| EURO 2024
I CINQUE MINUTI CHE SONO VENUTI A JOACHIM ANDERSEN Joachim Andersen sembrava avesse dato alla Danimarca il vantaggio a tre minuti dall’inizio del secondo tempo, ma la VAR ha cancellato l’azione, scovando un piede in fuorigioco di Thomas Delaney. Di Andersen si racconta che da ragazzo fu sospettato di aver rubato delle bevande gassate dalla cucina dell’accademia del Midtjylland. Fu incolpato ed espulso, venne mandato a casa per una pausa natalizia un tantino più prolungata. Suo padre era furioso e gli disse: «O ti metti in testa di fare seriamente al 100% il calciatore oppure è meglio che ti fermi adesso. Se non ti daranno un contratto da professionista, avrai sprecato la tua giovinezza. Se vuoi lasciar perdere, ti fermi, torni a casa, ti trovi un lavoro da McDonald’s e la serie te ne vai a bere una birra con una ragazza». Andersen si tenne il Piano-A, non ha più rubato niente, ieri gli hanno rubato un gol, dove il verbo rubare viene qui usato solo perché ci sta bene nella storia, senza alcuna implicazione o giudizio contro la VAR o la decisione dell’arbitro [a beneficio dell’Associazione notai sul web]. Nel giro di pochi minuti, ancora sotto la botta impressionato, ha causato un rigore con un fallo di mano. Fine della favola di Andersen, ah ah ah, bella battuta. Seb Stafford Bloor su The Athletic considera invece i cambi di Nagelsmann e non si dice così stupito dell’esclusione di Florian Wirtz per fare spazio a Leroy Sane. “Wirtz non aveva giocato bene contro la Svizzera nell’ultima partita del girone e dopo una lunga stagione è apparso con le gambe pesanti. Il cambiamento ha funzionato? Per molti versi, sì. La reputazione di Sane in Germania è quella di giocatore dinamico ma in definitiva piuttosto frustrante. Può frantumare le difese ma non ha sempre precisione nei passaggi o nei tiri. Anche a Dortmund abbiamo visto la sua tipica prestazione. Ha sprecato un’eccellente occasione in contropiede. Ma non è questo il punto. Il punto è che Wirtz è un giocatore meraviglioso, ma in alcune partite la sua somiglianza con Musiala diventa problematica”. Averceli, i problemi della Germania. |
TOUR DE FRANCE
COM’È BELLO QUESTO CICLISMO NUOVO, SEMBRA ANTICO. L’OMAGGIO DEL TOUR ALL’ITALIAMAPPE Benvenuti nel luogo dove è più marcato il confine tra il senso dell’aggettivo vecchio e il senso dell’aggettivo antico, dove non sono sinonimi, non del tutto, nient’affatto, anzi, benvenuti nel luogo dove l’antico va protetto e il vecchio va scartato. Benvenuti nel luogo dove i cantori sono antichi e la tappa di trasferimento è vecchia, le leggende orali dei campioni vanno nel primo cassetto e le loro abitudini nel secondo, dove le strade già battute sono tutte da percorrere di nuovo, ma nuove sono le selle, i manubri, le ruote. Nel reame di Mamma Bicicletta, il culto del passato è sacro, sono le sue scorie che vanno a smaltimento. Se fosse un corridore, il Tour de France che parte da Firenze porterebbe sulla schiena il numero 111. Quello della sua edizione. Lo hanno dato a Richard Carapaz, terzo nel 2021, lo stesso anno dell’oro olimpico, ma mai una tappa vinta in terra di Francia, mentre alla Vuelta e al Giro sì. È un passo avanti: il #110 nel Tour 110 non c’era, e neppure il #109 nel Tour 109. Il #108 al Tour 108 fu di un ceko che non si piazzò in nessuna tappa fra i primi 100 [Petr Vakoč], mentre il #107 nel Tour 107 corso in pandemia era sulla schiena di Jasper Stuyven. Fu il primo Tour di Slalom, e ci fece l’onore di seguirlo Jacques Sedenteur, un tipo antico, per l’appunto, ma vecchio mai. ▥ Le innovazioni nel ciclismo sulla gestione degli atleti, la tecnologia e la maniera di correre. I pronostici. Che cosa dice Tadej Pogacar di sé stesso. I consigli di Slalom per seguire bene il Tour de France
TAPPA-1: SULLE STRADE DI ZAVOLI E FELLINI. RICORDANDO PANTANIIl 1998 è l’anno dell’ultima doppietta Giro-Tour. Pogacar parte da Firenze con questo tarlo nella testa, ripetere l’impresa che non riesce più a nessuno dal tempo di Pantani. Nella foresta di segni ce n’è uno che spicca. Pantani cominciò a costruire la sua doppietta con la partenza della corsa rosa da Nizza, la stessa città dove Pogacar chiuderebbe il cerchio in giallo. Pantani fece Nizza-Milano-Dublino-Parigi, la rotta di Pogacar è Torino-Roma-Firenze-Nizza, in mezzo ci sono 26 anni di ciclismo. Un altro paio di doppiette le abbiamo celebrate: nel 2008 Alberto Contador Giro + Vuelta, nel 2017 Chris Froome Tour + Vuelta.
