Come si sa da tempo, gira questa voce: l’Ohio è decisivo. In effetti non c’era mai stato un tennista italiano nell’albo d’oro del torneo di Cincinnati a pochi giorni dallo US Open, e da stamattina c’è, sempre lui, ovviamente lui, quel Sinnerentola arrivato in campo a mezzanotte a bordo di una zucca – la sua anca malandata – e tornato invece a casa in carrozza con tutt’e due le scarpette ai piedi.
Per Jannik è il quinto titolo 2024, il quindicesimo della carriera, il terzo Masters 1000 dopo Canada 2023 e Miami 2024. Ha battuto in due set Frances Tiafoe, l’ormai famoso figlio di due immigrati della Sierra Leone, papà custode al circolo Junior Tennis Champions Centre in College Park, nel Maryland, lui che picchia la palla contro un muro insieme con il gemello Franklin eccetera eccetera.
L’Ohio è stato decisivo anche per Tiafoe – perdendo – ha compiuto la sua impresa. Prima di lui c’erano solo altri due americani in giro capaci di giocare la finale di un Masters 1000: Fritz e Opelka. A Cincinnati mancava un USA in finale dal 2013 [Isner]. Con questo risultato Tiafoe si infila fra i primi-20 del ranking ATP e sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie, per la prima volta in quella porzione di classifica spiccano cinque bandierine stelle-e-strisce, per la prima volta dopo addirittura 27 anni.
| Gianluca Sartori su Ubitennis sottolinea che “Sinner arriva al titolo al termine di una settimana complicata, in cui non ha espresso il suo miglior tennis ma ha vinto di testa, tenendo duro nei momenti di difficoltà e trovando sempre la soluzione giusta nelle fasi più importanti. Un successo che non può che aumentare la confidenza in vista dello US Open, con la speranza che nei prossimi giorni l’azzurro possa fugare del tutto i piccoli dubbi riguardanti la condizione fisica”.
Piccoli boh. Restan piccoli finché Sinner vince. Per come vanno ormai le cose, diventeranno un caso, un grosso caso – mille e mille righe, con il parere dell’ortopedico – alla prima sconfitta che non sia al tie-break in una finale al quinto set. Altrimenti, come scritto dall’agenzia Agi l’altra settimana, perdere con un Rublev ai quarti di finale di Montreal sarà stato “un danno all’immagine”.
Il rischio insomma è che il titolo di Cincinnati sembri una soluzione ai problemi e che li nasconda. I problemi invece rimangono. Quelli fisici. A The Athletic hanno il vantaggio di non essere italiani, e dunque parlano di “un nuovo strano spettacolo presente in circuito nelle ultime settimane. Il numero 1 al mondo corre lungo tutto il campo per vincere un punto, e sbanda, prima di fermarsi, stringersi l’anca destra e piegarsi come se non riuscisse a muoversi. Poi ricomincia tutto da capo. La ridotta capacità fisica potrebbe influenzarlo, ma la sua mentalità si è dimostrata solida”.
Eppure, in vista degli US Open, The Athletic ricorda che Sinner non ha ancora vinto in carriera una partita durata più di quattro ore e ha un record di 6-9 nei match finiti al quinto set.
E dunque come dice Francesco Costa e come dicono al Post, no, non è decisivo l’Ohio. Chi lo pensa sta leggendo le cose dal posto sbagliato. È decisivo capire che succede a quell’anca, Jannik, non un Masters 1000 a Cincinnati.