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«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

  VITE OLIMPICHE

La collaborazione silenziosa tra i paralimpici e le loro guide

Mestiere: guida. Il rally li chiama da sempre navigatori, nei modi di dire in Italia stanno di fianco ai santi e ai poeti. Sono navigatori anche adesso che siamo nell’età digitale, quando le cartine non si sfogliano, ma si scaricano, anzi si downloadano. 

Fra i secondi che affollano lo sport sono i più ortodossi. Stanno al servizio, e basta. Sul loro sedile. Senza svolazzi, senza nessuna possibilità di far le scarpe al capitano, come ogni tanto succede fra gregari e leader nel ciclismo. Qualche anno fa, Franco Esposito e Dario Torromeo hanno pubblicato un libro dedicato alle spalle dal titolo Dentro i secondi (Absolutely Free) e nella prefazione Emanuela Audisio scrisse che “i Sancho Panza sono oscuri, invisibili, ma fondamentali. Sono compagni di vita e di avventura che non si lasciano disarcionare. E che permettono di cavalcare i sogni. Ognuno ha il suo motivo conscio o inconscio per essere scudiero e non cavaliere. Per dare agli altri invece di trattenere per se stesso. E per non fare parte del lato A. Forse è un’assenza di vanità, troppo poco amor proprio o eccessiva consapevolezza”. 

Il calcio assegna il compito ai mediani, il canottaggio si affida ai timonieri. sul ring ci sono gli sparring partner, nell’atletica i record si battono ancora con le lepri, sebbene le lucette verdi a bordo pista stiano cancellando posti di lavoro, e del resto ci sono mestieri che gli italiani non vogliono fare più. Hollywood impiegò otto anni di storia degli Oscar per accorgersi che meritavano una statuetta l’attore e l’attrice non protagonista, ma oggi i cameo al cinema sono colpi di tacco di cui vantarsi quanto un grande ruolo. Qualche anno fa su questa storia ci siamo appassionati più diffusamente

Eppure, da quel resoconto erano rimaste fuori le figure che in questi giorni sono in tv quando appare la para atletica. Mestiere: guida. Gli assistenti.


CARNET  COSA SUCCEDE

La giornata-6 delle Paralimpiadi si è aperta con la Cina in testa al medagliere, 43 ori e 87 medaglie complessive, davanti a un movimento britannico da 29 ori e 54 podi, terzi gli USA con 13 ori e 42 medaglie in tutto. Il Brasile rimane in quarta posizione, l’Italia è salita nel G-8 con 8 ori e 28 medaglie. 

Gli USA stanno celebrando le loro prime storiche medaglie nel badminton e allo stesso tempo il maggior numero di medaglie di para triathlon nella storia dell’evento, con 8 podi nello stesso giorno e con Hailey Danz, Chris Hammer e Grace Norman d’oro. Nell’atletica sono caduti il record mondiale nei 1500 metri femminili T11, stabilito da Yayesh Gate Tesfaw dell’Etiopia; quello del lancio del disco maschile F56 con Claudiney Batista dos Santos del Brasile [46,86] e quello del getto del peso maschile F41 con Bobirjon Omonov dell’Uzbekistan [14,32]. 

[QUI le classificazioni funzionali dell’atletica leggera]


VITE OLIMPICHE.. 

Un nuovo attacco del Telegraph a Valentina Petrillo

Un momento storico l’ha fissato Valentina Petrillo, diventata la prima atleta transgender a prender parte a una Paralimpiade. Ieri ha corso la batteria dei 400 metri ipovedenti in mattinata e in serata la semifinale, dove ha battuto il suo primato personale [57.58] senza qualificarsi però per la finale di stasera. Valentina Petrillo è stata di quasi tre secondi più lenta del miglior tempo della cubana Elias Durand. Non lo ricorderà nessuno la prossima volta che verrà voglia di parlare della presunta supremazia dei corpi nati maschili e che hanno attraversato la pubertà eccetera eccetera. Magari succederà per una medaglia nei 200 metri. 

