L’ora più luminosa di Filippo Ganna

La vita fugge et non s’arresta una hora

Francesco Petrarca

Sulla pista del velodromo di Grenchen, in Svizzera, Filippo Ganna ha stabilito il nuovo record dell’ora, percorrendo 56,792 km e migliorando il precedente limite di 55,548 toccato dal britannico Dan Bigham lo scorso 19 agosto, nello stesso impianto. Bigham era stato mandato in avanscoperta dalla Ineos a testare ambiente e materiali. Ganna ha fatto meglio anche del 56,375 di Chris Boardman nel 1996 – il suo anno di nascita – declassata a migliore prestazione umana, fuori dalla lista del record, per l’utilizzo di una bicicletta fuori commercio. 

 

Su questo ragazzo che lanciano per aria, tutti fanno sempre progetti. Chi lo vuole capitano dei suoi alla Sanremo, chi vorrebbe vederlo giganteggiare dentro la foresta di Arenberg con la sua stazza, chi quella stazza gliela vorrebbe mutare in un corpicino più esile e smunto, per dar la caccia a un grande giro, come certi stregoni hanno fatto con dei pistard.

Filippo Ganna per fortuna fa di testa sua. Quando non entra nella cabina telefonica a mettersi il costume di Superman, è un meraviglioso Clark Kent con gli occhiali, tutto pudore e semplicità. 

Alexandre Roos dalla Francia su l’Équipe dice che sebbene sereno e visibilmente rilassato, prima di intraprendere la sua scommessa notturna, Ganna sapeva che un fallimento avrebbe generato qualche scherno e causato qualche malinteso, nel vedere che un campione del mondo non era in grado di superare la strana abilità di un modesto ingegnere. Quando Bigham aveva alzato l’asticella, tutti nel clan Ineos avevano capito che questo record mondiale sarebbe diventato proprietà di Filippo Ganna, per ridare credibilità al record dell’ora

Dal Belgio, Guy Van Den Langenbergh per Het Nieuwsblad domanda: Può essere più veloce? Sicuramente sì! Ganna ha offerto la sua prestazione alla fine di una stagione ciclistica con 67 giorni di gara – venti in più rispetto a Van Aert – e appena tre settimane dopo aver completato una deludente cronometro mondiale in Australia. Non può essere questo, il miglior Filippo Ganna. Quindi sì, un Filippo Ganna preparato al meglio andrebbe oltre. Solo che l’italiano ha già indicato di non volerci riprovare più, a meno che qualcuno non faccia meglio. Francamente, non vediamo nessuno che possa avvicinarsi a Ganna in questo momento. Wout van Aert e Remco Evenepoel sono due a che vanno ai suoi livelli nelle cronometro, ma per quanto ne sappiamo non sono mai stati su una bici da pista. Stefan Kung ha quell’esperienza, ma non ha mai espresso l’ambizione di provarci. Filippo Ganna ha alzato l’asticella così in alto che pochi si sentiranno invogliati

 

Il record dell’ora era l’esercizio dei grandi che cercavano una laurea da grandissimi. Coppi, Anquetil, Merckx. Poi è diventato terreno per esperimenti e innovazioni d’autore [Francesco Moser, Miguel Indurain], oppure la scena per qualche avventura freak [Graeme Obree più di tutti]. Ganna l’ha riportato nell’ambito del nobile esercizio dei campioni.

|   Marco  Bonarrigo scrive sul Corriere della sera: I nove metri nel salto in lungo, i 9 secondi nei 100 metri, i due metri e mezzo nell’alto. Trasportati nel ciclismo, sono i muri che Filippo Ganna ha saltato (tutti assieme). Cavalcava un Bolide da 60 mila euro e la tecnologia è stata decisiva, certo: la bici-missile, il telaio ispirato alle pinne delle megattere per aggirare la resistenza dell’aria, i cervelloni che hanno pianificato il tentativo e il velodromo svizzero di Grenchen, sigillato per mantenere costanti temperatura dell’aria e umidità. Ma ieri, alle 20.55, è stato un essere umano appollaiato su una bici quasi normale a pedalare in un’ora 56 chilometri e 792 metri, una misura impronosticabile. L’uomo che per poco non ha agganciato i 57, dopo aver sbriciolato il vecchio primato, è riuscito – anche in questo primo nella storia – a scendere dalla bici senza dover essere sollevato di peso dai massaggiatori e senza dover usare la maschera ad ossigeno prima di pronunciare la fatidica frase: «Mai più nella vita, mai più una fatica così orrenda. Negli ultimi 10 minuti pregavo solo che finisse». Da oggi è a Parigi, punta a due titoli mondiali su pista. Chi è in grado di impedirglielo?

