C’è gente che in Germania non l’ha presa bene. Del resto c’è gente che non prende bene quasi mai niente. Jürgen Klopp va a lavorare per Red Bull e c’è uno stuolo di sopraccigli che si alzano, da annichilire Carlo Ancelotti.
Deutsche Welle lo dice più chiaramente di chiunque altro in Germania. “Klopp è famoso per essere il volto di molti marchi, ma la sua carriera da allenatore è stata trascorsa con club tradizionali che si oppongono a tutto ciò che rappresenta la Red Bull”. I suoi club sì, in effetti lui molto meno. Qualche anno fa disse: «So quanto l’idea del Lipsia sia criticata dai tradizionalisti del calcio. Anch’io sono un tradizionalista. Tuttavia, penso che il Lipsia non abbia tolto nulla ai club tradizionali. Hanno solo intrapreso una nuova strada. All’inizio, nella terza o quarta divisione, il denaro giocava un ruolo importante. Ma ora non hanno più soldi di nessun altro club della Bundesliga. Si qualificano per la Champions League e ne hanno grazie a questo. Il loro budget per gli stipendi non è più alto di quello del Dortmund o del Bayern».
Die Zeit parla di “un colpo di stato. Per l’azienda, per i club, ma soprattutto per lui. È una vera sfida”, ma nel pezzo non c’è un tono indignato, anzi. “Ci sono decisioni nella vita che sembrano sbagliate a prima vista e altre che sembrano sbagliate a una seconda occhiata. Di solito rimangono tali. E poi ci sono decisioni nella vita di cui sai subito: qui qualcuno ha pensato a qualcosa, qui qualcuno sta facendo un grande passo, qui sta accadendo qualcosa di eccezionale”.
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Klopp sarà il volto di una lattina, dice Die Zeit nel titolo riconoscendo comunque “una rottura culturale che ha ragioni plausibili dal punto di vista di Klopp”. Ma la Frakfurter Allgemeine Zeitung illumina la scena con un altro punto di vista. È vero che Klopp associa il suo nome a un brand forte e dall’identità chiara, ma è pure vero il contrario, insomma siamo dentro una storia in cui “un marchio incontra un altro marchio” e alla fine, scrive la FAZ, “potrebbe essere una soluzione migliore di quanto la maggior parte della gente pensi”. In sintesi: boh, vediamo. Che sta diventando sempre più spesso il miglior editoriale possibile.
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TITOLI
▥ RED BULL E LOUIS VUITTON FARANNO UN ANTI-PSG
L’Équipe: “Rivoluzione per il Paris FC: il club verrà ceduto alla famiglia Arnault e alla Red Bull” – La squadra sta per cambiare azionista di maggioranza e per trasferirsi in un’altra dimensione con l’arrivo dei proprietari di LVMH e del famoso marchio di bevande energetiche. ➔ Arnaud Hermant e Laurent Grandcolas scrivono: “Il calcio parigino vivrà una rivoluzione. E più in generale il calcio francese nel suo insieme. L’annuncio ufficiale concluderà un processo in corso da diversi mesi. Pierre Ferracci, presidente e azionista di maggioranza del club parigino, sta preparando la successione con l’obiettivo di lasciare la sua creatura in buone mani. L’imprenditore manterrà circa il 30% del capitale fino al 2027, data in cui prevede di uscire del tutto. La Red Bull prenderà quasi il 15% e la famiglia Arnault, il cui patrimonio è stato stimato in 190 miliardi di euro a luglio dalla rivista Challenges, diventerà l’azionista di maggioranza del club, al 55-56%, in attesa di riacquistare le azioni Ferracci in tre anni. Chi dice famiglia Arnault inevitabilmente dice LVMH, gruppo globale del lusso, ma l’impegno per il Paris FC sarà a titolo personale tramite una delle loro holding. Il gruppo LVMH potrebbe però sponsorizzare in futuro il club in un modo o nell’altro.