Puntuale come una zanzara nelle paludi dell’agro-pontino, spunta il pezzo sul Telegraph di Oliver Brown, la firma più conservatrice del giornale conservatore. Stamattina alle 7 era il secondo pezzo nelle gerarchie di lettura online. Con il suo stile, Brown scrive che Valentina Petrillo si è sciolta in lacrime per non essere riuscita a qualificarsi per la finale, ma non ha espresso alcuna emozione per le atlete escluse dalla sorprendente decisione di consentire a un maschio biologico di 51 anni di gareggiare contro le donne

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Brown ricorda che l’autrice J.K. Rowling ha definito il padre di due figli un imbroglione per aver partecipato a un evento femminile sul più grande palcoscenico mondiale, nonostante avesse gareggiato fino all’età di 45 anni come uomo. Nonostante il coro di condanne – continua Brown – Petrillo ha descritto questa esperienza paralimpica come un trionfo dell’inclusione, con World Para Athletics che ha permesso a questa situazione di materializzarsi attraverso la sua insistenza sul fatto che la femminilità possa essere definita da uno status legale o da un passaporto.

È questo uno degli argomenti più falsi e strumentali utilizzati da chi contrasta la partecipazione transgender alle gare femminili. A Valentina Petrillo non basta presentare la carta d’identità per gareggiare. Valentina Petrillo ha dovuto tenere per 12 mesi il suo testosterone sotto la soglia dei 5 nanomoli per litro. 

Il Telegraph continua: Petrillo ha fatto del male a Lorraine Gomes de Aguiar, una brasiliana di 27 anni a cui da bambina è stato rimosso il bulbo oculare sinistro a causa di un raro cancro alla retina. L’estate scorsa ha perso una medaglia ai Mondiali a causa della partecipazione di Petrillo. Stavolta è stata nuovamente relegata allo status di perdente, perché le è stata negata la possibilità unica nella vita di qualificarsi per una semifinale paralimpica da qualcuno che si identifica come un papà trans. Con l’intenzione di portare un argomento a sostegno della sua tesi, Brown si dà alla fine la classica zappa sui piedi, quando scrive che Petrillo non sarebbe stato neanche vicino a partecipare a questa gara se fosse nell’atletica maschile. Basta guardare il tempo della sua semifinale, 57,58 secondi, il suo record personale, tuttavia ancora oltre 3 secondi e mezzo distante dallo standard minimo di qualificazione alle Paralimpiadi per gli uomini di 54.00

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È un ragionamento davvero bizzarro, si direbbe sconclusionato. Brown crede di provare chissà che cosa, dimostrando invece solo che il tempo corso da Valentina Petrillo dopo la transizione è molto più lento del minimo tempo chiesto agli uomini. Ma è un’ovvietà. È anzi la prova che dopo la transizione le sue ex facoltà fisiche maschili hanno trovato davvero un diverso equilibrio. Sarebbe una tesi a sostegno della sua tesi se Valentina Petrillo avesse corso i 400 metri in 53 secondi, non in 57.58. La cubana Elias Durand, miglior crono fra le semifinaliste, ha un personale di 51.77. Quasi sei secondi più veloce di Valentina Petrillo. Il raggio di 6 secondi sui 400 metri, in campo olimpico, misura la distanza fra la numero 1 al mondo e la numero 771. Seguendo i pregiudizi di Brown, ci sono donne [alle Paralimpiadi almeno quattro] che corrono molto più velocemente di un uomo. Sarebbe straordinario: meriterebbero loro tanta attenzione, non Valentina Petrillo, per giunta un imbroglione. Come si faccia a non vedere tutto questo, rimane un mistero. O forse basta chiamarla ideologia. 

