Il Napoli non è più imbattuto

Il Napoli non è più imbattuto

 

  Un giorno di boati dopo cinquantadue giorni di silenzio può confondere. Ventidue gol in tutto, nessuno 0-0, nessuna squadra che ne ha segnati più di due. C’eravamo lasciati con 31 gol e cinque squadre arrivate a tre [Napoli, Bologna, Monza, Inter e Juventus]. Se significa qualcosa, lo sa la Sibilla cumana.

La certezza è che non ci sono più squadre imbattute nei cinque grandi campionati europei. Tre giorni dopo il PSG a Lens, ha perso anche il Napul’è mille paure a Milano, nello stadio delle colonne d’Ercole, per la quinta volta di fila contro l’Inter. In campionato non veniva sconfitto dal 24 aprile a Empoli, dove era avanti 0-2 e ne prese tre nei 10 minuti finali, in coda a un mini-ciclo di tre partite-un punto, giocate col tremore di sentir nell’aria ancora la parola scudetto. È al come che si bada nel calcio, non solo al quanto. Se a Spalletti avessero predetto il primo posto al 5 gennaio con cinque punti di vantaggio, nel mese di luglio avrebbe fatto festa e ucciso il vitello grasso. Stamattina averne cinque significa aver quasi dimezzato il vantaggio di otto sul Milan. Non è l’apocalisse, devono convincersene per primi a Napoli. 

 

A parte la caduta della capolista, è successo altro che ha cambiato il verso. Le due squadre con le serie di sconfitte consecutive più lunghe, Sampdoria e Verona, l’hanno interrotta. Altre due hanno ricominciato con un risultato che non avevano ottenuto nei tre turni prima dei Mondiali. La Roma non aveva mai vinto, l’Atalanta le aveva perse tutte. 

I minuti di recupero sono stati 69, solo due in più rispetto alla giornata del congedo di novembre. La distribuzione è stata difforme, dagli 11 assegnati a La Spezia e i 10 di Salerno, fino ai 4 di Inter-Napoli e i 5 di Cremona. Solo Juventus e Atalanta hanno cambiato il risultato dopo aver fatto entrare il quinto cambio, per il resto la panchina XL non ha lasciato sfregi. La tentazione è leggere tutto quanto accaduto ieri nel nome della sosta. Ma in fondo lo avevamo già deciso il 20 novembre. Segue dibattito. 

È tornato anche il razzismo. A Samuel Umtiti e Lameck Banda hanno fatto il verso della scimmia dal settore dei tifosi della Lazio, che novità. Stamattina qualcuno si indignerà in qualche radio, nel pomeriggio sui social, domani sui giornali, domenica si prende il fiocco e si ricomincia. In Francia ne sono scossi. Ne ha scritto L’Équipe e ne parla il sito di Eurosport France. I primi sottolineano che Umtiti pianse di commozione nel giorno in cui venne accolto a Lecce dai suoi tifosi e ieri lacrime più amare. I secondi dicono che il campione del mondo 2018 ha voluto riprendere la partita, dopo che l’arbitro l’aveva fermata. 

Francesco De Luca sul Mattino segnala che si sono sentiti cori anche contro Napoli a Milano, la chiama la squallida colonna sonora che accompagna tutte le trasferte al Nord

Aspettando che in federazione si accorgano di qualcosa, è arrivata la solidarietà per Umtiti e Banda di Infantino. Ieri doveva essere il giorno in cui si sentiva nero. Dice che se i ragazzi passano in ufficio, un giorno si fanno pure un selfie insieme. 

 

 

HASHTAG | Di cosa si parla sui social

Dazn

 ◇   Cari dirigenti di #Dazn mi volete fare vedere #InterNapoli, avete anche aumentato i prezzi senza aumentare la capacità di ricezione degli abbonati. Aspettavo la serie A. Di #CremoneseJuventus ho visto solo gli ultimi 20 minuti ed ora sono qui che vedo la foto di Dzeko fissa. | Aldo Serena

 ◇   I prezzi sono l’unica cosa che su DAZN non si blocca mai | Unfair Play

 

  Gigi Garanzini, la Stampa: “L’ennesima puntata di una saga inguardabile, per l’appunto: ma capace sempre di rinnovarsi, se è vero che quest’ultimo black-out è arrivato subito dopo l’aumento di prezzo dell’abbonamento”.

