Lo Slalom del 27febbraio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

giovedì 27 febbraio 2025

#2 giorni al via della MotoGP

 

🟨  Sette giorni dopo l’uscita di scena dalla Champions, la Juventus è stata eliminata ai rigori nei quarti di finale della Coppa Italia. Motta: «Provo vergogna, abbiamo toccato il fondo». Le semifinali saranno Inter-Milan e Bologna-Empoli  🟨 Il Liverpool ha battuto il Newcastle e si è portato a +13 sull’Arsenal, fermato sullo 0-0 dal Nottingham Forest. Il City ha ritrovato Haaland e ha vinto 1-0 con il Tottenham  🟨  Test della F1 in Bahrain: il più veloce al mattino è stato Kimi Antonelli con la Mercedes W16, un secondo meglio del miglior Verstappen di un anno fa. Dopo un black-out elettrico, nel pomeriggio primo Norris 🟨  Berrettini e Nardi sono ai quarti di finale a Dubai. Sinner si allenerà a Monte-Carlo

 

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨  Inghilterra: l’allungo forse definitivo del Liverpool 🟨  Spagna: ode al Real Madrid per la vittoria nella semifinale di Coppa 🟨  La caduta della Juventus in Coppa Italia 🟨  Francia: il caso arbitri e le 15 giornate di squalifica a Pablo Longoria per le accuse di corruzione al sistema

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|   Certi uomini hanno l’aria di essersi sposati

solamente per impedire alle loro mogli di sposarsi con altri

Jules Renard

 prima di tutto

Il rigetto dell’innesto Thiago Motta

  Era un paio d’anni fa e l’Inter cadeva sul campo di uno dei suoi fantasmi più grandi, quel Bologna che le è costato almeno due scudetti. Perdeva perché in queste ultime giornate non è irreale affermare che la squadra di Motta sia tra quelle che mostrano il miglior calcio” [Emilio Marrese, Repubblica Bologna], perché Thiago Motta rifila a Inzaghi una lezione tattica e tecnica che più chiara non potrebbe essere [Gianni Visnadi, il Giornale], perché Thiago Motta con la sua raffinata grammatica calcistica ha trasmesso qualcosa che sta a metà strada tra l’avvertimento e la promessa [Emanuele Gamba, Repubblica], e perché l’episodio che va in scena a Bologna con un tempo da tregenda e un campo dal drenaggio problematico si può intitolare serenamente «Lezioni di Thiagometria» [Paolo Tomaselli, Corriere della sera]. 

Fu questo vento di trasgressione e di novità a ficcare l’idea nella testa di Cristiano Giuntoli, probabilmente perché Luciano Spalletti si era nel frattempo fidanzato con la Nazionale e fu impossibile vestire di bianco e di nero il tatuaggio con lo scudetto azzurro che si era fatto lungo il braccio. 

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Le immagini della giornata di ieri

 🟨 I gol dall’Inghilterra 🟨 Egonu vs Antropova nella serie A di pallavolo 🟨 La prima tripla-doppia di Doncic con la maglia dei Lakers. Contro Dallas 🟨 Le azioni più belle della carriera di Diana Taurasi che ha annunciato il titiro

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 Inghilterra

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Il Liverpool può perdere solo se si trasforma in un cavallo

    È stata una serata forse decisiva in Premier League con la marcia del Liverpool verso il titolo che ha avuto un’accelerata. Mike McGrath sul Telegraph ha scritto che solo un Devon Loch può impedire ai rossi di Slot di vincere il titolo. 

E mo’ chi sarebbe ‘sto Devon Loch? Devon Loch era un cavallo da corsa rimasto nell’immaginario collettivo britannico per il Grand National del 1956. Aveva dieci anni. Un cavallo di proprietà della regina Elisabetta, la regina madre, montato da Dick Francis, due gare vinte in quella stagione, terzo nel National Hunt Handicap Chase a Cheltenham. Andò in testa alla corsa quando il favorito Must e il vincitore in carica Early Mist caddero nelle battute iniziali. Superò le ultime tre riviere e arrivò sul rettilineo finale con vantaggio irrecuperabile. Fu lì che avvenne l’irreparabile. Di fronte al palco reale, a soli 40 metri dal traguardo, con cinque lunghezze di margine, improvvisamente e inspiegabilmente saltò. Fece un balzo. Un balzo in aria e atterrò sullo stomaco, consentendo a ESB di sorpassarlo e vincere. Dick Francis cercò di convincere il cavallo a proseguire, non ci fu verso. La Regina Madre la prese bene. Disse: «Oh, queste sono le corse».