Corriere della sera: Bortuzzo, il bronzo della rinascita «Tante volte ho pensato di mollare»” – L’azzurro sul podio dei 100 rana: «È la prima volta che vinco qualcosa, è bellissimo»

Corriere della sera: Tripletta d’oro nel nuoto, Barlaam da record


La dura fatica di seguire queste Paralimpiadi

Nella sua newsletter Parì, il Post fa notare in effetti una cosa strana: A queste Paralimpiadi – si legge – l’unica cosa che si può fare è accendere Rai 2 e guardare quello che propone il canale in quel momento. La programmazione dà priorità alle gare degli italiani, con la conseguenza che fin qui per la maggior parte del tempo si sono visti quasi sempre gli stessi sport (quelli in cui l’Italia va meglio, e anche quando non c’erano in gara italiani). Altri come basket e rugby in carrozzina si sono visti poco, e altri ancora per niente, come la boccia e il goalball. In teoria la copertura della Rai prevederebbe anche Rai Sport, ma almeno finora è stato usato poco e quasi solo nei momenti in cui si interrompevano le gare su Rai 2 per il telegiornale: per il resto delle giornate sul canale sono andate in onda competizioni di rilevanza molto minore rispetto alle Paralimpiadi, o addirittura repliche degli Europei di calcio

C’è un altro aspetto interessante. Anche la copertura sui social network – sottolinea Parì del Post –  che era stata ampia durante le Olimpiadi, è ridotta: la Rai non pubblica video delle gare o delle interviste sui propri canali social, e questo limita la circolazione dei contenuti e di conseguenza l’attenzione di chi non vede direttamente le gare. Una buona idea per sopperire a questa mancanza è seguire i profili ufficiali delle Paralimpiadi, che invece sono molto attivi (anche se alcuni contenuti video non si possono vedere, probabilmente proprio per via degli accordi con la Rai). Eurosport non ha spiegato perché non abbia comprato i diritti per trasmettere anche le Paralimpiadi.

EUROGOL

La difficile gestione di Mbappé

Non sai mai come prenderlo, Kylian Mbappé. Certe volte non vorrebbe fermarsi mai. Va ai Mondiali in Qatar, arriva in finale, giganteggia, torna al PSG e dice che preferisce di no, non gli va di riposare, pochi giorni di vacanze e si presenta al campo d’allenamento. Erano ancora giorni di idillio. Oppure al contrario salta una partita dietro l’altra, certo non per una decisione direttamente sua, l’anno scorso ne ha mancate diverse, dal 17 febbraio ha giocato titolare una volta su due in Ligue 1, quando aveva deciso di non rinnovare il contratto e Luis Enrique stava cominciando a dare un volto alla squadra senza di lui. Nelle tre stagioni precedenti, quelle post-Covid, ha giocato 61 partite (2020-2021), 55 (2021-2022) e 56 (2022-2023) con un’efficienza proporzionale [46 gol, 49 e 54]. 

È sempre poco chiara la gestione del riposo di Mbappé. Dopo gli Europei avrebbe voluto affacciarsi pure alle Olimpiadi, il Real Madrid lo lo ha fermato. Così, alla vigilia di questa finestra internazionale di Nations League che mette subito la Francia davanti all’Italia, il cittì Deschamps ha fatto una telefonata ad Antonio Pintus, il preparatore atletico di Ancelotti che faceva parte del suo stesso staff quando era allenatore al Monaco, alla Juventus e al Marsiglia. Anto’, fa caldo: visto che nel calcio decidete tutto voi club, io con Mbappé come mi devo regolare?

