Il Los Angeles Times elogia il coach
Era da 16 anni che la NBA non aveva tre squadre in grado di andare sopra il tetto dell’eccellenza, 60 vittorie nella stagione regolare. Nel 2009 furono Cleveland, Boston e Lakers, stavolta sono Cleveland, Boston e Oklahoma. Per chi crede ai segni: l’altra volta vinsero i Lakers. Oggi si chiude la stagione regolare. A Est è tutto definito, comprese le posizioni dalla prima alla sesta per i play-off. Nell’ordine: Cleveland, Boston, New York, Indiana, Milwaukee e Detroit. Al primo turno dei play-in si affronteranno Orlando-Atlanta e Chicago-Miami Heat. La vincente della prima partita sarà qualificata ai play-off, la perdente della seconda sarà eliminata, le altre due giocheranno uno spareggio per un ultimo posto.
A Ovest molte cose vanno ancora definite, ma di una cosa al Los Angeles Times sono certi.
Lo scambio dell’anno in casa Lakers non è stato quello tra Anthony Davis e Luka Doncic con Dallas. Lo scambio dell’anno è stato quello che ha portato JJ Redick in panchina al posto di Dan Hurley.
Così scrive Bill Plaschke, la voce del basket sul giornale cittadino. “È stato un umiliante sgarbo a salvare una stagione. È stata la più bella vergogna nella storia dei Lakers. Grazie, Dan Hurley. Grazie per aver rifiutato 70 milioni di dollari dai Lakers per rimanere a UConn. Grazie per aver rifiutato Hollywood e passare il tempo a Storrs. Grazie per aver fatto l’impensabile a una squadra che desiderava l’impossibile. Grazie perché è stato l’inizio di una rinascita”.
Traduzione per i calciofili. È come quando la marcia indietro di Marcelo Bielsa con la Lazio consentì a Simone Inzaghi di prendersi la panchina e cominciare la sua scalata.
Quando Dan Hurley ha detto di no, le porte si sono aperte per JJ Redick, fino a quel momento compagno di podcast di LeBron James. Certo è arrivato Doncic, ma “è Redick a integrarlo perfettamente nell’attacco. L’ascesa di Austin Reaves è stata affascinante, ma è stato Redick a motivarlo e dargli forza. La rinnovata ispirazione di LeBron James è stata impressionante, ma si basa sul rispetto per la voce e la visione di Redick”.
In certi anfratti di passione per la NBA esiste finanche la convinzione che i Lakers possano uscire in piedi dalla mischia dei play-off di Conference a Ovest e andare a giocarsi l’anello.
Scrive il Los Angeles Times che Redick avuto “un impatto maggiore in una stagione da allenatore che in 15 anni da giocatore. Quando nella primavera scorsa – prosegue Plaschke – a Hurley fu offerta la sostituzione di Darvin Ham, l’idea mi piaceva moltissimo. Adoravo Hurley. Immaginavo il due volte campione NCAA in carica riaccendere la fiamma dei Lakers, cambiare la cultura, portare la sua durezza da East Coast nei nostri confini languidi. Redick era l’unico altro candidato serio all’epoca, e questo non mi piaceva. Non aveva mai allenato altrove che nei campionati giovanili, era famoso solo come analista e conduttore. Non aveva altra qualifica che quella di amico di LeBron, assumerlo sarebbe stato un errore che avrebbe preparato la franchigia ad altri anni sprecati. Quando i Lakers hanno ingaggiato Redick, gran parte del mondo del basket rabbrividì”.
Il Los Angeles Times scrisse in preda al panico: “Ora è dolorosamente chiaro che JJ non sta per Just Joking, non è uno scherzo, ora è tutto reale. Davvero insolito e inquietante”.
Dopo tutti questi mesi, il giornale riconosce invece che Hurley è stato “una distrazione a UConn, con le sue buffonate a bordo campo che hanno catturato costantemente i titoli dei giornali e hanno fatto chiedere quanto a lungo sarebbe durato con i Lakers prima di crollare. Nel frattempo, Redick si è affermato qui con la sua intelligenza cestistica e la sua capacità di relazionarsi con una superstar. Con il progredire della stagione è diventato chiaro che Redick è brillante nel basket e abile nella comunicazione. Venerdì i Lakers hanno raggiunto le 50 vittorie per la seconda volta in 14 stagioni e gli otto secchi di acqua fredda che i giocatori gli hanno rovesciato sulla testa per festeggiare hanno fatto 17.000 dollari di danni al pavimento.
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