I tuffi in mare di Ascari e Hawkins

DI ROBERTO LIBERALE

| Il circuito di Monaco-Montecarlo è quello dove si sono corsi più Gran Premi per il mondiale di Formula Uno, sessantasei in tutto. È il più panoramico, il più affascinante, quello dove gli spettatori ricchi si permettono di assistere alla gara dai loro yacht, intervallando la visione con qualche tuffo in mare. Almeno loro lo fanno volontariamente, un paio di piloti il tuffo in mare lo hanno fatto direttamente con la macchina. In corsa. 

Quello di Alberto Ascari, campione del mondo nelle stagioni 1952 e 1953, è il più famoso. Il suo storico carpiato con avvitamento avvenne esattamente sessantasei anni fa (66 come i GP di Monaco), il 22 maggio 1955. 

Stampa Sera raccontò così: …ed eccoci al drammatico 81° giro. La Mercedes di Moss piomba sul rettilineo di traguardo in una nube di fumo biancastro, si ferma… Si attende ora il passaggio di Ascari, che ormai è al comando. Ma la Lancia numero 26 non compare. Un attimo e la voce arriva in un baleno preceduta dai gesti frenetici degli altri concorrenti che, transitando davanti ai boxes, danno subito l’impressione che qualcosa di grave sia successo, La notizia agghiacciante ha dell’incredibile: Ascari è uscito di strada finendo in mare. Laggiù in direzione della cosiddetta «chicane», dopo il tunnel che immette sulla passeggiata del porticciolo, è un accorrere di gente, e le imbarcazioni che bordeggiavano placidamente convergono verso un punto dove l’acqua sta ancora ribollendo. A sollievo dell’ansia generale, si apprende subito che l’ex campione del mondo è incolume e che è stato trasportato all’ospedale soltanto per una precauzionale visita di controllo.

 

Circolarono svariate ipotesi. La prima accusava il fondo del tratto di strada fatto di mattonelle lucide, più adatte al passeggio dei turisti sul lungomare, e non di asfalto. La seconda fu la nube di fumo provocata dalla rottura del motore della Mercedes di Moss, che precedeva Ascari, accusata di aver accecato quest’ultimo facendogli perdere l’orientamento proprio sulla chicane e provocando il volo in mare. Si parlò poi di un errore di Ascari, che poteva aver urtato un marciapiede, rimbalzando con il muso dell’auto verso il mare. Infine spuntò una chiazza d’olio lasciata dalla Mercedes di Moss. Pare che alla fine la causa fosse il bloccaggio dei freni. Ascari fu catapultato fuori dalla sua monoposto, cadendo in mare a una ventina di metri di distanza, fino a raggiungere con quattro bracciate un’imbarcazione che lo riportò a riva. Il Corriere della sera aggiunse: Ci risulta che poche ore dopo l’incidente egli mangiava con molta soddisfazione un gelato, il che dovrebbe rassicurare i molti suoi ammiratori circa le sue condizioni di salute

Giovanni Canestrini sulla Gazzetta dello sport commentò: Ascari fu certo sfortunato, ma si rivelò combattivo e volitivo pur avendo dovuto fare una corsa contraria al suo istinto. L’incidente poteva costargli caro, ma per fortuna se l’è cavata con un bagno e con alcune escoriazioni”

Fu lo stesso Ascari a raccontare all’inviato di Stampa Sera che «l’altro ieri, mentre percorrevo a piedi il circuito assieme a Villoresi ci eravamo fermati proprio in quel punto ed io avevo detto: – si potrebbe andare a bagno qui – Se questi non sono presentimenti». 

Quattro giorni dopo, non ebbe presagi. Invece del riposo consigliato dai medici dopo l’incidente, decise di recarsi a Monza per assistere ad alcune prove della Ferrari 750 Sport, autovettura non sua, ma assegnata all’amico pilota Eugenio Castellotti in vista di una gara della domenica successiva, a cui Ascari non era iscritto. Alla fine delle prove Ascari andò ai box, indossò l’equipaggiamento di Castellotti (e non il suo a cui era particolarmente legato, anche per motivi scaramantici) per fare giusto tre giri di prova su quella Ferrari. All’ultimo trovò la morte,  schiacciato dalla macchina in uno spaventoso incidente.

Dieci anni dopo, il tuffo in mare toccò alla Lotus di Paul Hawkins. Accadde il 30 maggio 1965, quando la monoposto del pilota australiano spiccò un volo tanto spettacolare quanto privo di conseguenze gravi. Hawkins uscì rapidamente dalla macchina che affondava, raggiungendo a nuoto la riva. Stampa Sera del giorno commentò: Più drammatica ancora l’uscita di strada, all’ottantaseiesimo passaggio, di Paul Hawkins, la cui Lotus, dopo la curva che immette sul lungomare al termine di una breve discesa, sbandava sulla sinistra, passava per puro caso tra due piloni di ormeggio, travolgeva le protezioni di paglia e piombava in mare. Non essendosi ferito, il pilota riusciva ad uscire subito dallo stretto abitacolo della macchina e con una breve nuotata raggiungeva i soccorritori delle motolance subito accorsi. Esattamente come successe dieci anni fa ad Alberto Ascari

Lorenzo Pilogallo sul Corriere della sera commentò: Hawkins se l’è cavata meglio in mare che al volante. Esattamente come Alberto Ascari, anche Hawkins morirà un 26 maggio, nel 1969, schiantandosi contro un albero durante il Tourist Trophy.

Per fortuna i tuffi nella baia di Monaco non sono solo sventure. Quindici anni fa Kimi Raikkonen era in lotta per la vittoria, quando al cinquantunesimo giro il motore della sua McLaren si ruppe costringendolo al ritiro. Anziché tornare ai box, Raikkonen andò a piedi verso il suo yacht ormeggiato vicino alla Chicane delle Piscine. Tolse tuta e casco, si mise in costume e si sdraiò a prendere il sole con una birra in mano. Tutto ripreso dalle telecamere (il video è qui). Un tuffo, dopo, l’avrà fatto anche lui. Senza macchina, si capisce. 

 

 

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