Lo Slalom del 3 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

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  • ATTESE  Il grande rito della maratona di New York E le scarpe? Possibile che non ci sia niente da dire sulle scarpe? Correre la maratona a 70 anni Il tracciato visto dalla parte del pubblico Quanto tempo si impiega a percorrerlo in macchina REWIND: Le parole d’autore per le vittorie italiane
  • AMERICHE  Alla NBA piacerebbe andare in Messico: ma è presto
  • RUOTE  Che ci fa Leclerc su un caccia vestito da pilota in guerra
  • PODEMI  L’aria ritrovata da Milan e Juventus
  • EUROGOL  Amorim allo United visto da Lisbona    I problemi di Carletto a Madrid
  • PALAZZETTI E DINTORNI. Assunta Legnante voleva giocare a pallavolo
  • L’ULTIMO SCROLL. Le giostre della domenica. Il girotondo dei velisti scrittori. Lo scivolo di Adam Siao Him Fa
  • La guida ragionata allo sport in tv
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DOMENICA 3 NOVEMBRE 2024
#2 giorni allA FINESTRA DI CHIAMPIONS

 

ATTESE

Il grande rito della maratona di New York

  Cielo nuvoloso, ma asciutto. Temperatura fra i 10 e i 15 gradi. Non è l’ideale per una maratona in autunno, ma è meglio dei 21 gradi registrati durante la settimana. Si comincia da Staten Island, si gira a nord attraverso Brooklyn e il Queens, e dopo i corridori si dirigono a ovest attraverso il Queensboro Bridge fino a Manhattan, a nord nel Bronx e di nuovo a Manhattan. Il traguardo è a Central Park, vicino al West 60s.  Chi cerca un posto dove guardare l’evento che sia facilmente raggiungibile, in genere si sistema tra Fourth e Flatbush Avenue a Brooklyn, vicino alla stazione Atlantic Avenue-Barclays Center servita da nove linee della metro. Al miglio 20 del Bronx c’è il punto dove la gente fa più casino, su quello che i corridori chiamano il Muro, come se fossero alle Fiandre. Il grumo vero di folla è nel tratto della First Avenue dalla 59esima alla 96esima di Manhattan, in mezzo a bar e ristoranti. 

Insomma: la maratona di New York è anche oggi quella messa che ripete il suo rito ogni prima domenica di novembre. Ha due elementi che stavolta la rendono diversa. Viene prima delle elezioni di martedì e viene dopo le Olimpiadi di agosto. Succede una volta ogni quattro anni. C’è una manciata di corridori che allora tenta l’impresa di competere a NY dopo Parigi, quel tipo di sfida – dice The Athletic – che può mettere alla prova le certezze anche dei migliori tra i migliori

Hellen Obiri, per esempio. È la campionessa in carica a New York e la medaglia di bronzo a Parigi. La chiamano Queen Hellen e dovrebbe incrociare qualche volto che le è familiare nell’area di partenza. L’americana Dakotah Lindwurm si è classificata 12esima ai Giochi e sarà sulla linea di partenza con un il nuovo cognome di Popehn. Si è sposata domenica scorsa. Anche Conner Mantz e Clayton Young hanno fatto le Olimpiadi, ottavo e nono posto. Gareggeranno contro i vincitori della medaglia d’oro e d’argento, l’etiope Tamirat Tola e il belga Bashir Abdi. Gli ingaggi a cinque e sei cifre che si incassano a NY sono un discreto motivo d’attrazione. Solo un corridore nella storia ha vinto la maratona olimpica in estate e quella di New York in autunno: Peres Jepchirchir nel 2021. Tola pensa di avere buone possibilità di diventare il secondo. Ha vinto a New York l’anno scorso e giovedì ha detto di essersi riposato per un mese dopo l’oro olimpico. Prima di arrivare a New York, ha fatto un giorno di allenamento assai duro: una corsa di 24 miglia al mattino e un’uscita di 8 miglia la sera.

