L’incredibile ritorno di Alysa Liu

L’incredibile ritorno di Alysa Liu

Ehm. No. Amber Glenn – ve la ricordate la Amber Glenn di ieri – ecco, come dirlo, Amber Glenn  non ce l’ha fatta. Non aveva mai perso una gara in questa stagione e ieri ha perso i Mondiali. Li ha strapersi. Quinto posto. Nonostante il lavoro mentale fatto sulle insicurezze che si manifestano nei suoi pensieri quando si esibisce sul ghiaccio nei momenti che contano. 

Ma il ghiaccio di Boston racconta lo stesso una grande storia, quella dell’impossibile ritorno di Alysa Liu davanti ai 15mila spettatori del TD Garden. Uno immagina che Liu possa presentarsi in pista con un pezzo degli Alunni del Sole, magari ingigantita su un falsopiano, invece si è presentata con un pezzo di Donna Summer confezionato direttamente negli anni Settanta, quando cioè Donna Summer era la vedova dietro il feretro del turista che si era bagnato due volte nel Golfo di Napoli e al suo funerale si faceva accompagnare da Giorgio Moroder, i fratelli La Bionda, Dalla e De Gregori – tutto questo ovviamente nel mondo alternativo e surreale degli Squallor in Tutto il morto minuto per minuto, trasmissione presentata da Trecchia, il whisky che si beve non con la bocca ma con l’orecchia. Tutto questo stranamente il Washington Post non lo riferisce, si tratta di un flusso di coscienza che potete trovare in esclusiva su Slalom e addirittura neppure scritto in prima persona, com’è invece ormai uso fare ovunque, in ossequio alla religione dell’autofiction. 

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Liu indossava stanotte un abito di paillettes dorate e Les Carpenter scrive che per sentirsi negli anni Settanta mancava solo una palla a specchia appesa al soffitto. Erano passati 19 anni dall’ultima volta che una pattinatrice americana aveva vinto un Mondiale e con le Olimpiadi di Milano-Cortina a meno di un anno di distanza, gli USA sono alla disperata ricerca della loro prossima stella. Liu è stata una meravigliosa promessa, una grande speranza arrivata a odiare lo sport e lasciarlo poco dopo le Olimpiadi di Pechino 2022. Ma la pattinatrice scontrosa di tre anni fa è tornata l’estate scorsa in pista con una gioia che trasuda da ogni sua routine

Ha scalato prodigiosamente la classifica, e via via che i punteggi si accumulavano sul tabellone, via via che le restavano alle spalle favorite come Kaori Sakamoto e Mone Chiba, al TD Garden hanno capito che stava per succedere qualcosa di gigantesco, perché rientrare nel pattinaggio dopo tre anni e vincere i Mondiali è una cosa del tutto assurda. Quando è stato chiaro che nessuno le avrebbe tolto la medaglia d’oro, le hanno passato il microfono e le hanno chiesto come si sentisse. Risposta: Just what the hell

Isabeau Levito è arrivata quarta e Amber Glenn quinta: la migliore prestazione USA ai Mondiali di pattinaggio negli ultimi due decenni e con la possibilità di avere una sola pattinatrice russa a Milano l’anno prossimo per le sanzioni olimpiche, tutto questo bendidio lascia credere che le donne americane possano vincere di nuovo l’oro ai Giochi. 

Liu non ha pianto, né urlato, né ballato, né esultato, niente di niente, sembrava solo divertita, come se non riuscisse neppure a credere che davvero fosse successo, e che stesse succedendo a lei. Quando aveva lasciato il pattinaggio nel 2022, si era detta determinata ad avere una vita normale. Si è iscritta alla UCLA e poi durante un’escursione con gli amici negli ultimi mesi del 2023, qualcosa l’ha ispirata a scendere nella cantina della sua casa a Oackland e riprendere i vecchi pattini abbandonati. 

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IL PERCORSO PER IL RITORNO

Nelle cantine delle case americane, il basement, succedono spesso cose ai limiti del sostenibile. Le villette di provincia nell’America profonda sembrano tutte uguali. Lo scantinato è il luogo dell’ordine, dell’organizzazione maniacale e di quel caos che riflette la mente dei malvagi. Ce lo ha insegnato tanto cinema. Il basement accomuna le commedie brillanti e i noir, gli horror e i thriller psicologici. È una specie di sottosuolo dostoevskiano coniugato un un altro modo, un sottosuolo che si trova sopra la superficie dell’esistenza borghese. È il ventre della paura americana, come ha indicato un mesetto fa Giulia Marchina su Domani citando Macaulay Culkin che là organizza trappole contro i ladri in Mamma ho perso l’aereo, oppure la sceneggiatura dei fratelli Coen con regia di George Clooney [Suburbicon], dove in una città-modello del sogno americano di fine anni ’50 il piccolo protagonista scopre il padre sculacciare la sorella della madre defunta con una racchetta da ping-pong. Per non dire della cantina del Silenzio degli innocenti

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E invece credendo che il tempo ci dia ragione, questa Liu che già sapeva tutto di sé, è scesa in cantina a recuperare i suoi pattini e ha fatto una prova su una piccola pista locale. What a hell: sapeva ancora stare in piedi. Prova un giorno, prova un altro giorno, ha chiesto ai suoi vecchi allenatori Phillip DiGuglielmo e Massimo Scali di darle una mano a tornare. La sua speranza era di usare questa stagione per togliersi la ruggine di dosso e tentare di qualificarsi per le Olimpiadi. DiGuglielmo ha buttato giù un piano di lavoro simile a quello per Nathan Chen, Liu ha eseguito. È andata alla prima gara in autunno a Budapest e nessuno l’aveva vista arrivare. Ha vinto. E dopo ne ha vinta un’altra a Zagabria e quasi vinceva i campionati nazionali degli Stati Uniti. Ai Mondiali s’è presentata con il traguardo di un piazzamento fra le prime-1o. 

Quando DiGuglielmo parla di Liu, dice che è diversa da molte altre pattinatrici. Ha un’energia diversa. Non trema mai. Ha un’innata capacità di diffondere gioia mantenendo la sua concentrazione glaciale. DiGuglielmo dice che Liu sarebbe perfetta come chirurgo. Le hanno cucito delle coreografie su misura per il rientro, allegre, spensierate, piena di dance perché Alysa Liu ama far quello. Hanno scelto Donna Summer per il programma libero perché è stata un simbolo di libertà e quella libertà doveva arrivare sul ghiaccio, la stessa sensazione. E adesso nemmeno una lacrima, nemmeno un’esultanza, solo risate, tutti ridevano – dice il Washington Post da Boston – nella sera in cui è scoppiata una festa da discoteca al TD Garden e la più improbabile delle donne è venuta a salvare il pattinaggio artistico femminile americano.

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