Kikì non ha fatto preparazione estiva, sarà una stagione impegnativa, così scrive L’Équipe che stamattina si occupa della faccenda. Probabilmente avrà bisogno ogni tanto di un po’ di ossigeno, in una stagione lunga che lo attende, ricca di partite, una più importante dell’altra, a livello di club e di nazionale, accompagnato da aspettative sempre più eccessive e obiettivi sempre più alti

Prima della Supercoppa europea contro l’Atalanta, Mbappé si è allenato 4 giorni in tutto. Per il momento non ha mai mostrato il minimo segno di stanchezza o di usura, ma nel prosieguo della stagione si porrà inevitabilmente la questione della sua condizione fisica. Si porrà, come scrive Damien Degorre perché Mbappé ha la cattiva abitudine di ascoltare solo i propri desideri

In privato confida a chi gli sta vicino che sente la forza atletica tornare, con la consapevolezza di doversi adattarsi a un nuovo stile di gioco. Deschamps ha detto che pure nelle due partite in cui è rimasto senza gol l’ha visto muoversi bene, cercare la profondità, l’ha visto con la testa e il corpo dentro il lavoro. Mbappé non può neppure permettersi di immaginare che presto sarà Natale [fra una cinquantina di giorni partono gli spot dei panettoni], perché l’ultima giornata della Liga è in programma nel fine settimana del 22 dicembre ma la Supercoppa spagnola va in scena l’8 gennaio in Arabia Saudita. Né può fare la stecca sulla parete per contare i giorni che lo separano dalla prossima estate, giacché la prossima estate ci sono i Mondiali per club dal 15 giugno al 13 luglio. 

Il Real Mbappé però non si vede ancora e lo sottolinea con un editoriale assai brusco Julián Ruiz su El Mundo. Scrive che il Real ha battuto il Betis perché ha mostrato coraggio e forza ma non sa giocare a calcio a causa della grandezza del suo allenatore. Ancora una volta, la qualità dei giocatori ha reso possibile una partita che si era complicata contro un avversario pignolo. Ruiz dice di essere stato imbarazzato dal vedere Ceballos titolare, perché il Real Madrid non può tollerare di ammettere di aver bisogno di ingaggiare un giocatore. Ha un complesso di superiorità. La Casa Bianca pecca di un’arroganza insopportabile. Pensava con Mbappé di essere al completo. Invece è chiara l’assenza di un centrocampista che giochi e metta ordine, l’assenza di un difensore  Anziché produrre orgoglio, certe volte l’arroganza produce insoddisfazione e due buchi molto pericolosi nella squadra. Con la complicità di Ancelotti, che ingoia l’impossibile. Ci sono stati minuti in cui il Betis ha fatto girare la testa al Real Madrid. È facile. Il Real è una squadra che non sa pressare e con la vecchia scuola italiana del contropiede dimentica che il calcio è un gioco nel quale non  si raggiunge la perfezione se una squadra non resta corta. È patetico quando, per far uscire la palla da dietro o per accelerare il gioco, ogni giocatore del Real si nasconde e i sono ad almeno 15 metri da chi porta la palla. Tutti i bravi allenatori chiedono alla propria squadra in fase di possesso di portare almeno tre o quattro persone vicine al conduttore di palla. E bisogna ricordare ad Ancelotti che i grandi nomi non fanno vincere né fanno gol. È possibile che l’ansia, il nervosismo, la fretta di segnare o di dimostrare di essere un fenomeno, abbiano tradito Mbappé. Aver segnato dovrebbe rilassarlo. Solo per pochi minuti decisivi è finalmente apparso il Real Mbappé, come se volesse dimostrare di esistere davvero.  

Questo è il quadro intorno a Kiki, alla vigilia della partita con l’Italia. Sintesi di Deschamps con un sospiro: «Saremo attenti a Kylian e a tutti gli altri». I titoli dei giornali sono già dietro l’angolo che aspettano. Se uno di questi mammasantissima si fa male durante ‘sti giorni, scatta implacabile il virus FIFA [va bene anche se sono partite UEFA]. Eh sì, i calciatori si fanno male perché c’è questa finestra delle Nazionali, mica per le altre 60 partite che accumulano durante l’anno, lo sappiamo tutti, no?

