Il cerchio si stringe intorno a Luis Enrique

Tira una certa aria di conclamata sfiducia intorno a Luis Enrique dentro le mura di Parigi. Non sta passando sotto silenzio, stamattina L’Èquipe ci apre il giornale, scrivendo che la carenza di risultati induce le alte sfere a delle riflessioni sulla sua maniera di gestire la squadra e su certi atteggiamenti – diciamo così – intransigenti. Il PSg viene dalla sconfitta in Europa contro il Bayern seguita da un turno in Ligue nel quale è stato incapace di battere il Nantes nonostante l’84.1% di possesso palla e 25 tiri in porta. Ha chiuso tra i fischi del Parc. 

Ma poi Vincent Duluc scrive pure che i suoi principi a volte lo hanno costretto ad affrontare lo spogliatoio, ma sia Barcellona sia con la Nazionale di Spagna, Luis Enrique non ha mai perso il controllo. A meno che non si chiami Carlo Ancelotti, troveremo sempre nella carriera di un allenatore la traccia di tensioni con uno spogliatoio in generale o con qualche giocatore in particolare. In effetti pure Ancelotti dovette fronteggiare addirittura quello che a Napoli chiamarono ammutinamento. L’Équipe aggiunge che per una persona come Luis Enrique, un uomo così dogmatico, che pone la sua idea di gioco al di sopra di tutto e il collettivo al di sopra delle personalità del suo spogliatoio, il suo bilancio in materia di conflitti non è neppure così impressionante

Nel libro degli aneddoti spiccano i capitoli dello scontro con Leo Messi e le scaramucce con Mbappé dell’anno scorso. Se ha messo Messi in panchina e se ha tagliato Mbappé, con varie conseguenze, non è per cedere oggi a uno spogliatoio di giovani o di presunti leader che difficilmente si assumono le proprie responsabilità in Champions conclude Duluc. 

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