Lo Slalom del 11 giugno | Cosa leggere, sapere e vedere

 

   

L’entusiasmo è alla base di tutti i progressi

Henry Ford

#4 giorni al GP di Montreal

 

Come Madrid ha soffiato la Formula Uno a Imola. Con un designer emiliano

L’ultimo passo della rivoluzione è compiuto. Madrid diventerà fra un anno la prima capitale europea a ospitare una corsa di Formula 1. 

Attorno all’area fieristica dell’IFEMA, a cinque minuti dall’aeroporto di Barajas nell’area a nord-est, dove l’Atlético Madrid ha costruito da zero il suo stadio, il Madring da 5 km e mezzo con 22 curve da ripetere per 57 giri ha sfilato uno dei GP del Mondiale 2026 di Formula Uno a Imola e alla sua storia. L’Italia sguazza nella tradizione, il resto del mondo progetta, disegna, realizza, costruisce, sorpassa. 

Il Madring è stato pensato per star dietro alla contemporaneità. È un circuito con zone ad alta velocità, uno pensato con curve lente, in alcuni casi cieche e a 90 gradi. Fanno molto Netflix. C’è anche una curva sopraelevata, destinata a diventare un’attrazione alla Indianapolis con i suoi 24 gradi di banking – qualunque cosa significhi. Diventerà più suggestiva di quella immaginata a Zandvoort. 

Il papà è lo stesso, il signor Jarno Zaffelli, cinquant’anni, designer e fotografo, un italiano – ma pensa – andato all’estero per esercitare la sua eccellenza, perché i confini per i visionari non esistono. Esistono i sogni, e i sogni si tengono nei cassetti solo nei modi di dire. 

Con il Madring Zaffelli ha sfilato un GP alla sua terra. Pure Stefano Domenicali, il gran capo della F.1 è un emiliano, anzi imolese. Non è per dispetto che l’hanno fatto, ma perché c’è una evoluzione in atto e chi non si evolve si estingue. 

Il rettilineo del traguardo di Madrid è lungo 589 metri, sono 202 i metri che separano la linea del traguardo dalle curve 1-2, una chicane lenta sinistra-destra che ricorda le prime due curve del circuito di Gedda in Arabia Saudita, dice in giro per la rete chi ne sa. È la prima, immediata, possibilità per un sorpasso. Questo cerca la F.1 comprata dagli americani, cerca drama, e pazienza per noi europei affascinati dalla storia di Monte-Carlo dove non succede niente dai giorni in cui Grace Kelly sposò il principe. 

Il Madring è spiegato per benino, passo passo, da questa analisi uscita tempo fa sul sito del Guerin Sportivo. Porterà un introito di 450 milioni di euro all’anno alla città, potrà ospitare più di 110.000 spettatori al giorno fra tribuna, ingresso generale e ospitalità VIP, ma c’è già il progetto di allargarsi a 140.000.

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Ve lo meritate Rino Gattuso

Ogni mattina, in Italia, come sorge il sole, un campione del mondo del Duemilasei diventato allenatore si sveglia e sa che dovrà correre per non farsi esonerare. 

Ogni mattina, in Italia, come sorge il sole, ogni presidente che ha dato la panchina a un campione del mondo del Duemilasei sa che dovrà correre per tenere a bada la tentazione di cacciarlo. 

Sedici dei 23 di Marcello Lippi sono o sono stati allenatori, più Ciro Ferrara che fece da accompagnatore della comitiva. A ogni esonero di un Alessandro Nesta o di un Alberto Gilardino, da qualche parte spunta un’analisi sulla dura vita in panchina di quelli che sono andati a Berlino. 

La storia spunta puntuale proprio come quel sole che sorge in quella storia del leone e della gazzella. Solo un annetto fa – un esempio fra tanti – Francesco Gerardi ne parlava nei termini di una maledizione su Rivista Undici. Sapere che per andare ai Mondiali la federazione sta pensando a uno di loro, diciamo la verità, dovrebbe dare qualche brivido. 

Per quanto possa essere gelido o convulso, scapolo o dorsale, il brivido provocato dall’idea di un cittì campione del mondo Duemilasei non raggiunge l’intensità del fremito originata dalla maniera con cui Gabriele Gravina ha gestito la vicenda. Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio ha scritto: Ogni giorno un passo indietro, verso il baratro. Quello che ha combinato la federazione negli ultimi dieci giorni ha davvero qualcosa di straordinario, di unico. In quasi mezzo secolo di Nazionale, mai vista una roba del genere.

È una costruzione di Lego senza che neppure un pezzo si incastri con un altro. Architetto e direttore del cantiere: Gabriele Gravina. 

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Le immagini della giornata di ieri

I gol del Senegal in Inghilterra

 🟨 La tappa al Giro del Delfinato Gli highlights dei tornei di tennis della settimana Le partite di qualificazioni ai Mondiali di calcio

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La rumba delle panchine italiane viste dalla Francia

L’Équipe dedica un servizio carico di meraviglia a quanto sta succedendo sulle panchine della Serie A dove dieci squadre su venti hanno cambiato: il Milan e la Roma arrivati a fine contratto con Sérgio Conceiçao e Claudio Ranieri, l’Atalanta lo stesso con Gian Piero Gasperini, la Fiorentina per le dimissioni di Raffaele Palladino dopo che aveva rinnovato il mese prima, la Lazio con il licenziamento di Marco Baroni, altri cinque club per risoluzione consensuale, l’Inter con Simone Inzaghi, il Cagliari con Davide Nicola, il Torino con Paolo Vanoli, il Parma con Cristian Chivu, il Lecce giusto ieri con Marco Giampaolo. 

