Lo Slalom del 7 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

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  • EUROGOL  Non è la Champions dell’élite I guai di Parigi I guai di Madrid e le critiche a Carlo Ancelotti Le vittorie di Inter e Atalanta
  • AMERICHE  Il nuovo tiratore da tre pescato dai Warriors Il fantasioso disegnatore di caschi da football Il ragazzo della NCAA con gli occhiali speciali 
  • VITE OLIMPICHE  L’India fa sul serio: vuole le Olimpiadi 2036
  • TENNIS  I prodigi d’altri tempi di Zheng Qinwen Aspettando il Masters di Sinner
  • La guida ragionata allo sport in tv
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QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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GIOVEDI’ 7 NOVEMBRE 2024
#3 giorni AL MASTERS DI TORINO

 

 

  EUROGOL 

Non è la Champions dell’élite

 

Le due vittorie di Inter e Atalanta contro Arsenal e Stoccarda hanno portato la Serie A in terza posizione nel ranking stagionale, quello famoso per assegnare alle prime due un posto in più nella prossima Champions League. L’Inghilterra è in testa con 8.857 punti, seguita dal Portogallo con 8.600, quindi viene l’Italia con 8.375. La Francia è quarta nonostante il PSG [7.785], la Germania quinta [7.750] e la Spagna sesta [7.285]. Resiste nei panni del paese rivelazione la Cechia con [7.100]. Cechia si può dire: ci sono le prove [QUI]

Il Liverpool è rimasto da solo a punteggio pieno dopo 4 giornate, con 2 punti di vantaggio sull’Inter, su un paio di francesi inattese [Monaco, Brest] e sulla migliore dei paesi Minions, lo Sporting, così minion che gli fregano l’allenatore strada facendo. Però vista così, adesso, stamattina, dopo quattro giornate, con il Real che perde, il City che perde, il PSG che perde, con tutta questa mescolanza di favorite e di sorprese, dai, non è così brutta ‘sta Coppa. Di buono c’è che avanza del tempo per convincersene del tutto o per cambiare un’altra volta idea.

Per esempio. Se fosse finita ieri sera, a quattro decimi del cammino, sarebbero state eliminate cinque squadre dei grandi paesi, due tedesche [Stoccarda e Lipsia], una nostra [Bologna], una spagnola [Girona] e udite udite il Pesegé francese battente bandiera qatarina. Fra le prime otto in classifica ci sono solo tre delle prime otto del ranking UEFA. Cinque squadre le hanno perse finora tutte e vengono dal vecchio Est [mmm], il Bologna non ha ancora segnato un gol. 

 

I GUAI DI PARIGI

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  Il PSG ha qualche problema. Finanche più del Real Madrid. La cosa divertente è che se Kylian Mbappé fosse rimasto dov’era, oggi non avrebbero problemi né il PSG né il real Madrid, ma chi puòdirlo, è solo una suggestione anti-capitalista, anti-imperialista, anti-lobbista, anti-superleghista. Philippe Montanier, ex allenatore della Real Sociedad, sottolinea su L’Équipe come si ripetano dentro il PSG le stesse mancanze del passato, dal suo punto di vista l’incredibile deficit di realismo offensivo, la mancanza di precisione nell’ultimo passaggio. 

Il PSG potrebbe avere problemi con la UEFA per l’enorme lenzuolo che in curva diceva: “Palestina libera”. Il regolamento viete messaggi di carattere politico, ideologico, religioso, offensivo o provocatorio. Il PSG si difende dicendo di non essere stato informato dal tifo organizzato. Il capo della curva Romain Mabille e tutto il suo gruppo da tempo manifestano sostegno e simpatia per la causa palestinese. L’Équipe scrive stamattina che la diffusione del tifo politico non è esente da alcune domande. Come può un telone così grande coprire un intero angolo di curva senza che il PSG lo sappia? Date le dimensioni e il peso, è probabile che sia stato realizzato all’interno del Parc, nei luoghi che la società concede ai propri ultras per la realizzazione delle loro attività. Come minimo c’è stata una mancanza di controllo

