La lunga attesa nel mondo del calcio per l’India

Giorno-7 | Il ritorno in campo dell’India per la seconda partita del torneo.  Aspettando una svolta  Chi sono i calciatori della nazionale di oggi  La Cina non ha ancora segnato un gol

L’India nel calcio è un’antica leggenda. È l’eco di una favola che ci tramandiamo e che abbiamo sentito chissà quante volte. L’India nel calcio è il racconto della nazionale del ‘50, qualificata ai Mondiali per la rinuncia di Filippine e Birmania, ma a sua volta ritirata a un passo dalla partenza per il Brasile. A distanza di settant’anni e passa, una versione ufficiale s’è persa nel tempo, si è imposta la fiaba, il racconto di una squadra che voleva giocare a piedi nudi e se lo sentì negare, altri sostengono che la federazione non poteva permettersi di mandare i giocatori in Sudamerica. Una generazione d’oro, così viene descritta quella squadra che due anni prima era andata alle Olimpiadi di Londra e aveva spaventato la Francia, prima di perdere per 2-1. 

Mentre le ragazze sono rimaste con gli occhi aperti Sognando Beckham, gli uomini sono come immersi in un grande sonno, un gigante addormentato, questa è l’India del calcio, un posto di occasioni perse e di treni perduti, di desideri saltuari, di strade senza vie d’uscita. Neeraj Chopra può stupire il mondo con l’oro olimpico nel giavellotto, Maria Kom e Lovlina Borgohain possono portare le donne sul podio dei Giochi nella boxe [due bronzi nei mosca e nei welter fra 2012 e 2020], la gioventù del paese è andata a prendersi quattro ori alle Olimpiadi giovanili di cinque anni fa, due nel tiro con Saurabh Chaudhary e Manu Bhaker, ma tutto il resto è ancora quasi fermo a cricket, hockey e badminton. E il calcio continua a non trovare undici proprietari di due piedi buoni in mezzo a un miliardo e 400 milioni di abitanti

Era il 2012 quando Sepp Blatter disse che «il gigante addormentato sta iniziando a svegliarsi», ma dodici anni più tardi la realtà è andata da un’altra parte. L’India è al posto numero 102 della classifica FIFA e nemmeno tra le prime 15 asiatiche. Gigante poi perché, si domanda Stephen Constantine con Al Jazeera, «se non abbiamo mai fatto nulla sul fronte internazionale per anni». È stato l’ex cittì, conosce vizi e virtù, i ricorsi di due ori ai Giochi asiatici [1951-1962], una semifinale olimpica nel 1956, fine. 

Tutte le avversarie nel girone della Coppa d’Asia sono superiori. È impossibile pure stavolta immaginare di passare il turno. Pradhyum Reddy, allenatore, oggi dirigente di un club in serie C, sostiene che non si può crescere se il campionato dura sei mesi e ha 12 squadre. «È ridicolo il tempo che viene dedicato al calcio dalla serie B in giù, nei campionati giovanili. Se lo confrontiamo con il tempo che dedicano al pallone i bambini in Giappone, quanto giocano nelle scuole superiori e nelle università, siamo di gran lunga indietro. L’unico modo in cui il paese può sognare di andare ai Mondiali è giocare costantemente nei tornei giovanili. Invece non ci siamo mai qualificati per una Coppa d’Asia Under-23, per un Mondiale Under-17 o Undero-20. Finché non raggiungiamo quel livello, tutte le parole e le promesse saranno iperboli»

Eppure a Bangalore, Mumbai, Chennai, Nuova Delhi, c’è gente che festeggia in strada durante i Mondiali. Con le bandiere altrui. Caffè e bar restano aperti anche di notte per trasmettere le partite sui maxi-schermi. Forse non abbiamo ancora dimostrato le nostre qualità nel calcio, ma se ci fosse una Coppa del Mondo per tifosi saremmo in corsa per vincerla ha scritto in un tweet il magnate Anand Mahindra quando ha visto i tifosi del Kerala con le maglie dell’Argentina, la sera della finale in Qatar.

 

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Nell’estate di dieci anni fa il sismografo del calcio registrò una scossa. L’Indian Super League si diede una struttura alla NBA, senza retrocessioni, con il draft, il salary cup, i play off. Fecero un po’ di shopping tra vecchi campioni. David Trezeguet andò a chiudere la carriera giocando 9 partite e segnando 2 gol con il Pune City. Alessandro Del Piero era nella fase delle scelte di vita, esperienze, così passò dal Sydney alla Dynamo Dheli, 10 presenze e 1 gol. Aveva quasi 40 anni e la sua scelta suscitò la reazione politica di una semi-coetanea a quei tempi alla guida di un bozzolo di partito. Erano tempi di tensioni internazionali, due fucilieri della Marina imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie erano stati accusati e arrestati per l’uccisione di due pescatori indiani. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia-Allenaza nazionale, su Facebook pregò Del Piero: «Rifiuti l’offerta di giocare in India fin quando i nostri marò non torneranno. Potrebbe essere un importante segnale nei confronti del governo indiano e della comunità internazionale. Non spetta a un calciatore fare quello che la politica non sa fare: nessuno più di noi è critico verso l’inerzia degli ultimi governi». Del Piero rispose col suo tono: «Non sto andando in un Paese ostile e l’ultima cosa che vorrei è una strumentalizzazione del mio ruolo, e soprattutto che lo sport diventi un mezzo per dividere anziché unire. Da italiano, come tutti i miei connazionali, non sono insensibile alla vicenda dei nostri marò e spero si arrivi presto ad una conclusione positiva per loro, e soprattutto che sia la più giusta». 