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AMERICHE

Alla NBA piacerebbe andare in Messico: ma è presto

  Da Città del Messico, vi parla Adam Silver. Amici messicani, vorrei tanto portare qui la NBA, ma c’è la folla per entrare, ci sono Las Vegas e Seattle davanti e non possiamo superare la fila. È andata così. Questo è successo nella notte a Mexico City, dove la pallacanestro più bella del mondo è andata a celebrare Miami vs Washington. Il commissioner si è fatto prendere anema e core dalla serata e ha detto che «mi piacerebbe avere una franchigia nella città più grande del Nord America». Anzi ha detto: «È ovvio che mi piacerebbe».  Ma ha pure ammesso che sarebbe più difficile espandersi là che nelle città degli USA che hanno reso pubblico da tempo il loro interesse a entrare.

Ma da queste sue parole e le altre successive sono chiari un paio di passaggi: 1] il primo passo del processo di espansione è vicino e riguarderà due squadre, non una, così da avere due conference da 16; 2] verrà anche il momento di qualche franchigia fuori dai confini USA. Silver era seduto a bordo campo con Santiago Harp Grañén, 24 anni, vicepresidente del consiglio di amministrazione delle franchigie di baseball, basket e softball Diablos Rojos nella capitale messicana. I Diablos Rojos sono di proprietà del padre di Santiago, il miliardario e comproprietario dei San Diego Padres Alfredo Harp Helú. I Diablos hanno pure ospitato i New York Yankees per una partita amichevole durante il pre-campionato primaverile della stagione stagione e ha avviato una franchigia di basket nella lega nazionale messicana. Fonti vicine alla famiglia Harp hanno affermato che Santiago è interessato a portare una franchigia NBA o WNBA a Città del Messico, città con 22 milioni di abitanti. 

  Joel Embiid ha dato uno spintone a un editorialista del Philadelphia Inquirer nello spogliatoio dei 76ers. Lo scontro fisico è avvenuto dopo la sconfitta dei 76ers e la NBA indagherà sull’incidente. Lui si chiama Marcus Hayes, in precedenza ha lavorato per il Philadelphia Daily News, e di recente ha scritto un articolo che Embiid ha ritenuto denigratorio nei suoi confronti e della sua famiglia. Secondo la ricostruzione di The Athletic è l’articolo che venerdì ha portato Embiid a dire di «aver fatto troppo per questa fottuta città». L’articolo è uscito il 23 ottobre e nel racconto della vicenda che si legge su The Athletic aveva tirato in ballo il figlio di Embiid e suo fratello, Arthur, morto in un incidente d’auto all’età di 13 anni nel 2014, una tragedia che Embiid ha detto in più occasioni lo aveva quasi portato a smettere di giocare a basket. Il figlio di 4 anni di Embiid si chiama Arthur.

  Santo cielo, dice la rivista The Ringer, proprio così: nel titolo – santo cielo, gli Ohlahoma Thunder forzano un numero osceno di palle perse nei loro avversari. Spiega Zach Kram nella sua analisi che l’aggiunta di Alex Caruso ha contribuito a trasformare questa squadra in una superpotenza”. Con un po’ di schemini nerd, dimostra come in tre partite di questa stagione, le prime cinque guardie ad affrontare Oklahoma City hanno totalizzato più palle perse che assist. [QUI]

  TITOLI

▥   The Athletic: “Jason Kelce scambia insulti omofobi con un fan dopo insulti a Travis e Taylor” – Travis Kelce, il tight end dei Kansas City Chiefs, ha iniziato a frequentare la star del pop Taylor Swift nel 2023.