IL CALCIO IN ITALIA

È stata tua la colpa, e allora adesso che vuoi

Mea culpatitola il Corriere della sera dopo le parole di Luciano Spalletti per il ritorno della Nazionale dopo la precoce eliminazione agli Europei: venerdì la partita con la Francia. «Ho passato un’estate bruttissima». Il Corriere sospira: Adesso meno schemi e più leggerezza

Luciano Spalletti è il cittì sul conto del quale abbiamo prima letto grossi elogi per aver contrastato i rischi della distrazione eliminando le playstation dalle stanze dei calciatori, e un mese dopo grosse critiche per aver eliminato la possibilità di una distrazione con la playstation dalle stanze dei calciatori. È il cittì molto elogiato per aver portato a Coverciano cinque numeri 10 del passato che come Buffon, come Vialli, sono un modello, uno stimolo, portano motivazioni …. [spazio bianco a piacere per aggiungere altro] e molto criticato un mese dopo per aver portato a Coverciano cinque numeri 10 del passato che con le loro ombre e la loro personalità hanno tuttavia schiacciato un gruppo fragile che … [spazio bianco per proseguire la frase]. 

Gabriele Gravina salvò il suo mandato con l’Europeo di Mancini, rimase in sella dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2022 aggrappandosi e trattenendo il suo cittì che voleva andarsene, si è aggrappato al picco di popolarità di Spalletti quando dopo le dimissioni di Mancini a Ferragosto qualcuno poteva chiedergli conto della gestione del caso. Ora però Gravina ha altri pensieri. No, non le riforme e la qualificazione ai Mondiali. Le prossime elezioni. La popolarità di Spalletti non è più funzionale. È appannata. Ci mancherebbe che non sia a rischio la panchina. La Stampa stamattina parla esplicitamente di esame in Nations League. Una Figc dentro al suo semestre bianco non può, per galateo, prendere decisioni drastiche: il voto si avvicina, occorre prudenza e chi meglio di Gravina lo sa. Francia e Israele, venerdì e lunedì prossimo, diventeranno, però, più di due partite della Nations League: più del risultato conterà il modo di stare in campo dei nostri azzurri. A marzo si gioca per le qualificazioni al Mondiale 2026, se Spalletti non darà segnali di vita immediati, semestre bianco o no, il suo destino azzurro si metterebbe molto male. Allegri, Pioli, Ranieri: il tris per il dopo è già in campo. Entro novembre ne sapremo di più

In effetti ne sappiamo già abbastanza, se la medesima ricostruzione appare sul Corriere dello sport-stadio, firmata da Fabrizio Patania. Ci sono state ore e momenti – scrive – in cui il presidente Gravina, ribadendo la fiducia come ogni dirigente consumato, ha valutato qualsiasi scenario, compreso quello del divorzio anticipato se Spalletti avesse mostrato dei tentennamenti. Max Allegri, dopo la separazione dalla Juve, si gode il sole ai Bagni Fiume di Livorno: sarebbe un candidato naturale, scontato per caratteristiche, esperienza e completezza. Piacciono la sobrietà e la misura di Stefano Pioli, campione d’Italia con il Milan, deciso ad aspettare la chiamata giusta dopo essere stato a un passo dalla panchina dell’Al-Ittihad di Benzema: curioso, forse solo una coincidenza, che il suo trasferimento in Saudi Pro League sia saltato i primi giorni di luglio. Venerdì al Parco dei Principi e lunedì prossimo a Budapest dovrà essere la miglior Italia possibile per evitare il capolinea

Lucia’, ascolta chi ti vuole bene. Dimettiti. Chi te lo fa fare. Ci sono posti dove puoi essere ancora Luciano Spalletti e non un parafulmine con un co.co.co.