ALTRE LETTURE BENVENUTO TOUR DE FRANCE, IN TOSCANA SEI A CASA In fondo erano tappe già quelle di Stendhal, francese di Grenoble, essenziale nello stile come un cronoman, vertiginoso come uno scalatore. Il suo Tour era Grand, e il percorso prevedeva l’Italia come un passaggio obbligatorio. La corsa si faceva quasi solo per venire qui. Sono trascorsi 205 anni dal suo traguardo volante a Firenze. Veniva da Genova e da Livorno, disse che “questa strada è la più bella d’Italia. Più si va piano, meglio è”, nel più totale disprezzo per qualunque maglia gialla.
STORIA DELLA FAMIGLIA SANTINI. LA MAGLIA GIALLA E’ ITALIANA, ANCHE SENZA ITALIANI CHE LA INDOSSANO La famiglia Santini cuce uno sull’altro i colori dell’arcobaleno al centro della maglia dei campioni del mondo dal 1988. Prepara l’amarillo per la Vuelta da cinque anni e ha confezionato quelle rosa per il Giro fino al 2018. Sono i sarti di lusso del ciclismo. Ma adesso è come se fossero arrivati al Carrousel du Louvre, alla settimana della moda di Parigi. Solo che le settimane sono tre e la loro collezione per la sfilata dell’estate 2022 ha un solo colore. Quello. Il giallo. È dal loro stabilimento bergamasco che viene fuori il simbolo del primato
LE CRONACHE DEL TOUR 2020 DI JACQUES SEDENTEUR Ho girato la Francia con Jacques Sedenteur per tre settimane. Sono stata la sua autista. Era il mio primo Tour e per lui era l’ultimo. Lasciava che lo guardassi lavorare, sempre più tardi la sera, dopo l’arrivo, con il computerino sulle gambe, un hard disk esterno che collegava alla porta USB e un bloc notes davanti, di quelli con gli anelli, sul quale aveva preso appunti durante il giorno con una grafia gigantesca, scrivendo con i pennarelli. Abbiamo mangiato un crumble di crostacei non mi ricordo dove e dei panini di gomma in autostrada bevendo birra calda. Delle omelette al formaggio dimenticabili e andouillette con patate fritte mai provate prima. Abbiamo consumato le ruote e le scarpe per chilometri per trovare un posto dove dormire, ma sulla nostra testa c’erano le stelle. Mi ha parlato di una poesia svedese, del calcio del Senegal, di birre irlandesi, di accenti italiani sdruccioli, di canzoni napoletane, di Antonio Valentín Angelillo, di una telefonata di compleanno a un amico torinese che aveva dimenticato di fare per i suoi 85 anni, mi ha parlato dell’amore e del rancore, del giornalismo che è chiamare le cose con il loro nome. Diceva frasi bellissime e misteriose come queste. Il Novecento non è finito, sta cominciando. La lettura è gioia, la scrittura è vuoto. Che cosa noiosa è peccare quando si è atei.
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AMERICHE..
SIMONE BILES IN TESTA AI TRIALS DEGLI INFORTUNIGINNASTICA
Il primo giorno di Trials per la ginnastica artistica femminile ha portato con sé alcuni colpi di scena, ma non hanno neppure sfiorato Simone Biles, in modalità spada-dritta nel piazzarsi al primo posto del concorso generale con un punteggio di 58.900. Dietro lei Jordan Chiles [56.400] e Suni Lee (56.025). Sono Trials difficilissimi, e rispetto ai criteri spietati di selezione dell’atletica e del nuoto, sono Trials all’acqua di rose. Chi chiude al primo posto il concorso generale si guadagna una carta per Parigi, a condizione che sia fra le prime-tre o i primi-tre in almeno tre attrezzi. Il resto della squadra sarà deciso da un comitato di selezione che valuterà la migliore combinazione possibile tra specialiste per le medaglie individuali e atlete multi-potenziali per la prova a squadre. Sono Trials difficilissimi perché alcune tra le migliori si sono infortunate prima della competizione. La medaglia di bronzo mondiale Shilese Jones è caduta al volteggio durante il riscaldamento e sembrava essersi fatta male al ginocchio. Ha saltato la rotazione del volteggio prima di gareggiare alle parallele asimmetriche. Kayla DiCello si è ritirata dopo essersi strappata il tendine d’Achille pure lei al volteggio, nelle prime fasi, e la due volte campionessa del mondo Skye Blakely ha riportato uno strappo al tendine durante l’allenamento qualche giorno fa.
