Se non fosse spuntato dalla panchina Conceição, il partito del dis-possesso palla starebbe festeggiando qui un altro solenne traguardo, l’1-1 della Cechia contro il Portogallo con il 26% di controllo del gioco, un tiro in porta e 8 tocchi appena nell’area di rigore avversaria.
E invece gli Europei celebrano la seconda coppia padre-figlio in gol nella storia del torneo. Francisco, figlio di Sergio, fece una palla di pelle di pollo, e ha segnato come il su’ babbo, ripetendo le nobili gesta di Enrico e Federico Chiesa. Ma quel che balza agli occhi di The Athletic è altro, è “la folle macchina delle idee messa in piedi da Roberto Martinez. Ha reso il Portogallo divertente ma imperfetto. Tre terzini fra i titolari, due attaccanti di cui uno sulla fascia sinistra, Joao Cancelo che si sposta al centro come numero 10 fluttuante, Bruno Fernandes centrocampista difensivo e sei attaccanti a tempo pieno. Ne volete di più? L’entusiasmante giovane terzino sinistro Nuno Mendes che gioca per la prima volta come difensore centrale nella prima partita di un torneo importante, un modulo 3-5-2 fluido come un serbatoio o casuale come i numeri di una lotteria, e alla fine il 26esimo uomo di una rosa di 26 che entra dalla panchina e segna il gol decisivo nei minuti di recupero“
Tim Spires scrive che potrebbe andare avanti, materiale sul taccuino ne ha, ma insomma ci siamo capiti, “il Portogallo sotto Martinez è quello che si potrebbe definire un divertimento pazzesco, con l’accento sulla follia. La sua squadra ha battuto la Repubblica Ceca in una partita che sembrava persa e due delle sue riserve sono state coinvolte nell’azione della vittoria. L’inventiva e le sue idee audaci dovrebbero essere applaudite, fanno parte del motivo per cui è stato assunto: essere l’antidoto al pragmatismo e alle tattiche prevedibili del suo predecessore, Fernando Santos“.
L’altra settimana, José Mourinho ha detto che se il Portogallo avesse due squadre, anche la seconda sarebbe candidata a vincere gli Europei. Martinez in effetti è consapevole di averne quasi due, il punto è capire se così non si incarta. The Athletic dice che “usa troppi ingredienti per trovare una formazione coerente e una formula vincente. Sta cucinando fagioli su pane tostato con zafferano e caviale” [mio Dio, ma questa è bellissima, DA RUBARE, ndSl]
Martinez ha fatto 13 sostituzioni nelle sue tre partite di riscaldamento, questo gli rimproverano, ma onestamente non sembrano neppure un numero spropositato. The Athletic avverte: “La formazione che inizia un torneo internazionale è raramente quella che lo conclude, anche (o soprattutto) tra i vincitori, ma in questa fase iniziale si ha la sensazione che Martinez stia facendo molto di più di una semplice messa a punto. Forse dovremmo semplicemente accettare di abbracciare il caos. Il Portogallo, così spesso giustamente accusato di essere troppo prevedibile e difensivo sotto Santos, ora va nella direzione opposta. È per questo che è stato assunto. Il suo trucco più grande? Ci ha distratto dal parlare di un tizio chiamato Cristiano“.
Non ha distratto proprio tutti. Jonathan Liew sul Guardian, ne scrive, eccome. Intanto riconosce che in “questa notte di caos e confusione”, c’è stata “una sorta di riscatto anche per Martínez, un allenatore che sa di doversi lasciarsi alle spalle il passato del Portogallo se vuole liberarsi del proprio. Forse ingiustamente denigrato come l’uomo che ha ereditato la generazione d’oro del Belgio e non ha vinto nulla, Martínez ha ora ricevuto in eredità una nuova galassia di stelle luminose e brillanti: Conceição e Pedro Neto sono entrati in campo al 90′ e hanno costruito insieme il gol del 91′. Insieme alla coppia parigina composta da Nuno Mendes e Vitinha – entrambi eccellenti – questi giocatori rappresentano il futuro del Portogallo“.
Ma andare avanti, strappare col passato, rompere gli idoli, abbattere statue, è più facile a dirsi che a farsi, scrive Liew, perché “se questa notte che ha spianato la strada del Portogallo verso la fase a eliminazione diretta, ha anche aggiunto uno strato di complessità all’eterno enigma di Cristiano Ronaldo. Cinque tiri e nessun gol: così è andato il ritorno del capitano del Portogallo. Questo è il punto cruciale, il punto centrale, l’alfa e l’omega, se continuare a convocare uno dei calciatori più controversi del mondo. Con il massimo rispetto per la Pro League saudita, Ronaldo ha trovato qui dei cechi vivaci e rigidi a marcarlo, un passo avanti in termini di qualità. Non domina più fisicamente. Il suo salto prodigioso non c’è più. Il tiro finale manca del suo antico veleno. Anche una punizione nel secondo tempo è finita nelle mani di Jindrich Stanek“
Il problema non è tanto Ronaldo, ma le conseguenze di Ronaldo sui compagni di squadra, giocatori che “percependo la propria periferia – iniziano ad accontentarsi un po’. Invece sono giocatori che avrebbero davvero bisogno di brillare a pieno titolo, Bernardo Silva e Bruno Fernandes, Rafael Leão e Diogo Jota hanno bisogno della libertà di prendere una decisione. A un certo punto del secondo tempo, Bernardo ha avuto un’ottima occasione per tirare, ma ha scelto invece di cederla a Ronaldo, che non è riuscito a prendere la palla“.
Come diceva Maurizio Costanzo: sipario.
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