IL TORNEO
Anche l’Asia come l’Africa sta allargando la sua mappa del calcio. Dieci delle sedici squadre qualificate per gli ottavi della Coppa non sono mai state ai Mondiali. Palestina e Siria non erano mai arrivate così lontano, il Tagikistan non si era mai qualificato per il torneo e ce lo ritroviamo nella fase a eliminazione diretta. L’Indonesia non aveva mai passato i gironi e adesso gioca il dentro-fuori da paese più popoloso rimasto in corsa con i suoi 281 milioni di abitanti. India e Cina, i due giganti addormentati d’Asia, sono entrambe fuori ma con prospettive differenti. L’India dà l’impressione di non aver ancora acceso i motori. Se davvero si metterà a correre per portare le Olimpiadi nel paese entro il 2040, probabilmente crescerà anche nel calcio. La Cina invece arretra. Una decina d’anni fa si diceva di Pechino quel che oggi si dice di Riad. E invece.
Sulla pagina facebook Calcio da dietro, Gabriele Anello ricordava qualche giorno fa il mirabolante 2014, quando il Guangzhou Evergrande poteva permettersi Marcello Lippi in panchina, un mucchio di sudamericani in campo e la prima Champions League asiatica di un club cinese. “Doveva essere l’inizio di qualcosa di straordinario”. Sarebbero arrivati Diamanti e Gilardino, la Cina diceva di voler vincere i Mondiali entro il 2050. “La pochezza della Cina – sottolinea Calcio da dietro – non si scopre oggi, gli investimenti sono stati concentrati in un periodo breve di tempo e non hanno costruito nulla di duraturo. I giocatori cinesi – a parte Wu Lei – sono rimasti per lo più in patria, senza fare esperienza estera. I club hanno cercato di aggirare anche quelle norme che promuovevano l’utilizzo dei giovani”. Il punto non è questa eliminazione precoce, ma come è arrivata e cosa [non] promette.
IL PAESE
La strategia del calcio funziona
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“Il Qatar deve porsi una domanda: i 300 miliardi di dollari investiti per il mondiale di calcio sono valsi la pena? Dal punto di vista di Doha la risposta deve per forza essere positiva, per diversi motivi. Il boicottaggio, infatti, è stato discusso solo a nord. In questo caso ritroviamo una spaccatura che è emersa anche rispetto alla guerra in Ucraina. Una parte del “sud globale” è stanca delle lezioni morali dei paesi del nord, tra l’altro ex colonizzatori. Aggiungo una nota personale: anche quando hanno ragione! Certo, tutto quello che è rimproverato al Qatar corrisponde a verità, ma una parte del mondo in via di sviluppo, a cominciare dal Medio Oriente e dal Maghreb, ha reagito in modo diverso. Prima di tutto questi paesi hanno condiviso l’orgoglio di vedere uno degli avvenimenti più popolari del mondo organizzato da uno stato a cui si sentono simili” [di pierre haski, France Inter, via Internazionale]
LE PARTITE
La scoperta del Tagikistan
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AUSTRALIA VS INDONESIA
È il primo scontro diretta alla Coppa d’Asia e il primo dal 2011 in poi. Ci sono 120 posizioni di differenza nel ranking FIFA, ma il cittì australiano invita a non raccontare questa partita come segnata, non c’è nessun Davide, dice, e nessun Golia. Nella vigilia di Graham Arnold in Qatar c’è una parola che spicca e che i giornali del paese stanno sottolineando. Overachieve. Andare oltre le aspettative. Vince Rugari per The Age concorda in parte con l’allenatore e scrive che “ci si aspetta troppo da questa squadra. Non ha giocato bene, soprattutto in attacco. Ma è arrivata prima nel girone, non ha mai perso, ha subito un solo gol. È stata più tempo nella metà campo avversaria che nella propria area di rigore. Ha più tocchi di palla all’interno dell’area avversaria rispetto a qualsiasi altra nazionale del torneo. Ma è anche al 17esimo posto su 24 per tiri in porta, dietro pure il Tagikistan e la Malesia”.