|   Daniela Cotto su la Stampa parla di una prova massacrante, condotta con intelligenza tattica per 60 minuti, un’eternità per chi deve spingere sui pedali. Ma Top Ganna è stato più forte delle sue paure, della pressione e del cronometro. La musica l’ha preso per mano, portandolo in alto. Ha seguito il canovaccio della playlist scelta dall’amico deejay Thomas, a metà tra il rock e l’heavy metal

|   Pier Bergonzi sulla Gazzetta dello sport dice che l’impresa di Ganna ha un gigantesco valore emotivo, ma non deve sfuggire la dimensione tecnica. Ha avuto una piccola, comprensibile flessione, negli ultimi minuti di una gara gestita con potenza devastante e altrettanta saggezza. L’impressione è che il muro dei 57 all’ora sia ampiamente alla sua portata

 

Quando ci provò quell’altro Ganna

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rewind Luigi. Nell’altro secolo | Lo chiamano il Re del Fango, perché col cattivo tempo era il migliore, e quando c’era il cattivo tempo sulle strade dell’epoca si sguazzava. Luigi Ganna, nessun grado di parentela, varesino. Si era allenato da ragazzino andando tutte le mattine in bicicletta da Induno Olona a Milano, per fare il muratore, con una sacca fissata al manubrio, una pagnotta, una bottiglia d’acqua zuccherata allungata con un po’ di vino. Sole, pioggia o neve che fosse ogni giorno percorreva 100 km in bicicletta attraverso strade di terra battuta e un gran numero di buche. Così racconta il sito dell’azienda che oggi porta il suo nome. 

All’inizio del Novecento diventò il primo vincitore del Giro d’Italia nello stesso 1909 in cui aveva vinto la Sanremo. Ma dodici mesi prima, si era presentato il 6 maggio al Velodromo Milanese – raccontano le cronache dell’epoca – per provare a battere il record dell’ora del francese Marcel Berthet. Si spinse fino a 40,405 km e bisognerebbe andare a sfogliare le foto per vedere com’era la sua bici, confrontarla con la bici di Filippo, per misurare la distanza di 16 km in un’ora, dopo 114 anni. Ganna Luigi non riuscì a battere il 41,520 di Berthet. Racconta il Corriere della sera che allora intese riprovarci. Senza studi di aerodinamica, senza bolidi, senza preparatori, se ne andò una quindicina di giorni al mare ad Alassio, allenamento, una cinquantina di chilometri ad andatura sostenutissima, in modo da abituare i polmoni allo sforzo enorme che dovrà sostenere nel suo tentativo.

Intorno al 10 di agosto, quel Ganna là fece la sua prima apparizione in pista e cronometrato da un amico ha segnato dei tempi da record. Fissò il 26 agosto come nuova data, ore 18. Oggi sappiamo che prima dei record non consultavano nemmeno il meteo. Venne a piovere. Ganna fece qualche giro di prova, c’era il pubblico in tribuna, non volle mancare di rispetto. Provò lo stesso, con il Lagnazzi che contò gli ultimi secondi colla medesima solennità come se stesse per dar il via in un circuito automobilistico, scrisse il Corriere della sera – cinque, quattro, tre, due, uno, via – e il Bordoni che spinge poderosamente il suo uomo

 

Fu una disfatta. Non andò oltre la trentina di km. 