Il giornale francese torna a proporre il tema Gianluigi Donnarumma, per le sue incertezze sul secondo gol dell’Atlético Madrid. Voto in pagella: 3. Ma non è tanto questo. Il punto è che Donnarumma ha allargato le sue due grandi braccia, il viso quasi sconfitto, era poco prima delle 23 e aveva appena vissuto quello che ogni portiere teme: un gol nei minuti di recupero con un tiro che avrebbe potuto e dovuto parare. Un portiere di una squadra fra le prime-8 d’Europa, quel tiro deve prenderlo

La domanda del cronista è la seguente: anche senza Donnarumma, il PSG di oggi è da prime-8 d’Europa? Risposta: Mmm. Due aspetti tecnici lo appesantiscono – dice L’Équipe – sta troppo alto sugli appoggi e non fa in tempo a scendere a terra. La sua mano non è abbastanza ferma. La sua stagione si è capovolta? È ancora troppo presto per dirlo. Ma quest’azione alimenterà la riflessione in corso dentro lo staff parigino sulla sua posizione. Escludere l’italiano avrebbe però gravi conseguenze. Quando nell’estate scorsa il club ha ingaggiato il russo Matveï Safonov per 20 milioni di euro, lo fece con l’idea di esercitare qualche forma di pressione sul portiere italiano. Una scelta finora inefficace. D’ora in poi, anche se Safonov nelle sue quattro partite non ha fatto un’impressione incredibile, la domanda è se Luis Enrique farà il grande passo e sconvolgerà le gerarchie. Declassare Donnarumma porterebbe tensione. Luis Enrique ne ha davvero bisogno?

 

  I GUAI DI MADRID E LE CRITICHE AD ANCELOTTI

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Marca scrive che il Real corre poco e male, uno schiaffo all’auto-dichiarato ancelottismo inesistente. Se non c’è ideologia nel tuo calcio, deve esserci senso pratico. Il senso pratico lo danno i gol e i km corsi. Se non ci sono neppure i km corsi, restano i gol. Ma se i gol sono inferiori a quelli degli avversari, restano le sconfitte. Davi Alvarez su El Pais parla di un real Madrid che si è sciolto fino a diventare il più fragile degli ultimi sette anni, ma Rafa Cabeleira sempre El Pais scrive che conosciamo abbastanza il Real per non credere a crolli precoci e irreversibili. Sono giorni in cui tutti parlano. Si dicono troppe cose. Stare in silenzio, almeno per il momento, non ci fa male.

Chi non tace è Julian Ruiz su El Mundo, uno dei più accesi critici di Carlo Ancelotti da tempo. Stavolta ha scritto che il Real Madrid non è più solo vergognoso. È una squadra mostruosamente mediocre. Ha fatto passare il Milan per un candidato alla Champions quando attualmente è in crisi in campionato. E poi si fa duro, durissimo: Annuncio la morte di un allenatore a cui non è più rimasto alcun senso calcistico. Ancelotti è colpevole di aver trasformato un mucchio di stelle in un mucchio di letame. Trasforma i fenomeni in giocatori insignificanti. Il cuore della loro mediocrità è questo essere rimasti tatticamente nel passato. La cosa più imbarazzante è il pressing difensiva. Ci sono sette giocatori storditi, come se fossero patetici spaventapasseri. Con degli spettatori in difesa, qualsiasi squadra, anche quelle con un budget molto basso, diventa grande squadra. Leao sembrava molto più bravo di Mbappé. Ancelotti è colpevole di mortificare due giocatori che sarebbero dovuti partire titolare, come Arda Güler e il gioiellino Endrick. Li maltratta, non li fa giocare, li tiene in un angolo in panchina. È colpevole dell’impegno preso con Tchouaméni, uno che non avrebbe mai dovuto giocare nel Real Madrid. Quali misfatti deve ancora combinare prima che Florentino si liberi di lui? Dicono che non lo licenzia perché non ha nessuno con cui sostituirlo. Va bene anche Solari. Va bene anche Arbeloa. Florentino, secondo me non piace neanche a te Ancelotti, ma bisogna prendere delle scorciatoie per evitare la cancrena, di partita in partita più pericolosa