Non si è mai saputo perché Devon Loch fece quel salto. Alcune cronache del tempo dicono che ebbe un attacco di crampi ai quarti posteriori. Un’altra versione parla di un’ombra proiettata dalla recinzione accanto, alla sua sinistra, nel punto attraversato solo al primo giro del percorso di Aintree. Devon Loch potrebbe aver ricordato che lì stava per arrivare una riviera, l’ombra potrebbe averlo ingannato, potrebbe aver intuito che fosse necessario un salto. Confuso sul da farsi, ne avrebbe fatto mezzo e sarebbe crollato.

Ecco. O al Liverpool succede tutto questo – dice il Telegraph – oppure il titolo non glielo toglie nessuno. Con tanti saluti, ma proprio tanti tanti, ai dubbi sull’eredità di Jurgen Klopp e alle diffidenze sugli allenatori olandesi che non hanno mai vinto finora un campionato inglese. 

Il Telegraph dedica con Matt Law un intervento anche a Jack Grealish. Ieri ha messo insieme la sua 150esima presenza al Manchester City. Ha toccato la palla una sola volta. È stato in campo per 342 secondi entrando dalla panchina, la maggior parte dei quali trascorsa in attesa di un controllo alla VAR. Sicuramente – scrive Matt Law – è tempo per lui di andarsene.

Con i potenti mezzi di Slalom TV siamo in grado di mostrare i riflessi filmati del Grand National 1956 e del non arrivo di Devon Loch: tutto qui

   

Il dissenso degli sportivi è finito

Muhammad Ali è morto, Colin Kaepernick è disoccupato, Megan Rapinoe ha smesso e LeBron James ha perso la voce. Benvenuti nel 2025, quando all’America ribelle e linguacciuta non è rimasto che Chris Kluwe, sempre ammesso che ne abbiate sentito parlare. È un ex giocatore dei Minnesota Vikings, la prima squadra nella storia della NFL ad aver giocato quattro Super Bowl perdendoli tutti. Kluwe è l’ultimo degli attivisti, una specie di sopravvissuto in un mondo dove un tornado di atleti senza paura si è ridotto a una timida pioggerellina ha scritto Candace Buckner sul Washington Post nel raccontare la storia sua e della sua protesta.

La coscienza sociale dello sport è nelle azioni di questo ex giocatore di football che si è presentato a una riunione del consiglio comunale di Huntington Beach, California, e si è fatto arrestare volontariamente per aver protestato contro una targa che sarà esposta all’esterno di una biblioteca pubblica. La targa presenta il luogo come magico, affascinante, galvanizzante e avventuroso. Non ci sarebbe niente di male se gli aggettivi non avessero la lettera maiuscola, e se le maiuscole una dietro l’altra non componessero l’acronimo MAGA

Non è come disertare il Vietnam, non è come mettersi in ginocchio contro gli abusi della polizia, non è come battersi per l’equità dei salari tra uomini e donne, ma ognuno combatte le battaglie che attraversano i suoi giorni. Durante il dibattito pubblico sull’iniziativa, con una felpa grigia e una tuta, Kluwe ha fatto un discorso su cosa rappresenta MAGA da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Non ha usato né l’aggettivo Magico né affascinante, e neppure gli altri due, ha detto che si tratta di un movimento che ha promesso il licenziamento di massa di dipendenti federali, il taglio dei fondi per l’istruzione, dei programmi per i diritti civili, fino a descrivere la presa del potere in America da parte di un movimento esplicitamente nazista. Ha scavalcato la barriera che separava il pubblico dal consiglio comunale e tre poliziotti lo hanno portato via ammanettato. C’è stato qualche applauso. Non è chiaro se rivolto a lui oppure alla polizia. 

Candace Buckner, una delle editorialiste di punta del Washington Post, ha scritto su questa storia che non molto tempo fa prendere posizione sembrava una cosa comune. 