▥    La Stampa: Punta e a capo” – L’Italia si ritrova dopo la delusione europea e rivive l’annoso problema del centravanti: rispolverato Kean come nel gioco dell’Oca, resistono Raspadori e Retegui, ma un vero 9 manca e non è l’unico guaio del ct

▥    La Stampa: Juve, i conti tornano” –  I 205 milioni investiti per i rinforzi bilanciati da ricavi e ammortamenti Budget rispettato e dopo 11 anni il monte ingaggi non è il più alto della A

▥    Corriere della sera: Di Canio attacca, Leao risponde: è bufera social” – Rafa reagisce postando una foto del commentatore mentre fa il saluto romano

  RUOTE..

Che cosa ha davvero perso la Red Bull con l’addio di Adrian Newey

Non è stato solo il peggior week-end dell’anno per la Red Bull. È stato il peggior week-end degli ultimi – boh – quattro, cinque anni, senza nessuna certezza che rimarrà una parentesi, un fatto isolato. Max Verstappen è stato abbastanza esplicito nelle critiche alla RB20, passata dall’essere una vettura dominante a un mostro. McLaren e Mercedes sono migliorate, in misura minore perfino la Ferrari. Lo sviluppo della Red Bull è rimasto invece in un limbo, una fase stagnante nella migliore delle ipotesi. Stamattina il Telegraph si occupa della crisi della macchina che stava segnando un’era, fino a essere definita un’astronave, un’astronave affidata al miglior pilota del mondo, e dunque ormai una scheggia irraggiungibile per tutti. 

Gli aggiornamenti sono stati montati e poi rimossi di nuovo. Non è una coincidenza che tutto questo sia successo da quando è stata annunciata la partenza di Adrian Neweyconsidera Gary Anderson. Perché Newey sarebbe così importante? La sua perdita è una delle principali ragioni per cui la Red Bull non riesce a riprendersi. La galleria del vento della Red Bull è antiquata per gli standard moderni della Formula Uno. Sì, funziona, ma è vecchia. Va ancora bene se all’interno del team hai l’esperienza per leggere tra le righe e capire che non tutto quello che vedi lì dentro è bianco o nero. È esattamente l’ambito nel quale Adrian eccelle e dove ha la più grande esperienza.

Nel suo commento sul giornale inglese, l’ex direttore tecnico della Jordan e della Jaguar prosegue dicendo che se dovessi progettare un’auto e se non mi fosse permesso usare una galleria del vento o la CFD, la fluidodinamica computazionale – un metodo usato dai progettisti che coinvolge matematica complessa e simulazioni per prevedere il flusso d’aria aerodinamico – allora Adrian sarebbe il candidato migliore perché ha una visione molto precisa degli obiettivi da raggiungere. Quando perdi qualcuno del calibro di Adrian – tecnicamente in congedo – c’è una finestra di opportunità perché qualcun altro arrivi e risolva un suo problema. Ho dei dubbi sul fatto che la Red Bull possa colmare questa lacuna. Non c’è nessuno che abbia la stessa comprensione della loro auto che aveva lui. Quando era al muretto dei box, e non accadeva in tutte le gare, aiutava la direzione del set-up durante il weekend. La Red Bull è sempre stata molto brava a migliorare tra la notte e il giorno. Ora tutta quell’esperienza è andata perduta e le guerre interne non saranno state d’aiuto. È sempre difficile quando ce ne sono in un team. Quando ho lasciato la Jordan a metà del 1998 ho speso molto tempo per cercare di portare la macchina a un livello competitivo dopo un inizio difficile, penso sinceramente di averlo fatto. Abbiamo riconosciuto i nostri problemi, li abbiamo affrontati, ma era una di quelle situazioni in cui non ho ricevuto la fiducia degli altri dirigenti. Non c’è niente di peggio che costruire un’auto che pensavi sarebbe stata più veloce di quella dell’anno scorso, ma alla fine non lo è. Come direttore tecnico ne sei responsabile, ma non è mai facile