 Fabrizio Cicciarelli, il Tempo: Forse un problema dovuto ai troppi accessi in contemporanea come già accaduto in passato, ma buona parte dei «freeze» si risolve nei primi 10′ minuti di gioco e la problematica rientra del tutto al 35esimo

 Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-stadio: I soliti problemi di streaming. Inter-Napoli, per chi l’ha potuta vedere.

 Luca Bottura, La Stampa: Il servizio di Dazn è andato in tilt privando gli abbonati della partita. Pronta la risposta del Governo: Presto torneremo alla differita del secondo tempo di una partita sul secondo canale Rai

 

Le partite di ieri

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  TEMI MA ALLORA: IL NAPOLI? Secondo Gigi Garanzini, su la Stampa, il Napoli non era quello se non nelle intenzioni: e nelle velleità. Parente alla lontana della squadra che aveva dominato sino a qui

Paolo Condò su Repubblica continua a vederlo favorito per lo scudetto, ma dovrà (ri)vincerlo e non soltanto amministrare il vantaggio, come si è illuso di fare a San Siro. Spalletti usa il possesso palla come il pifferaio indiano, che con la sua melodia ipnotizza il cobra facendolo ballare al suo ritmo: ma l’Inter ha un’altra energia, soprattutto verticale, e ogni pallone recuperato al palleggio rivale – perimetrale e inoffensivo – diventa uno scatto in avanti, verso i duelli che lo premiano come Dimarco sopra Di Lorenzo o Barella sopra Zielinski. Inzaghi replica così la grande partita di Barcellona, col campo risalito in tre passaggi e Dzeko più di Lukaku a proporsi come terminale, fino al gol risolutivo. Il Napoli cambia chip in ritardo, aggiungendo solo negli ultimi 5′, con i cambi, l’impeto necessario perché la sua bella tecnica diventi pericolosa

| Antonio Giordano sul Corriere dello sport-stadio l’ha letta così: In una notte (quasi) senza un domani, l’Inter ha provato ad essere se stessa e ci è riuscita e il Napoli ha offerto la sensazione di darsi un’anima nuova, fredda, cinica, calcolatrice, standosene in tanti dietro la linea del pallone per provare a scorgere praterie inesistenti. In un quel corpo a corpo nella tonnara di metà campo – uomini contro uomini a specchio, nelle zone – il ritmo è rimasto basso, il palleggio si è illanguidito e il pathos s’è rotolato quasi su iniziative individuali– 

| Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea che dopo cinquantadue giorni di sosta, più che il vento del Nord è quello dell’Est a riempire le vele nerazzurre e a intorpidire gli spallettiani, fin troppo sottotono, a parte un paio di folate nel finale: Edin Dzeko, di testa su cross perfetto da destra di Dimarco e con la gentile collaborazione di Rrahmani che stringe sul primo palo chissà perché, certifica con il timbro del vecchio fuoriclasse la prima sconfitta dell’ultima imbattuta nell’Europa che conta. E apre così una pratica del tutto nuova, anche per gli effetti che può avere uno stop così lungo su gambe e teste dei giocatori. Non è ancora una rivoluzione, ma la banda di Spalletti è sembrata timida di fronte a un avversario che in questo stadio strapieno l’ha battuta per la quinta volta di fila: forse è un complesso passeggero, anche perché Onana alla fine mura un tiro secco di Raspadori salvando la vittoria interista, ma di sicuro gli azzurri devono trovare in fretta la brillantezza e la spensieratezza per far volare di nuovo il loro magnifico aquilone sopra le teste di tutti gli altri.

 

ARTEFICI Edin Dzeko

Ha segnato il 20esimo gol con l’Inter in Serie A, tutti dopo aver compiuto 35 anni, fa notare Opta. Nella storia dell’Inter in questa condizione ce ne sono 19. Aveva segnato al San Paolo contro il Napoli di Sarri, nel sabato pomeriggio in cui la Lazio passava con Dybala all’Olimpico, una delle tappe chiave nel campionato del famoso scudetto smarrito da Sarri in albergo. 