Durante l’allenamento – spiegava il Corriere – il corridore varesino aveva fatto dei tempi strabilianti. Benché questi fossero semplicemente ufficiosi noi dovevamo prestar fede ad essi perchè ci venivano garantiti autentici. Ganna stesso non si sarebbe messo in pista se non fosse stato sicuro del fatto suo: egli avrebbe giocato una cattiva carta se fosse stato certo di non migliorare almeno la sua performance del 1908. Ed allora quali sono le cause della non riuscita? Premesso che noi prestiamo fede ai tempi fatti in allenamento, siamo d’avviso che lo stato umido della pista abbia tolto a questa la consueta elasticità e scorrevolezza di modo che il corridore per quanto sviluppasse la solita energia e il consueto dispendio di forze non poteva ieri ottenere l’abituale rendimento. Molti avversari di Ganna che assistevano al tentativo ci dichiararono che negli ultimi allenamenti egli aveva marciato molto più forte e molto più regolare. Del resto Ganna non è persuaso di questo suo insuccesso odierno e domani, domenica, alle ore 17, si metterà un’altra volta in pista per tentare quanto ieri non ha potuto ottenere. Noi siamo però d’opinione che nessun corridore possa nello stato attuale della pista del Velodromo Milanese raggiungere la meravigliosa performance di Berthet: con questo non vogliamo negare la nostra simpatia alla appassionata perseveranza del corridore di Varese.

Con i successi su strada del 1909 comprò casa e una piccola officina. Qualche anno dopo era un capannone e nel 1951 aveva dato una delle bici da lui prodotte a Fiorenzo Magni per la vittoria al Giro d’Italia. Oggi produce 100 modelli nelle linee city bike / trekking, hybrid, corsa, mountain bike, special bikes, junior ed ecobike. 

 

LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO Top Ganna

Tony Scott, fratello di Ridley, regista del film, lo chiamava una specie di rock’n’roll nei cieli. È rock’n’roll, mazurka e valzer. Stamattina Top Ganna si trova su La Stampa, Repubblica, Avvenire, La Gazzetta, il Giornale, il Tempo, il Corriere del Veneto, il Corriere di Torino, il Tirreno, il Secolo XIX, forse anche altrove, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. 

È un uruGanna di titoli. Quando Filippo vince, per i titolisti è una vera Ganna dal cielo, ma senza offesa per nessun credo, giacché questa è ormai una religione paGanna.

Come s’è visto in Svizzera, non è solo un fenomeno italiano, Filippo vince anche quando varca la DoGanna. Non è un miraggio, non è una Fata MorGanna. Filippo ha sempre un colpo in Ganna, ma non inGanna. È stato bello addormentarsi ieri al suono della sua Ninna Ganna, probabilmente mixata da Awana Ghanna. 

 

Certi record del passato

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Giuseppe Olmo 31 ottobre 1935 – 45,090 km

 ◇   Emilio De Martino, Corriere della sera: Giuseppe Olmo ha voluto subito: scacciare la piccola ombra ch’era rimasta a oscurare la sua prora compiuta nel Giro della Lombardia, l’ultima grande corsa su strada della stagione che egli aveva cominciato con la fulgida vittoria della Milan-San Remo. E risolutamente, gettandosi nell’impresa che pareva impossibile, che non era riuscita ai più grandi campioni del ciclismo italiano, da Cuniolo a Ganna, a Pavesi, a Girardengo, a Binda, ha raggiunto ieri inaspettatamente, con uno di quei colpi improvvisi che accendono d’entusiasmo, il più grande traguardo che un atleta del ciclismo possa sognare: il campionato del mondo dell’ora senza allenatori. Impresa senza precedenti in campo italiano. Olmo esaltato e discusso, applaudito e criticato, in un’ora sola di sforzo meraviglioso, ha potuto saltare a pie’ pari tutti gli ostacoli, tutti i commenti favorevoli o sfavorevoli, tutte le amarezze e le delusioni, per arrivare alla meta più bella che lo consacra, al di sopra di ogni discussione, definitivamente campione superiore. Tutto può dimenticare oggi Giuseppe Olmo per gustare pienamente la purissima gioia di questo suo trionfo che è anche il trionfo dello sport italiano. Gli altri discutono: gli atleti italiani in perfetta armonia con ogni reparto della Nazione, agiscono con la stessa volontà, la stessa fede, la stessa sete di vittoria, della giusta vittoria che sa premiare i forti, i generosi, i volitivi”.