E dunque? Come va a finire nella casa della Red Bull? Non sorprende – dice Gary Anderson – che Verstappen abbia nuovamente chiesto pubblicamente al team di migliorare, lui è sempre stato esplicito in un modo o nell’altro. Il campionato costruttori è in pericolo, in parte a causa delle difficoltà di Sergio Pérez, ma l’olandese vede ridursi anche il suo vantaggio nella classifica piloti. Peggio ancora, ha definito l’attuale auto inguidabile. La Red Bull ha continuato per troppo tempo ad accettare che Verstappen stesse facendo un buon lavoro senza considerare cosa stesse accadendo a Pérez, immaginando che fosse sufficiente andare avanti così. La McLaren è invece un buon esempio di come sia possibile migliorare. I regolamenti dell’anno prossimo sono a tutti gli effetti gli stessi di quest’anno. Se la Red Bull avesse ancora Newey, starebbe già pensando al 2026. Senza Newey, al puzzle manca il pezzo cruciale.

  TITOLI   

▥   Corriere della sera: Una Ferrari da volata per l’assalto al Mondiale Red Bull, crisi e misteri” – Fiducia e ritocchi alla squadra, l’obiettivo è il titolo costruttori  ➔  Daniele Sparisci scrive: È una rincorsa all’impero declinante della Red Bull, vincerà chi sbaglierà meno. In settimana è atteso l’annuncio della riorganizzazione tecnica, ritocchi all’insegna della continuità

▥   Repubblica: Ferrari, c’è un Mondiale aperto Il piano rimonta nei costruttori” – I prossimi gp di Baku e Singapore favorevoli alla Rossa nella rincorsa a Red Bull e McLaren

▥   Corriere della sera: La faida infinita tra le famiglie Marquez e Rossi➔  Giorgio Terruzzi scrive: La differenza la fa il cognome. Marquez. Per trasformare un incidente di gara in uno sgarbo buono per dividersi e litigare attorno a quel cognome lì, appunto, che provoca diffuse, italiche allergie, zona Romagna-Marche soprattutto. Incidente di gara? Ma si, lasciamo perdere.

Ma no, figuriamoci. Una faida tra famiglie. Famiglia Marquez, Famiglia Rossi, della quale Bagnaia fa parte da quando era alto così.

  ITALIANISMI

Oh, ma Sinner?

Eh Sinner, Sinner: Sinner ha giocato la notte scorsa, ha chiuso la partita quando la sveglia di Slalom era suonata da un pezzo, ha battuto in tre set l’americano Tommy Paul e adesso aspetta Daniil Medvedev, per quella che si presenta ormai come una Classica, più di Sinner-Alcaraz, almeno quest’ anno negli Slam. Contro Medvedev ha giocato la finale di Melbourne e il quarto di finale a Wimbledon. 

Sinner è stato sotto di due break nel primo set, li ha rimontati e ha vinto al tie-break, stesso epilogo anche nel secondo set. Così fanno 14 tie-break vinti negli ultimi 15 giocati. Paul non è più tornato in partita, nonostante la percentuale di prime di servizio del numero #1 decisamente bassa, sotto il 50% [10 ace]. Il sito del torneo dice che due dei giocatori più atletici del circuito hanno regalato una strepitosa dimostrazione di colpi. Il drama, così dicono gli americani, il drama ha raggiunto il picco con lo scambio da 18 tiri, 18 palle da spaccare i polmoni nel tie-break del secondo set, quando Jannik che ha colpito di rovescio e si è portato sul 4-4. 

Sinner è ora l’unico uomo nel 2024 ad aver raggiunto i quarti di finale in tutti e quattro i tornei dello Slam. Negli Anni Duemila c’erano riusciti prima di lui Novak Djokovic e Roger Federer [8 volte], Rafael Nadal [5], Andy Murray [4], David Ferrer [2], Stan Wawrinka e Andre Agassi [1 volta a testa]. Ha una serie aperta di otto vittorie consecutive e ha eguagliato il suo miglior risultato agli US Open [quarto di finale 2022]. Quell’anno perse da Alcaraz  un match semi-storico durato cinque set e fino alle 3 meno 10 del mattino. Medvedev ha vinto i primi sei confronti diretti, prima che Sinner se ne prendesse cinque di fila, una serie che si è interrotta sull’erba di Londra. 