 

LE VITTORIE DELLE ITALIANE

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  “Inter, che personalità titola il Corriere della sera per l’1-0 con rigore di Calhanoglu a una manciata di giorni dalla partita contro il Napoli, sognando il sorpasso. Paolo Tomaselli nelle sue pagelle ha dato il voto più alto al turco: Calha ergo sum. Con lui l’Inter, anche senza pallone, ha un’altra geometria, sempre variabile e spigolosa per gli avversari. La punizione nel cuore dell’area da cui nasce il rigore è intelligente e l’esecuzione dagli undici metri è la sua specialità. Cartesiano. La voce di Francesco Repice dalla radio ieri sera restituiva ripetutamente prodezze di Bisseck. Tomaselli gli ha dato 7: Esce dai blocchi come se non ci fosse un domani, perde anche l’attimo in un contropiede invitante. Poi la pressione di Saka si fa sentiere e una palla scottante persa lo richiama all’ordine. Allora si esalta nella sua area: il salvataggio su Havertz vale come un gol. Nel suo commento, Domenico Calcagno ha scritto che Simone Inzaghi ha cancellato lo show dal cartellone partendo senza Bastoni, Barella, Mkhitaryan, Dimarco e Thuram (entreranno tutti meno Bastoni, più Asllani per Calhanoglu) perché il Napoli è dietro l’angolo. Poteva andare male. Di sicuro non capita spesso di vedere l’Inter costretta a stare asserragliata nella sua metà campo, occupata esclusivamente a difendersi. Schiacciata per lunghi minuti davanti a Sommer in modalità Piave. Vincere di corto muso è una novità, probabilmente sgradita a Inzaghi. Ma è questa capacità di giocare in molti modi, di vincere in molti modi, che il calcio contemporaneo esige. Del resto il participio passato del verbo esigere è proprio esatto

Non era esatto il rigore per l’Inter, secondo i tabloid inglesi. Alcuni si lanciano in un gioco di parole, scrivendo hand bawls invece di handball, e dunque una mano che urla, che grida vendetta. Handball Horror titola il Daily Mail accomunando il fischio di San Siro alla fesseria fatta dall’Aston Villa, il fallo surreale di Mings su passaggio corto di Emiliano Martínez. Senza tener conto del fatto che il compagno avesse rimesso in gioco il pallone, l’ha raccolto con le mani. Il Guardian più istituzionalmente su San Siro parla di decisione severa. Fabio Licari sulla Gazzetta parla di “sciagurato Merino, in equilibrio precario, respinge di braccio. Si potrà discutere a lungo sulla normalità della posizione degli arti per stare in piedi, ma oggi questo è rigore”. 

 

    Ademola Lookman era già stato recuperato in estate, quando aveva avuto in momento di debolezza – diciamo così – e voleva andarsene. Nicolò Zaniolo chi lo sa, forse è recuperato, forse non ancora, nel frattempo ha aggiunto il suo nome a quello dei marcatori bergamaschi di una stagione che può essere molto molto gloriosa, mentre De Ketelaere continua a fare quel che il Milan non ha avuto la pazienza di aspettare. Come se poi fosse un dettaglio trascurabile, quarta partita su quattro senza prendere gol. Andrea Elefante parla di capacità di soffrire abbassando il baricentro della squadra una volta in vantaggio e mettendo in mostra la sicurezza di chi in Europa gioca (da tempo) senza paura su qualunque campo. Su 13 trasferte di Champions, con quella di ieri sera la Dea ne ha vinte sette, e qualcosa vorrà pur dire.

