Così è finita l’età dell’oro toccata in sorte e in dono al tennis, arrivata quasi a sorpresa, quando Roger Federer aveva finalmente sbloccato il livello Slam e intorno a lui, negli immediati paraggi, il panorama pareva sgombro di rivali veri. Fra l’estate del 2003 e l’estate del 2006, aveva giocato e vinto sette finali di Slam contro sei avversari differenti: Mark Philippoussis, Marat Safin, Lleyton Hewitt, Andre Agassi, Marcos Baghdatis, due volte Andy Roddick. Nel luglio del 2006 avrebbe vinto l’ottavo a Wimbledon contro un settimo antagonista nuovo, Rafa Nadal, ma quel ragazzino vestito con uno smanicato e un pinocchietto lo aveva battuto il mese prima nel match per il titolo al Roland-Garros. A settembre dello stesso anno sarebbe arrivata la prima finale Slam della sua storia contro Novak Djokovic, pure quella portata a casa. E poi è successo.
I tre sono diventati dello stesso livello, una volta stava meglio uno, una volta stava meglio l’altro. Ancora fino all’estate del 2014 Roger ha perso finali di Slam solo contro Nadal, con l’eccezione di un Del Potro newyorchese nel 2009. È stata l’ascesa di Djokovic a trasformare un duello [Roger vs Rafa] in una età dell’oro: Novak 24 titoli, Nadal 22, Federer 20. Se non fossero mai nati gli altri due, Federer avrebbe vinto 10 Slam in più, Nadal 7, Djokovic 6. Se Roger e Rafa ne hanno lasciata solo una a testa a rivali fuori dal circolo [Del Potro-Federer a US Open 2009, Wawrinka-Nadal a Melbourne 2014], Novak è quello che più spesso si è lasciato battere da chi non era fra i Tre Re Maghi: due volte Murray [NY 2012, Wimbledon 2013], due volte Wawrinka [Parigi 2015, NY 2016], una da Medvedev [NY 2021], due da Alcaraz [Wimbledon 2023 e 2024].
Così è finita l’età dell’oro, con un ultimo Djokovic vs Nadal sul campo di un Paese senza tradizione, quell’Arabia Saudita che ha avuto il suo miglior giocatore della storia in Fahad Al Saad, numero 1.303 al mondo nell’ottobre di vent’anni fa. È finita con un contrappasso, l’interruttore di tanta luce brillata così a lungo è stato spento per sempre in un match fantasma, un’esibizione, un match che per le statistiche non esiste e non esisterà mai, una partita contro natura, la finale per il terzo posto in uno sport che non ne ha previste mai. Il 61esimo capitolo della partita più vista nella storia di questo sport aveva tutto per non dover essere visto mai. È stata una bonus track, ma come ce la siamo giocata male. “Un epilogo distorto“ lo definisce Alejandro Ciriza su El Pais, in Spagna
Juan Gutiérrez su Diario AS scrive stamattina che lo scenario non è stato il più illustre. È stato uno spettacolo montato sui petrodollari. L’annuncio del ritiro di Nadal ha trasformato Riad in un evento carico di nostalgia, in un omaggio. “Nessuna delle ultime partite, nemmeno quella ai Giochi di Parigi, avrà una grande rilevanza a lungo termine, perché veramente importanti sono stati è i 18 anni di rivalità epica. Sessanta partite che hanno segnato un’epoca nella storia del tennis, nella storia dello sport, che hanno obbligato entrambi a superarsi”.
Rubén Rodríguez su El Confidencial ha scritto che “i tre migliori giocatori della storia si sono concentrati nella stessa generazione e hanno regalato partite leggendarie che saranno ricordate in tutta la storia. Ora che smettono, potranno essere anche amici?”.