L’idea che l’atleta moderno possa anche essere un cittadino interessato alla società ha iniziato a radicarsi intorno al 2012, quando quelli della Generazione Trayvon sono diventati famosi inginocchiandosi in segno di sfida contro il sistema e persino contro la precedente generazione di atleti famosi degli anni ’90, quelli che evitavano le polemiche per non spaventare i clienti. LeBron James ha abbracciato l’idea di essere più di un atleta, Colin Kaepernick ha sacrificato la sua carriera per le sue convinzioni, le giocatrici WNBA si sono unite per boicottare l’elezione di una senatrice degli Stati Uniti. Erano atlete consapevoli del loro potere e della loro influenza in questo paese e hanno voluto usare le loro piattaforme con la speranza di apportare un cambiamento. Le superstar hanno reso facile la vita agli attivisti. Nel 2020 tutti erano dalla parte di una giusta causa. C’era sicurezza nel far parte di questa folla e di questo coro. Chiunque poteva uscire e gridare le proprie ragioni perché anche tutti gli altri stavano gridando. E anche se un’atleta non camminava con i manifestanti, poteva sempre apparire su qualche campo con una maglietta fatta in casa oppure poteva twittare uno di quei post molto speciali, creati da qualcuno del reparto marketing della Nike e disegnati in bianco e nero per fare effetto.

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Lo sport a Washington durante l’attacco al Congresso

8 GENNAIO 2021

Ora che si sono accumulati giorni su giorni dopo le uccisioni di Trayvon Martin o Michael Brown o Breonna Taylor o George Floyd, pare che gli sportivi americani si siano rintanati tutti da qualche parte. Perché è così difficile alzare la voce? – si domanda Buckner. 

Forse il diluvio di questa amministrazione ha prosciugato le energie persino degli attivisti più ardenti. Un giorno Trump perdona i rivoltosi del 6 gennaio, quello dopo sostiene la fine degli aiuti internazionali che combattono la fame e la povertà; poi suggerisce di essere al di sopra della legge. Chiunque segua Trump per rimanere informato ha bisogno di una costituzione forte per reagire a tutte queste assurdità, chi di noi ha la larghezza di spalle per tenere il passo con un diluvio di reati? O forse ci siamo affidati troppo ai leader di ieri. LeBron ha lanciato un gruppo per il diritto al voto prima delle elezioni del 2020, ma da allora ha ceduto il controllo alla presidentessa della Women’s National Basketball Players Association, Nneka Ogwumike. Come fondatore di una scuola pubblica nella sua città natale è rimasto pubblicamente in silenzio mentre Elon Musk e il suo Department of Government Efficiency hanno tagliato quasi 900 milioni di dollari a un’agenzia federale che monitora i progressi degli studenti dalla scuola materna alle superiori. Ma LeBron è sempre stato più un imprenditore che un attivista, e persino il più grande atleta della sua generazione non può essere considerato affidabile per dire o fare qualcosa.

Buckner è dura anche contro Megan Rapinoe che dovrebbe essere la paladina più schietta quando la comunità LGBTQ+ subisce attacchi. Sarebbe bello se un professionista del PGA Tour prendesse posizione contro lo spettro incombente del riciclaggio di denaro sportivo saudita. Tuttavia, a nessuno sembra più importare. Il commissario Jay Monahan una volta ha detto che il suo cuore è vicino alle famiglie che hanno perso i propri cari negli attacchi dell’11 settembre. Ma giovedì nello Studio Ovale, c’era Monahan con la mano tesa per il Fondo di investimento pubblico saudita. Sebbene questi tempi richiedano dissenso – conclude Buckner – tanto o perfino di più di cinque anni fa, sembra che le voci più significative dello sport siano silenziose. La protesta delle icone dello sport è diventata demodé. Tutto ciò che rimane è un tizio che era solito calciare nella NFL che si scaglia contro il sistema, mentre gli spettatori applaudono e restano seduti ai loro posti.

 panorami 

Solo tre squadre possono vincere l’anello

Lo dice la Formula Phil Jackson

    Mancano poco meno di due mesi ai playoff della NBA, eppure prima ancora che inizino, prima ancora di conoscere i nomi delle qualificate, ci sono alcune ragioni per credere che le squadre in corsa per il titolo siano soltanto tre. I campioni in carica dei Boston Celtics [10 vittorie nelle 11 partite], gli Oklahoma City Thunder [la migliore difesa della NBA], i Cleveland Cavaliers [la squadra sbilanciata in attacco]. Le ragioni per escludere tutte le altre sono matematiche. Una squadra che raggiunge l’anello, vince durante la stagione regolare almeno 40 partite prima di aver perso la ventesima. Solo quelle tre hanno passato il taglio. 

È una regola empirica attribuita al leggendario Phil Jackson, coach dei Chicago Bulls e dei Los Angeles Lakers. Una formula semplice che nel suo caso non ha mai conosciuto eccezioni. Tutte le sue 11 squadre campioni hanno soddisfatto il criterio. I Lakers del 2004, battuti in finale dai Pistons, non ci erano riusciti. Anche i Knicks degli anni ’70, quelli in cui Jackson ha vinto due titoli da giocatore, avevano passato il test in entrambi i casi, andando 40-11 nella stagione 1969-70 e 40-12 nel 1972-73.