▥   Washington Post: Come tenere in vita le persone nel posto più caldo della Terra” – Ogni estate, i turisti europei scendono nella Death Valley, seguendo le presunte orme di un famoso autore tedesco. È compito di una guardia forestale tenerli al sicuro.   Kent Babb ha scritto: Il ranger del parco Spencer Solomon aggancia il suo destriero, un SUV Ford bianco assegnatogli dal National Park Service, e scende nel parcheggio del Badwater Basin. Lo sportello aperto fa entrare una ventata di aria a 118 gradi. Tant, tutto ciò che supera i 115, dice, sembra uguale. Si raddrizza il cappello e si dirige verso le saline del Death Valley National Park, un luogo arido, troppo arido per la vita. Ci sono alcune decine di visitatori oggi, e Solomon — 35 anni, in forma, spalle ispessite da decenni di nuoto — saluta ognuno di loro, studiandone i volti e analizzandone le parole[QUI]

▥   The Athletic: La NBA sta consultando Steph Curry per cambiare il formato della prossima partita All-Star Game, in programma a San Francisco

FORMULA UNO

Che ci fa Leclerc su un caccia vestito da pilota in guerra

  C’è gente in giro che in mezzo ai plastici delle battaglie, con i soldatini schierati, ci sguazza. Pure sui giornali, forse l’avrete visto, è sempre pieno di mappe, mappette, arsenali, carri, fucili, disegnetti coi missili. In genere è opera di gente dai cinquant’anni in su. Primo: perché occupano militarmente i posti di lavoro. Secondo: perché tanto le guerre mica vanno a farle loro. Loro con i soldatini ci giocano. 

Questa febbre diffusa deve aver contagiato pure la redazione di L’Équipe, dove si sono chiesti come reagirebbe il corpo di un pilota di Formula 1 a bordo di un aereo da caccia. Non si sono limitati a domandarselo. Hanno chiesto a Charles Leclerc se pure lui per caso avesse di questi pensieri, e va’ a sapere che gli passa per la testa a Charles Leclerc. Invece di starsene qualche ora in più al simulatore, che magari ci scappa una vittoria, il monegasco ha lasciato per due giorni la Ferrari ed è salito a bordo di un caccia dell’aeronautica francese. È successo trentasei ore dopo il GP di Singapore. Lo hanno anche vestito di tutto punto, sul serio, sembra Top Gun, no, non il ciclista, sembra Tom Cruise in quel film. Evidentemente Leclerc sottovaluta il potere della teoria dell’alterazione di un comportamento: più è estrema l’alterazione, più finisce per causare quegli eventi. È la profezia che si autoadempie. 

Parentesi. Una volta un calciatore di Serie A si stava allenando a tirare palloni verso la porta da centrocampo. Lo scopo del gioco era colpire la traversa. Uno dello staff tecnico gli disse di smetterla subito, perché il cervello memorizza certi schemi meccanici e visivi: avrebbe finito per tirare contro la traversa anche durante la partita. Chiusa parentesi. 

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  TITOLI

▥   Corriere della sera: Il patto anti-Max premia Leclerc Poi la pioggia sconvolge i piani” – Qualifiche rinviate a oggi per maltempo. Nel mini-Gp Charles dietro alle McLaren

▥   Repubblica: Intervista a Trulli: «Ferrari veloce e più equilibrata merita il titolo» 

▥   La Stampa: Sua penalità Max. Verstappen rischia. Mondiale aperto F1 in Brasile: altri 5″ all’olandese, la Sprint a Norris. Leclerc terzo

IL CALCIO ITALIANO

L’aria ritrovata da Milan e Juventus

 

    Il Milan è tornato a vincere con una sofferenza del Diavolo, un primo tempo da brividi, scrive Carlos Passerini sul Corriere della sera. Resta per ora settimo, fuori dall’Europa: così non va. Nessuno può essere soddisfatto, a partire dalla proprietà dice con malcelata preoccupazione il giornale milanese. Ha deciso un colpo di testa di Reijnders ma è stato un lampo nel buio. Decisivo – scrive invece il CorriereMaignan, che con una parata strepitosa su Pereira sullo 0-0 salva i suoi e si lascia alle spalle la pessima serata col Napoli. Il Monza e Galliani sono un filo contrariati con l’arbitro per gol annullato sullo 0-0. 

