Lo scudetto di Trento e altri titoli del 18 maggio

 

giovedì 18 maggio

#1 d.S. 

 

La pallavolo è unica, perché non c’è distanza fra testa e gambe

Ivan Zaytsev

 

  ARTEFICI 

Lo scudetto di Trento nella pallavolo

 

    Era da otto anni che a Trento aspettavano un pallone così, un pallone eretico come quello che  Riccardo Sbertoli, regista, 25 anni, ha messo a terra con la mano sinistra, attaccando anziché fare il lavoro suo, il passaggio. Un pallone eretico che ha riportato lo scudetto della pallavolo al profondo nord, dopo una lunha parentesi di Marche [la Lube], una volta a Perugia, una volta a Modena. Lo scudetto da stamattina si scuce dalla maglia dei campioni in carica, battuti per 3-0 nella partita decisiva. 

Carlo Lisi su iVolley Magazine sottolinea che i tre azzurri Lavia, Michieletto e Sbertoli hanno finalmente vinto anche con il club, dopo essere diventati campioni d’Europa e del mondo con la Nazionale. 

“Sono stati probabilmente loro i protagonisti più importanti. Lavia super nella prima parte per lanciare la squadra verso il successo, poi ha passato il testimone a Michieletto, che dopo un inizio incerto è diventano protagonista perfetto e indiscutibile e forse è un segno del destino che a chiudere questa lunga intensa serie dei play off sia stato proprio Sbertoli, un palleggiatore di livello assoluto, dalla grande generosità e dai passaggi puliti. Kaziyski capitano ed Mvp della finale, ha vinto il quinto scudetto della sua storia e di quella di Trentino. Podrascanin altro fuoriclasse senza età e il giovane D’heer che ha sfruttato al meglio l’occasione avuta dopo l’infortunio di Lisinac hanno garantito grande compattezza a muro e servizi pungenti. Infine il più giovane della truppa il libero Laurenzano, che alla sua prima esperienza a livello assoluto ha conquistato un alloro che non fa altro che confermare che sarà un grande protagonista del nostro volley negli anni a venire”.

È il modo migliore per lasciare. Così farà Angelo Lorenzetti, l’allenatore al quarto titolo personale, adesso atteso a Perugia, al posto di Anastasi, “un tecnico il cui valore nessuno può mettere in dubbio e che in questa stagione ha dimostrato una grandissima professionalità dando tutto sé stesso per vincere il tricolore, anche se strada facendo ha saputo che la società non aveva intenzione di rinnovargli il contratto”. Al suo posto arriverà Fabio Soli. 

Pierfrancesco Catucci sul Corriere della sera scrive che “l’uomo copertina è Matey Kaziyski, il 38enne opposto bulgaro che trascina Trento fino al quinto scudetto. Quest’anno ha anche cambiato ruolo da schiacciatore a opposto. L’anno prossimo sarà a Milano per mettere la sua seconda giovinezza, a disposizione di un club che vuole crescere”. 

 

| figurine Michieletto, unicorno pure lui

«Quando sbaglio non mi sento mai colpevole, mai in difetto. Perché se gioco male ci pensa l’allenatore. E questo vale per me come per gli altri. Facciamo squadra dentro e fuori dal campo ma certo non ci siamo messi al collo l’oro Mondiale perché giochiamo alla PlayStation». 

 ➣  Ma perché raramente li vediamo andare nel pallone e non sapere come uscirne. Di questa nuova generazione di talenti Alessandro è il giocatore più completo. Non a caso il primo soprannome di Michieletto è stato “unicorno”, quella figura mitologica che non esiste. 

