Il basket fluido di Wembanyama promesso a San Antonio

Sei francese e finisci nella squadra dove è stato grande il più grande dei francesi. Sei un centro e finisci nella squadra dove i due centri più gloriosi sono stati chiamati Tower. Sei Victor Wembanyama e San Antonio sta aspettando proprio te, allonsanfàn, dopo aver avuto Tony Parker una volta, David Robinson e Tim Duncan un’altra, soprannome: le Torri Gemelle del basket. Il Texas sta contando i minuti per abbracciare te, ragazzo, 19 anni in un corpo di 2 metri e 21 d’altezza, l’ultimo unicorno della pallacanestro. Gli Spurs hanno vinto la Lotteria che consentirà loro di fare la prima scelta al prossimo Draft di giugno. Quando hanno potuto prendersi per primi un giocatore, non hanno sbagliato mai. Tre volte su tre. I tre nomi di sopra, per esempio. 

Dalla Francia per Eurosport Maxime Dubois dice che “dopo quattro anni passati a seguire i play-off in televisione, una cosa che non è negli standard degli Spurs, i texani troveranno la luce”. Insieme alla guida del diciannovenne, c’è un uomo maturo che resiste al tramonto, un 74enne, l’occhio più acuto del basket americano, Gregg Popovich, atteso nel mese di agosto nella Hall of Fame. 

“Un giorno, aveva annunciato con un sorrisetto che si sarebbe ritirato non appena Tim Duncan avesse annunciato il suo. Mentiva. Per fortuna. Duncan – dice Eurosport – è andato a pesca nel 2016. Popovich è rimasto in NBA. Il destino gli offre un nuovo dono e una seconda giovinezza. Vale anche per Wembanyama, che dovrebbe approdare in una delle organizzazioni più efficienti della Lega, ripercorrendo le orme del miglior giocatore francese della storia, Tony Parker, all’epoca molto meno atteso di lui, ma dalla riuscita eccezionale, quattro anelli vinti e il ritiro della maglia numero 9. Solo lui sa quanto sia esigente Popovich. Solo lui sa quanto valga la pensa ascoltare le sue richieste”. 

Come succede ai francesi con Bartali e i ciclisti italiani nella canzone di Paolo Conte, eh, gli americani qua s’incazzano. È da cinque anni che i signori del basket mondiale non mettono un loro ragazzo in cima alla classifica del mvp della stagione regolare. Ha vinto due volte il greco nato in Nigeria Giannis Antetokounmpo, due volte il serbo Nikola Jokić, adesso il camerunese Joel Embiid, al quale hanno nel dubbio messo un passaporto USA in tasca, insieme a quello francese che s’era affrettato a prendere in vista dei Giochi di Parigi. Nel frattempo, un altro francese è in arrivo. 

Jerry Brewer, editorialista del Washington Post ha scritto che negli ultimi tre decenni, i giocatori nati all’estero hanno diversificato il gioco, “ampliato il nostro palato del basket e ci hanno salvato dall’estinzione”. 

Wembanyama è precisamente dentro lo spirito del tempo. È alto 2 e 21, “gioca in difesa – dice il Washington Post – come un centro classico, palleggia e tira come giocatori più bassi e possiede un carisma in grado di aiutare l’NBA ad affascinare il mondo in modi nuovi. Alcuni lo considerano già il più grande fenomeno apparso nella storia del basket. Un’affermazione sciocca, non è dimostrabile. A coloro che di grandi ne hanno visti tanti, non importa dove collocare Wembanyama. L’importante è che sembri uno di loro. La NBA è cresciuta come marchio globale e mai nessun giocatore era arrivato dall’estero in America con così tanti riconoscimenti e tante lodi. Se raggiungerà il suo potenziale, Wembanyama ridefinirà uno sport desideroso ormai di centri che possano giocare in modo fluido, senza una posizione fissa, nello stile che attualmente domina il gioco. I campioni non vedono l’ora di metterlo alla prova”.

Brad Botkin su Cbs dice che 26 anni dopo Tim Duncan, arriva “un altro potenziale giocatore generazionale. Non c’è molto altro da dire. San Antonio ha trovato l’oro. Gli Spurs metteranno In gioco tutto ciò che possiedono come organizzazione – molto – per far crescere Wemby come la megastar che è apparentemente destinato a diventare. L’hanno già fatto con altri big. Sul perimetro sono a posto con Keldon Johnson e Devin Vassell. Sarebbe stato divertente vedere Wembanyama in coppia con LaMelo Ball in Charlotte? Ovviamente sì. Detroit sarebbe stata una buona soluzione? Sicuro. Ma la stabilità degli Spurs è l’ideale per non rovinare un talento come questo. Wembanyama dovrebbe sentirsi fortunato che sia andata così”.

IL PRESENTE È JOKIĆ

I Nuggets vogliono che dimentichiamo tutto quello che abbiamo sentito dire su di loro. Denver sta ribaltando la sua reputazione di squadra delusione nei playoff, una vittoria alla volta. Lo scrive Tania Ganguli sul New York Times all’indomani della prima vittoria sui Lakers in Gara-1 di finale di Conference a Ovest. 

“I Denver Nuggets hanno passato gli ultimi mesi a sentir dire che non ci si poteva fidare di loro, che Nikola Jokić, due volte mvp, non poteva portarli al successo, che il loro record è stato una specie di miraggio. I Nuggets non si sono mai qualificati per le finali NBA  La maggior parte di questa storia deludente non può essere gettata sulle spalle del gruppo attuale, ma è vero che con Jokić, All-Star nelle ultime cinque stagioni, Denver è andata in finale di Conference solo nel 2020”. 

Dice il giornale americano che i Lakers non avevano ancora affrontato nessuno come Jokić nei playoff, “in parte perché non c’è nessuno come lui: un omone che passa la palla con la stessa facilità con cui segna. È per questo che l’allenatore dei Lakers, Darvin Ham, ha scherzosamente suggerito che forse l’unico modo per fermarlo, sarebbe era rapirlo”.

Qualche mese fa, sempre sul New York Times, Sopan Deb spiegava come nell’attacco di Denver tutto passi dalle mani di Jokić. Non è il giocatore più veloce o più atletico che ci sia in campo, ma la sua capacità di passaggio fa la differenza. Con un taglio o con un no-look ha eseguito più passaggi di chiunque altro in stagione regolare, 5.432 in tutto, secondo le statistiche ben 615 in più rispetto al secondo in classifica. La sua percentuale di passaggi tradotti in assist è del 42,6 percento, la quarta della stagione regolare, più alta rispetto a quelle di giocatori famosi per questa caratteristica, come Stephen Curry a Golden State, LaMelo Ball a Charlotte, lo stesso LeBron James ai Lakers

FIGLI CELEBRI DI SAN ANTONIO
Rick Riordan è l’autore di successo per ragazzi e adulti, premiato con i riconoscimenti più in vista nel genere mystery. Ha insegnato inglese per quindici anni, ora si dedica a tempo pieno alla scrittura e vive a San Antonio, Texas, con la moglie e i due figli. La saga di Percy Jackson è stata un caso editoriale. Ha venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo, di cui 500mila in Italia. Dal primo romanzo della serie, Il ladro di fulmini, è stato tratto un film.

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