Paulo Fonseca è ancora nel pentolone che i giornali di Milano hanno sistemato sul fornello a fuoco lento. Poche idee e confuse. Per lunghi tratti il Monza è sembrato il Milan, o meglio ciò che il Milan dovrebbe essere, nei piani di Fonseca, scrive ancora Carlos Passerini, mentre Daniele Dallera sempre sul Corriere della sera ha scritto che Leao dovrebbe giocare sempre nel Milan. Da qualche tempo a questa parte non accade, c’è da chiedersi il perché, visto che è il giocatore più forte, costoso e rappresentativo. È vero che Rafa non è quello dello scudetto e che il suo ciondolare svogliato è irritante: e Fonseca lo tratta da rincalzo. L’allenatore lo fa sedere in panchina e lo schiera in un secondo momento, immusonito e con la voglia, finora sedata, di una clamorosa ribellione: quella di non entrare, di non scattare sull’attenti alla chiamata tardiva del suo allenatore, libero di fare le sue scelte ma che, visti i risultati, non sono sempre apprezzate. E quella di inchiodare Leao alla panchina è la più discussa. Chissà se anche Fonseca capirà che l’operazione di risalita verso quella Champions che non può sfuggire, con Leao diventerebbe più facile. In effetti il concetto è lampante. Forse c’è qualcosa che non sappiamo. 

La Gazzetta ha dato 7 a Reijnders [il migliore] e 5 a Okafor [il peggiore]. Ma c’è un 7 anche per il meraviglioso Maignan. Segue aggiornamento sullo stadio di Milano, le cui vicende sono seguite con palpabile trasporto nel resto d’Italia.

 

La Juve ritorna in sé titola il Corriere della sera, definendo la squadra di Motta aggressiva, compatta e letale. In versione salgariana, Massimiliano Nerozzi ha scritto che non riaggredire, appena perso il pallone, è un po’ morire, nel calcio di Thiago Motta, e la Juve è tornata a farlo ieri a Udine, soprattutto nel primo tempo: i bianconeri parevano le tigri di Mompracem, per come s’avventavano sui friulani, dopo che mercoledì scorso invece, contro il Parma, avevano a lungo seguito il destino degli invasori inglesi, in balia dei pirati. La parte di Sandokan l’ha fatta Khephren Thuram, verticale e letale, con e senza palla, tagliando in due il centrocampo, e la difesa, dell’Udinese

Emanuele Gamba su Repubblica fa notare che “l’impalpabilità dell’Udinese ha dato di certo un bel contributo e le cose sono un poco cambiate dopo l’intervallo, quando Runjaic ha tolto i due giocatori, Lovric e Kabasele, risucchiati nel triangolo delle Bermude formato dalle combinazioni tra Yildiz e Thuram. Ma la Juve ha contribuito di più, perché un equilibrio simile non s’era ancora visto: la squadra è rimasta corta, mai troppo lontana dalla propria porta e nemmeno dall’altra (né troppo vicina, perché anche stare troppo addosso all’area altrui può essere un problema), ha imposto il ritmo (non altissimo) che desiderava, ha compensato con il senso collettivo a qualche defaillance individuale e con qualche guizzo individuale ha scombiccherato la monotonia del possesso palla

Ieri mattina negli editoriali era tutto un deserto, ma si sa come vanno le cose, i commenti nel calcio sono come le nuvole di De André, vanno, vengono, ogni tanto si fermano. Guglielmo Buccheri su La Stampa scrive che il calcio relazionale di Thiago è tornato, la partita con l’Udinese certifica la bontà del progetto: capita, non di rado, di vedere squadre rigettare ciò che viene loro trasmesso quando le prime difficoltà si mettono di traverso su un cammino nuovo, non è accaduto perché le idee di Thiago camminano sulle gambe dei suoi ragazzi e la tappa di ieri lo dimostra.

Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta si è entusiasmato decisamente meno, se non altro conserva prudenza e distacco. Scrive che contava vincere e quello è successo. Per il resto: La Juve ha mantenuto una presa ferrea sulla partita, ha impedito all’Udinese di sprigionare la sua fisicità. Siamo ancora in una fase interlocutoria, di transizione. Si intravede qualcosa: le fasce funzionano, certe linee di passaggio risultano prevedibili, ma, quando prenderanno velocità e automatizzazione, diventeranno irresistibili per molti avversari. Si è capito che dal talento di Yildiz non si può prescindere, e che Savona è un terzino molto interessante per tecnica e struttura.

 

  IL TELECO-SLALOM

LA MIRABOLANTE GUIDA ALLA GIORNATA

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    EUROGOL

INGHILTERRA

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Amorim allo United visto da Lisbona

Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, lo scrittore Gabriele Romagnoli getta uno sguardo sull’ingaggio di Rubén Amorim per la panchina del Manchester United, ma dall’altro versante. Dice che il calcio, come la Storia, viene sempre raccontato dal punto di vista dei più forti. Se una grande perde con una provinciale il tema è la sua crisi, non l’impresa dell’altra. E allora Romagnoli fa notare che soltanto la Premier, il campionato più ricco del mondo, consente di svuotare a torneo in corso la panchina altrui (era già successo con Potter dal Brighton al Chelsea). Basta pagare: in questo caso 11 milioni di euro. Un po’ come portare via la figlia al fattore che la stava maritando a quel bravo ragazzo del fornaio, con tutti gli invitati davanti alla chiesa vestiti bene, e darla al signorotto locale

È un aggiornamento del sistema. Già c’è questo mercato aperto tutto l’anno – continua Romagnoli – come neanche un mall a Dubai, trasferimenti a fine agosto, poi di nuovo a gennaio e via che si ricomincia. Le grandi continuano a rifarsi il trucco, le più piccole a colare rimmel e lacrime. Almeno i tifosi del Bologna hanno potuto aspettare la fine del campionato per piangere (si vedrà se rimpiangere) Motta, a quelli dello Sporting hanno staccato la presa e interrotto la musica mentre ballavano. Lo sport dovrebbe alludere a un’idea di giustizia, questa sembra la peggiore delle trasfigurazioni. Poi, certo, lo si racconta dal punto di vista della vicinanza. Accade in Portogallo, problema loro. Non fosse che, si dice, lo United aveva contattato Simone Inzaghi. E se domani il Saudi Newcastle scippasse Conte al Napoli mentre la città già apparecchia il quarto banchetto? Ci vuole sempre un trauma personale per accorgersi di come va il mondo

    SPAGNA

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I problemi di Carletto

Alla vigilia dell’incrocio luccicoso con il Milan, Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta racconta il periodo che sta attraversando il Real Madrid: Si sente maltrattato ed è in lotta con tutti, Liga, Federazione, Uefa, i vicini per il rumore dello stadio, ma Ancelotti ha altri problemi.  Valverde, Tchouameni e Camavinga sono diversi da Kroos. Jude Bellingham è marginale, lontano dalla porta. Un anno fa segnava a raffica, quest’anno deve correre e la cosa non gli aggrada più di tanto, anche perché è evidente che lo sforzo e la posizione (ultimamente sulla destra, quando era sempre stato altrove) contribuiscono al suo zero alla voce gol segnati. Lucas Vazquez non è Carvajal, e il ragazzino che con Alfredo Di Stefano mise la prima pietra a Valdebebas ha enormi qualità, dentro e fuori dal campo: difende, attacca e unisce la squadra. Il suo infortunio è un danno enorme.

