
La prima Coppa del mondo di cricket giocata dopo l’ingresso di questo sport nella grande famiglia olimpica è finita come altre quattro edizioni dal 99 a oggi, con il sesto titolo per l’Australia e un’altra gigantesca delusione per l’India che giocava in casa. In giro per il mondo si raccolgono due giudizi unanimi. Il primo: l’India è stata la squadra migliore del torneo. Aveva vinto 10 partite su 10 e ha perso l’undicesima, esattamente vent’anni dopo un’altra finale finita male contro l’Australia a Johannesburg. Il secondo: il silenzio di una sconfitta fa più impressione del rumore dei nemici. È calato all’improvviso su uno stadio con 92.453 spettatori paganti, ma secondo altre fonti con 120mile persone. Un silenzio che ha impressionato tutti i testimoni.
Barney Ronay del Guardian ha scritto: “Chi immaginava che il silenzio potesse arrivare anche come un’onda? Il silenzio di 92.453 persone è una cosa straordinaria, il silenzio come entità a sé stante, un rumore inghiottito. La narrazione di questa Coppa in India è stata dominata dalle vittorie indiane, dalla gioia indiana, dall’eccezionalità di una squadra descritta come priva di debolezze. Giustamente. Ma le cose succedono. Chiunque può perdere una partita. Alcuni diranno che i battitori indiani sono stati soffocati dalla pressione”.
Nel suo commento per il Telegraph l’ex giocatore inglese Michael Vaughan ha scritto: “Siamo fortunati ad avere un paese come l’India così ossessionato da questo sport. Andare in campo per una partita contro l’India è straordinario. Quando tutto va bene per l’India, la reazione è quella di un gol al 98esimo minuto nella finale di una coppa di calcio. È così che celebrano ogni piccola vittoria. Il boato al wicket di Warner all’inizio dell’inning australiano è stato il più forte che io abbia sentito. Quando le cose non vanno bene il silenzio è assordante, e non fa che aumentare il dramma. Non ci sono vie di mezzo. O si celebra il successo, sventolando bandiere e urlando, oppure arriva il silenzio totale, con la testa tra le mani”.
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Mujib Mashal ha raccontato sul New York Times l’attesa per l’evento, con uno spettacolo acrobatico di aerei militari, esibizioni di cantanti di Bollywood, uno show di luci, fuochi d’artificio, l’apparizione del primo ministro Narendra Modi nello stadio che porta il suo nome.
“Tutto ciò che la squadra imbattuta e favorita doveva fare era vincere”. E invece. Il New York Times parla di stato di angoscia per più di un miliardo di indiani che avevano pregustato l’idea di vedere convalidata la nuova leadership globale del loro paese da un successo nel cricket. Il risultato è stato una pillola amara per una nazione che si aspettava l’incoronazione come forza dominante”.
Aspettavano un risultato che fosse simbolico anche d’altro. Il giornale americano ricorda che l’economia indiana è diventata la quinta del mondo, quella in più rapida crescita tra le principali nazioni, sebbene in porzioni assai diseguali. L’India ha ospitato il G20 ed è diventato il primo paese a far atterrare con successo un rover sul polo sud della Luna. Almeno l’80% delle entrate mondiali del cricket provengono dall’India. I diritti di trasmissione in India per le partite internazionali hanno fruttato circa 3 miliardi di dollari per quattro anni. Le 10 squadre della Premier League indiana hanno un valore medio di circa 1 miliardo di dollari. La lega ha venduto i suoi diritti tv quinquennali per 6 miliardi di dollari. Una ricchezza che sta per espandersi al movimento femminile, con un torneo da 500 milioni di dollari, “offrendo speranza alle giovani giocatrici di cricket – dice il New York Times – in un paese nel quale la partecipazione femminile all’economia rimane pessima”.
Il Times ha scritto pure che in molti posti si sono irritati per l’organizzazione. L’annuncio tardivo delle date delle partite e delle vendite dei biglietti ha reso difficile la partecipazione dei tifosi stranieri, ma domenica “sembrava che l’intero paese fosse sceso su Ahmedabad: le compagnie aeree hanno aggiunto voli e i vip continuavano ad atterrare con aerei charter. I prezzi delle camere d’albergo sono aumentate da cinque a dieci volte rispetto al solito. Ma per gran parte della notte – ecco di nuovo – è stato il silenzio della folla a parlare. Quando la sconfitta dell’India sembrava certa, il silenzio era così forte che si poteva sentire l’unico applauso di un tifoso australiano presente in un settore dello stadio. Quando i fuochi d’artificio hanno annunciato la vittoria dell’Australia, il silenzio era così profondo che sembrava sale su ferite aperte”.
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Michael Vaughan ha raccontato pure di non essere mai stato prima su un treno o su un aereo in India, ma stavolta “da Mumbai ad Ahmedabad l’unica cosa di cui tutti in questo paese volevano parlare era il cricket. Non ho idea di quante persone fossero effettivamente nello stadio alla finale, forse 120.000, sembravano mezzo milione”.
Una Coppa del mondo che incrocia altri programmi ambiziosi. Sempre il New York Times nei giorni scorsi ha raccontato come nessuna nazione al mondo stia comprando più aerei dell’India. “Mentre la maggior parte degli indiani viaggia su strada o su rotaia, il paese è impegnato in una grande espansione della sua industria aeronautica per soddisfare le esigenze della classe media. Le più grandi compagnie aeree hanno ordinato quest’anno quasi 1.000 jet impegnando decine di miliardi di dollari in una spesa sfrenata senza eguali. A Nuova Delhi, l’aeroporto internazionale Indira Gandhi sarà pronto per 109 milioni di passeggeri l’anno prossimo e si prepara a diventare il secondo più trafficato al mondo, dietro l’Hartsfield-Jackson di Atlanta negli Stati Uniti. I viaggi aerei rimangono fuori dalla portata finanziaria della maggior parte degli indiani. Si stima che solo il 3% circa della popolazione voli regolarmente. Ma in una nazione di 1,4 miliardi di persone, quella percentuale rappresenta 42 milioni di dirigenti, studenti e ingegneri che desiderano spostarsi rapidamente all’interno del paese, sia per lavoro sia per vacanza”.
Kapil Kaul, amministratore delegato di CAPA India, società di consulenza focalizzata sull’aviazione, ha definito «i prossimi due o tre anni cruciali per raggiungere la qualità di crescita che l’India desidera e merita».
È questa la nazione dove il comitato olimpico internazionale spera di poter portare presto le Olimpiadi, e per presto si intende il 2036. Durante la sessione del CIO di Mumbai, mentre l’Italia faceva sapere che non c’erano soldi per una pista di bob a Cortina, Thomas Bach sollecitava l’India a farsi avanti. Ahmedabad è la città preferita dal governo. Ha scritto The Hindu: “Ospitare le Olimpiadi non solo sottolineerebbe l’importanza dell’India come nazione sportiva, ma le consentirebbe anche di affermare il suo potere geopolitico e di mostrare il proprio sviluppo. Ma l’India è pronta ad ospitare le Olimpiadi?”.
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