La storia è stata tirata di nuovo fuori dal Wall Street Journal, dove si legge che i tifosi occasionali della NBA spesso si lamentano del fatto che la stagione regolare da 82 partite consente a più della metà delle squadre della lega di accedere ai playoff. Da quando la lega ha esteso i suoi playoff a 16 partecipanti [1983-84], 36 squadre su 40 hanno vinto in linea con la legge del 40-20. Tra le nobili eccezioni da ricordare ci sono gli Houston Rockets del 1995 e i Detroit Pistons del 2004. Ma entrambe le squadre avevano concluso uno scambio per un giocatore stellare a metà stagione. Nel caso di Houston era Clyde Drexler. Nel caso di Detroit il soccorso arrivò da Rasheed Wallace.  Se questi scenari suonano un po’ familiari è perché i Lakers sono a 35-21, ma hanno appena aggiunto Luka Doncic allo spogliatoio diventando una squadra diversa. I Lakers hanno vinto 13 delle ultime 16 partite e sotto sotto la Nazione oro-viola ci crede di nuovo.

 

Lo Slalom mentre succede. In tempo irreale

[Nel senso che viene aggiornato appena si può]

La notte in NBA e la schiacciata di Sharpe a Washington

🟨  La nona sconfitta di Philadelphia a NY, la vittoria a fatica di Oklahoma, la schiacciata del giocatore dei Pistons contro i Wizards candidata a essere la più bella 

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Il gatto nero della Visma

Tra cadute e malattie, il 2024 è stato un anno bisesto per la Visma-Lease a bike e soprattutto per i suoi corridori da poster, Wout Van Aert e Jonas Vingegaard. Il primo si è rotto il 27 marzo a la Travers la Flandre: fratture alla clavicola, alle costole, contusione a un polmone. Mancavano  pochi giorni al Giro delle Fiandre, il suo obiettivo di sempre insieme con la Parigi-Roubaix.  Una settimana dopo Vingegaard al Giro dei Paesi Baschi è stato in pericolo di vita. L’album è stato completato dalla clavicola di Wilco Kelderman alla Parigi-Nizza, i problemi alla schiena di Cian Uijtdebroeks per tutto l’anno, i ritiri di Dylan Van Baarle, Steven Kruijswijk e Sepp Kuss a pochi giorni dalla partenza del Tour da Firenze, metà squadra fuori al Giro d’Italia dopo dieci giorni, i problemi allo stomaco di Christophe Laporte. Per il resto tutto bene. 

A pochi giorni dal week-end di apertura in Belgio, quando i primi ciottoli verranno offerti al gruppo, tra il profumo delle patatine fritte [i poeti de L’Équipe], con la Het Nieuwsblad di sabato e la Kuurne-Bruxelles-Kuurne di domenica,  il gatto nero è ancora nei paraggi. Dylan Van Baarle si è rotto la clavicola in Australia il primo giorno di gara, Laporte è fuori perché ancora ammalato, la squadra ha avuto una settimana nera quando ha chiuso il Giro degli Emirati Arabi Uniti con due corridori su sette per cadute e contrattempi di vario genere.

In compenso la squadra si è garantita il sostegno di un marchio storico del ciclismo. Torna la Rabobank. Porterà una nuova bicicletta e apparirà sulla maglia della squadra olandese al Tour de France di inizio luglio. La banca olandese si era progressivamente ritirata dal gruppo a partire dal 2012.

 

     

 Guida allo sport in tv di oggi

Gli sprint di Federico Pellegrino

    10.00  e 12.15  Sci di fondo, Mondiali di Trondheim: Sprint tecnica libera, qualificazioni e fase finale – EUROSPORT

Primo appuntamento con le medaglie ai Mondiali di sci nordico con la sprint a tecnica libera. Federico Pellegrino vinse il titolo a Lahti nel 2017 e un argento a Seefeld nel 2019. Gli avversari sono i soliti, quelli che sono andati forte in Coppa del mondo: i norvegesi Johannes Høsflot Klæbo, Even Northug, Erik Valnes, il francese Lucas Chanavat, lo svedese Edvin Anger. 

