La cosa più bella di Montecarlo è che ci sono tanti giocatori con cui allenarsi
Jannik Sinner
L’impresa di Valentin Vacherot a Shanghai
Un qualificato che batte suo cugino in finale. Sembra la storia di un torneo di circolo. È successo a un Masters 1000 di tennis. “Una delle storie dell’anno, il materiale per il prossimo film sullo sport” dice dalla Germania Die Zeit. Un gigantesco what if che molte volte sarebbe potuto non succedere.
Se Joao Fonseca non si fosse ritirato dal Brasile dopo la Coppa Laver, in Asia non sarebbe successo questo poco di sconquasso. Invece Fonseca si è fatto da parte, al suo posto è entrato in tabellone Luca Nardi, e nella griglia delle qualificazioni si è liberato un posto per ripescare Valentin Vacherot, il numero 204 del mondo.
Cosa ci facesse fra gli iscritti alla lista d’attesa del torneo in Cina rimane un mistero. Il Caso aveva deciso che le cose si dovessero incastrare in questo modo. Anziché scegliere un posto garantito in un challenger, Vacherot aveva fatto i bagagli per Shanghai, senza alcuna certezza che ci sarebbe stato per lui un posto. Non è che avesse in valigia tutta ‘sta fiducia. A metà agosto aveva perso a Todi dal numero 308 del mondo: il kazako Timofey Skatov. Le sue vittorie precedenti in carriera in un torneo ATP: una.
E una sarebbe rimasta, se all’ultimo turno di qualificazione il canadese Liam Draxl non avesse lasciato spazio alla sua rimonta, dopo averlo portato a due punti dalla sconfitta. Stamattina Vacherot conta invece un balzo inaudito di 164 posizioni in classifica per aver messo sotto Bublik [#17 al mondo], Machac [#23], Griekspoor [#31], Rune [#11], Djokovic [#5°] e in finale Rinderknech [#54].
L’Equipe dice che nella folle settimana del giocatore che da bambino chiamavano Baby Giraffa, “nell’improbabile avventura cinese dei due cugini, questa finale non rimarrà il loro ricordo più indimenticabile. Come ci si potrebbe aspettare in questo tipo di confronto fraterno, i due hanno avuto molta difficoltà a liberarsi. Pur non avendo nulla da perdere per il suo status di outsider, è stato Vacherot ad avere più difficoltà a liberare i colpi, senza dubbio intimidito dalla presenza sopra la linea di fondo del suo idolo Roger Federer, fino a quel momento mai incontrato. Rinderknech non gli ha concesso la minima palla break nel primo set grazie a un servizio impeccabile [68% di prime di servizio e 68% di successi]. Il primo set in tasca pareva gli avesse dato un netto vantaggio in virtù di un record di 19 vittorie e 1 sconfitta dall’inizio della stagione dopo essere andato in vantaggio. Ma le statistiche – dice il giornale francese – non comprano le vittorie”.
Così la Francia resta ancora senza titoli Masters 1000 dal 2014. L’ultimo è stato Tsonga in Canada. Una cosa del genere, dice Rinderknech, non accadrà mai più nella storia. E ce n’è un’altra che non deve succedere: suo cugino non pensi di essere autorizzato a prenderlo in giro.
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Lo sport e il principato
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Il bacio del Caso si è posato su quel Principato di Monaco dove lo sport ha una storia di magnifici fondali e pochi protagonisti. Monte-Carlo è lo stadio Louis II nel quale convivono un centro nautico, un palazzetto polisportivo, un dojo, una sala di scherma, una sala di pugilato, tutto sotto il prato del Monaco, sede storica della Supercoppa europea. È il posto dove la pista d’atletica accoglie il meeting Herculis intorno a Ferragosto e dove sono stati battuti sette primati del mondo, dal salto con l’asta di Yelena Isinbayeva del 2008 ai 2.000 metri di Jessica Hult del 2024.
Monte-Carlo è lo scorcio nel quale si sono corsi più GP di Formula 1 [la storia del suo circuito] e dove sopravvive la leggenda della curva del tabaccaio [se ne parlava qui]. Monte-Carlo è il Col du Turini del suo rally, la Woodstock dei motori [qui] e certamente è quel Country Club dove si tiene il torneo dal 1969, “anno in cui divenne Open, torneo che si apre sulla più bella baia del mondo – ha scritto una volta Gianni Clerici – dominata da una villa che ancora non era di Lagerfeld, con le tribune che ricordo sommerse di erbetta. Era stato costruito, su terreno francese da uno yankee, il Commodoro Butler, fabbricante di linee ferroviarie che aveva trovato fortuna nel sud Usa, e che l’aveva poi lasciato a sua figlia Gloria”.
Ma i protagonisti: dove sono? Monaco ha partecipato per la prima volta ai Giochi Olimpici nel 1920 e da allora ha saltato solo quelli del 1932, del 1956 e del 1980. Nessun atleta monegasco ha mai vinto una medaglia in una gara sportiva, ma nel 1924 Julien Médécin prese un bronzo nella categoria Architettura degli scomparsi Concorsi d’Arte. Andò sul podio proprio il progetto dello stadio realizzato nel 1939 e abbattuto negli anni Ottanta per far posto al nuovo. Vinse la medaglia per l’idea di sottrarre il terreno al mare tramite discariche. Julien era a sua volta figlio di un architetto e si era laureato con il progetto di una casa di campagna. All’Expo di Parigi del 1925, Médécin costruì il Pavillon de Monaco, lussuosa residenza che ricordava le ville della costa. La facciata principale aveva tre porte, erano affrescate da Joseph Bouchon e gli interni dipinti da Émile Wéry: raffiguravano frutta e fiori. Eppure nelle gare vere e proprie, Monaco non è mai andata oltre il nono posto di Yann Siccardi nella categoria pesi ultraleggeri del judo [2012] e di Cédric Bessi nei pesi leggeri.
Alberto, figlio di Ranieri e Grace Kelly, ha gareggiato cinque volte ai Giochi invernali nel bob tra 1988 e 2002. Ma stamattina il principe di Monte-Carlo è decisamente un altro.
▥ Corriere della sera: “Aspettando il ritorno di Sinner, il tennis è un affare di famiglia” – Da mercoledì Six Kings Slam a Riad ➔ Gaia Piccardi puntualizza: “Quella di Vacherot è una favola, cui le condizioni proibitive di Shanghai, l’assenza di Alcaraz e il crampo che ha messo fuori gioco Jannik hanno dato un contributo decisivo”