Davide Stoppini scrive sulla Gazzetta: Ha il calcio nella testa, ancor prima che nei piedi. Perfetto per tutte le stagioni e per tutti i compagni di reparto. E’ come averne tre in campo. Rifinisce e conclude, lo trovi pure in copertura: fortunato chi ce l’ha

 

È STATA TUA LA COLPA Rrhamani

Maurizio Nicita, la Gazzetta: Manca da quasi tre mesi e si vede. Sin dall’inizio patisce gli incroci stretti fra Dzeko e Lukaku. Nell’azione del gol si perde clamorosamente il bosniaco. Forse non era pronto per una sfida così

 

  LA PARTWEET 

 ◇   PREMESSA: sconfitta meritata. Inter meglio in campo e più determinata! Noi mezzi imballati tranne negli ultimi 5 minuti. Detto questo alla voce sconfitte si legge: 1! Sicuramente testa bassa e lavorare però … guagliù… state senza pnzier | Marco D’Amore

 ◇  sull’arbitro Sozza – Per me ha commesso un solo errore: non ammonire #Skriniar per un calcione da dietro dato a #Kvaratskhelia in avvio di partita. Poi è stato bravo. Averne | Paolo Ziliani

 ◇  Il Napoli può comunque dire di perdere solo ogni morte di Papa | Unfair Play

 

la classifica Napoli 41, Milan 36, Juventus 34, Inter 33, Lazio e Roma 30, Atalanta 28, Udinese 25, Torino 22, Fiorentina 20, Bologna 19, Empoli e Lecce 18, Salernitana e Monza 17, Sassuolo 16, Spezia 14, Sampdoria 9, Cremonese 7, Verona 6

 

 

LA TIGRE  Tonali 

Voglio quello che ha mangiato Tonali a Natale. Prima si è inventato un passaggio con un tocco solo per lanciare Leao nei pascoli verdi davanti a Ochoa. Opta dice che tre dei cinque assist con la maglia del Milan in serie A sono stati per i gol del portoghese. Dopo ha cercato la porta di persona, una, due volte, gol. Carlos Passerini sul Corriere della sera lo definisce dominante.

La Gazzetta dice con G.B. Olivero che con un po’ di cattiveria in più, Leao avrebbe sfruttato meglio alcune invitanti situazioni. Il punteggio è bugiardo, dice il giornale milanese, mentre Carlos Passerini sul Corriere della sera sottolinea che quando Leao apre il gas, va via che è uno spettacolo. Nel finale però giochicchia un po’ troppo. Infatti nel finale la Salernitana avrebbe pure potuto pareggiare. 

1-2

 

IL CERCHIO DI FUOCO   Il tamponamento di Dybala

Valerio Piccioni sulla Gazzetta ha scritto: Si ricomincia da Dybala. E questa non è una notizia perché da un fresco campione del mondo te lo puoi aspettare. Ha preso lui il rigore segnato da Pellegrini e decisivo per battere il Bologna. Luca Valdiserri sul Corriere della sera ha scritto: Se cercate sorprese, non guardate la Roma. La qualità del gioco resta povera e ancora una volta è un’iniziativa personale di Dybala, in campo dall’inizio, a decidere la gara. Passano appena quattro minuti quando l’argentino entra in area, su verticalizzazione di Zaniolo, e fa cadere in tentazione Lucumì. Il difensore è poco astuto a cercare la palla, l’attaccante furbo a toccarla e a farsi tamponare.

Simone Monari su Repubblica trova che rigore a parte, l’argentino s’è acceso di rado, mentre Zaniolo qualcosina in più ha prodotto. Tutti e due sono usciti acciaccati, ma non c’è nulla di cui preoccuparsi. Una botta al ginocchio per l’azzurro, crampi per l’argentino

1-o 

 

L’ILLUSIONISTA Mou salvato da Abraham e dal suo vice

Quando in panchina siede Salvatore Foti al posto del Mou squalificato, succede che la Roma vince sempre. È successo quattro volte su quattro in due campionati. Repubblica ha scritto con Simone Monari che non tutto funziona nella Roma. Il tanto criticato Abraham, fermo a quattro gol quest’anno (fra campionato ed Europa League), con un colpo di testa sulla linea di porta ne ha evitato uno a 12 secondi dalla fine che avrebbe consentito al Bologna di portare a casa un pareggio non immeritato per quel che s’ era visto nell’ultima mezz’ora. Per Luca Valdiserri sul Corriere della sera il salvataggio di Abraham, di testa, è prodigioso e la gol line technology gli dà ragione fino all’ultimo centimetro. Abraham fin lì era stato il peggiore, sgridato da Cristante per una mancata chiusura difensiva. Ma questo è il calcio, soprattutto il calcio di Mourinho: organizzazione difensiva, iniziative dei singoli in attacco, ferrea attenzione al risultato.

