Mbappé incontra Ronaldo, il bambino e il campione parte II

Nei miei sogni di bambino, la chitarra era una spada, mentre nei sogni di bambino di Kylian Mbappé, facciamo che io sono Cristiano Ronaldo. Così domani sera, et voilà, quarti di finale degli Europei, l’ex bambino è di fronte al suo ex idolo. Il poster della cameretta si stacca dalle pareti e scende in campo. Con tutta la sua irrilevanza in questa squadra, anzi con tutto il peso della sua zavorra su un Portogallo che senza di lui potrebbe volare. Tutt’e due le cose sono state scritte in questi giorni dalla stampa inglese. 

Oh, sia chiaro: come si vede dalla foto della cameretta che L’Équipe pubblica QUI, una parete era riservata a Jirès Kembo, suo fratello adottivo, allora a Rennes, promessa della nazionale francese; un’altra a Neymar ed Eden Hazard; ma per Ronaldo ce n’erano due. Nella foto Mbappé è un quasi undicenne. È il mese del suo compleanno e i suoi genitori gli hanno regalato un viaggio a Marsiglia  per vedere giocare il suo campione in una partita di Champions League del Real Madrid. Kylian chiede di entrare allo stadio due ore prima, per non perdersi nulla, ma proprio nulla nulla del riscaldamento. È così emozionato, ricorda stamattina il giornale francese, che non riesce a smettere di parlare.

La sua ossessione, a fine partita, è incontrarlo. Deve. Assolutamente. Figuriamoci. Il figlio di un amico che lo accompagna riesce a intrufolarsi nel parcheggio, ma là si scontra con porte chiuse e divieti. La leggenda racconta che In questo preciso momento si apre la porta di un ascensore del Vélodrome. Escono Pape Diouf, non più presidente dell’OM, ​​e Jean-Charles De Bono, ex centrocampista del club, un consulente della TV. I due uomini hanno un cuore. Chiedono al ragazzino perché stia piangendo e si offrono di portarlo nella zona mista dove la stampa aspetta i giocatori, a condizione che se ne stia buono senza farsi notare. Kylian promette, giurin giurello, si bacia le due dita incrociate davanti alle labbra, ingoia le lacrime e aspetta. Aspetta, aspetta, aspetta, finché sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie, non appare lui, CR7, in anima, corpo e acronimo. Il guaio di questi momenti è che dopo non ti crede nessuno. Quando il giorno appresso torna a Bondy, i suoi amici scrollano le spalle. Sì, hai visto Ronaldo, ma per vederlo hai pianto come un bambino. In effetti. 

Ora, poiché il mimetismo è sempre stata l’arte infantile dei grandi giocatori e non solo, come ricorda L’Équipe, quel ragazzino Kylian ha cominciato a giocare avendo Ronaldo nella testa, come Zidane ha raccontato che a Marsiglia faceva da ragazzino, scendendo nel cortile per cercare di imitare quel che aveva visto fare a Enzo Francescoli il giorno prima in tv.

A Cavalleggeri per esempio tutti volevano essere Kipiani dopo una Dinamo Tblisi-Napoli di fine anni ‘70 in Coppa UEFA, tutti volevano essere Krol all’inizio degli Anni Ottanta. No, non tutti, qualcuno voleva essere Musella.

Se tutto questo non vi pare abbastanza poetico, se avete il cuore più duro di Jean-Charles De Bono, allora scioglietelo nel sapere che Mbappé lo ha invitato alla partita di domani in Amburgo. Lo ha invitato, esatto. Ha invitato De Bono, il signore che gli fece incontrare Ronaldo. L’altra sera è tornato a casa e sua moglie gli ha detto: a proposito, caro, ha chiamato Mbappé, dice se vuoi due biglietti. Lui ha pensato a uno scherzo. Quando l’ha raccontato a L’Équipe, l’ha definita una storia pazzesca, non è vero? Oltretutto il figlio di De Bono è tifoso di Mbappé. Va a finire che tra qualche Europeo ce lo troviamo avversario di un Kylian decadente. 

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