 

PALAZZETTI E DINTORNI

LO ZECCHINO [DELLA PALLAVOLO] D’ORO

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Assunta Legnante voleva giocare a pallavolo

VOLEVO UN GATTO NERO   Colpo di scena. C’è stato un momento in cui Assunta Legnante voleva diventare una pallavolista. È l’atleta più medagliata nella storia dell’atletica leggera italiana. Avrà 50 anni ai Giochi di Los Angeles e ha detto che viole andarci perché non ha mai visto l’America, e neppure stavolta la vedrà, si è messa a ridere quando l’ha detto. Assunta Legnante ha vinto l’oro agli Europei indoor di getto del peso nell’atletica olimpica e due ori ai Giochi Paralimpici, con le sue mascherine super fashion. Eppure. Voleva giocare a pallavolo. Lo ha raccontato a Rachele Sangiuliano nell’intervista che apre l’ultimo numero del mensile Supervolley

«Non servono grandi cose, mi basta stare a casa a fare nulla, uscire con le persone con cui sto bene, guardare un film! Sono non vedente, lo so, ma io i film li guardo. Ho una passione per gli horror. Ho cominciato da piccola ad amare i film di Nightmare. In Nightmare i tre ragazzi avevano capito che nei sogni potevano fare di tutto e potevano anche sconfiggerlo. Così, ogni sera, andavo a letto con la speranza di sognarlo e sconfiggerlo!».

«Ero una di quelle che si allenavano contro il muro dopo aver visto i cartoni di Mimì Ayuhara prima e di Mila Azuki poi. A 13 anni ho fatto un provino per una squadra di Roma e mi hanno presa. A Frattamaggiore, in provincia di Napoli dove vivevo, non c’erano squadre. Purtroppo i miei genitori hanno deciso di non mandarmi, così giovane, a vivere lontano da casa. Tre giorni dopo quella delusione ho fatto i provini di atletica e ho iniziato un po’ tutte le discipline. Quando ho cominciato a praticarla seriamente è nato a Napoli il Centro Ester. Sarebbe stata l’occasione giusta per riprendere la mia carriera nel volley ma ormai stavo raccogliendo le prime soddisfazioni dall’atletica. Mi è rimasto questo rimpianto».

 L’ULTIMO SCROLL

LE GIOSTRE DELLA DOMENICA

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IL GIROTONDO VELISTI SCRITTORI

Sono tutti scrittori, questi velisti. Fra sette giorni parte la decima edizione della Vendée Globe, una regata per barche a vela che consiste in una circumnavigazione completa in solitario, senza possibilità di attracco o di assistenza esterna, arrivo e partenza dal porto francese Les Sables-d’Olonne, in Vandea. Non solo in Francia sono annunciati in uscita trenta libri sulle regate oceaniche, abbastanza normale per una corsa leggendaria che come i Giochi Olimpici si svolge solo ogni quattro anni spiega L’Équipe; la cosa che più sorprende è che 12 dei 40 velisti al via sono sugli scaffali. Quattro anni fa solo Fabrice Amedeo e Damien Seguin avevano pubblicato un libro prima della partenza. Stavolta abbondano, e si va dal più anziano Jean Le Cam [65 anni] alla sua quinta Vendée, fino al debuttante Benjamin Ferre [34]. Isabelle Fortis,  vicedirettrice generale della Glenat, pure lei in uscita con un libro, dice che pubblicare è un modo di comunicare, non c’è niente di strano che scrivano tutti, perché la Vendée Globe affascina il pubblico. Sì, ma non vi distraete in mezzo al mare, per favore. 

LO SCIVOLO    Adam Siao Him Fa lo ha rifatto. Era solo ottavo dopo il programma nel corto, al termine della prima giornata del Grand Prix di Francia di pattinaggio artistico. Nel libero ha rimontato e ha vinto, proprio come era successo a marzo ai Mondiali, quando era risalito dal 19esimo posto fino al bronzo. Alla fine è scoppiato a ridere e si è arreso all’idea che questa cosa diventerà una specie di etichetta. Quello che rimonta. Gli hanno dato una mano gli avversari, come sempre succede quando uno arriva da dietro e supera, supera, supera. Il punteggio totale di 246,58 resta anni luce lontano dal record fatto registrare l’anno scorso su questo stesso ghiaccio angioino [306,78].

 

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