La funzione del calcio in Giordania – Vita di Ataa Jaber che ha scelto la Palestina

LA COPPA D’ASIA

 

2-3 C’è stato un momento nel quale il calcio della Giordania si trovò a due partite di distanza dalla qualificazione ai Mondiali, solo che quelle due partite dovette giocarle contro l’Uruguay. Era un’occasione virtuale, ma facemmo tutti finta di crederci nel nome del  vento nuovo e delle belle storie. Dieci anni dopo una sconfitta per 0-5 e un pareggio al ritorno per 0-0, il vento sta facendo un altro giro e ha portato la Giordania ai quarti di finale della Coppa d’Asia, oppure per dirla nei termini di allora: a due partite di distanza dalla prima finale della sua storia. 

È successo con un mezzo golpe allo stadio di Al-Rayyan, una rimonta ai confini dell’assurdo sull’Iraq, con due gol segnati nel recupero: Al-Arab al 95esimo e Al-Rashdan al 97esimo. Aperta parentesi: sul conto di quest’ultimo si favoleggia un ricevimento nuziale con un migliaio di invitati. Chiusa parentesi. 

Eppure sono stati due gol segnati in precedenza a decidere la partita. In che senso? Nel senso che la Giordania era passata in vantaggio verso la fine del primo tempo con un tiro di Yazan Al-Naimat. Per festeggiare quel che gli pareva incredibile, Yazan è corso fuori dal campo con quattro compagni di squadra, si sono seduti a terra con le gambe incrociate e hanno fatto finta di mangiare con le mani, come è pratica comune nel paese con un piatto della tradizione, il Mansaf, carne d’agnello cotto in una salsa a base di formaggio, servito in tavola con riso o bulgur.

Quando poco dopo l’Iraq ha segnato il secondo gol che valeva il sorpasso a quindici minuti dalla fine, Aymen Hussein è andato verso la bandierina del calcio d’angolo e ha ripetuto l’esultanza di Al-Naimat, probabilmente per sfotterlo, ma questo chi lo sa. È facile supporlo, ma dipende dall’interpretazione azzarda per esempio ESPN India. Di certo lo ha pensato l’arbitro, un iraniano. Cartellino giallo, il secondo, espulsione. 

Eppure, fa notare ESPN India, Hussein non si è tolto la maglia, non ha perso tempo, non aveva avversari nel proprio campo visivo. È difficile capire come possa essere stato un comportamento antisportivo. Va anche notato che nessuno della squadra giordana sembrava particolarmente offeso dalla replica di Hussein ai loro festeggiamenti. È comprensibile che Hussein e il resto della squadra irachena siano apparsi increduli .

In undici contro dieci, i giordani hanno ribaltato la partita e sabato si giocheranno un posto in semifinale contro il Tagikistan, l’altra sorpresa del torneo. Un’occasione per due, potrebbe dire Eddie Murphy. 

 

Il calcio in Giordania è una materia da maneggiare con cura. Dag Tuastad, ricercatore del dipartimento di cultura e lingue orientali alll’università di Oslo, ne ha parlato nella sua pubblicazione dal titolo A Threat to National Unity – Football in Jordan: Ethnic Divisive or a Political Tool for the Regime?

La sua tesi è che il calcio funzioni da contenitore di tensioni su base etnica, altrimenti destinate a esplodere fuori dagli stadio. L’unità nazionale del paese è composta da una doppia identità, quella degli abitanti indigeni a est del fiume Giordano e quella dei palestinesi venuti da ovest. Storicamente il regno conserva il potere attraverso un’alleanza con i primi, ma sono ormai in minoranza nella popolazione. La democratizzazione in Giordania – scrive Tuastad – implicherebbe probabilmente l’assunzione di uno slancio politico tra i palestinesi. Quando nel paese sono scoppiati disordini, come durante le proteste democratiche della Primavera araba, in alcune occasioni sono stati etichettati dalla monarchia come una minaccia all’unità nazionale. Nessuno vuole tornare alla guerra civile del 1970, di cui è necessario tenere viva la memoria per evitare la democratizzazione

È proprio dai tempi della guerra civile che la Giordania ha avuto una storia di rivolte calcistiche su base etnica. Ma finché sono contenute negli stadi di calcio – scrive Tuastad – servono gli interessi delle forze politiche che vogliono preservare il potere e lo status quo politico.  