«Perché sono alto, mancino, ricevo e faccio anche i pallonetti (ride, ndr). Ora però tiro di più. I miei compagni a volte mi chiamano golden boy e i tifosi pure il “muchacho che attacca forte” perché l’allenatore di Cuba durante la partita mi ha apostrofato così». – intervista di eleonora cozzari, Supervolley, gennaio-febbraio 2023

 

 

CALCIO INTERNAZIONALE

Il calcio perfetto di Pep. Con l’hard power dell’Arabia

Se un giorno si potesse trovare la perfezione nel calcio, forse bisognerebbe partire da qui, questo puntino sulla mappa chiamato Pep Guardiola, localizzazione: Manchester, provincia di Barcellona. C’è una stessa vittima, la sua maglia è bianca, il suo nome è il Real Madrid. Non i primi che passano. Sulla stampa inglese stamattina non c’è traccia delle perplessità sull’overthinking, la ridondanza di pensieri a cui Pep ogni tanto s’abbandona, innamorato di sé, del suo laboratorio, delle novità che sa tirar fuori come la famosa maionese dal famoso tubetto. Stamattina è solo celebrazione, alla quale l’Inter guarda con una certa inquietudine, in attesa della finale. 

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TENNIS

Quanto sei brutta Roma, che succede?

 

L’uscita di tutti gli italiani prima dei quarti di finale induce a delle riflessioni. Stefano Semeraro scrive su La Stampa: “Lasciano l’amaro in bocca i risultati agli Internazionali in corso a Roma. Bertolucci invita alla calma  L’azzurro è già tutto scomparso, e siamo solo agli ottavi: sembra di essere tornati ai tempi delle vacche magre, quando un paio di turni passati in tabellone erano già una vendemmia. Al tempo di Sinner – e di Musetti, e di Sonego, per non parlare ovviamente dell’infortunato Berrettini – invece scattano i musi lunghi. Dunque siamo incontentabili? O è lecito recriminare su una edizione degli Internazionali molto bagnata, ma poco fortunata?”

 

Rune non è cattivo. Lo disegnano così

 ➣  In campo ama sfidare il pubblico e l’avversario: è un cattivo vero o la dipingono solo così?

«Mah, quello che so è che gioco sempre con grande passione: non mi sembra ci sia nulla di male. I “cattivi” rompono le racchette, fanno cose dal genere, io non ricordo di averne mai rotta una. Mi piace quando i fan vengono coinvolti, mi diverto se affronto chi gioca in casa, specie quando i match iniziano a scottare».

 ➣  In campo sembra già un veterano.

«Fuori dal campo mi sembra di avere 16 anni, ma quando gioco è come se ne avessi 30».

 ➣  Rune, Sinner, Alcaraz: siete i voi Tre Grandi del futuro?

«Siamo tutti e tre giovani e già fra i primi dieci del mondo, quindi sembra così. Io voglio diventare n. 1 e lo stesso credo valga per Sinner, Alcaraz ci è già riuscito. È un bene che ci siano tanti giovani al vertice. Poi Djokovic è sempre lì, Nadal speriamo possa tornare al più presto, quindi la competizione è al massimo». – intervista di stefano semeraro, la Stampa

 

MAPPE

Il GP di Imola si ferma dinanzi alla tragedia in Emilia

 

letture 

Repubblica: “I giorni del diluvio. Cartoline da una terra presa in ostaggio da una primavera folle” – Gabriele Romagnoli scrive: “Sembra l’avvio di una regata. Il colpo dello starter è un tuono lontano. Poi le vele filano via, lungo il molo di Gatteo a Mare, slegate dagli ormeggi. È una fuga, fuori da ogni controllo. La rotta di una barca è il simbolo del governo umano: la decide il timoniere, la corregge, se del caso la inverte. La barca che corre da sola è più che un cavallo scosso, perché non ha volontà propria, è preda degli eventi, che ne hanno preso il timone. Non ci si prepara mai abbastanza per questo. Nella nostra immaginazione il futuro è un succedersi placido di esperienze già verificate, può richiedere al massimo adeguamenti. Soprattutto in un luogo di villeggiatura, uno specchio d’acqua che non conosce tempesta eppure si mostra come un luna park devastato. Un turista tedesco (Herr Harling, da Monaco) intendeva festeggiare quest’anno il mezzo secolo esatto di vacanze ininterrotte, nello stesso albergo di Riccione, stessa camera, stessa vista dalla finestra: ombrelloni allineati, spiaggia ripianata al tramonto per cancellare ogni orma. In due giorni è accaduto quel che non era mai successo in cinquant’anni”.