 

 SLALOM POP CORN

LO SLALOM MENTRE SUCCEDE

Come sono andate le partite in NBA durante la notte. Le immagini, i tweet, i reel, i post della giornata. Una specie di LIVE BLOGGING

 

  AMERICHE

Il nuovo tiratore da tre pescato dai Warriors

 

La notte NBA è stata un po’ agitata. Paul George ha giocato la prima trasferta con la maglia di Philadelphia a Los Angeles, sul campo dei Clippers, la sua vecchia squadra, e i tifosi lo hanno fischiato. Scintille grosse pure tra Memphis e Lakers [131-114], quando nel primo tempo Ja Morant ha segnato contro Gabe Vincent esultando con il gesto “too small”, immobile al centro dell’area. Allora LeBron James ha fatto specchio riflesso, il bello dello sport è che uno in campo dimentica di avere quarant’anni e di essere pat”e figlie [genitore], ha fatto specchio riflesso quando ha segnato sul possesso successivo e ha esultato alla stessa maniera. Con quella parola orribile che nei titoli dei giornali viene ormai usata più di un chewing gum, escalation, Ja Morant ha segnato ancora e ha dato un  vuttatone a James [trad.. una forte spinta], alle spalle a gioco fermo, prendendosi un fallo tecnico, giacché sul pianeta Terra la specie umana si è data delle regole per la convivenza civile, e ogni tanto – ogni tanto – qualcuno prova a farle rispettare. Sky Sport fa notare: “Siamo ben lontani dal poterla definire una rivalità, ma se non altro si può dire che Lakers e Grizzlies non si amano particolarmente”. La rissarella è proseguita poi sui social, che sono un po’ i saloon dei nostri western contemporanei, ma come diceva quella santa donna di Emanuela Folliero prima del ciclo I Bellissimi su Retequattro: amici, non vogliamo rovinarvi il finale. Trovate tutto spiegato e illustrato bene bene qui  

  Anche se da queste righe non si direbbe, c’è stato anche del basket nella notte NBA [gli highlights li trovate sul LIVE di Slalom] e Golden State ha vinto la loro quinta partita in trasferta consecutiva sul campo dei Boston Celtics. È l’occasione per parlare di un pezzo uscito sul Wall Street Journal, un pezzo dedicato al miglior tiratore della NBA, gioca nei Warriors – dice il titolo  e no, non è Steph Curry. Si chiama Buddy Hield, ed è il tipo che hanno preso per rimpiazzare Klay Thompson. È una guardia tiratrice che ha molto girato in carriera, fermandosi poco dovunque, come fanno i marinai nelle canzoni di Dalla e De Gregori. Con la sua faccia stanca, senza mai essere stato nominato in nessun quintetto ideale di fine stagione, Hield sta andando avanti con la media di una ventina di punti a partita. Quando Curry si è slogato una caviglia, ne ha fatti 28, 21 e 27. I Warriors le hanno vinte tutte. 

Gli Splash Brothers. Così veniva chiamata la coppia Curry-Thompson ai bei tempi, allora il WSJ azzarda e scrive che Buddy Hield sembra un altro Fratello Splash separato alla nascita. Anche lui, spiega il coach Kerr, è bravo a uscire dai blocchi, ricevere e trovare l’equilibrio per tirare e metterla dentro. Quello di Hield – si legge – è stato un lungo viaggio. È cresciuto alle Bahamas, si è trasferito in Kansas per giocare a basket al liceo e poi ha giocato quattro anni al college in Oklahoma, una rarità per i prospetti NBA di oggi. È sempre stato un giocatore professionista complementare, mai uno di spicco. Tuttavia, Hield ha sempre dato l’idea di poter essere uno specialista nel tiro da tre punti. Si chiedeva cosa sarebbe potuto succedere se in qualche modo fosse finito a giocare per una squadra che potesse sfruttare veramente il suo talento, quella che avrebbe trasformato il tiro da fuori nel suo tratto distintivo. Ecco qua, a 31 anni ci siamo arrivati. 