1-o 

 

La Stampa: “Totti doppio gioco” – Sospetti su scommesse e azzardo l’Antiriciclaggio ora punta l’ex romanista sarebbe tra le cause della rottura con Ilary Grazia Longo ha scritto: Che casinò, fiches e roulette siano una delle grandi passioni dell’ex numero 10 della Roma è cosa nota. Non a caso due delle recenti vacanze con la nuova fidanzata Noemi Bocchi, a maggio e ottobre, si sono svolte proprio a Montecarlo. Non c’è alcuna contestazione giudiziaria e non è ipotizzato alcun reato, ma c’è il sospetto di operazioni che hanno attirato l’attenzione dell’Unità di informazioni finanziarie (Uif in sigla) che fa capo a Bankitalia.

 ◇   Daniele Autieri e Giuseppe Scarpa, Repubblica: Molte le serate trascorse insieme all’ex compagno di squadra e amico Radja Nainggolan, altro appassionato dell’azzardo di lusso. A metà tra cronaca e leggenda ormai è il furto di un assegno da 180mila euro subito nel 2018 che avrebbe dovuto coprire proprio i debiti da gioco del campione belga. Una passione contagiosa, la loro, tanto da aver attirato in un’occasione anche l’ex portiere della Roma oggi numero uno della Juventus, Wojciech Szczęsny. I croupier del casinò raccontano però che il più sobrio fuoriclasse polacco si sia tirato indietro a metà della serata, stupito dalle puntate dei compagni di spogliatoio, capaci di far arrossire persino le cortigiane di Gervais.

IL LANCIO DI COLTELLI  Il perielio della Lazio

Ieri pomeriggio alle cinque ora italiana è arrivato per la Terra il momento del perielio, il punto nell’orbita di un pianeta più vicino al Sole. La Terra gira su un’ellissi di 930 milioni di chilometri a una velocità media di 107.280 all’ora. Copre cioè la distanza in 365 giorni e 6 ore ma la velocità di traslazione cambia. Il minimo si tocca all’afelio, il massimo al perielio. Nell’ora più lorchiana di tutte, alle cinque della sera, ieri stavamo girando a 110.700 km orari. Girava pure la Lazio in quel momento, ma quando la Terra ha cominciato a rallentare s’è accordata. 

Con il gol al Lecce Immobile aveva fatto in tempo a raggiungere il nono posto nella classifica marcatori di tutti i tempi, staccando Del Piero, Gilardino e Signori. Un astronauta.

Poi è arrivato un tipo che ha il cognome dell’esploratore, uno che scopre terre ignote sui pianeti, ciao perielio, ecco Lorenzo Colombo. Tra chi ha segnato almeno 4 gol e servito almeno 2 assist nei cinque principali campionati europei – lo dice Opta – solo Youssoufa Moukoko (2004) e Jamal Musiala (2003) sono più giovani di lui (un 2002).

2-1  

 

  IL CONIGLIO DAL CILINDRO La punizione di Milik

Tra i giocatori che ne hanno calciate più di tre dal 2004 in serie A, Arkadiusz Milik è quello con la migliore percentuale su punizione diretta. Quattro gol su 12, fa sapere Opta dalla sua banca dati. Gianluca Oddenino su la Stampa ha visto un fantasma per tutta la partita, ma proprio all’ultimo firma il successo più prezioso con una punizione velenosa e perfetta. Si conferma un piccolo specialista, e soprattutto un gran risolutore.

Per Emanuele Gamba su Repubblica, Milik aveva giocato una pessima partita, sia quando ha fatto l’attaccante da solo (avrebbe dovuto orchestrare il gioco e attirare su di sé le mezze ali) sia quando poi Allegri gli ha messo vicino Kean, molto più brillante di lui, e al fianco due ali fresche. Però ha battuto una punizione al bacio nel senso letterale del termine.

Gigi Garanzini su la Stampa: Carnesecchi che sino a lì aveva preso anche le mosche avrebbe potuto far meglio. Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera: Ottantanove minuti nel Metaverso (zero tiri e ancor meno giocate), poi la punizione vincente alla Stephen Curry

0-1 

 

L’EQUILIBRISTA  Una tipica serata alla Allegri 

Gigi Garanzini su La Stampa scrive che ha vinto difficile la Juve a Cremona: giocando però una delle migliori partite di stagione, se non direttamente la migliore. Per il gran numero di occasioni create, e per la coraggiosa, a tratti strepitosa opposizione di una Cremonese che non sembrava davvero una squadra di fondo classifica. Pur correndo i suoi bravi rischi, pali compresi, la Juve ha sfiorato il gol dall’inizio alla fine. La settima consecutiva è un avviso ai naviganti. Napoli compreso.

