivista che è la Bibbia del settore – come si dice. L’oro arriverà da Massimo Stano nella 35 km di marcia, gli argenti verranno portati da Andy Diaz nel triplo alle spalle del giamaicano Jordan Scott e da Leonardo Fabbri nel getto del peso dietro Ryan Crouser. I bronzi vengono attribuiti a Mattia Furlani nel salto in lungo dietro il greco Tentoglou e il giamaicano Wayne Pinnock, ad Antonella Palmisano nella 35 km di marcia dopo Maria Pérez e Kimberly García, a Larissa Iapichino nel salto in lungo dietro Tara Davis-Woodhall e Malaika Mihambo. Secondo Track & Field anche stavolta finirà in pareggio la sfida tra Europa e Africa [9 ori a testa], agli USA  ne sono attribuiti 13, due a testa sono previsti per Jakob Ingebrigtsen [1.500 e 5.000], Faith Kipyegon [1.500 e 5.000], Julien Alfred [100 e 200]. A sydney McLaughlin-Levrone, che sacrificherà gli ostacoli per correre i 400 piani, viene assegnato un bronzo. Nei 400 ostacoli maschili Karsten Warholm sarà battuto da Rai Benjamin e Kenny Bednarek finirà secondo sia nei 100 sia nei 200, dietro Kishane Thompson e Noah Lyles [bronzo sui 100]. Poi vediamo quante ne prendono.

Com’è nata la gloria di Tampere

Sono ore di analisi e approfondimenti sul senso di questa Italia prima nel medagliere agli europei Under-20 per la prima volta nella storia. Gaia PIccardi sul Corriere della sera ne ha parlato con Antonio La Torre, direttore tecnico della Nazionale e con Tonino Andreozzi, il suo vice, il deputato alle cose dei giovani. La Torre dice che Tampere racconta come gli adolescenti e le adolescenti d’Italia «hanno voglia di vivere le cose con garbata arroganza, sfrontatezza educata. Penso alle due 4×400 di bronzo, che ci danno il senso della profondità del nostro movimento. Smettiamola di giudicare i ragazzi da lontano. Bisogna frequentarli, parlarci: in questo, Tonino Andreozzi è un mago. Ha un fluido. Non è scontato confrontarsi con Doualla, sia pur 15enne e timida, Saraceni o Inzoli: ti piantano gli occhi in faccia e, a quel punto, sono cavoli tuoi. Le loro domande costringono noi tecnici ad aggiornarci continuamente per stare al passo. È un materiale umano di qualità: il presidente Mei ci ha dato i fondi, la squadra ha saputo compattarsi, i tecnici di aree diverse hanno imparato a comunicare anziché farsi la guerra. Come conseguenza, sono spariti pianti e lamenti. E sono arrivati i podi».

Non è solo l’effetto Tokyo, non c’entrano solo Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi che in un battibaleno di 11-12 minuti vincono due ori olimpici e fanno credere a tutte e tutti che allora si può fare. Valerio Piccioni su Domani racconta che perfino il drammatico periodo del Covid ha fatto cose buone. Se la gloria di Tokyo è la mamma di questo boom, il periodo del Covid ne è il papà, quando l’atletica diventò una specie di rifugio per chi voleva continuare a praticare uno sport. Le discipline senza contatto e all’aria aperta rappresentarono un porto sicuro in mezzo ai divieti. Tanto per citarne una, la squadra di calcio di Matteo Togni, ostacolista lombardo oro a Tampere, chiuse i battenti e lui finì al Campo Coni di Bergamo a divertirsi sulle corsie.

Sono arrivati in pista e non se ne sono andati più. Piccioni ne ha parlato con Andrew Howe, esempio di precocità che viene da lontano. «Bisogna stare attenti – dice – l’atletica vera è quella assoluta. Ma la generazione azzurra che sta vincendo a livello giovanile ha qualcosa di speciale: dal punto di vista mentale sono cambiati, hanno meno paura, si buttano e poi tutti sono felici anche dei risultati degli altri. La squadra è coesa, ci si concentra giustamente su sé stessi, ma poi si è capaci di fare gruppo. Diciamo la verità: non è stato sempre così».

Il presidente federale Stefano Mei racconta di aver offerto a Kelly Doualla la possibilità di essere aggregata alla Nazionale maggiore per correre la staffetta ai Mondiali di Tokyo. Walter Monti, insegnante di scienze motorie a San Donato e coach quotidiano della quindicenne più veloce del mondo, fa capire che mmm, lui è contrario. Lo ha detto a Repubblica. «Ho parlato a lungo con lei e la madre, affrontando anche l’aspetto educativo: come si troverebbe un’adolescente due settimane in Giappone senza famiglia, compagni di squadra, con altri coach e il fuso orario asiatico? E al ritorno a scuola? Subito sui banchi in ritardo a inseguire i compagni. Non vorrei che Tokyo lasciasse strascichi emotivi, ma sarà Kelly a decidere se se la sente o no».

