Giorno-8 | Come Novak Djokovic è migliorato in tutto dal 2015 a oggi – La differenza tra New York e Melbourne per Cori Gauff – Jannik Sinner ai quarti, Paolini ci prova, buone notizie dal doppio – L’irritazione di Marta Kostyuk per la bandiera russa – Le partite per cui vale la pena mettere la sveglia nella notte
IL TEMA
Quando Goran Ivanisevic si presenta al campo, spesso Novak Djokovic si sta lamentando di qualcosa. È di cattivo umore, dice che il suo gioco è un disastro, che bisogna mettersi sotto e lavorare, lavorare, lavorare, perché lui ha una necessità, un bisogno urgente – diamine – non lo vede Goran che deve migliorare tutto? Il servizio, l’attacco, il rovescio, gli fa tutto schifo, tutto è disastroso. L’uomo che ha vinto oltre mille partite in vita sua, 24 titoli dello Slam, oltre a un’ulteriore settantina di tornei, diventa malmostoso quando si mette a pensare alla sua imperfezione.
In genere a questo punto Goran Ivanisevic scuote la testa e pensa: «È pazzo». È pazzo perché negli ultimi otto anni ogni parametro racconta di una crescita di Djokovic, la sola strada possibile per resistere a quella famosa NextGen da tanto tempo annunciata, per molto tempo solo attesa, ma adesso davvero qui, non più imminente ma presente. È in realtà una Gen più Next della Next, il tennis ha dovuto attendere Sinner e Alcaraz per trovare qualcosa all’altezza di Novak, arrendenso all’idea che i Tsitsipas, gli Zverev, i Thiem erano solo un falso allarme, erano un falso positivo. Gli ultimi otto anni in numeri e percentuali raccontano come Djokovic ha mutato il suo gioco per respingere tutti, ragazzini e leggende, il nuovo che avanzava e i suoi rivali contemporanei, come ha fatto insomma a restare il numero 1 contemporaneo, scalzando Federer e Nadal dalla corsa di numero 1 di sempre.
All’analisi di questi parametri si è dedicato Matthew Futtermann su The Athletic, aummendo come punto di partenza il 2015, probabilmente la migliore stagione nella carriera di Djokovic, “la stagione tennistica più assurda mai vista”. Un anno in cui gli era rimasto solo di confrontarsi con sé stesso. Quattro finali di Slam, tre vinte e una persa contro Stan Wawrinka a Parigi, 15 finali consecutive di cui 11 vinte, 15 successi in 19 scontri diretti contro gli altri Tre Grandi [Federer, Nadal, all’epoca Murray] e 4-0 contro Nadal. Scrive Futtermann che dopo una stagione del genere una persona normale si sarebbe preoccupata di continuare a fare le solite cose, le cose che funzionavano. Invece è pazzo, direbbe Ivanisevic. Così si è messo a cambiar tutto, a cercare nuovi equilibri, nuove motivazioni, continuando a considerare l’Australia il suo posto felice, dove nemmeno un infortunio gli spettina i piani.
Fa impressione considerare che Djokovic ha vinto 14 dei suoi 24 Slam dopo il 2015. La sua evoluzione si poggia su alcune fondamenta. Otto anni fa la prima di servizio andava a 186 km orari, adesso serve a 193. Non è migliorata la tecnologia delle racchette né le palle sono più leggere. La media complessiva del tour è cambiata di poco, passando da 187 a 188. Il servizio di Djokovic non solo è più veloce, ma arriva anche in punti migliori del campo, cinque centimetri più vicino alle linee rispetto al 2015. È diventato più bravo anche dove era già bravissimo. La sua risposta sulla seconda di servizio dell’avversario gli ha portato l’anno scorso un punto nel 47% dei casi. Nel meraviglioso 2015 era al 39 percento. Una crescita sui fondamentali ha cambiato il suo modo di stare in campo. È cresciuta la sua percentuale di azioni a rete. È cresciuto quello che gli statistici chiamano tasso di conversione. Il diritto va più veloce di 3 km orari. La sua posizione media in campo è di 60 centimetri più avanti. Significa che può colpire ancora più in anticipo rispetto agli anticipi di, “soffocando gli avversari, rubando frazioni di secondo ai loro tempi di recupero” – spiega Futtermann. Ci sono meno recuperi e meno scivolate. Saranno spettacolari quanto vogliamo, ma logorano. Un fisico di 36 anni fa bene a evitarsele. Otto anni fa aveva una percentuale di punti segnati in corsa del 43 percento. Quasi la metà delle volte in cui i suoi avversari pensavano di averlo messo all’angolo, lo hanno visto tornare e prendersi il punto. L’anno scorso la percentuale è stata meno miracolosa. È scesa al 36 percento, ma resta superiore alla media del tour [34%]. “In altre parole – considera Futtermann – è ancora più bravo degli altri nel realizzare una magia quando ne ha bisogno, ma è diventato così tanto più efficiente che può vincere senza spendere troppe energie”.