 

Il fantasioso disegnatore di caschi da football

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    L’uomo che disegna i caschi del football universitario più checazzi [trad. sfiziosi] si chiama Armando Villarreal e ha cominciato questa sua felice e gratificante attività sei anni or sono [spesso trascuriamo la bellezza di or sono]. Armando Villarreal era appeso al retro di un camion della spazzatura nella sua città natale di Imperial, nel Nebraska, quando gli squillò il cellulare. Almeno così racconta The Athletic nella sua ricostruzione, mettendoci a conoscenza del fatto che si può lavorare nella raccolta rifiuti in Nebraska tenendo il cellulare acceso. Insomma: Armando risponde. Risponde e la prima cosa che fa, giustamente, è cacciare un urlo per dire all’autista di frenare. Salta giù e scopre che dall’altra parte c’è Brad Haley, responsabile commerciale di Schutt Sports, un’azienda che produce attrezzature da football. Non lo immaginava. Non è che avesse in rubrica il numero di Brad Haley, o forse non l’aveva memorizzato come Enrico Mentana con Aldo Cazzullo, ma non importa, non è questo. 

Quella conversazione – dice The Athletic – cambia la traiettoria della vita di Villarreal, fa cominciare una carriera artistica. A questo punto dell’esposizione dei fatti, durante una riunione in un giornale, c’è sempre un capo che interrompe, interviene e dice: – È una sliding door. [Esiste quest’ansia nei capi dei giornali, questa preoccupazione che i lettori non capiscano bene, meglio semplificare, meglio ridurre il senso, la complessità, meglio usare pensieri già pensati, parole già parlate]. Sì, capo: è una sliding door

Se la chiamata fosse finita sulla segreteria telefonica, se Villarreal si fosse dimenticato di ascoltarla, se anche il nonno avesse avuto per esempio il troll, probabilmente l’uomo non avrebbe mai lasciato il suo impiego a Imperial, piccola città con meno di 2.000 abitanti nel Nebraska sud-occidentale più rurale. Invece l’autista frena, lui risponde e ascolta questa insolita proposta di Haley: devi ritoccare un casco per la Mississippi State in onore dell’ex studente Sonny Montgomery, veterano della seconda guerra mondiale, ex politico dello stato del Mississippi. Villarreal e Haley si erano conosciuti a un incontro fra commercianti al dettaglio a Las Vegas anni prima or sono, quando Villarreal lavorava ancora per una società della California a cui si rivolgevano alcune squadre di alcune leghe, vai a sapere, non tutto deve essere precisato in una storia, figuriamoci in una sliding door

Da quella telefonata Villarreal è diventato un leader del settore. I caschi in pelle dell’Illinois che onoravano la leggenda Red Grange nella partita del mese scorso contro Michigan sono stati senza dubbio il suo miglior lavoro dice The Athletic che racconta qui la sua storia per intero. Comunque ci sono molte persone a Napoli che ritoccano caschi, magliette, borse, anche i motori delle Vespe, ma se gli dessero il posto fisso nella raccolta rifiuti del Comune, chiuderebbero la bottega per andarci. Così. per dire la differenza di opportunità con il Nebraska. 

 

  REWIND 

I RIFLESSI FILMATI DI IERI

Purtroppo senza Alfredo Pigna


Il ragazzo della NCAA con gli occhiali speciali 

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  Sembra una storia di tecnologia, questa di Robbie Avila, oppure è solo marketing, oppure è solo una piccola bolla mediatica. Comunque viene da St. Louis dove Robbie si è presentato all’ultimo anno della Oak Forest High con un nuovo look Da quando era più o meno in sesta elementare, indossava occhiali da vista modello Rec Specs perché i genitori si erano stufati di comprarne ogni tanto di nuovi. Le montature gli duravano solo pochi giorni, si sfasciavano puntualmente ogni volta che Robbie faceva la lotta con suo fratello. Il tempo di gridare fermati, gli occhiali, e gli occhiali non c’erano più, erano poltiglia. 

