Un colpo o un pacco? Il dubbio su Harden e la differenza con Maxey

Come accadeva al povero Pasquale Ciotola nel programma Sportacus, la domanda del cronista è la seguente: James Harden ai Clippers è stato un colpo oppure un pacco? Eh sì perché da quando è arrivato a Los Angeles, i Clippers non hanno vinto ancora. Quattro partite, quattro sconfitte. Compresa quella con la squadra peggiore della NBA, i Memphis Grizzlies, fino alla notte scorsa inchiodati a una vittoria e otto sconfitte. 

Il sistema con lui non funziona. Memphis è stata in vantaggio per quasi tutta la partita. Il Barba ha segnato 11 punti tirando con 4 su 11 a canestro [1 su 6 nelle triple]. Nei 29 minuti trascorsi sul parquet, i Clippers hanno perso di 26 punti. Paul George con 26 punti è stato il migliore. Kawhi Leonard ha sbagliato due possessi chiave negli ultimi secondi. Russell Westbrook ha chiuso con 12 punti. Ma se non ci fosse stato Norman Powell, il normal Norman, con le sue tre triple nel quarto quarto, l’abisso sarebbe stato più profondo. 

Eppure i Grizzlies erano ancora senza Ja Morant, fuori per squalifica tra un video con la pistola e l’altro, senza gli infortunati Steven Adams, Brandon Clarke e Derrick Rose. Il meraviglioso Derrick Rose. Un giorno parliamo di lui. Solo di lui. Hanno sfondato grazie ai punti di Desmond Bane [27] e alla spinta di Marcus Smart [17], al lavoro di Bismack Biyombo sotto i tabelloni [doppia doppia: 13+12]. 

Clippers, che si fa? È la quarta squadra che perde più palloni in campionato. Scrive Javier Molero su Marca, giornale spagnolo con una sua edizione americana, che forse, come in ogni megaprogetto, sarebbe stato importante definire la gerarchia prima di iniziare il viaggio. Harden e Westbrook, due giocatori a cui piace tenere la palla, potrebbero non essere in grado di stare insieme in campo. Da quando la guardia è arrivata ai Clippers, il caos si è moltiplicato di minuto in minuto.

Ha scritto Jacopo Pozzi sulla Gazzetta che i Clippers hanno un quartetto da titolo, solo che era da titolo cinque-sei anni fa, avrebbe vinto un titolo senza allacciarsi le scarpe, mentre adesso deve combattere prima i propri demoni che non gli avversari. Chimica, equilibrio, primadonnismo, sarà difficile far coesistere l’ego e lo skill set di questi 4 artisti del parquet, che come tutti gli artisti di fama, invecchiando si fanno meno inclini al compromesso.

Non si dica che Slalom non vi avesse avvertito.

 

 

Secondo Ben Golliver, analista del Washington Post, i Clippers hanno saltato la fase della luna di miele e si sono votati direttamente al caos. I bei tempi non sono durati abbastanza a Brooklyn o Filadelfia, ma a Los Angeles non sono nemmeno iniziati. È il grande tema di discussione della NBA in queste ore. Law Murray su The Athletic adopera un’immagine edilizia, dice che Harden era arrivato per alzare il tetto della casa e invece è sprofondato il pavimento. Il punto non è il rendimento individuale di Harden. Le cifre restano dignitose. Il punto è che prima dello scambio di Harden, Westbrook si stava affermando come leader della squadra e come playmaker principale. Il suo ruolo è stato compromesso

Un diabolico perseverare dopo l’esperienza di Houston. Si stanno arrendendo anche al Los Angeles Times, dove avevano messo nero su bianco delle professioni di ottimismo che per ora sono smantellate pezzo dopo pezzo. Nell’analisi di Helen Elliott, l’eterna richiesta di pazienza che arriva dai Clippers e le loro promesse di giorni migliori in un futuro nebbioso e lontano, stanno assumendo un suono decisamente vuoto. Sarà mai il loro momento? Se non ora quando?

 

  A Philadelphia ridacchiano

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Dall’alto del primo posto a est, a Philadelphia sentono invece di aver indovinato tutto. Senza troppa grazia né pieta, l’altro giorno Joel Embiid ha detto che adesso finalmente la squadra non ha ego. Chi voleva capire, ha capito. Hanno potuto indovinare tutto perché gli sta fiorendo tra le mani Tyrese Maxey – che nella notte contro gli Indiana Pacers ha realizzato il suo nuovo massimo in carriera, segnando 50 punti, 16 dei quali nel quarto periodo. È la prima guardia dei 76ers a segnare 50 punti dopo Allen Iverson. Ha dedicato la vittoria a Kelly Oubre, il compagno investito da un’auto. Gli hanno tolto di mezzo Harden e lui è esploso dice Riccardo Pratesi sulla Gazzetta. Philadelphia ha perso una sola partita, di un punto, contro Milwaukee. 

Affidargli le chiavi della fuoriserie, da regista sbarazzino – si legge – un po’ spericolato, ma maledettamente affascinante e divertente, capace del cambio di marcia, si sta rivelando la mossa giusta. Sbarazzarsi di Harden era una necessità. Farlo per la contropartita ottenuta dal primo dirigente, Morey, è stato un capolavoro. Addizione per sottrazione, un classico nello sport. Ma il succo dell’addio a Harden era soprattutto costruire una vettura “su misura” per Maxey. Per metterlo comodo alla guida, in condizione di poter eccellere.

Prospettive? Lasciamo stare. Sono quarant’anni che non arriva l’anello. Non è mica la prima volta che pare la volta buona. E poi è presto. Molto presto. Come spiegato da Andrea Beltrama su Ultimo Uomo per molti addetti ai lavori i Sixers di queste settimane sono una squadra di transizione. Con i mesi — se non le settimane — contati. Lo scambio con i Clippers ha portato contratti in scadenza e un margine di manovra sul mercato che, con le mani legate dalla situazione di Simmons prima e Harden poi, non si profilava da anni. In linea con la forma mentis del Process, quella che snobba il presente in favore di possibili gratificazioni future, potrebbe essere finalmente il momento giusto per portare a Philly il terzo All-Star che, secondo il mantra del suo stesso capo della dirigenza, è condizione necessaria per essere dei candidati credibili per il titolo

Era il mese di maggio del 2022 quando il New York Times ci avvertiva sul conto di Maxey. Non fatevi ingannare dal suo sorriso scriveva Tania Ganguli. Ora il sorriso è perfino più largo. Senza la barba di Harden nei paraggi. 

  QUANDO LO RIVEDIAMO | nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15: Philadelphia-Indiana [su Sky]

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