È il segreto di Pulcinella, la strategia contro l’invecchiamento. Federer ha avuto un sussulto nel declino diventando più aggressivo, Nadal ci prova quando va a rete per inventarsi occasioni con cui accorciare gli scambi. Djokovic fa a modo suo la stessa cosa, in piàù ci riesce. È il segreto di Pulcinella, ma Pulcinella deve avere le gambe per riuscirci. È così che resta credibile quando immagina di vincere altri titoli dello Slam, una medaglia olimpica, una Coppa Davis con la Serbia. È così che può battere i ventenni, oltre che gli ultra-trentenni. Se ancora ce ne sono in giro.
IL TORNEO
Un ultra-trentenne è toccato a Djokovic negli ottavi. Il povero Mannarino ha raccolto in tutto tre game, nel terzo set, dopo aver perso a zero i primi due. Djokovic è arrivato così a 58 vittorie su 63 nelle partite degli ottavi di finale in uno Slam. Record di Roger Federer eguagliato. Gli restano tre partite da vincere per il suo 25esimo titolo, uno in più di Margaret Smith Court. «Volevo perdere almeno un game – ha detto Djokovic – perché la tensione stava crescendo dentro lo stadio». C’è del serio nel suo faceto. Il 54 percento delle sue prime di servizio non sono tornate indietro.
Coco Gauff ha raggiunto per la prima volta in carriera i quarti di finale all’Australian Open, prolungando la sua striscia di vittorie dopo il titolo a New York: siamo a 11-0 negli Slam e 9-0 nel suo 2024. La polacca Frech era una delle sei donne in tabellone mai arrivate in carriera alla seconda settimana del torneo.
È un percorso del tutto nuovo, quello che sta facendo Coco. The Athletic ha dedicato un servizio alla grossa differenza che esiste tra il suo Melbourne e il torneo di fine estate a New York. Adesso va in campo a metà mattinata con lo stadio mezzo vuoto, sbriga il match in genere in poco più di un’ora, fa un paio di interviste, risponde alle domande di due-tre giornalisti in conferenza stampa, e la sera se ne sta a spasso per le strade di Melbourne, a malapena notata, anche se non porta un berretto da baseball e gli occhiali da sole. A New York giocava sempre in sessione notturna, tre delle sue prime quattro partite sono finite al tre set e due volte le ha dovute giocare in rimonta. C’erano sempre 24.000 spettatori all’Arthur-Ashe, in tribuna si sono fatti vedere anche gli Obama. Solo il gioco non è cambiato tanto, così almeno fa notare Pan Shriver, scettica pure sul famoso contributo di Andy Roddick al servizio. Le pare che in fondo si tratti di un movimento leggermente accorciato, di una palla lanciata da una posizione più alta. Comunque sia, Gauff si muove sotto i radar – dice The Athletic. Non veste il giallo neon di New York, il giallo color pallina da tennis, ma una tonalità che ricorda il giallo di un semaforo. Ecco.
L’altra teen della giornata, Mirra Andreeva, è stata battuta in tre set da Barbora Kreijcikova.
Il social media manager degli US Open è riuscito a rovinare la domenica a Marta Kostyuk, l’ucraina appena qualificata per i quarti di finale. Che ha combinato? Ha messo la bandiera russa accanto al nome della sua avversaria, la ventenne Maria Timofeeva. Kostyuk si è infuriata. Ha ricordato che russe e bielorusse devono giocare sotto la bandiera bianca della neutralità, e che questo episodio è la prova di quanto sia superflua questa condizione. Poco dopo il post è stato rimosso.