BINOCOLI  RITRATTO AMERICANO

Cosa ha scritto di lui il Washington Post

Jannik Sinner è una stella che soffoca. Strangola tutti gli sfidanti col suo gioco. Così ha scritto qualche giorno fa Sally Jenkins, editorialista di punta del Washington Post, in un ritratto forse pensato per chi non è del tutto addentro alle cose del tennis. Jenkins ha descritto Jannik Sinner come un tipo assonnato che culla i suoi avversari e il pubblico con un ritmo soffocante, così cullante che una partita non finisce finché uno non si addormenta. È un pezzo scritto dopo la vittoria di sabato scorso contro l’australiano Chris O’Connell in tre set, quando la durata media di uno scambio è stata di soli quattro colpi. Dei 92 punti vinti da Sinner, fa notare il Washington Post, solo 30 sono durati più di cinque tiri. 

Ci siamo tenuti svegli studiando l’aspetto più vistoso del ventitreenne italiano, la sua chioma di capelli rossi nascosta sotto un berretto, fatta eccezione per un piccolo viticcio che spunta dietro la schiena come fosse un Giglio Tigrato ribelle.  Uno aspetta invano un’esplosione. Invece, c’è solo il suo stile di gioco pulito, rat-tat-tat, combinato con una cortesia pura e una totale mancanza di tic, oltre al ritmo lento del suo passo tra un punto e un altro.  La cosa più espressiva che Sinner fa in campo è asciugarsi. Non ci sono capricci, non ci sono lamentele, non ci sono racchette rotte. La sua calma interiore gli conferisce compostezza ma lo rende anche troppo prevedibile, quasi user friendly spiega Jenkins, ricordando la definizione che fuggì dal seno di Simone Vagnozzi quando spiegò per quale motivo fosse stato assunto Darren Cahill, peer vincere la monotonia, per dargli uno stile, lo corresse in corsa Cahill. 

Sinner è un campione silenzioso – fa notare il giornale americano che fece cadere il presidente Nixon – a volte troppo silenzioso. Sinner fa le cose così silenziosamente che ha fatto un lavoro silenzioso perfino sul suo test antidoping positivo con tracce di steroide [passaggio malizioso, ma spiritoso | oppure passaggio spiritoso ma malizioso: decidete voi]. Questo sport – conclude jenkins – sa essere imprevedibile, ma è arrivato un nuovo campione, estremamente metodico.

  ARCHIVI 



IL TELECOSLALOM 

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

VITE OLIMPICHE

8:30  Le Paralimpiadi – su Rai 2 e Rai Sport

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA-6 
LE FINALI DI OGGI
IL PROGRAMMA DEGLI ITALIANI IN GARA

RUOTE

14.15 Tour of Britain,  tappa-1: Kelso-Kelso (181.9 km) – su Discovery+


12.50  Vuelta di SPagna, tappa-16: Luanco-Lagos de Covadonga – su Eurosport 1


ACQUE

14.00 Vela, Louis Vuitton Cup, round robin – su Italia 1, Canale 20, Sky Sport 

Alinghi-Orient Express, Team New Zealand-Luna Rossa, INEOS Britannia-American Magic, Luna Rossa-Orient Express

TENNIS

17.00 US Open, giornata-9: quarti di finale del singolare femminile – su Sky Sport e SuperTennis

ARTHUR-ASHE STADIUM
Badosa vs Navarro
Fritz vs Zverev
Zheng vs Sabalenka
Dimitrov vs Tiafoe

VITE OLIMPICHE

21.05 Atletica, meeting di Rovereto – su Rai Sport

IL LIVE DI SLALOM..

 

  IL CANALE WHATSAPP

 

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RASSEGNA..

CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO

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