119-107 Il primo canestro del campionato è andato in archivio con il nome di Anthony Davis, ma nel secondo tempo non ha segnato, dopo averne messi 17 nei primi 24 minuti. Ha mancato tutti e sei i suoi tiri a canestro e “contro una macchina offensiva come quella dei Nuggets, sono statistiche che fanno male” scrive Broderick Turner del Los Angeles Times. LeBron James ne ha fatti 21 ma alla fine, ma Nikola Jokić ha spiegato come e perché l’anello sia alle sue dita. Ha ricominciato come aveva finito, con una tripla-doppia, la numero 106 della sua carriera, 29 punti, 13 rimbalzi e 11 assist, con 12 su 22 al tiro in 36 minuti di campo. “Il grande enigma che i Lakers non hanno saputo risolvere” secondo Ben Golliver sul Washington Post. Così Denver ha vinto la sesta partita consecutiva contro la squadra del fu Winning Time.
È andato in doppia-cifra tutto il quintetto dei Nuggets, con un Jamal Murray da 21 punti, un Kentavious Caldwell-Pope da 20 e un Aaron Gordon da 15, ai quali si è aggiunto la doppia-doppia di Michael Porter Jr., 12 punti e 12 rimbalzi. Anche i Lakers sono andati tutti in doppia-cifra, ma il grande tema di discussione che rimane sul tavolo dopo la partita sono i 29 minuti giocati da LeBron. Frase sibillina: «Voglio essere sempre in campo, specialmente quando hai l’opportunità di vincere. Ma immagino che ci sia un sistema da seguire e lo seguirò».
Di LeBron e di questo suo anno così imprevedibile ha scritto Joe Vardon su The Athletic.
“James è ancora tra i migliori giocatori del campionato. Ma il suo corpo, anche se non lo ha deluso come spesso fanno i corpi delle superstar che invecchiano, si è sicuramente messo si traverso sulla sua strada. Infortuni e usura gli sono costati 111 assenze in cinque anni con i Lakers. Qeusta stagione che inizia è la prima in cui LeBron prende seriamente in considerazione il ritiro. Eppure James non ha mai avuto una pre-season come quella appena conclusa. È completamente in salute – il che è fantastico, considerando gli ultimi anni di problemi – ma ha parlato a malapena con la stampa durante il ritiro. Ha violato le regole della NBA rifiutandosi di parlare dopo le partite in cui ha giocato. Ha mostrato un marcato distacco. L’allenatore dei Lakers Darvin Ham dice che si tratta di leggerezza, non in termini di peso corporeo, ma di umore, da un autunno all’altro. LeBron vorrebbe poter giocare nella stessa squadra di suo figlio e la maggior parte degli osservatori crede che i Lakers troveranno un modo per assicurarsi che ciò accada a Los Angeles. Quindi eccovi un’altra stagione di LeBron. Divertitevi, la sua presenza come stella del basket è ancora più di una semplice immagine su un muro”.
104-108 Se aspettavate indizi sulla candidatura dei Phoenix al titolo, sono arrivati dalla vittoria all’esordio sul campo di Golden State. Non hanno giocato né Draymond Green né Bradley Beal. I Suns sono andati all’intervallo avanti di 15, si sono fatti riprendere e nel quarto periodo hanno tirato fuori dal cappello le giocate di Josh Okogie [17 punti], Jusuf Nurkic [14 punti e 14 rimbalzi], Eric Gordon [10]. Kevin Durant così così davanti ai suoi ex tifosi. Ha chiuso con 18 punti e 10 rimbalzi, ma con 22 tiri, “percentuali decisamente non da KD” scrive il sito di Sky nella sintesi della notte. Devin Booker invece 32, perfino con 8 assist, di cui gli ultimi tre nei 69 secondi finali. Secondo Sky “la notizia migliore per i Suns è la tenuta difensiva”, avendo concesso ai Warriors il 35.6% al tiro di squadra. E Steph Curry? Eh, Steph ha sbagliato 10 triple su 14. Mmm.
Chris Mannix su Sports Illustrated se è chiesto se la strategia della franchigia a Phoenix possa rivelarsi vincente. “In un momento in cui le nuove e rigorose regole sul tetto salariale stanno costringendo le franchigie ad allontanarsi dall’allestimento di super squadre, il nuovo proprietario dei Suns è andato all-in, aggiungendo Bradley Beal a una squadra che già includeva Kevin Durant e Devin Booker”.
Sports Illustrated racconta che “i proprietari spendaccioni, o più specificamente i nuovi proprietari spendaccioni, hanno una tradizione nell’ecosistema della NBA. Tuttavia, la spesa sfrenata dei Suns è diversa, perché avviene nel momento in cui la lega ha iniziato una severa repressione. L’accordo di contrattazione collettiva recentemente ratificato – un documento di 676 pagine che livella il campo per i proprietari dei piccoli mercati – equivale a una camicia di forza per la spesa. Le nuove regole sono così draconiane che anche i contibuenti più pesanti – i Warriors, i Clippers – hanno passato l’estate a tagliare i salari. Allora perché Ishbia va in controtendenza? Perché non abbiamo vinto nella scorsa stagione, risponde Ishbia. Parla con una velocità sconcertante e una convinzione incrollabile. È ambizioso, certamente. Ma è prudente? I superteam, in una forma o nell’altra, hanno definito la moderna NBA. Ma per ogni Miami Heat che ha vinto due titoli nei quattro anni di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, c’è una squadra dei Los Angeles Lakers che con Kobe Bryant, Dwight Howard e Steve Nash è travolta al primo turno. I Clippers hanno speso 331 milioni di dollari in buste paga più tasse sul lusso nella scorsa stagione per ottenere un’eliminazione precoce. Denver, campione in carica, è l’anti-superteam, con una superstar e un cast di supporto, profondo e versatile, reduce da anni di lavoro insieme. Di fronte a questo argomento, Ishbia scrolla le spalle”.
Si vedrà.
E stanotte guardiamo l’esordio di Wembanyama
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