 

Il meeting di Budapest stasera: Fabbri c’è

A un mese dai Mondiali la pista di Budapest fa il check-up a una serie di stelle internazionali: con Mondo Duplantis nel salto con l’asta non si sa mai se ci scappa il record ma stavolta sa di avere di fronte il greco Manolo Karalis fresco di 6,08. La Giamaica sfoggia nello sprint Kishane Thompson [9.75], Shericka Jackson e Shelly-Ann Fraser-Pryce, Femke Bol fa un test sui 400 ostacoli che ai Mondiali correrà da favorita, nel lungo c’è Miltiadis Tentoglou, il rivale di Furlani. Se Mameli vi ruggisce dentro, dategli in pasto il nome di Fausto Desalu sui 200 metri [contro Tapiwa Makarawu, Joseph Fahnbulleh, Bryan Levell e Wayde van Niekerk], quelli di Gaia Sabbatini e Ludovica Cavalli nei 1.500. Confermata la presenza di Leonardo Fabbri nel getto del peso sulla pedana dove è stato argento mondiale due anni fa. Domenica in Svezia si è fermato al terzo lancio dopo due nulli e un 18,43 perché ha sentito un formicolio alla mano, addormentata durante il riscaldamento. Nulla di serio, solo precauzione. 

  ore 17 su Sky

 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Le analisi

 

Tutti hanno bisogno di un attaccante

CARRELLATA  Sono i giorni degli uomini gol, dice il Corriere della sera dedicando l’apertura della sezione sport ai casi da risolvere, quando mancano una dozzina di giorni all’inizio del campionato. Lo stallo di Lookman si può sbloccare – la sintesi del quotidiano – Allegri attende Hojlund, Vlahovic il piano B: comunque vada una bella presa, un centravanti che metterebbe il Milan in prima fila sulla griglia scudetto. Bomber a orologeria titola La Stampa per la resa dei conti di Dusan che aspetta il Milan. Senza offerte può restare ma ha capito che il suo destino è da riserva di lusso

A proposito di attaccanti. Ce n’è uno assai felice a Palermo, si chiama Giacomo Corona, il ragazzo di 21 anni al quale si è avvicinato domenica sera Pep Guardiola dopo l’amichevole. Lo ha riempito di belle parole e di pacche sull’addome e sulla spalla, gli ha parlato all’orecchio, lo ha toccato in continuazione come fa con i suoi, lo ha salutato con un buffetto sulla guancia. Massimo Norrito gli ha parlato e su Repubblica si fa raccontare come sono andate le cose: «Mi ha detto di lavorare tanto, ma proprio tanto. Anche sul piano fisico. Mi ha incoraggiato a non mollare. È stato un momento incredibilmente emozionante. Queste parole di una leggenda del calcio mi accompagneranno per il resto della mia carriera».

Ha meno entusiasmo Federico Chiesa, pure lui cerca qualcuno che gli dia un buffetto sulla guancia. Secondo Emanuele Gamba su Repubblica potrebbe essere Antonio Conte, anzi o Conte o nessun altro, solo il Napoli ha ancora fiducia nel suo recupero

  Corriere della sera: “In panca passa lo straniero: 7 contro i 3 di un anno fa. Ulivieri benedice la novità: Mescolare le idee fa bene  ➔  Simone Golia ha scritto: Sono cambiate pure le influenze: se Fabregas e Cuesta rinnovano quella spagnola ripresa dal 2010 in poi con Benitez e Luis Enrique, Juric e Tudor hanno rinfrescato quella croata, rimasta ferma all’esperienza del leggendario Tomislav Ivic all’Avellino (1985). Chivu è il secondo romeno dopo Lucescu, Runjaic il terzo tedesco (Blessin e Voller esempi pessimi), Vieira il terzo francese (anche se viene difficile contare Konko, tecnico ad interim del Genoa nel 2022 per una sola partita, persa 6-0 con la Fiorentina).

 

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Interpreti

 

Possiamo ridurre il tennis a Sinner-Alcaraz?

Carlitos Alcaraz ha risposto a Jannik Sinner battendo Lehecka in tre set, Jannik Sinner ha replicato di nuovo allo spagnolo battendo nella notte Gabriel Diallo per 6-2 7-6, con 6 ace ma anche 5 doppi falli, il 50% con la prima di servizio e l’81% di punti quando l’ha messa, tre palle break concesse e due cancellate, 12 procurate e 9 sfruttate, 84 punti su 100 quando Diallo non ha messo la prima. Sinner è stato sotto 0-2 in avvio di primo set e poi sempre indietro nel secondo per via dei turni di battuta [01-, 1-2, 2-3]. È andato sotto 2-4 nel tie-break ma una volta concesso un set point sul 5-6 ha infilato tre punti consecutivi. Così non è neppure chiaro se possiamo dirla una fatica o no. 

