Il record dei record fatto da Assefa. O da Adidas?

 

A un certo punto Liam Adams, australiano, si è voltato. La musica dagli altoparlanti lungo il percorso si era fermata e quasi all’altezza della Porta di Brandeburgo lo speaker aveva annunciato l’approssimarsi al traguardo della prima donna. Adams ha guardato oltre la sua spalla sinistra e l’ha vista. Davvero. Stava arrivando. Con questo tempo? Tigist Assefa lo ha passato e ha tirato dritto verso il nastro che le era stato teso, era concentrata, come se il viso fosse cesellato nella descrizione di Tammo Blomberg per Die Zeit dalla Germania. Non sembrava esausta, anzi. Negli ultimi metri Assefa aveva abbandonato il passo della maratona e si era sintonizzata sul ritmo di uno di quegli 800 metri che un tempo correva in pista. 

Due ore, 11 minuti e 53 secondi. Record del mondo. Non solo più veloce di qualsiasi altra donna prima di lei. Era stata molto più veloce, due minuti in meno di Brigid Kosgei nel 2019, tre minuti e mezzo in meno di Paula Radcliffe nel 2003. Ecco perché Liam Adams non poteva crederci, e neppure l’americano Jared Ward, quando Assefa li aveva superati.

Fino a poco prima, fino al mattino, si parlava d’altro. Per esempio degli attivisti di Ultima Generazione che minacciavano di interrompere la gara con la loro protesta e le loro vernici sulla strada. Si parlava di Kipchoge e della barriera delle due ore da abbattere, di Eliud Kipchoge e basta.

Quando lui è sulla linea di partenza, gli altri diventano comparse spiega Die Zeit. In effetti è partito forte. Ha corso un primo terzo di gara molto velocemente, ma a metà del tragitto era chiaro che non sarebbe arrivato nella famosa ora e cinquantanove. Tigist era invece sulla buona strada verso lo stupore. Ha 29 anni, etiope, viene dalla pista. Ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro del 2016 ha gareggiato negli 800 metri, eliminata al primo turno. Ha fatto la sua prima maratona l’anno scorso a Riad e la prima Classica pochi mesi dopo, proprio a Berlino. Non solo aveva vinto, ma era diventata la terza donna più veloce della storia, dietro alle due ex detentrici del primato mondiale Radcliffe e Kosgei. Nella prima parte dell’impresa, domenica mattina la sua velocità è stata contagiosa. Al 20esimo km c’erano sei donne ancora in corsa per il primato mondiale. Al 42esimo più nessuna era nei paraggi, più nessuna teneva un passo che ormai andava quasi alla rapidità di quello di Kipchoge.  La seconda Sheila Chepkirui ha tagliato il traguardo sei minuti dopo Assefa, con un tempo buono, ma assai peggiore del suo.

A quel punto – racconta Die Zeit – Assefa si era già fatta il segno della croce, aveva abbracciato il suo allenatore e aveva avvolto la parte superiore del suo corpo sudato in una grande bandiera etiope. Pochi minuti dopo aver strappato il nastro all’arrivo, si è tolta la scarpa dal piede e l’ha baciata, come per dire: questa mi ha portato fino al traguardo. E anche se la scarpa al traguardo non è arrivata da sola, probabilmente aveva ragione

 

 

La scarpa

 

Pesa 138 grammi e costa 500 euro. La Adizero Adios Pro Evo 1 della Adidas è il modello più ricco di innovazioni e più leggero che sia mai esistito. Almeno fino al prossimo. L’hanno alleggerita del 40%, come si dice: Impossible is Nothing. Al momento del lancio sul mercato, il vicepresidente della divisione Product, Running & Credibility Sports dell’azienda, Patrick Nava, disse che «per farlo, abbiamo analizzato a fondo ogni elemento di una scarpa da corsa, valutando ciò che potevamo eliminare o modificare per ridurne il peso». L’obiettivo era portarla a Berlino.

Nella descrizione che ne fece a suo tempo Marathon World, la Adizero di Assefa ha un profilo arcuato dell’avampiede unico nel suo genere, posizionato al 60% della lunghezza della scarpa. Questa innovazione testata in laboratorio è sinonimo di grande slancio in avanti e massima economia di corsa. La nuova versione della schiuma Lighstrike Pro è realizzata con una procedura di stampaggio senza compressione. Garantisce un maggiore ritorno di energia per i corridori. La suola garantisce una trazione ottimale. Una rivoluzionaria tomaia in mesh leggero completa l’approccio dell’intera scarpa in termini di limitazione del peso

Domenica ce l’aveva al piede anche il tedesco Amanal Petros e ha battuto il record tedesco, arrivando nono in 2 ore 4 minuti e 58 secondi. 