Di questa relazione così stretta tra politica e calcio si occupò dieci anni fa anche il New York Times, alla vigilia delle famose due partite contro l’Uruguay. James Montague raccontò come le tensioni su base etnica fossero principalmente concentrate nel campionato di calcio, quando le due squadre più grandi della Giordania – l‘Al-Wehdat allineata con la popolazione palestinese e l’Al-Faisaly che ha radici nella popolazione giordana – giocano l’una contro l’altra. Negli ultimi anni i cori offensivi e le rivolte durante le partite delle squadre sono stati all’ordine del giorno. Tra i convocati in nazionale per questa Coppa d’Asia ce ne sono sei dell’Al-Wehdat e sette dell’Al-Faisaly. 

 

  POPOLI

Vita di Ataa Jaber – che ha scelto la Palestina

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2-1  È una storia di drammi e divisioni anche quella di  Ataa Jaber, 29 anni, numero 23 della nazionale palestinese per la prima volta qualificata agli ottavi di finale di una Coppa d’Asia e battuta 2-1 dal Qatar dopo essere andata in vantaggio. Ataa Jaber è nato in Israele da una famiglia arabo-musulmana. Gioca nel Neftçi Baku, in Azerbaijan, ed è stato convocato per la prima volta in Nazionale nel mese di giugno di un anno fa. Tra il 2012 ed il 2016 aveva invece giocato per la Under-19 e la Under-21 di Israele. Per un po’ è stato anche il capitano, fino al giorno in cui ha deciso il cambio di nazionalità. Jaber l’ha spiegata come una conseguenza dei fatti di Sheikh Jarrah del maggio 2021. Dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre scorso, l’ex club di Jaber – il MS Ashdod – ha chiesto al ministero dell’Interno di ritirare il passaporto al giocatore, usando il termine tradimento. Al suo ex compagno di squadra Yaniv Katan sono state attribuite parole odiose [«Per te, organizzerei un taxi speciale di sola andata domani mattina direttamente a Khan Younis»]. Tal Ben Haim ha aggiunto: «Già alcuni non lo volevano nella nostra nazionale, ora non ha posto nel nostro Paese. Non dovrebbe solo procurarsi una carta d’identità arancione, ma dovrebbe finire direttamente nel cestino arancione». Arancione è il colore del documento di chi vive a Gaza, arancione è il colore dei cestini della plastica in Israele. La sua storia è stata raccontata dal sito Sportellate.

Il settimanale tedesco Die Zeit ha invece spiegato come nel calcio sia stato possibile arrivare all’equilibrio che la politica non raggiunge, la soluzione dei due Stati. i Ronny Blaschke aggiunge che dei 25 giocatori presenti nella rosa della Palestina, quattro non sono cresciuti nei territori. Il numero non è mai stato così basso. Dieci di loro hanno un contratto all’estero: in Svezia, Belgio, Azerbaigian o Indonesia. Amid Mahajna e Alaa Aldeen Hassan giocano nel campionato israeliano con dei club arabi. Die Zeit ricorda che le autorità israeliane svolgono frequenti controlli di sicurezza anti-terrorismo tra i giocatori palestinesi, comprese perquisizioni negli spogliatoi, ricordando che nel 2003 una squadra giovanile di Hebron, in Cisgiordania, si rivelò una cellula di reclutamento di Hamas. D’altro canto – conclude il giornale tedesco – molti palestinesi utilizzano l’argomento dei sei club israeliani negli insediamenti della Cisgiordania come un’opportunità per chiedere l’esclusione di Israele dalla FIFA“.

 

  LE PARTITE

I portieri della Thailandia

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La 114esima nazionale della classifica FIFa – più giù anche del Tagikistan – gioca oggi l’ottavo di finale della Coppa d’Asia contro l’Uzbekistan [una settantina di posti più su]. La Thailandia è un’altra delle sorprese del torneo. I due gol di Supachai Chaided nella vittoria sul Kirghizistan rimangono i soli segnati finora, prima dei pareggi per 0-0 contro l’Oman e l’Arabia Saudita di Mancini. In tre partite si sono alternati due portieri, inizialmente Patiwat Khammai – più bravo nella costruzione del gioco con i piedi – e successivamente Saranon Anuin – che ha parato un rigore ai sauditi. Né l’uno né l’altro portano la maglia numero 1, lasciata in segno di rispetto al 40enne Siwarak Tedsungnoen. 

 

in streaming mart 30 12.30 Uzbekistan-Thailandia | 17 Arabia Saudita-Corea del Sud | merc 31 gen ore 12.30 Bahrein-Giappone | 17 Iran-Siria 

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