Quando ha cominciato a giocare a pallacanestro, ta-dà, la svolta. La scoperta. Robbie si è accorto che le Rec Specs erano la sua super arma dice The Athletics in preda al furore bellico e allo spirito dei tempi. Un sales representative digital marketing specialist advertising eccetera lo direbbe in un altro modo, direbbe che erano il suo valore aggiunto. Il suo valore aggiunto, che profumo. Eh sì, spiega il papà Juan a The Athletic che racconta la storia. Gli avversari lo temevano. Lo guardavano e lo temevano. Non importa dove andassero, contro chi giocassero, gli occhiali spaventavano. A un certo punto, diciamo in terza media, Robbie aveva convinto i suoi genitori di essere diventato abbastanza responsabile da indossare di nuovo gli occhiali. Hanno riprovato niente. Allora al primo anno di college decise di provare le lenti a contatto. Mmm, gli davano fastidio. Alla fine il fratello maggiore – quello che glieli sfasciava durante la lotta – lo ha preso da parte e gli ha detto: – bro’, tu se metti gli occhiali sei Robbie, se non li metti non Robbie. 

Aveva ragione. Robbie Avila è diventato uno dei volti più riconoscibili del basket universitario, addirittura un eroe di culto grazie a quel modello e a una serie di abilità che smentiscono il suo aspetto, la sua corporatura tozza, tanto che gli analisti televisivi fanno paragoni con Nikola Jokić senza che nessuno batta ciglio. E poi ci sono i soprannomi. C’è chi lo chiama Cream Abdul-Jabbar, c’è chi lo chiama Larry Nerd, il suo preferito è Rob Wave, omaggio al suo musicista preferito Rod Wave. I suoi occhiali e il suo gioco lo hanno reso una star del basket universitario su Internet. Quale sarà il suo prossimo atto? si domanda The Athletic. Se volete vederlo in azione, lo trovate scrollando il mondo da un oblò, o Slalom Pop Corn, o come diavolo si chiama quella specie di il LIVE di Slalom – che gli amici ogni tanto trovano un nome nuovo, mi convincono e me lo fanno cambiare.

 

VITE OLIMPICHE  

L’India fa sul serio: vuole le Olimpiadi 2036

 

    L’India ha fatto un passo avanti per la sua candidatura a ospitare le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2036. Il mese scorso ha presentato una lettera d’intenti al CIO e il presidente del comitato PT Usha ha spiegato di averla scritta e inviata dopo aver fatto due chiacchiere con Thomas Bach e con la Commissione esaminatrice delle candidature. Devono essersi detti: oh, non ci fate perdere tempo, non ci fate sprecare fogli di carta che le foreste si disboscano, i francobolli costano, le spugnette per incollarli in alto a destra sono umidicce e disgustose: se ci sono speranze noi la scriviamo, se non ce ne sono ce lo dite e senza offesa cantiamo Paola & Chiara, amici come prima. 

«Nonostante alcune sfide interne – ha detto Usha – il nostro impegno a ospitare i Giochi del 2036 rimane saldo. Restiamo in contatto continuo con il CIO e sono ottimista sul fatto che l’India sarà considerata una sede accogliente». Usha ha anche detto che il primo ministro indiano Narendra Modi ha «presentato la sua visione delle cose» durante la sessione del CIO a Mumbai dello scorso ottobre. L’India non ha mai presentato nella sua storia una candidatura per ospitare le Olimpiadi. Ha avuto invece i Giochi del Commonwealth 2010. 

Grazie alla riforme dei protocolli per la presentazione delle candidature, il CIO può avviare un dialogo mirato con quello che ritiene il suo candidato preferito, anziché lanciare una gara di candidature a forza di dossier e mazzette. In genere il voto finale si teneva sette anni prima dei Giochi e sette anni dopo arrestavano qualcuno. Ora si fa in quest’altro modo e tutto pare più trasparente, forse perfino più economico e onesto. A Brisbane le hanno date così. Le prossime cinque Olimpiadi sono tutte già state assegnate. Milano-Cortina d’inverno nel 2026, Los Angeles nel 2028, le Alpi francesi d’inverno nel 2030, Brisbane nel 2032, Salt Lake City d’inverno nel 2034. Resta solo da vedere se quelle di Milano-Cortina si faranno davvero [satira politica].