Gli indiani vennero a prendersi anche altri quattro calciatori [il portiere Belardi, il difensore centrale Cirillo, il terzino Magliocchetti e il centrocampista Davide Colomba], oltre che un allenatore, Franco Colomba, armato di così tanta buona volontà da mettersi a studiare inglese a sessant’anni, prendeva lezioni da una ragazza di Loiano che stava per laurearsi in giapponese. «Non ho dogmi – disse a Simone Monari su Repubblica – insegno l’etica del lavoro, lo spirito di sacrificio cercando sempre di valorizzare i giocatori che ho». La moglie e la figlia lo seguirono perché «s’annuncia un’esperienza talmente affascinante che credo sia giusto condividerla tutti insieme».

Dopo uno 0-0 nel derby juiventino fra Del Piero e Trezeguet, non se n’è saputo più niente, abbiamo smesso di drizzare gli aghi dei sismografi, o forse davvero il gigante si è riaddormentato e niente, sta là, aspettando qualche maestro, qualche dirigente visionario, qualche ragazzino che scelga il pallone anziché il cricket. 

 

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La nazionale indiana

Oggi la squadra si giova del lavoro fatto fra 2015 e 2019 dall’allenatore anglo-greco-cipriota Stephen Constantine, oggi passato al Pakistan. In panchina siede il croato Igor Štimac. La pagina facebook Tiri dal mondo spiega che il processo di convinzione e naturalizzazione dei talenti con doppio passaporto è bloccato.Il portiere Gurpreet Singh Sandhu è diventato il quinto indiano a giocare in Europa, il primo in Europa League. È nato in una famiglia Sikh e si è laureato al DAV College di Chandigarh. Subhasish Bose ha sposata l’attrice-modella bollywoodiana Kasturi Chhetri. Sandesh Jhingan ha invece messo su famiglia con Ivanka Pavlova, una fotografa, ma due anni fa è scivolato su una battuta sessista. Dopo una partita contro la sua ex squadra, disse chje gli pareva di aver incontrato una squadra di femminucce. I tifosi sui social lanciarono l’hashtag #BringBack21, cancellate la decisione di ritirare la sua vecchia maglia numero 21. I dirigenti si arresero e la rimisero in circolo, assegnandola a Bijoy Varghese. Nel dubbio a Varghese rinnovarono pure il contratto. Manvir Singh gioca a calcio per suo padre, ex calciaytore del Punjab che sognava di arrivare in nazionale. Ha perso un braccio in un incidente stradale e vive su una sedia a rotelle. Sunil Chhetri è la super stella mediatica dle paese. È il figlio di ufficiale del corpo degli ingegneri elettronici e meccanici dell’esercito indiano. Anche sua madre e sua sorella gemella hanno giocato a calcio, mentre sua moglie è la figlia di un ex nazionale. Due anni fa la FIFA ha lanciato un documentario in tre episodi su di lui sulla propria piattaforma. Lalengmawia ha un padre macellaio che gli chiese di non andare in ritiro con la nazionale Under-17 per concentrarsi sugli esami a scuola. Lalengmawia dice di aver scelto spesso il numero 46 per amore di Balotelli. 

 

in tv oggi ore 12.30 OneFootball: Siria-Australia | 15.30 OneFootball: India-Uzbekistan | 18.30 OneFootball: Palestina-Uae

  IL PAESE 

Il ruolo da mediatore nella crisi di Gaza

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Martedì sera il Qatar e la Francia hanno annunciato di essere riusciti a negoziare un accordo con Israele e Hamas per far arrivare nella Striscia di Gaza aiuti umanitari, medici e farmaci per le persone tenute in ostaggio dal 7 ottobre. L’accordo – spiega il Post – è stato pensato da una parte per assicurarsi che gli ostaggi che soffrono di condizioni di salute che richiedono cure mediche continue, come cancro e diabete, abbiano modo di ricevere almeno in parte le cure necessarie

 

IL TORNEO

 

Adesso alla Cina tocca vedersela con Akram Afif

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L’altro gigante addormentato dell’Asia è la Cina. In questa Coppa d’Asia ha messo insieme due 0-0, all’esordio contro il Tagikistan e ieri contro il Libano. Dovrà giocarsi la qualificazione all’eliminazione diretta all’ultima giornata contro il Qatar, la più forte del gruppo. Il Libano avrà più chance contro il Tagikistan. Il Qatar è già certo di un posto agli ottavi con il terzo gol nel torneo di Akram Afif, l’ala sinistra vista qualche anno fa nella Liga con la maglia del Villarreal. Afif è nato a Doha da una madre yemenita, Fayza, della tribù Yaifa, e da un padre nato in Tanzania, poi cresciuto in Somalia. È stato lui stesso un calciatore, nazionale, prima di trasferirsi in Qatar e giocare per l’Al Ittihad. Ha preso il passaporto del Qatar e ha fatto l’allenatore. 

 

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