Ieri i Mondiali si sono aperti con la sessione femminile di qualificazione a tecnica classica sulla distanza di 7,5 km. Sessanta atlete fuori dalle prime fasce del ranking si sono giocate dieci carte per gareggiare con l’élite. Hanno brillato tre cinesi [Chen Lingshuang, Meng Honglian, Yilamujang Dinigeer], un movimento ancora alla ricerca di un’identità a tre anni di distanza dall’Olimpiade ospitata. Si è piazzata 43esima Ashley Tshanda Ongonga, nata a Subiaco, 17 anni, un’atleta dello Ski College Bachmann di Tarvisio allenata da Francesco Siviero. Gareggia però per il Kenya.

15.30 Ciclismo, Giro di Galizia: tappa-2, Marin > Estrada – EUROSPORT

Il danese Magnus Cort ha vinto ieri la prima tappa resistendo alla rimonta di Santiago Mesa. Ora il Giro della Galizia si chiama O Gran Camiño, ma qui continuiamo a usare il vecchio nome perché altrimenti bisogna fare un passaggio in più, andare nei caratteri speciali, prendere la N con la tilde, insomma una fatica. A parte Cort ci sono solo altri due top-100 del ranking World Tour: il canadese Derek Gee e il belga Mauri Vansevenant. Se Mameli vi ruggisce dentro, sfamatelo dicendogli che tra gli italiani ci sono Davide Piganzoli, Giovanni Lonardi, Filippo Magli, Thomas Pesenti. 

LA DIRETTA SCRITTA  DELLA CORSA

  Tutto lo sport di oggi in tv

   

Il CIO ha conferito uno status provvisorio di ufficialità alla World Boxing, rafforzando le prospettive di un torneo olimpico di pugilato per Los Angeles 2028. Dopo aver organizzato le ultime due competizioni olimpiche in autonomia e aver reciso i legami con la precedente federazione internazionale del filoputiniano Kremlev, il comitato olimpico ha compiuto un passo avanti verso il recupero dello sport nel programma dei Giochi. Ne ha scritto il Washington Post. World Boxing ha dimostrato di aver raccolto l’adesione di 78 paesi che rappresentano il 62 percento dei pugili presenti alle Olimpiadi di Parigi 2024 e il 58 percento delle medaglie. La mossa ufficiale verso la World Boxing sembra porre fine alla possibilità di riconciliazione tra il CIO e l’IBA, una tensione cominciata per gli scandali delle giurie comprate, rinfocolata dalla politica verso la Russia, definitivamente esplosa a Parigi per Imane Khelif. L’IBA insisteva per la sua esclusione, il CIO giudicava del tutto legittima la sua partecipazione alla categoria femminile. Il 24 gennaio Kremlev aveva scritto a Trump: lavoriamo insieme per portare la boxe a LA. Il 5 febbraio la firma di Trump con la partecipazione transgender alle gare femminili. Il 10 febbraio l’annuncio dell’IBA di un’azione legale contro il CIO per aver consentito a Khelif e Lin di partecipare ai Giochi. Ora questa nuova mossa.

   

 Cosa è successo il 27 febbraio su Slalom

    Il coronavirus fa venire dubbi sulle Olimpiadi

 2020  Per la prima volta arrivano dal Giappone notizie che spingono a mettere in discussione lo svolgimento dei Giochi in programma in estate  |  Leggi qui

   Il ritiro di Maria Sharapova

 2020  L’annuncio della tennista russa dopo aver tentato di ritornare allenandosi da Piatti ma afflitta da guai alla spalla |  Leggi qui

   I 70 anni di Gustav Thoeni, lo sciatore che inventò un’industria

 2022  La prima pista del giovane Thoeni fu quella di Val d’Isère. Era molto atteso. Aveva vinto qualche gara meno nobile nei mesi precedenti, così al debutto in Coppa, l’11 dicembre del 1969, il giorno prima della strage di Piazza Fontana, aveva addosso gli occhi del suo mondo. Thoeni non si scompose. Non sarebbe stato Thoeni. |  Leggi qui

   Addio a Curzio Maltese

 2023  I ricordi dei compagni di viaggio e di lavoro del giornalista, morto dopo una lunga malattia  |  Leggi qui

   Benvenuto Garbisi nel club di chi sbaglia l’ultimo tiro

 2024  L’ultimo tiro sbagliato contro la Francia: poteva dare una vittoria storica. Benvenuto tra noi, Paolo Garbisi, tra noi che abbiamo sbagliato quando è passata la più grande occasione che potesse passare. Noi che abbiamo sbagliato quella decisione, quella risposta da dare, a fare un colloquio, una volta perfino a innamorarci  |  Leggi qui

 

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

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