La corsa di Coe al CIO in linea con il dettato di Trump

Non è che Sebastian Coe si stia facendo trumpiano, forse lo è sempre stato, figuriamoci adesso che il vento soffia in quel verso. Coe è in corsa per diventare il presidente del CIO al posto di Thomas Bach. Con lui tutte le caselle di Los Angeles 2028 si incastrerebbero nel modo in cui piace alla Casa Bianca. In una intervista con i tedeschi di Deutsche Welle ha ribadito quanto va dicendo da tempo: lo sport femminile d’élite si perde se non si prendono provvedimenti contro le atlete transgender.
Non è che Coe lo dica soltanto. Coe dice e razzola. World Athletics è tra le federazione internazionali che hanno disposto la messa al bando completa, nel dubbio anche delle atlete intersex, in perfetta coerenza con i comizi di Donald Trump e con la sua convinzione che così si tengono «gli uomini fuori dagli sport femminili»
Alla domanda di DW se le atlete transgender rappresentino una minaccia per lo sport femminile, Coe ha risposto: «A livello d’élite, sì, lo sono. È qualcosa che non sono disposto a tollerare». Nella corsa contro altri sei candidati, nel suo manifesto elettorale, Coe ha chiarito il suo desiderio di «proteggere e promuovere» la categoria femminile, segnalando che l’inclusione non deve essere prioritaria rispetto all’equità. Sono già fuori dalle gare femminili di World Athletics tutte le persone che hanno vissuto la pubertà dentro il genere maschile.
Se diventerà presidente del CIO, concede, «ci sarà chiaramente una discussione tra le federazioni sportive internazionali. Il modo in cui ho sempre operato è la collaborazione. Mentre le federazioni internazionali e i comitati olimpici nazionali devono mantenere il primato sulle loro politiche, è molto importante che il CIO mostri una leadership di pensiero e una guida in quello spazio. Penso che le regole debbano essere chiare, e non lo sono. Questo ha lasciato molte federazioni internazionali in una sorta di terra di nessuno».
In realtà le regole sono chiarissime. È che non piacciono alle destre mondiali. Deutsche Welle avanza l’ipotesi che le Olimpiadi possano reintrodurre i test sul sesso, ricordando la controversia di genere che ha occupato le pagine dei giornali per due settimane con i successi dell’algerina Imane Khelif e della taiwanese Lin Yu-ting. La pratica era stata cancellata in occasione delle Olimpiadi di Sydney del 2000. Coe dice: «Sono situazioni che non avremmo dovuto affrontare» ma si è rifiutato di entrare nei dettagli dei nuovi test sul sesso. Accenna solo che «sono necessarie una valutazione e una verifica, nel rispetto delle metodologie e delle conformità mediche concordate a livello globale e internazionale»
Tutto torna. La scorsa settimana, poco dopo aver assunto l’incarico per il suo secondo mandato, Trump ha firmato un ordine esecutivo in cui afferma che il governo degli Stati Uniti riconoscerà solo due sessi, maschile e femminile, e che «non saranno modificabili». Coe aggiunge che non spetta a lui «esprimere giudizi sul modo in cui qualcuno sceglie di vivere la propria vita. Se vuoi fare la morale, non entri in politica: entri in chiesa. Non ho la disposizione filosofica né la il potere giuridico per impedire, né voglio impedire, ad atlete transgender di competere e di godere della fisicità dello sport. Ma quando si tratta di competizione femminile d’élite, allora dico no, ed è un no molto chiaro».
Coe è in piena campagna elettorale. Ha fatto un giro anche nella redazione de L’Équipe dicendo una serie di non so, vedremo, mi piacerebbe, può darsi, parlando di inclusività [!], sostenibilità ambientale, cambiamenti necessari per restare al passo coi tempi [!].
Coe ha affrontato sia nell’intervista francese sia in quella tedesca i temi relativi alla partecipazione della Russia allo sport internazionale nel contesto della guerra in corso in Ucraina e ha parlato delle tensioni tra l’Agenzia mondiale antidoping [WADA] e il governo degli Stati Uniti. La Russia ai Giochi? «Penso che lo sport abbia una posizione consolidata» – anche in questo caso la sua atletica leggere ne ha avita una più consolidata di tanti altri, mentre sulla WADA Coe si mostra più aperto, affermando di avere fiducia nell’organizzazione.
«È importante – dice – che i governi sostengano le ambizioni della WADA. È assolutamente fondamentale che il suo lavoro venga giudicato in un quadro molto più ampio. C’è di mezzo l’integrità dello sport», ma se gli USA dei MAGA escono dall’organizzazione mondiale sanitaria che finanziano con miliardi di dollari, figuriamoci se non possono smettere di finanziare pure la WADA.