Secondo Emanuele Gamba, su Repubblica, ad Allegri, si sa, piace un sacco vincere in questa maniera, anche se poi chi altri potrebbe permettersi in lusso di scaricare in campo a partita in corso un campione del mondo, un vice e un campione d’Europa, tanto per gradire. A volte ci si dimentica di quanto smisurato sia il potenziale di questa squadra. Chiedete a uno qualunque degli allenatori che stanno lassù quale avversario li preoccupi di più e vi daranno la stessa risposta.

Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera dice: Più corto muso di così, solo nei fotofinish dell’ippodromo dopo che la Cremonese era andata dalle parti del gol ben più dei bianconeri, con due pali. Anzi, il gol l’aveva pure fatto, ma una volta ci si era messo il fuorigioco, la seconda una spintina (molto ina) di Danilo su Dessers.   La prende da signore Massimiliano Alvini, allenatore dei lombardi: «Quel gol era valido, ma ci vedo solo un errore e niente di più. Ayroldi è un bravo arbitro»

Fabio Licari sulla Gazzetta dello sport aggiunge: Fiuuu, corto muso, calma calma. Si può consultare tutto il vocabolario di Allegri per spiegare il settimo successo consecutivo, ma la realtà è una soltanto: la Juve vince anche se non lo meriterebbe, il Napoli cade, la classifica si accorcia, il posto Champions si consolida, presto o tardi i big rientreranno e la storia, alla fine, potrebbe farsi interessante

0-1 

 

IL PRESTIGIATORE I cambi di Gasperini

I due gol della rimonta dell’Atalanta a La Spezia stavano seduti in panchina. Marina Belotti sul Corriere della sera sottolinea che tra il 77′ e il 93′ Hojlund e Pasalic salvano Gasperini dalla quarta sconfitta di fila in serie A pareggiando i conti aperti da un imprendibile Gyasi e un dilagante Nzola. Per Pasalic è il sesto gol in 5 partite contro lo Spezia. Rasmus Højlund, classe 2003, è il giocatore straniero più giovane ad aver realizzato almeno due reti in questa Serie A, come fa sapere Opta. Deve crescere, ma è un demonio, non solo spalle alla porta per Andrea Elefante sulla Gazzetta. Il 2002 Zovko, fino all’altro ieri solo 28 minuti in serie A, si rivela un bell’ostacolo sulla strada di Hojlund [Corriere della sera]

2-2 

 

1-1 Fabio Bianchi, La Gazzetta dello sport: “Cabraistuta per un giorno. Un gran gol alla Bati. E tanti altri spunti. Vedremo se è l’inizio di una nuova era

 

L’UOMO FORZUTO Milan Djuric sui limiti del Torino

Gli ultimi 4 gol di Milan Djuric in Serie A sono arrivati di testa, come segnala Opta. Da febbraio scorso soltanto Victor Osimhen ne ha fatti di più [8]. Guglielmo Buccheri su La Stampa dice che allora al Toro rimangono difetti e limiti”. La definisce una squadra incompleta e, se sei incompleto, ogni possibile sguardo verso l’alto esce ridimensionato: galleggiare in una zona grigia diventa, così, una dimensione quasi naturale. La mancanza di profondità si vede nell’assenza di un centravanti di peso: il profilo del giovane Pellegri è quello giusto, ma Pellegri è fermo ai box e, seppur volenterosi, Vlasic e Sanabria non possono trasformarsi in Bobo Vieri come modello. L’attacco sgonfio lo è anche per colpa dell’assenza di chi sappia pensare e costruire un’azione geniale: saltare l’uomo, arrivare sul fondo, creare superiorità numerica.

1-1   

 

Opta: Da gennaio 2022 solo Jonathan Clauss (15) ha contribuito a più gol di Destiny Udogie (12: sette reti e cinque assist) tra i difensori nei Big-5 campionati europei

1-1

 

IL GIOCOLIERE  Le freccette di Augello

Il terzo gol di Tommaso Augello in serie A è un tiro da fuori che i telecronisti si sono abituati a raccontare come palla in buca d’angolo. Come se fosse snooker. Il biliardo. Quello invece che ti fa? Festeggia come il campione del mondo di freccette. Manca una corsa sui camion e il palinsesto è completo. Per due volte Augello – cognome montalbanesco – ha celebrato tirando un’immaginaria freccetta verso il bersaglio. È un grande appassionato, pare che ci giocasse col fratello durante il lockdown. L’altra sera in ritiro ha guardato la finale dei Mondiali tra Smith e van Gerwen, intervenendo in diretta su Dazn per dire la sua, promettendo che avrebbe esultato proprio così. Altro che rovesciata di Gabbiadini. 

1-2

 

 

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