Marco Bonarrigo sul Corriere della sera ha scritto che i tecnici di atletica leggera di tutto il pianeta si sono scervellati per provare a spiegare dal punto di vista fisiologico il tempo di Tigist Assefa. Solo quattro uomini italiani sono stati più veloci di lei nel 2023. La sua seconda metà di gara si è consumata in 1.05’32”. Per il Corriere della sera le scarpe di Assefa sono gondole dal tacco vertiginoso che calzano come un pedalino e che garantirebbero a un’atleta con grande velocità di base (1’59” sugli 800), peso minimo e arti lunghi rispetto al resto del corpo, un guadagno di 3’ rispetto a scarpe normali e di oltre un minuto su quelle di penultima generazione

Eppure, dice Bonarrigo, si tratta di un record di Assefa, non solo di Adidas. Le scarpe da sole non spiegano tutti i segreti fisiologici del motore di Tigist, lontana dalle gare da un anno, che oltre a migliorarsi di 4’ sui 42 km ha battuto di passaggio tutti i suoi record, dai 5.000 metri alla mezza maratona. Vale quanto un getto del peso maschile di 23,23 come quello di Kovacs, vale più del 6,14 di Bubka nel salto con l’asta, vale un 9.70 nei 100 metri. 

Marco Beltrami su Fan Page ha raccontato questo percorso da una scarpa all’altra. Nel 2016 Assefa diede l’addio agli 800 a causa di un problema fisico: lesione persistente al tendine d’Achille, aggravata dalle scarpe chiodate necessarie per la corsa su pista. Ecco allora la virata alle gare su strada iniziate nel 2018, scrive. 

 

 

Le prospettive

La portata del tempo di Assefa si comprende meglio guardando il resto del panorama. Il più longevo e imbattibile fra i primati delle donne – gli 800 metri corsi quarant’anni fa da Jarmila  Kratochvilova in 1:53.28 – valgono 1286 punti nella tabella di conversione di World Athletics. Le incredibili volate di Florence Griffith Joyner hanno una valutazione da 1308 punti [i 200 metri in 21.34] e 1314 punti [i 100 metri in 10.49]. La maratona di Assefa da domenica ne vale 1318, la prestazione femminile di maggior qualità di sempre. 

Giorgio Cimbrico su  Sport Olimpico lo definisceil più incisivo miglioramento dal tempo di Grete Waitz, quando la maratona era ancora agli albori ed era normale constatare che, in termini di resistenza, la differenza tra uomo e donna non è così profonda come lo è a livello di struttura muscolare.

Jos Hermens è il manager olandese di Eliud Kipchoge dopo aver guidato le carriere di Haile Gebreslassie e Kenenisa Bekele. È convinto che questo potrebbe essere solo l’inizio di una nuova ondata di prestazioni meravigliose. Lo ha detto al giornale fiammingo Het Nieuwsblad. Lui stesso è stato un eccellente fondista negli anni ’70, eppure il giorno dopo l’impresa di Assefa deve ancora riprendersi da quello a cui ha assistito

Allo stesso tempo, un’evoluzione dei tempi femminili era tutt’altro che inattesa. Il record mondiale maschile è stato battuto otto volte negli ultimi vent’anni, quello femminile solo due.

«Recentemente – spiega Hermens – ho discusso su quale potesse essere il limite magico della maratona per le donne, l’equivalente delle due ore per gli uomini. Eravamo arrivati a immaginare 2 ore 11 minuti. Ora è diventato chiaro che il limite può ancora essere abbassato». 

Hermens non sottolinea solo l’apporto delle scarpe, ma «un approccio sempre più individuale, una migliore alimentazione, bevande sportive con una maggiore quantità di carboidrati, il percorso favorevole di Berlino». E certo, sì, anche le scarpe, perché «fino al 2016 – dice – ne venivano realizzate di scadenti. I maratoneti correvano quasi scalzi. Dopo una corsa dovevi farli scendere dal podio». Gli atleti degli altipiani africani hanno dominato le gare di lunga distanza fin dagli anni ’70, tra le donne questa evoluzione è iniziata con qualche decennio di ritardo. Così, secondo Hermens, il record di Assefa è un traguardo provvisorio.

«Negli ultimi anni – dice – le atlete sono diventate molto più indipendenti, anche se restano ancora molti passi da fare. In paesi così poveri, le atlete che ottengono buoni risultati sono spesso viste come un bancomat ambulante dagli uomini che le circondano. Assefa ha solo 26 anni. Spero che sia pulita. Sono sempre molto diffidente quando un’atleta compie progressi così veloci. Ora che Assefa ha un record mondiale, anche il suo passaporto biologico sarà rigorosamente controllato. Le darò il beneficio del dubbio, ma sarebbe rassicurante se tra due settimane altre donne corressero tempi simili alla maratona di Chicago».  

Hermens pensa che sia possibile. Anzi, prevede che il record mondiale potrebbe essere già sotto attacco l’8 ottobre. «Penso che accadranno cose pazzesche. Mi aspetto fuochi d’artificio. Partecipano Sifan Hassan e Ruth Chepngetich. Una volta che qualcuno abbatte una barriera psicologica, altri improvvisamente cliccano e possono oltrepassare quel confine».

 

LEGGI ANCHE

ASCOLTA

          Rimbalzi

Il podcast sul record di Jarmila Kratochvilova

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.