L’America ha un 16enne prodigio sui 400 metri

  La notte prima della gara più importante della sua vita, Quincy Wilson ha sognato la città di Parigi. Non ha ancora la patente e non ha bisogno di radersi, si è presentato ai Trials di Eugene pensando che 16 anni non sono pochi per andare alle Olimpiadi. Non lo sono se hai gambe che ti fanno correre più forte degli altri. 

Quincy è un fenomeno dello sprint e uno studente di successo alla Bullis School. È da tanto tempo considerato una futura stella dell’atletica leggera americana. Il futuro è arrivato all’improvviso nella notte tra venerdì e sabato. Con la scritta Bullis sul davanti della sua maglietta, con il motivo della bandiera dello stato del Maryland e un design che si è inventato da solo, Wilson ha corso i 400 metri in 44.66 secondi, nuovo record mondiale under-18, in America meglio di Darrell Robinson che lo deteneva da 42 anni.

Quincy non era mai sceso sotto i 45,13,  In batteria ha fatto segnare il secondo miglior tempo, una cosa prodigiosa. Domenica le semifinali, i primi tre della finale di lunedì andranno a Parigi. Tolto il campione del mondo Michael Norman, Wilson se la può giocare, con «quel sorriso da un milione di dollari» come dice il coach Joe Lee, un sorriso che lo fa sembrare ancora più bambino dei suoi 16 anni. Lee era sicuro che Wilson valesse quel tempo. Lo scorso autunno, lo ha sottoposto a un test. Ha impostato 45 secondi su un cronometro e gli ha detto vai. Dopo è andato a misurare lo spazio percorso da WIlson in quel tempo. Risultato: 399,2 metri. Lee ha ricontrollato l’orologio per esser certo di non aver aggiunto erroneamente, che so, un paio di secondi. Era tutto giusto. 

Wilson pensa alle Olimpiadi da quando ha iniziato a correre su pista all’età di 8 anni, e dice che non vuole aspettare di arrivare a 20 per partecipare. La prossima sfida sarà dimostrare di poter sopportare il peso di tre serie nel giro di quattro giorni. Ha chiesto consiglio alle star Noah Lyles e Grant Holloway su come mantenere freschezza nella resistenza. La sola esperienza che ha: un paio di staffette 4×400 corse a cinque ore di distanza quest’anno alle Penn Relays, un programma seguito in parte per prepararsi ai Trials. La sua storia è sul Washington Post e va tenuta d’occhio. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.