 

voci Arrigo Sacchi

 ➣  Ha avuto molta paura?

«Quando si arrabbia, la natura è sempre più forte di noi. A Fusignano scorre il Senio, che non sarà il Mississippi ma in questi giorni non c’è mica da scherzare.

Stiamo vivendo un’alluvione che mi ha risvegliato quello che forse è il primo ricordo della vita: ho tre anni, e mi caricano sul tubo della bicicletta per portarmi a guardare il fiume che è uscito dall’argine. Rivedo quella scena perfettamente, in ogni dettaglio, come se fosse avvenuta poche ore fa. Ricordo i sacchi di sabbia, un muro per fermare almeno un po’ quel disastro».

 ➣  Ora cosa vede dalla sua finestra?

«Il fiume scuro e arrabbiato, a poche centinaia di metri da qui. A meno di dieci chilometri è uscito tutto. E non smette di piovere nemmeno per un minuto. Viene un nodo alla gola».

 ➣  Se l’aspettava?

«Siamo un Paese vecchio, dove prevenzione e merito sono parole sconosciute. In Italia nessuno sa fare squadra. Conosco Bonaccini, bravissima persona, ma in due o tre anni non si può rimediare a secoli di assenza. Nessuna cura delle sponde e della natura, tutto dovuto e va bene finché dura. Pensiamo di essere sempre i più furbi, invece siamo una nazione piena di debiti». – intervista di maurizio crosetti, la Repubblica

 

PALAZZETTI E DINTORNI

Le migliori réclame del basket

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NON ESISTE SPORCO IMPOSSIBILE! 

Ario Costa, la sfida impossibile di Pesaro a Milano

“Le egemonie fanno male”

  ➣  Pesaro oggi s’accontenta?

«Sì, anche se riemerge sempre la nostalgia. Tanta, troppa, e dovremmo tutti superarla. La storia va custodita e ricordata, ma quei tempi non si ricreeranno, a meno che non arrivi il paperone che dice “ci penso io”, ma che non vedo all’orizzonte. Credo vada apprezzato quel che c’è: un’identità conservata, una navigazione tranquilla, la voglia di fare qualcosa di più, il pubblico in aumento. La gente viene, e sente ancora il richiamo dei grandi nomi: stasera ne aspettiamo 5-6 mila, è giovedì, e la zona da cui attingiamo, nelle Marche e anche fuori regione, è stata flagellata da questa calamità. Per Bologna toccammo 9 mila, le vecchie classiche attirano sempre».

 ➣  Milano contro Bologna, le altre lontanissime: mai persa dalle due, in era dopo Covid, una partita di play off se non quelle fra loro. E siamo a 28 vittorie e 0 sconfitte. Tutto ciò fa bene o male al basket italiano? 

«Fa malissimo. Così ridotto, che interesse crea il campionato agli altri? Vincere qualche partita si può, competere davvero mai. E la gente va al campo per veder quello. Gli scudetti a fila di Siena, o della Juve nel calcio, levano passione. Ora, se Milano dovesse perdere un campionato sarebbe un disastro, anche se Bologna è lì. Se lo possono permettere, lo fanno, ma non è un bene per tutte». 

 ➣  E allora, vince Milano o Bologna? «Bologna può, Milano deve». – intervista di walter fuochi, Repubblica

 

AMERICHE

Il recupero dello stadio della Negro League

L’Hinchliffe Stadium nel New Jersey è stato sottoposto a una ristrutturazione da 100 milioni di dollari. Sarà usato come campo da baseball per le leghe minori e come museo della antica Negro League. Era stato abbandonato nel 1997. Il massiccio progetto di riqualificazione, come lo definisce Gary Philips, è costato più di 100 milioni di dollari. L’iniziativa ha preso il via nell’aprile 2021. Comprende una multistruttura sportiva, una scuola materna, un ristorante, uno spazio per eventi, un parcheggio, degli alloggi per anziani a prezzi accessibili, il museo dedicato al baseball anni ’30-anni ’80.

 

[ultimo aggiornamento: ore 8.45 del 18 maggio]

 

 

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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