Il copione del torneo procede come in tanti si aspettano che ormai proceda ogni trama nel tennis. “Ci vediamo a New York? ha scritto Jason Gay sul Wall Street Journal manifestando senza nascondersi il desiderio di ua’altra finale fra quei due, come al Roland-Garros e come a Wimbledon. Perché non augurarselo pure a Cincinnati, se questa è la più bella rivalità che esista.

La più bella non solo nel tennis, dice l’editorialista del giornale americano, ma la più bella in tutti gli sport oggi – addirittura – più di Pogacar vs Vingegaard al Tour, più di van der Poel vs van Aert nel fango, più di Norris vs Piastri in F1. 

Trovatemi un incontro più intrigante, un biglietto più ambito, un evento sportivo più desiderabile a cui partecipare. Pensate a due avversari così simili per talento ultraterreno e al pensiero di non poter immaginare come andrà a finire. Con loro esiste una sola certezza: sarà uno spettacolo da vedere. Non dite Yankees-Dodgers. Non parlate del Mondiale per Club

Jason Gay ha scritto che ovviamente non ce l’aspettavamo. Il tennis temeva una lunga fase di stanca dopo l’età dei Tre Re Maghi, al massimo avremmo immaginato un inevitabile interregno in cui qualche fenomeno sarebbe arrivato e se ne sarebbe andato, così il tennis si sarebbe ritirato nella natura selvaggia e boscosa. Quando guardavo Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic pensavo: goditi tutto questo, perché non sarà mai più così bello. Non fraintendetemi: questi due non sono quei tre. Nemmeno lontanamente. Non sto bestemmiando. Calma. Ma quando in campo c’è una partita Sinner-Alcaraz, non viene da pensare che sarebbero stati spazzati via dai Big Three. Li guardi e pensi: non so se ho mai visto un tennis giocato così prima. Sarebbe bello sapere come sarebbe finita tra Roger/Rafa/Novak al culmine contro Jannik/Carlos. Non è una bestemmia. È una verità. Oggi c’è un fermento attorno a Sinner-Alcaraz che qualsiasi altro sport desidererebbe

Così non resta che aspettare il prossimo, e il prossimo, e il prossimo. Il trambusto che circonda questi due non è dovuto solo al fatto che sono divertenti, ma anche al fatto che lo saranno per un bel po’ di tempo. Sono fortunati ad avere l’uno l’altro, e lo sanno. Ogni grande campione ha bisogno di un rivale che lo motivi, lo tiri su, lo spinga in allenamento quando nessuno lo guarda. Un avversario che ti perseguiti quando vorresti dormire fino a tardi. Si stanno migliorando a vicenda

E se qualcuno pensa che il tennis avrebbe bisogno di un terzo incomodo, o di un quarto, e poi di un quinto, mmm, dice Jason Gay, forse sì, in fondo anche Djokovic è arrivato come un intruso nel match Federer-Nadal e poi li ha messi in fila, ma per ora tocca a loro. Arrivederci a New York. Perché non Cincinnati, allora. 

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Oggi

 

 

Anders Foldager. Quello di Zwift

Jasper Philipsen è il solo top-10 del ranking UCI al via del Giro di Danimarca, mentre la Danimarca spànteca per Mads Pedersen e per Mattias Skjelmose [12 e 18 al mondo].  Pedersen ha vinto due volte la corsa, meglio di lui ha fatto Jakob Fuglsang con tre. Magnus Cort ha un curriculum di cinque tappe conquistate. Tuttavia il danese più in forma è Anders Foldager, quinto al Giro della Vallonia di fine luglio. Nel mese di febbraio di due anni fa ancora aspettava una chiamata vera dal mondo dei professionisti. Foldager era ancora – soprattutto – uno dei nomi emersi dall’e-sport, dalla piattaforma Zwift dove vanno a pedalare virtualmente e a mettersi in mostra quelli che ambiscono a firmare un contratto, quelli che vogliono provarci.

Da jr aveva avuto una  convocazione in nazionale per gli Europei ma il primo anno tra gli Under-23 era stato complicato. Nel 2022 si era trasferito in Italia per provarci con la Biesse-Carrera di Marco Milesi, gli avevano dato un numero sulla canna della bici per il Trofeo Laigueglia e per il Giro d’Italia dei giovani , dove era andato vicino al successo di tappa in un paio di occasioni. Eppure, tu sei quello di Zwift – gli dicevano. SI è arreso. D’accordo, sono quello di Zwift. Ma adesso datemi una chance.  

 


     

 Guida allo sport in tv di oggi

 La Coppa d’Africa e la Coppa d’Asia di pallacanestro

 Leggi tutto


     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.