HOLLOWAY-BENJAMIN, SENZA OSTACOLII TRIALS DI ATLETICA Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e Grant Holloway sugli ostacoli. La virtute si può inseguire, Grant Holloway sugli ostacoli assai meno. Prima dei Trials era l’unico uomo su questo pianeta ad aver corso i 110 in meno di 13 secondi, e lo ha fatto per altre tre volte in questa settimana. Holloway ha chiuso la sua dimostrazione di superiorità con il quarto miglior tempo della storia, 12,86 nella finale della notte scorsa, guadagnandosi la carta per la sua seconda Olimpiade. Alle sue spalle secondo e terzo sono scesi anche loro sotto la barriera, Freddie Crittenden in 12.93 e Daniel Roberts in 12.96, sono rispettivamente alla prima e alla seconda Olimpiade. La finale è stata la prima gara a ostacoli da 110 metri in assoluto con tre persone sotto i 13 secondi.
Tira aria da prodigi nei 200 METRI, dove Noah Lyles ha corso la semifinale in 19,60, dicendo alla fine che non era nei piani, non ci aveva provato. Erriyon Knighton ha fatto il secondo tempo con 19,93 e Kenny Bednarek 19.96.
In campo femminile, Sha’Carri Richardson ha battuto il suo personale correndo la semifinale in 21,92. Dovrà vedersela con Gabby Thomas, che ha corso un tempo da leader mondiale dell’anno, 21,78 nella sua semifinale, una gara che ha definito facile. Se Sha’Carri dovesse farcela, se dovesse presentarsi in Francia su 100 e 200, allora «sarebbe la dimostrazione che il tempismo divino è tutto, tutto ciò che deve accadere accadrà e nulla potrà fermarlo». Masai Russell e Alaysha Johnson hanno i due crono migliori nelle batterie dei 100 OSTACOLI con 12,35 e 12.37. La medaglia d’argento di Tokyo Keni Harrison ha fatto segnare il quarto tempo della serata [12.49]. Tia Jones ha corso in 12,90 alla fine di un 2024 turbolento: a febbraio aveva eguagliato il record mondiale indoor dei 60 metri a ostacoli [7,67] ma subito dopo la corsa era andata a sbattere rompendosi il legamento crociato anteriore. È tornata in pista a maggio. Altre due storie: Nia Ali è stata medaglia d’argento a Rio, campionessa del mondo 2019 e aveva saltato Tokyo per partorire. Ha corso intenzionalmente la batteria piano, pianissimo, chiudendo ultima con un tempo di 20.38, perché sentiva di non essersi riscaldata abbastanza. Sapeva che non c’erano iscritte a sufficienza e tutte avevano il passaggio automatico alla semifinale della notte prossima. E poi c’è Lolo Jones, 41enne, di nuovo ai Trials a 16 anni dal suo debutto olimpico a Pechino. Anche lei ultima nelle inutile batterie di venerdì, con un tempo di 14,86, ma qualificata. Jones è la signora che rappresentò gli Stati Uniti alle Olimpiadi invernali di Sochi nel bob. Nelle semifinali dei 1.500 metri Nikki Hiltz ha corso il miglior tempo in 4:01.40. Hiltz ha guadagnato un argento ai Mondiali di Glasgow e sta cercando di qualificarsi per i suoi primi Giochi dopo essersi piazzata 13esima ai Trials per Tokyo. Tra le qualificate per la finale, ci sono pure Elle St. Pierre ed Elise Cranny, certe di essere a Parigi nei 5.000. Pianeta 400 OSTACOLI. Rai Benjamin si è preso un posto in finale correndo in 47,97 risparmiandosi negli ultimi 50 metri. La medaglia di bronzo mondiale 2022 Trevor Bassitt ha vinto la prima semifinale in 49,02, Caleb Dean la seconda in 48,92. Il 47.97 di Benjamin è stata la migliore prestazione della serata per qualità assoluta. |
RASSEGNA..
CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIROEDICOLA
Il diario di Slalom si è aperto come ogni giorno con la consueta galleria di prime pagine da tutta Europa, occupate principalmente dagli Europei di calcio. In Italia aspettiamo l’ottavo di finale con la Svizzera. In Francia la partenza del Tour de France [dall’Italia].
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