 ◇   Il Littoriale: Che Olmo meditasse di tentare il massimo mondiale dell’ora non era un mistero per nessuno. La distanza che Richard aveva stabilito due anni or sono era ormai un chiodo fisso nel capo del corridore di Celle, il quale da parecchio tempo andava compiendo sulla pista del Vigorelli dei piccoli assaggi. L’avanzata di Olmo verso la più grande affermazione che un atleta possa desidera non aveva più soste. Ecco lo scoccare dell’ora. Il ligure aveva compiuti 113 giri, pari a km 45, metri 90 e centimetri 41. Fra i presenti più volte scoppiavano applausi di entusiasmo

 

Fausto Coppi 7 novembre 1942 – 45,798 km

 ◇   Corriere della sera: Si ebbe qualche dubbio sulla riuscita del tentativo al trentaduesimo chilometro quando la crisi, l’inevitabile crisi, attanagliò l’atleta. Ma Coppi superò il momento difficile senza grave danno e con rapidità, in pochi giri, segno sicuro di volontà e di classe. Al trentacinquesimo chilometro il tempo di Coppi registrato dal cronometrista Massara era identico a quello di Archambaud.

Mancavano undici chilometri al termine della tormentosa fatica, Fu una lotta appassionante dell’atleta contro un nemico sfuggente ed invisibile, il tempo; una lotta seguita con animo trepidante, secondo per secondo, da tutti i presenti, mentre il pubblico dei tifosi radunato in tribuna incitava l’atleta a viva voce. Al 40esimo chilometro il vantaggio era passato a Coppi, sia pure di un solo secondo. Oramai la speranza del successo appariva giustificata

 ◇   La Stampa: Coppi montava una bicicletta del peso di 8 chili, gomme di 120 grammi, e usava un rapporto di 52 per 15, pari a metri 7,28. Il primo giro veniva percorso con partenza da fermo in 33″, il secondo in 20″, il terzo in 30″ il quarto in 31″. Tale primato, che Binda mancò nel 1920 per pura sfortuna (una foratura nella fase finale), e che Olmo riuscì poi a battere nel 1935, superando, per primo i 45 Km nei sessanta minuti, è di quelli che innalzano l’atleta che lo conquista, alle vette eccelse della celebrità e ne fanno un simbolo dell’eccellenza della razza. La prova richiede una somma eccezionale di sforzi, che solamente i grandi campioni possono sostenere

 ◇   Il Littoriale: Quanto il nuovo primato di Coppi possa durare, è difficile dire, giacché, proprio mentre scriviamo, Fiorenzo Magni starà con tutta probabilità girando sulla pista milanese, proteso nel tentativo di detronizzare l’appena incoronato Coppi

 

Jacques Anquetil 29 giugno 1956 – 46,159

 ◇   Leo Cattini, la Stampa: La  condotta giudiziosa, le condizioni ideali del tempo e la bicicletta adatta hanno avvalorato le doti veramente eccezionali di Anquetil. Un paio d’ore prima dell’inizio del tentativo alcune migliaia di persone attendevano già all’esterno del Velodromo Vigorelli, ma i biglietti sono stati messi in vendita soltanto quando Anquetil è arrivato. Nemmeno un alito di vento, fermo l’anemometro per mancanza della spinta minima, temperatura normale. La bicicletta fabbricata apposta a Milano. In base alle misure fornite dall’interessato, ha risposto in pieno, le condizioni meteorologiche veramente ideali parevano anch’esse preparate su misura per l’attacco ad un primato, i muscoli ed il fiato non hanno tradito. Il rapporto di 52×15 sviluppava metri 7,37 ad ogni pedalata Quanti anni occorreranno prima che un altro specialista riesca a tanto?.

 ◇   Giuseppe Ambrosini, La Gazzetta dello sport: Anche il record di Coppi è crollato. Anche se come italiani ci rammarichiamo che al nostro ciclismo sia stato strappato questo alto titolo di superiorità, come sportivi e come uomini dobbiamo compiacerci di questa nuova conquista umana, merito di un atleta dell’immortale ceppo latino, della gloriosa Francia ciclistica.