Potrebbe non essere finita perché Filippo Inzaghi ha portato il Pisa in A ma in A non ci vuole restare, potrebbe tornare in B al Palermo e tentare un’altra ascesa con una proprietà di cui evidentemente si fida di più. Anche a Cremona c’è Giovanni Stroppa che fa riflessioni simili. L’Équipe ha chiesto ad Andrea Stramaccioni che sta succedendo. La sua tesi è che ci sia molta instabilità innanzitutto fra i dirigenti [cita le situazioni di Roma, Milan e Juventus] e che l’equilibrio dell’ultimo campionato abbia avuto un ruolo, con 18 squadre su 20 ancora in corsa per qualcosa nella giornata finale. 

 

  Corriere della sera: Musah va al Napoli per 25 milioni. Il Milan non molla la pista Rabiot

Repubblica: Tudor per tutta la stagione. Il patto di stabilità della Juve

Corriere della sera: Brescia, solo 8 km per passare dal paradiso all’inferno. Basket scudetto e calcio serie C – la città vive il sogno Germani e l’incubo delle Rondinelle retrocesse  ➔  Carlos Passerini ha scritto: Aveva forse ragione Gino Corioni, presidente delle Rondinelle per 23 anni, criticato in vita ma oggi da molti rimpianto, quando diceva che «a Brescia gli industriali preferiscono spendere per una Ferrari in più nel garage che per sostenere un bene collettivo». In città in questi giorni si parla solo di due cose: come trovare i biglietti per le partite del quintetto di Peppe Poeta contro la Virtus e che fine farà il calcio


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Italia la caccia a un CT – In Spagna il calciomercato – In Francia il progetto del PSG per un nuovo stadio – In Inghilterra l’amichevole con il Senegal

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La separazione delle carriere al Marsiglia

  Il Marsiglia è reduce da una stagione – diciamo così – movimentata. Il secondo posto e la qualificazione raggiunta per la Champions non sono garanzia di pacificazione, come scrive stamattina L’Équipe raccontando dei piani di riorganizzazione del presidente Pablo Longoria. Saranno coinvolti anche Jean-Pierre Papin e Fabrizio Ravanelli, o forse sarebbe più corretto dire che saranno coinvolti loro prima di altri. 

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La fine della corsa mondiale della Palestina

Ci sono posti dove mai una gioia, nemmeno effimera, passeggera e risibile di fronte ai drammi della storia. Così la Nazionale di calcio della Palestina ha perso ieri sera le sue chance di correre ancora per un posto ai Mondiali subendo il gol del pareggio dall’Oman al 97esimo minuto su calcio di rigore, vedendo svanire quella che L’Équipe aveva chiamato una goccia di speranza in un oceano di tristezza.

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Perché sei tu, Romeo

L’ultimo spagnolo che aveva messo la maglia gialla di leader al Delfinato era stato Alberto Contador quindici anni fa. Adesso arriva Iván Romeo, terzo capoclassifica diverso in tre giorni dopo il colpo di mano a Charantonnay, un’azione solitaria che lo ha portato al traguardo con 14 secondi di vantaggio. Stamattina ne ha 17 in classifica generale su Louis Barré, ma soprattutto 29 su Van der Poel, 1:06 su Pogacar, 1:12 su Vingegaard, 1:17 su Evenepoel, al termine della tappa con la seconda media più veloce degli ultimi quindici anni fra quelle con almeno 2.000 metri di dislivello e la corsa più veloce dell’anno con almeno 3.000. 

Romeo ha 21 anni e aveva vinto una tappa simile alla Vuelta Valenciana [8° posto finale]. Oggi la corsa entra nella sua seconda metà con la cronometro lunga 17 km e mezzo, partenza da Charmes-sur-Rhone e arrivo a Saint-Péray. Venerdì, sabato e domenica chiusura con tre arrivi in salita e tre festival che faranno tornare al lavoro Alexandre Roos – speriamo – anche oggi assente dalle colonne de l’Équipe

In compenso c’è Carlos Arribas che scrive su El Pais, parlando di vincitori inaspettati il ​​cui arrivo sul grande palcoscenico sembra cogliere di sorpresa. Sono fenomenali. Capita molto raramente. Iván Romeo è molto grosso, così grosso che Thierry Gouvenou, il direttore della corsa, deve stare in punta di piedi per allacciargli la cerniera rotta della maglia gialla al collo. Non ci riesce. Il Delfinato non ha maglie della sua taglia, maglie adatte al suo metro e 93 d’altezza per 75 chili, un campione improbabile per una tappa così dura, la più dura della sua vita e di quella di molti altri.

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MCENROE IMPAZZISCE PER ALCARAZ

Carlos è il giovane più talentuoso che io abbia mai visto impugnare una racchetta, Jannik non è lontano. Alcaraz è più luminoso, Sinner è più continuo. A me colpisce il suono della palla di Jannik: mai sentita una cosa del genere. Io spero che non rovinino mai Alcaraz, con i suoi alti e i suoi bassi. Sa mettersi nei guai e togliercisi con una facilità disarmante. Carlos è il regalo più bello che la generazione post Big Three potesse farci. Ed è l’unico tennista per cui pagherei il biglietto. Ma è come scegliere tra i Beatles e gli Stones, lei chi preferisce? Io amavo i Led Zeppelin. Gli Stones erano imprevedibili ma a volte i Beatles erano migliori.

intervistato da Gaia Piccardi, Corriere della sera

 


     

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