I MONDIALI DELLE ACQUE
USA e Cina in testa al medagliere
È stato il Mondiale degli assenti, ma per i colossi non ha fatto troppa differenza. I tuffi hanno garantito la solita mole di gloria alla Cina, 9 ori su 13 e 13 podi su 39 complessivi. Così il primo posto nel medagliere generale è rimasto suo. Con tre primi posti in più rispetto a Fukuoka. Anche gli USA hanno vinto una gara in più rispetto all’estate scorsa, 8 contro 7, risalendo di una posizione nel bilancio generale, da terzi a secondi per il contemporaneo passo di lato fatto dall’Australia, il paese con più assenze pesanti, specialmente in campo femminile. Dieci ori in meno, da 15 a 5, e terzo posto finale nel medagliere, dove l’Italia è salita da ottava a quinta.
Nel nuoto in vasca le differenze sono state ancora più marcate. È il settore nel quale l’Australia ha scontato di più le fuoriclasse lasciate a casa [Ariarne Titmus, Molly O’Callaghan, Kylee McKeown, Emma McKeon]. La squadra ha trovato una punta di riserva in Erika Fairweather, un oro, un argento e un bronzo, ma è scivolata dal primo posto di Fukuoka al settimo, da 13 ori a uno. Gli USA hanno confermato le 7 vittorie dell’estate scorsa, la Cina ne ha prese due in più. La Francia senza Léon Marchand è rimasta fuori dalle prime-10 così come la Tunisia di un Hafnaoui a mezzo servizio. Fuori dall’élite anche la Lituania e la Svezia, con l’apporto limitato di Rūta Meilutytė e Sarah Sjöström. La Gran Bretagna ha perso quattro posizioni [da quinta a nona], il Canada due senza Summer McIntosh.
Se ne è giovata l’Italia con i 2 ori di Simona Quadarella sui troni lasciati vacanti da Katie Ledecky. Senza quelli, la spedizione sarebbe tornata a casa con zero vittorie. Anche il sesto posto generale del Portogallo è tutto sulle spalle di una sola persona, Mateos Ribeiro, a sua volta favorito dal buco lasciato da Thomas Ceccon. Con la politica della selezione severa, portando in Qatar in tutto nove persone, la Germania ha finito con il miglior Mondiale in vasca degli ultimi quindici anni, come dire il migliore in assoluto con i costumi in tessuto.
Per fortuna Francesco Caligaris è tornato su X [seguitelo qui]. Ha messo a confronto i tempi di questi Mondiali piazzati in calendario fuori stagione con quelli del luglio scorso e ha notato che In 24 gare su 42 con il tempo dell’oro non si andava sul podio a Fukuoka 2023, in 10 gare su 42 con il 1° tempo della semifinale/batteria non si andava in finale, solo in 5 gare su 42 l’ottavo tempo è stato migliore rispetto all’edizione scorsa. Quanto basta per chiudere subito ogni discorso sulla qualità della manifestazione, da molti interpretata come un fastidio, da qualcun altro come un test, da tutti gli altri come un’occasione.
Enrico Spada su Oa Sport lo ha definito il Mondiale più strano della storia e con questa verità coincide il bilancio più corposo mai raggiunto dal nuoto italiano nella storia. Scarpa scrive che “non tutte le medaglie azzurre sarebbero scomparse con la presenza al completo delle grandi star del nuoto mondiale ma sicuramente il bottino si sarebbe ridotto, non si sa di quanto, perché l’Italia, nell’ipotetico Mondiale al completo, avrebbe gettato nella mischia anche Thomas Ceccon”.
Nel bilancio della spedizione, Oa Sport ha promosso certamente Simona Quadarella, la nuotatrice più lontana dall’idea dell’azzardo. Se vale il secondo posto non chiuderà mai terza, se vale il terzo non sarà mai quarta, ma raramente in acqua fa saltare le gerarchie. È cresciuto Alberto Razzetti e c’è stato il promo podio di Alessandro Miressi, senza tempi da ricordare perché aveva già in tasca la carta per Parigi – sebbene i costumi non abbiano tasche.
Nicolò Martinenghi ha mandato segnali. Non ha vinto l’oro ma ha fatto bei passi avanti rispetto a un 2023 meno brillante.
Il Mondiale di Benedetta Pilato è invece tutto da interpretare, come lei stessa dice, peraltro senza perdere il sorriso. Non si è qualificata per la finale dei 100 e ha perso titolo e argento nei 50. È stata imperfetta nei primi 15 metri dopo uno stacco non preciso dal blocchetto, faceva notare Luca Sacchi in telecronaca sulla Rai, così alla fine il divario dalle prime due è stato molto marcato.
Arianna Ravelli sul Corriere della sera ha scritto che il bronzo di Benedetta Pilato “deve servire da calmante ed equilibratore dopo le montagne russe, la vita rivoluzionata a Torino, il picco di prestazioni a novembre, il tanto lavoro, l’uscita dalla semifinale dei 100 rana senza un perché («Avevo riscontri diversi dall’allenamento. C’è tempo per capire se c’è qualcosa da aggiustare»)”. Giulia Zonca su la Stampa dice che “Benedetta Pilato, anni 19, torna a casa con un bronzo che la conferma sul podio per il quarto mondiale consecutivo e chiede «tempo per maturare» quando, alla sua età, ha un palmarès che dovrebbe sospendere i giudizi”.
IL MONDIALE È TUTTO UN
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ARTEFICI Gli mvp
Tutti gli ori vinti da Claire Curzan in carriera prima di Doha, erano venuti da qualche staffetta. Dalla piscina avveniristica del Qatar è invece uscita che ne aveva al collo addirittura tre, tutti quelli possibili nel dorso. Fino a un anno fa era un’impresa mai riuscita. Dopo Kylee McKeown è successo ancora. Curzan è stata premiata allora come miglior nuotatrice dei Mondiali. Ha vinto pure l’argento nei 100 farfalla. Swim Swam anticipa che rivedremo McKeown al Victorian Open in settimana.
Il migliore tra gli uomini è stato giudicato Daniel Wiffen, oro negli 800 e nei 1.500 stile libero, il primo irlandese da medaglia in un Mondiale di nuoto.
MEDUSE Che cosa è successo a Gorbenko
Giulia Zonca su la Stampa racconta che “qualche fischio solitario agli israeliani in vasca era già volato durante la settimana di Mondiale di nuoto, ma quando Anastasia Gorbenko, all’ultimo giorno di gare, vince l’argento nei 400 misti una buona metà dell’Aspire Dome di Doha le urla contro. Lei, uscita dall’acqua, si strizza i capelli e dice a tutto il pubblico: «Essere qui con la mia bandiera significa molto per il mio Paese. Portarla sul podio è il massimo che potessi fare». La dichiarazione d’intenti viene recepita come una provocazione”.
Qualche giorno fa in Qatar si è chiusa una Coppa d’Asia di calcio molto politica, con l’arrivo in finale della Giordania e il passaggio agli ottavi della Palestina.
Ai Mondiali di nuoto – racconta Zonca – c’erano quattro palestinesi, “uno solo vive in patria e si allena in meno di 15 metri”. Avevano la bandiera tatuata sulla spalla o sul petto.
Arianna Ravelli sul Corriere della sera ha scritto che Gorbenko “non ne fa un dramma, non vuole guastarsi la giornata. Era già successo in mattinata per la verità quando, prima delle batterie, una scolaresca le aveva rivolto dei buu e aveva gridato «Palestina, Palestina», mentre durante la cerimonia di premiazione a qualche fischio si sono mischiati anche applausi”.