Quanto manca Kroos al Real Madrid

  La Champions

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Il calcio si diverte. Neppure ventiquattr’ore dopo la lamentazione e le preoccupazioni sull’allargamento del torneo, la media gol che cresce, le goleade che piovono dal cielo, capitano fra capo e collo le sconfitte del Real Madrid e del Bayern Monaco, una sul campo della quarta classifica di Francia, l’altra in uno stadio inglese che non vedeva la Coppa dei Campioni da 41 anni. Sono rimaste in sette in testa alla classifica della Champions XXL a punteggio pieno, sei appartengono alla crema del ranking: due inglesi, due tedesche, una francese, un’italiana. Ma la francese è una debuttante [il Brest], una delle tedesche è la squadra che non aveva mai vinto la Bundesliga fino all’estate scorsa [Bayer Leverkusen]. La settima in testa viene dal mondo dei Minions, sebbene si tratti di Minions di un certo livello, i portoghesi del Benfica. E la Spagna non c’è. Insomma. Qui non è che impazziamo per la proliferazione di partite da girone, ma col giudizio sospeso, in attesa di capire, qualche segno di dinamismo si coglie. Sono solo due giornate, un campione meno che esiguo, la batteria della fase campionato si è scaricata del 20 percento, ma le prime 4 del ranking UEFA [Manchester City, Bayern, Real Madrid, PSG] non sono in testa. Se il girone finisse oggi – ma è un giochino, eh – cinque delle 12 squadre eliminate apparterrebbero ai cinque paesi dell’élite. Sintesi: non è ancora il momento dei giudizi e delle analisi, vediamo prima come va. 

 

Memorabili serate

  Trentasei partite senza sconfitte si sono chiuse nel nord della Francia, il famoso posto dove secondo il famoso film si piange due volte, quando arrivi e quando te ne vai. Epitaffio del mercoledì sera: qui piange il Real. Non perdeva dal 18 febbraio scorso, 2-4 ai rigori contro l’Atlético Madrid in Coppa del Re. L’allenatore dei francesi Bruno Genesio si mette sul capo quella che L’Équipe chiama la tripla corona, o forse dovremmo dirla la tripla decapitazione, Carlo Ancelotti battuto dopo Pep Guardiola e José Mourinho. Ne avrà di cose da dire accanto al camino ai nipoti, sempre che nella casa di Bruno Genesio ci sia un camino. La vittoria più bella nella storia del club, titola sempre il quotidiano sportivo francese, mentre Le Parisien dice che i Galattici sono a Lille. Come si fa a non cogliere un messaggio mandato pure al PSG?

Lo stadio Pierre-Mauroy di Lille, racconta il giornale della capitale, è caduto nell’irrazionale, nell’ebbrezza di certe indimenticabili serate di Champions League, nell’estasi delle imprese più clamorose. Una delle più grandi imprese del calcio francese degli ultimi anni.  Ed è stato un ritorno infelice di Mbappé nella sua Francia, la prima volta nel suo paese da avversario, un ritorno frustrante lo definisce L’Équipe. Ha toccato 17 palloni, di cui uno solo nell’area del Lille, non ha tirato mai in porta. Come se si fosse frenato. È rientrato dieci giorni dopo l’infortunio, molto prima delle tre settimane di riposo fissate dai medici, e adesso – sottolinea il giornale – a Madrid preferirebbero che approfittasse della sosta per le Nazionali per rigenerarsi e completare il la terapia. I dirigenti del Real trasmettono regolarmente messaggi, indiretti ma comprensibili, ai loro giocatori internazionali affinché si prendano cura di sé stessi. E stamattina molti penseranno che Mbappé abbia bisogno di tirare il fiato.

Avrà bisogno di prender fiato anche Ancelotti. I risultati erano stati il magnifico tappeto sotto cui nascondere la polvere di prestazioni deludenti. Il risultato sta al gioco del calcio come i biglietti venduti al botteghino stanno a una performance. Ora, dice Marca in una controcronaca, la diagnosi è chiara: il migliore in campo è stato Kroos. Nel senso che Kroos a questa squadra manca tantissimo. Il tedesco faceva giocare il Real Madrid come giocano gli angeli. Ancelotti sapeva fin da maggio che sarebbe potuto succedere. La dura realtà è questa: il centrocampo non funziona. Il ritiro di Kroos – scrive Juan Ignacio Garcia Ochoa – ha spaccato la squadra. Il Real ha la palla, ma non ha gioco, né lucidità, né armonia. Kroos aveva detto che se ne sarebbe andato al culmine della sua carriera e così ha fatto. Non esiste alcun sostituto possibile. Al Real manca il calcio e senza Kroos si è messo più che mai in mano a Vinicius e Mbappé. Non è poco, ma vedremo se basterà.

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