E ADESSO LORO. SINNER VS ALCARAZ
È questo il modo in cui finisce un mondo. Non già con uno schianto ma con un fruscio di denaro. Forse questo volevano i sauditi che possono prendersi tutto quello che desiderano, forse questo volevano, una finale per il terzo posto che fosse Amarcord e una finale per il primo posto che fosse Una Finestra sul Cortile. Il tennis che è stato e il tennis che è già. Anche codesto Sinner vs Alcaraz non apparirà nei conteggi ufficiali, sarà un asterisco che aggiungeremo ogni volta ai conteggi, soprattutto perché l’asterisco è di colore azzurro. Alcaraz era scappato verso una quarta vittoria consecutiva nel 2024 contro il numero uno. Dopo aver gettato via un vantaggio di 4-1 nel set di apertura per perderlo al tie-break, Sinner ha anche visto lo spagnolo pareggiare il secondo set sul 3-3 da 3-1. Poi ha tolto il servizio a Carlitos altre due volte e nel terzo set non ha mai dovuto fronteggiare una palla-break, lungo la strada di una vittoria in rimonta. Discorso di Sinner: «Mi sveglio la mattina cercando di capire come batterlo. Questo tipo di rivalità spinge i giocatori oltre i limiti. Ma il motivo per cui siamo venuti qui – ha detto – era per mostrarvi cosa è il tennis. A volte può essere lungo, come oggi. Spero che vi siate divertiti». Alcaraz ha commesso un doppio fallo sulla palla-break nell’ottavo gioco del terzo set, spianando la strada a Sinner, definito da Vincenzo Martucci sul Messaggero “l’indiscusso numero 1 del tennis”.
Sei poco italiano se non fai ammuina. La tesi di Wilander su Jannik Sinner
Seguendo quelle misteriose vie che ci riempiono di informazioni a proposito di quale sia la rosa più preziosa [clicca qui per saperlo], quali calciatori si sono valutati di più nell’ultimo anno [clicca qui per scoprirlo], chi sono i 20 mediani di spinta dallo stipendio più alto [clicca qui, basta che clicchi qui], stamattina si apprende dalla Gazzetta che Sinner ha già guadagnato 16,6 milioni e vede il record. Segue dettaglio dettagliatissimo. Bene. Non è ancora abbastanza chiaro perché questo genere di resoconti siano diventati ormai una prassi, ci sarà qualcuno che a sentir parlare di soldi vive uno stato di euforia, per fortuna non siamo tutti uguali e forse a qualcuno interessa davvero leggere che se Sinner “dovesse centrare entrambi gli obiettivi”, cioè Parigi Bercy e il Masters di Torino, “arriverebbe a 21,85 milioni in una sola stagione, in attesa di conoscere l’ammontare dei bonus pool di fine anno”. Fantastico. Scendiamo in strada a fare caroselli.
Di tutta questa Arabia che ci circonda e ci riempie le tasche come se fossimo in una canzone di Emis Killa, stamattina scrive Gabriele Romagnoli nella sua rubrica domenicale per Repubblica, riunendo Roberto Mancini che tratta la buonuscita per farsi cacciare da cittì, Daniil Medvedev che ha incassato 21mila dollari per ogni minuto giocato contro Sinner, Cristiano Ronaldo che guadagna 200 milioni di dollari ma come Pippo Pippo non lo sa “che ormai i video più visti sono quelli dei suoi sbagli e non quelli delle sue prodezze”. Romagnoli dice allora che “c’è una tristezza da tintoria ferragostana nello sportswashing saudita: l’aria ha un odore chimico, le lavatrici girano, gli abiti scorrono appesi sugli appositi sostegni, ma dentro non c’è niente, non un’anima. Nelle partite di campionato la sola cosa bella sono gli stadi. Questo Six Kings (impropriamente chiamato slam) assomiglia a un reality, in cui una regia ha scelto i concorrenti (la superlega del tennis) e deciso le eliminazioni, per arrivare alla stessa finale che (Tas permettendo) vedremo negli anni degli anni a venire. Più che trattamento di pulizia per un regime sembra una forma di doping economico per chi si sottomette. Aumenta le diseguaglianze, dà a chi già di più ha ricevuto. Quel che non torna è che proprio questi, i re, siano disposti a farsi vedere nudi”.