L’ha fatto. L’ha fatto davvero. Ha corso una dozzina di passi stretti stretti, famelici, rapidi, e al tredicesimo ha posato le mani a terra per iniziare una ruota, una mezza ruota, così da dare le spalle alla scena che aveva davanti a sé un attimo prima. Ha messo le punte dei due piedi su una pedana elastica e come se potesse guardare con la nuca, ha posato le mani aperte su una tavola dalla forma di una lingua piegata verso il basso. Flick, flack, volo, le dita attaccate alle cosce, un carpio, un doppio carpio, un doppio carpio e mezzo. È come un tuffo, ma senza l’acqua della piscina, un tuffo nell’aria, ma poi bisogna atterrare, atterrare su un materassino e rimanere in piedi. Non è la cosa più difficile. Cosa volete che sia rimanere ancora in piedi, a questo punto della vita di Simone Biles. La cosa più difficile è allargare le braccia e sorridere, come dice Francesca Milano.
L’ha fatto. L’ha fatto davvero. Nessuna donna aveva mai eseguito questo esercizio in una competizione internazionale. Simone avrebbe voluto portarlo ai Giochi di Tokyo, dove fece l’esperienza dei twisties. Un attacco d’ansia, una perdita di equilibrio, i fantasmi degli abusi sessuali si manifestarono così. Lo ha provato ai campionati americani in agosto, adesso eccolo esibito al mondo. Per le regole della ginnastica questo gesto impossibile da oggi entra nel registro dei possibili, porterà il suo nome. Si chiamerà Biles II. Come il sequel di un film, come una regina, come una papessa.

Il Caso fa strani giri e si diverte. È successo sulla pedana di Anversa, in Belgio, la stessa dove Simone si presentò dieci anni fa da sedicenne, la stessa dove s’è tenuta la prima edizione in assoluto dei Mondiali, 1903, esclusivamente maschile, “dominata da un francese dallo sguardo nero, l’aspetto fiero, i baffi tremanti, quel Joseph Martinez di Orano che dominò e vinse cinque medaglie d’oro”. Centoventi anni dopo – ha scritto allora L’Équipe – è invece una donna che siamo impazienti di guardare, “un diamante grezzo che si è rivelato qui, in questo Sportpaleis al largo del porto fiammingo”. Nel 2013 l’impertinenza di una Biles adolescente la portò a quattro medaglie, tra cui l’oro nel concorso generale e nella finale a corpo libero, dove aveva introdotto un’innovazione, un doppio salto mortale all’indietro con mezzo giro, la prima volta che il suo nome entrava nel codice a punti che regola la ginnastica. Stamattina è la favorita per il titolo che si assegna venerdì, mentre il Biles II è in realtà il quinto esercizio della sua collezione.
Tutto questo, sottolinea il giornale francese, non deve farci dimenticare che questa ginnasta di 1 metro e 42 è riuscita come Nadia Comaneci ai suoi tempi, “a sfuggire ai rigidi schemi del suo sport. In Belgio avrà la possibilità di superare il record che condivide con la sovietica Larissa Latynina per il maggior numero di medaglie olimpiche e mondiali [32 a testa]. Ma Simone Biles è diventata anche la voce delle sopravvissute, le circa 260 vittime di Larry Nassar, ex medico della squadra americana che abusò di loro sessualmente”.
Christaline Meyers per Essentially Sports sottolinea come “a 5109 miglia da casa, Simone Biles riceva un tifo non convenzionale ai Mondiali di ginnastica” e racconta che aveva cominciato a parlare del suo rientro sulla scena a marzo, a cena, con la sua allenatrice e confidente Cecile Landi, in un ristorante messicano. Landi ha detto in un’intervista esclusiva con il sito delle Olimpiadi: «Quando ho lasciato la Francia, mi hanno detto che avrei fallito, che non ce l’avrei fatta. Stavo per tornare indietro piangendo, stavo per tornare a riprendermi il mio lavoro. Eccomi qui, diciott’anni dopo. Non abbiate mai paura. La gente vi dirà: No. La gente vi dirà che non ce la farete. Continuate. Fate quello che credete di poter fare e lo realizzerete».