Dal giorno in cui Coppi batté il record di Archambaud parve che un solo uomo potesse battere il suo, Koblet, modello di pedalatore, inestimabile tesoro di energie. Ma il campione elvetico, evidentemente non attratto dal fascino del record, lasciò passare i suoi anni più belli senza neppure tentare l’impresa. Ma in Francia veniva in questi ultimi anni crescendo ed affermandosi l’uomo nuovo, il ragazzo-prodigio, il grande specialista del passo, degno continuatore di quella stirpe dei Berchet, dei Richard, degli Archambaud, discendente dal capostipite Desgrange, che nella sua triplice veste di atleta, di giornalista e di organizzatore fu l’autentica personificazione del perfetto sportivo. Anquetil cominciò a stupire ch’era ancora un imberbe adolescente. La costituzione normolinea (che ho illustrato tempo fa) il suo temperamento equilibrato, la sua preferenza funzionale per il lavoro regolare, senza variazioni di ritmo e di carico, la sua posizione stabile e aerodinamica, la sua pedalata morbida, fluida, accarezzata, lo hanno fatto passista nato, ma non stradista completo come Coppi. Vincitore del nostro superasso in prove a cronometro di fondo, il record dell’ora non poteva non affascinarlo e a lui, più che a ogni altro, era possibile conquistarlo. Ci si provò l’anno scorso: la trascuranza di troppi elementi organizzativi e tecnici lo fece fallire. Ritentò lunedì scorso, ma le condizioni atmosferiche non ideali (aria mossa e umida), una bicicletta non adatta, una partenza troppo veloce dovuta, più che a errore di tabella di marcia, al temperamento impetuoso, dopo aver dato l’illusione di un probabile successo, gli piegarono le ginocchia prima dello scoccare dei sessanta minuti

 

Eddy Merckx 25 ottobre 1972 – 49,431 km

 ◇   Gianni Pignata, La Stampa: Un superman senza confronti. A Eddy non mancava che questo, per essere definito il Campionissimo tra i campionissimi del ciclismo di ogni tempo. Non sì manca certamente di rispetto alla memoria dell’indimenticabile Fausto Coppi se si riconoscono le enormi qualità atletiche del fuoriclasse belga, il quale ha vinto ormai tutto quanto era possibile vincere. Le valutazioni scientifiche delle sue capacità potenziali, scaturite dai «tests» di laboratorio effettuati a Milano ed a Liegi, avevano accreditato a Merckx la possibilità teorica di arrivare addirittura ai 52 chilometri. Ma la scienza, le misurazioni degli apparecchi di laboratorio sono una cosa, la pratica è un’altra: Eddy, sia pure con capacità fisiche e respiratorie assolutamente al di sopra della media, resta un uomo, con reazioni umane, con timori e riserve mentali da uomo come tutti gli altri. Merckx, se un giorno si decidesse, sulla base di questa prima esperienza assolutamente positiva, a ripetere la prova-record, forse potrebbe anche riuscire a valicare quel “muro” a cui mancano ormai meno di seicento metri

 

Francesco Moser 23 gennaio 1984 – 51,151 km

 ◇   Gian Paolo Ormezzano, La Stampa: L’impresa di Moser è senza riscontri in nessuna zona dello sport, almeno quanto a ripetizione di fatica prolungata. Francamente siamo a corto di aggettivi entusiastici e siamo troppo gravidi di logica, di argomenti freddi. Moser ha pedalato da metronomo commovente: due volte appena ha coperto il giro in più di 24″ (giovedì erano state 24) a parte ovviamente la prima tornata. A suo modo la prodezza è risultata dunque di uno splendore monotono. Diciamo pure che si è trattato di uno spettacolo intelligente. Moser ieri non ha manco alzato una volta la testa per annusare l’aria, come aveva fatto sovente giovedì

 ◇   Mario Fossati, Repubblica: Il record dell’ora consegna un grandissimo Moser agli annali. È oltremodo significativo che a fare uscire il ciclismo dall‘alveo tradizionale sia stato l’ultimo corridore contadino di un ciclismo contadino. Moser ha affrontato l’ora secondo lo stile più moderno, scientifico: un metodo caratterizzato dalla più esasperata cura del particolare. La scienza, è risaputo, fornisce al corridore ciclista additivi esaltanti (vitamine ed altre tigri), la meccanica facilita l’azione propria del pedalare giovandosi dell’inerzia. Le strade sono biliardi scorrevolissimi: la chimica aiuta sempre più a posporre la soglia della fatica.

Ma con Moser è stato fatto di più. Si è andati oltre i limiti della classificazione e del rilevamento e della misurazione biotipologica, che presiedevano i tentativi più recenti. La scienza ha trovato in Moser una base validissima, su cui costruire una prestazione d’eccezione. E Moser si è accostato alla scienza forse con cautela mai con scetticismo. Moser ha conquistato il record, seguendo una tabella di marcia computerizzata, pedalando su una bicicletta speciale (un particolare ferro del mestiere), risolvendo la “x” – l’equazione Merckx (27 anni) Moser (33) – che comportava una soluzione che forse solamente il professor Conconi potrebbe svelare. A me, stasera, a Città del Messico, pare che non unicamente il record dell’ora abbia cambiato pagina. Ha voltato pagina pure il ciclismo. Le antiche regole dell’antico sport ne usciranno sovvertite. La meccanica che fa il ciclismo è stata un poco stravolta. La bicicletta che era una specie di nudo attrezzo ginnico, è stata fortemente modificata. Si uniformeranno ora i giovani atleti ciclisti?