ITALIANISMI
Sinner ai quarti finale
Ma sì, ma sì, ma certo che si parla anche di Jannik Sinner. Tanto sapete tutto. Ha battuto per tre set a zero anche Khachanov, il russo semifinalista un anno fa. È l’unico giocatore ancora in corsa a non aver lasciato nulla agli avversari. Non è stata una gran giornata per il servizio. Ha chiuso con una percentuale del 54 percento con la prima di servizio, ma comunque con 7 ace e 46 vincenti. Ai quarti gli tocca un altro russo, Andrej Rublev – che ha vinto 6-0 al quinto set con l’idolo di casa de Minaur.
Arrivano buone notizie dal torneo di doppio, dove Simone Bolelli e Andrea Vavassori si sono qualificati per i quarti di finale. Prossimi avverrsari: i tedeschi Puetz e Krawietz. Bolelli ha vinto il titolo in Australia otto anni fa in coppia con Fabio Fognini, per Vavassori è il primo grande risultato in carriera. Forse abbiamo un problema in meno in Coppa Davis.
LE GUIDE INUTILI DI SLALOM
Le partite che ci faranno restare svegli
① MAMELISMI Paolini vs Kalinskaya ➔ MAmeli ruggisce perché un’altra bandierina italiana può avanzare ai quarti. Secondo Ubaldo Sanagatta su Ubitennis non sarebbe una sorpresa intera [“una mezza sorpresa”] se Jasmine Paolini si spingesse addirittura in semifinale. “Kaliniskaya, Zheng e Dodin sono battibili”. Ubitennis elogia Renzo Furlan per il lavoro da coach sulla tennista e Scanagatta si domanda “che cosa avrebbe potuto fare Camila Giorgi se fosse stata allenata da lui”
quando non prima delle 7.30 lunedì mattina
② DOV’E LA VIKTORIA Azarenka vs Yastremska ➔ Non c’è più nessuna Top-10 nella metà superiore del tabellone femminile. Tutte sentono di avere una chance di arrivare in finale, solo Viktoria Azarenka sa come si fa. Ha 34 anni, in classifica è ormai 22esima, a Melbourne ha vinto due titoli. Yastremska galleggia intorno alla 93esima posizione e viene dalle qualificazioni, dunque ha tre partite in più nelle gambe. Azarenka guida negli scontri diretti per 2-1. Altro match tra un’ucraina e una bandiera bianca.
quando alle 2 della notte tra domenica e lunedì
③ MAMMA E FIGLIA Svitolina vs Noskova ➔ I due grandi temi del torneo femminile a confronto. Elina Svitolina è l’ultima delle otto mamme in tabellone. Linda Noskova è l’altra teenager rimasta in corsa a parte Cori Gauff. Esperienza contro rivoluzione, sintetizza il magazine Tennis. Hanno 10 anni di differenza, 29 contro 19, ma la più piccola ha appena fatto fuori la numero 1 al mondo. Se riuscisse a ripetersi su quel livello, potrebbe ancora avanzare un turno e farsi conoscere “in questo mondo post-Serena, nel quale non tutte le giocatrici giovani diventeranno star in futuro, forse nessuna, ma nel quale vale la pena guardarle tutte per scoprirlo”.
quando non prima delle 3.30 della notte tra domenica e lunedì
④ IL DELFINO Alcaraz vs Kecmanovic ➔ Due anni fa a Miami la loro partita fu uno spettacolo. Kecmanovic condusse la partita per la maggior parte del tempo, Alcaraz lo bruciò nel finale, 7-5 al tie-break del terzo set. Il serbo si è arrampicato al numero-27 della classifica, prima di diventare più incostante e meno affidabile. Ora è intorno alla 60esima posizione, la sua vittoria in cinque set al terzo turno su Tommy Paul – dopo aver cancellato un match point – potrebbe avergli restituito fiducia. Ma Carlitos è Carlitos.
quando alle 9 di lunedì mattina
⑤ ALLEZ Cazaux vs Hurkacz ➔ La Francia è in un brodo di giuggiole – in un bouillon de joujols – per questi 21enne sbucato dal 122esimo posto della clasifica ATP, un residente abituale del circuito challenger. È arrivato a Melbourne con una wild card per accordi tra le federazioni, sta giocando un tennis leggero e potente allo stesso tempo. Ha fatto fuori in quarto set la testa di serie numero-8 Holger Rune al secondon turno, adesso gli tocca la numero-9 per un imrpevedibile chance di arrivare ai quarti. Un altro successo lo porterà fra i primi-60 della classifica.
quando non prima delle 5 di lunedì mattina
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