Se i Socceroos battono l’Indonesia e vanno avanti, finiscono tra le maglie di Arabia Saudita o Corea del Sud. I problemi dell’Australia, dice The Age, non sono nuovi. Manca una certa varietà di gioco in attacco. “Ma se Arnold continua a trovare il modo di vincere – questa è la domanda delle domande – quanto conta davvero? Lo standard del calcio in tutta l’Asia sta crescendo a una velocità che in Australia non siamo disposti a vedere. La stessa Indonesia gioca con un livello di intraprendenza che smentisce la sua classifica FIFA da numero 146 del mondo. Non ci sono partite facili in Coppa d’Asia, anche il Giappone sta soffrendo. Aspettarsi di segnare un mucchio di gol è irragionevole. Certo: perdere contro l’Indonesia – siamo tutti d’accordo – sarebbe un disastro”.
TAGIKISTAN VS EMIRATI ARABI UNITI
Un piccolo paese montuoso che fu parte dell’Unione Sovietica. Dieci milioni di abitanti. Un uomo al potere da trent’anni. Il paese più povero dell’Asia centrale: il 20 per cento dei suoi abitanti vive con meno di un dollaro e 25 centesimi al giorno, il 60 per cento è sotto la soglia della povertà. Un tasso di disoccupazione del 40 per cento. Eppure il Tagikistan ha mandato la nazionale di calcio per la prima volta nella storia alla Coppa d’Asia e va a giocarsi gli ottavi di finale sulle spalle di Rustam Yatimov e Alisher Dzhalilov, le sue stelle, tutt’e due dell’Istiklol, il club che domina il torneo. Nella guida al torneo di All Asian Football Dzhailov viene descritto come “il motore del centrocampo, un trequartista vecchio stampo in grado di muoversi in armonia fra le linee e trovare facilmente la via del gol. Come molti suoi connazionali si è formato in Russia. Dzhailov ha iniziato la carriera nelle giovanili del Rubin Kazan ed ha militato nelle nazionali giovanili russe prima di accettare la chiamata del Tajikistan”.
Della storia del cittì Petar Segrt su Slalom si parlava a Capodanno.
Il sito Numero Diez con Christian Mancini si è fatto raccontare com’è ‘sto calcio del Tagikistan da Marco Ragini, allenatore sammarinese che fa da supervisore tecnico.
«Non è come in Europa dove c’è la Primavera, la juniores nazionale, la juniors regionale. In un modo o nell’altro, tutte queste squadre, tutti questi livelli, accontentano ogni fascia di età e di capacità di giocare a calcio. Troviamo nei juniores regionali dei giocatori che sarebbe meglio che smettessero di giocare a calcio. Però da noi l’opportunità di giocare è per tutti. I bravi sono in Russia, in Uzbekistan, in Kazakistan e anche in Iran. Il gap che si è formato per colpa di quegli anni della guerra civile lo stanno ancora pagando. Anche il fattore geografico e climatico sfavorisce la crescita. Non ci sono gli spazi adeguati e non c’è il clima adeguato. Le nuove generazioni preferiscono gli sport al chiuso».
Ragini è arrivato in Tagikistan nello scorso mese di aprile tramite la Juventus, per diventare il direttore della Academy del club a Dušanbe, «una struttura con un potenziale incredibile, però le metodologie di allenamento erano tutte ferme a 40 anni fa. Allora ho dovuto cambiare. Qualcuno mi ha notato e mi ha portato in federazione». Pare di capire che Ragini dissenta dalla conduzione tecnica del cittì croato. Lo definisce molto bravo nella comunicazione e aggiung: «Per ridurre il gap ha puntato tutto sulla fisicità e sull’atleticità. Faccio un esempio: San Marino è all’ultimo posto del ranking FIFA. Gli allenatori mi hanno detto che, per provare a ridurre il gap, devono arrivare al 96esimo correndo come gli altri, perché sennò gli ultimi 20 minuti sono sulle ginocchia e gli avversari segnano 5000 gol. Quindi puntano tutto sul discorso atletico e hanno ragione. Qui invece ci sarebbe la qualità dei giocatori. Io non capisco perché stanno puntando tutto sul discorso atletico. Sicuramente avrò torto io e avranno dei buoni risultati per merito di questa super condizione atletica. Perché tanto il calcio va tutto al contrario».
Ma se davvero va tutto al contrario, buon per il Tagikistan.
in tv dom 28 ore 12.30: Australia-Indonesia | 17 Tagikistan-Emirati Arabi Uniti | lun 29 ore 12.30 Iraq-Giordania | 17 Qatar-Palestina | mart 30 12.30 Uzbekistan-Thailandia | 17 Arabia Saudita-Corea del Sud | merc 31 gen ore 12.30 Bahrein-Giappone | 17 Iran-Siria