 

Graeme Obree – 27 aprile 1994 – 52,713

 ◇   Gianni Ranieri, La Stampa: Graeme Obree, ventinovenne col pallino del fai da te, ha usato per il vittorioso tentativo la copia della bicicletta che lo portò al fugace record di Hamar (km 51,596): Boardman glielo distrusse appena sei giorni dopo. Bicicletta? Un trespolo, che Graeme così presentava: «In questa macchina prodigiosa, ci sono i pezzi di una vecchia lavatrice di mia nonna». Lo prendevano in giro: è matto. Lo hanno preso in giro anche l’altro ieri: non guarirà mai. «Galleria del vento? Scienza? E che roba è?». Obree saliva felice sul trespolo assumendo una posizione che i tecnici ritenevano folle: «In quello stato non può respirare, non ce la farà mai»

 ◇   Leonardo Coen, Repubblica: Si è presentato a Bordeaux con un meccanico di fiducia, accompagnato dai genitori, dalla moglie Ann e dal neonato secondogenito Jimmy. Poi, alle 19 di ieri, è salito sulla sua bici, migliorata con componenti in acciaio e carbonio, e ha pedalato nella ormai celebre posizione a uovo spingendo un rapporto 52×12 a un ritmo di oltre 94 pedalate al minuto. E adesso che la Uci vieti pure la sua creatura: tanto il record resterà, almeno fino a quando Indurain non deciderà di stabilirne uno davvero inattaccabile

 

7 maggio 1994

 ◇   Repubblica: Trespolo, addio. Nella riunione tenuta ieri a Roma, il comitato direttivo dell’Uci, come dire il governo del ciclismo mondiale, ha rispettato le previsioni mettendo al bando la bici inventata e utilizzata da Obree per battere ripetutamente il primato dell’ora: da oggi le biciclette dovranno avere caratteristiche tecniche molto definite ed essere, in sostanza, tutte piuttosto simili tra di loro. Secondo una stima della Uci, con una bici normale Obree non sarebbe andato oltre i 46 chilometri nel suo tentativo del 27 aprile scorso, quando batté il record dell’ ora percorrendone invece 52,713

 

Miguel Indurain – 2 settembre 1994 – 53,040

 ◇   Gianni Ranieri, La Stampa: “Fu lui, Graeme Obree, il reinventore della bici, il Fosbury del ciclismo, ad ammalare il britannico Boardman, a illudere il vecchio Moser d’essere in possesso d’una lampada di Aladino, a indurre Indurain a scendere in campo. Miguel e il record dell’ora: un innamoramento, un colpo di fulmine

 

Chris Boardman – 6 settembre 1996 – 56,375

 ◇   Gianni Ranieri, La Stampa: Ed eccole, le 2 ruote del record. Telaio monoscocca in fibra di carbonio di dimensioni adattate alle misure di Boardman (parte posteriore accorciata, canotto di sella eliminato, angolo di forcella modificato). Un gioiello dal peso complessivo di 7,100 kg, il telaio appena 2,820.Gentile, spiritoso, Boardman approfitta del suo momento di gloria per raccontarsi e distribuire giudizi e frecciate. Non può soffrire il calcio pur essendo di Liverpool, la città dei Reds: «Detesto profondamente quel gioco di maleducati». Suo padre Keith, presente a Bordeaux, fu selezionato per la pista ai Giochi di Tokyo. Non ci andò, doveva sposarsi. «E fece bene – dice Boardman -, così sono nato io»

 

SU RIMBALZI

          Un’ora sola pedalerei

Il 36esimo episodio di Rimbalzi, il podcast prodotto e realizzato con Chora Media, è dedicato al record dell’ora e alla sua evoluzione da esercizio romantico a laboratorio tecnologico. A partire dai giorni di Francesco Moser. | Su Spotify a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme.

 

 

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