TENNIS

I prodigi d’altri tempi di Zheng Qinwen

 

  Girano video di Jannik Sinner che si prepara al Masters di Torino. Comincia domenica, oggi a mezzogiorno sorteggiano le otto palline e le distribuiscono nei due gironi. Quello di Sinner sarà il più duro. Per forza. Sicuramente. Sarà il girone di ferro. È sempre così, maledizione. Anche il girone di Jasmine Paolini era il più duro nei nostri mamelici commenti. Eppure nell’altro ci sono quattro giocatrici da 44 titoli WTA complessivi in carriera e tre nomi presenti negli albi d’oro dello Slam per 8 Slam totali. Nel gruppo di Jasmine i titoli WTA erano 32, due le vincitrici di Slam e 4 gli Slam totali. Ma lei aveva il girone più duro. 

La qualificazione alle semifinali è saltata. Vinta all’esordio la partita con Elena Rybakina, combattuta quella contro la numero 1 Aryna Sabalenka, ieri Jasime Paolini si è consegnata alla cinese Zheng Qinwen senza neppure alzare i dazi. Zheng ha offerto quella che la rivista Tennis definisce una prestazione stellare e con un servizio che nelle strisce di Tex Willer sarebbe stato chiamato villanzone. Ha messo 12 ace e il 64 per cento delle prime e dalle prime ha ricavato un punto 77 volte su cento. Zheng è giunta così alla trentesima vittoria nelle 34 partite giocate da Wimbledon in avanti. Contro Paolini ha chiuso la partita con 24 colpi vincenti e 14 errori non forzati. È la seconda cinese di sempre a passare il girone del Masters dopo Li Na nel 2013.  Adesso, scrive Tennis, può ripetere l’impresa di Serena Williams, oro olimpico e finali WTA nello stesso anno. Era il 2012. 

Ieri Aryna Sabalenka ha sollevato qualche dubbio perdendo contro l’Elena Rybakina già eliminata. Una Rybakina arrivata alla sua ventesima vittoria in carriera contro una top-10 e addirittura la sesta contro una numero #1 della classifica [4 volte Swiatek e 2 Sabalenka]. Se Rybakina fosse Paulo Fonseca, direbbe che le viene più facile giocare contro la numero #1 che contro la numero #14.

 

Aspettando il Masters di Sinner

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  Intanto tra Metz e Belgrado si spengono gli ultimi fuochi. Con 18 vittorie nelle ultime 19 partite, c’è  questo onesto artigiano francese che veleggia al torneo di casa come se non ci fosse un domani. In effetti non c’è. Si tratta dell’ultima settimana di appuntamenti prima del Masters, il tratto finale della stagione del tennis, sebbene poi il tennis non si fermi sul serio mai. C’è sempre un challenger o un sotto-challenger da qualche parte dove tirano una palla gialla di qua e di là. Comunque. Non è l’ora di filosofia, questa. Dopo un periodo di peregrinazioni – dice l’Equipe  del giocatore francese – Benjamin Bonzi riscopre le sensazioni che gli hanno permesso di essere per breve tempo il numero 1 francese”.

Certo, ieri sera aleggiavano dubbi sulle vere motivazioni di Casper Ruud, già qualificato per il Masters di Torino, arrivato a Metz il giorno stesso della partita dopo aver preso parte a un gala in Oslo il giorno prima. Ha avuto il tempo di fare due scambi col coach e si è presentato in campo. “Abbiamo conosciuto preparazioni più coscienziose” dice il giornale francese. Benjamin Bonzi che poteva fare, solo giocare nella sua metà del campo. Così s’è preso la vittoria della carriera contro un top-10 e oggi gioca il quarto di finale contro Quentin Halys. Bonzi è stato anche 42 del mondo, due mesi fa era crollato al 180esimo posto. “Un abisso vertiginoso nel quale Bonzi è caduto per un infortunio al polso nell’aprile 2023”. 

 

 

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