I cinque elementi con il nome di Biles, ricorda la Nbc, eguagliano in cinque della 48enne uzbeka Oksana Chusovitina, che punta a partecipare alla nona Olimpiade l’anno prossimo a Parigi. L’unica donna che ha dato il suo nome a più elementi è Nellie Kim, stella sovietica degli anni ’70 e ’80. Secondo il Codice dei punti della Federazione internazionale di ginnastica sono sette.
| Giorgia Mecca su Domani l’altro giorno raccontava: “Sorridi, inchinati al mondo, vai a prenderti i suoi applausi. Anche questo fa parte della routine delle ginnaste: fatti vedere felice, la giuria se ne ricorderà. Sono sorrisi finti? Non importa, piangi poi quando nessuno ti vede. Simone Biles ha squarciato il muro della ginnastica, ci ha obbligato a vedere oltre i lustrini e le paillettes. La pietra è ritornata ad essere una farfalla. Da piccola Simone Biles a colazione mangiava acqua e cereali perché il latte costava troppo. A dieci anni pensava di essere troppo bassa e troppo nera per diventare una ginnasta. Nadia Comaneci non aveva niente in comune con lei e lei sì che aveva un fisico da dieci. I suoi compagni di classe da piccola la chiamavano swoldier, «soldatino gonfio». Aveva troppi muscoli, per non vederseli indossava solo felpe oversize a maniche lunghissime. Alla fine però tutto ci riconduce al corpo, quel corpo su cui Simone Biles si è fatta tatuare la frase di Maya Angelou: «And still I rise»”.
| Arianna Ravelli sul Corriere della sera racconta stamattina che “non si è limitata a tornare, Simone Biles ai Mondiali di Anversa ha spostato un po’ più in là i limiti del suo sport uno Yurchenko doppio carpio, un elemento folle valutato con la nota di difficoltà di 6,4 (la più elevata dell’artistica femminile) che fin qui avevano eseguito solo gli uomini. Era il limite estremo della ginnastica”. Ne ha parlato con Donatella Sacchi, la presidente del comitato tecnico internazionale della ginnastica artistica femminile, la signora che aggiorna il codice dei punteggi. Sacchi dice: «Per la prima volta nella sezione femminile si è visto un doppio salto indietro con una doppia rotazione trasversale, è frequente nei maschi, ma tra le donne non lo avevamo mai visto, in genere le rotazioni sono su un’asse longitudinale». Sacchi era da ginnasta a Montreal nel ‘76 quando Nadia Comaneci fu la prima a prendere un 10. Al Corriere della sera dice: «È cambiato tutto. Allora il massimo era 10 e si andava a scalare, adesso abbiamo punteggi aperti, determinati dalla somma del valore di difficoltà con quello di esecuzione, potenzialmente illimitati. Anche se in realtà pensavamo di avere già raggiunto certi limiti. Ecco ieri li abbiamo spostati un po’ e abbiamo visto fare la storia della ginnastica».
| Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta parla di “ritorno con squilli di tromba, con un botto fragoroso. I 15.266 punti relativi con nota di 6.4, il massimo (14.632 per l’altro tentativo), dicono dell’unicità dell’impresa. Avrebbe addirittura meritato mezzo punto in più se, per un fatto di sicurezza, non avesse richiesto la presenza dell’allenatore Laurent Landi nei pressi del punto di chiusura”.
| Qualche settimana fa su The Athletic, Kalyn Kahler raccontava che alla notizia del ritorno di Simone Biles dopo due anni di assenza, i 7.200 biglietti per la sessione serale dei campionati americani sono andati esauriti in 36 ore. Anzi, la federazione USA di ginnastica ha dovuto metterne in vendita anche per le sessioni di allenamento, non succede quasi mai, di certo mai ne avevano venduti cinquecento, come ad agosto in Illinois. “Anche guardare gli allenamenti della più grande ginnasta di tutti i tempi è un evento da non perdere”.
Biles II va seguita ovunque. Come una regina. Come una papessa.
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