I tormenti di Paul Pogba. Il ragazzo dei 105 milioni con uno stipendio da 2mila euro al mese

    Raccontano in Francia che qualche mese fa, di fronte al giudice per le indagini preliminari, Rafaela Pimenta abbia confessato di ritenere Paul Pogba distrutto emotivamente da quella vecchia storia del rapimento, quando lo incappucciarono e lo portarono in piena notte nel quartiere dove è cresciuto, liberandolo solo dopo avergli estorto la promessa che avrebbe pagato 13 milioni di euro, uno per ogni anno di carriera a Manchester. Tra santoni marabutti, fratelli e compagni di squadra, Paul Pogba non ha più trovato pace, fino alla positività per doping, confermata dalle controanalisi di ieri. 

L’Équipe riprende allora il filo di quest’ultimo tormentatissimo Pogba e racconta di quell’interrogatorio davanti al giudice della sua agente, a lungo definita da Paul «una seconda madre». Anche lei si è costituita parte civile, ritenendo di essere stata minacciata. Pimenta ha descritto il rapporto che la lega da anni a Paul, un ragazzo molto insicuro. Lo ha sempre accompagnato in vacanza «per assicurarsi che tutto fosse in ordine». Ha avuto la procura dei suoi conti bancari. Ha effettuato bonifici a nome suo. Davvero gli ha fatto da madre fino al matrimonio nel 2018, quando è intervenuta sempre meno nella sua vita privata e nella gestione del patrimonio. Era lei che inviava somme di denaro ai parenti. Controllava che Paul non si lasciasse coinvolgere in progetti pericolosi. Quando si verificarono i fatti di marzo 2022, Pogba non ne parlò con nessuno, ma a Rafaela Pimenta disse che aveva bisogno di una guardia del corpo, anzi una per sé, una per i figli, una per la moglie. Non voleva neppure aprirsi con lei, era spaventato da tutto e tutti, sebbene Pimenta sia tuttora convinta che Mathias Pogba non sia stato l’autore degli sms minacciosi nei confronti del fratello. 

È il quadro di un ragazzo scosso e vulnerabile, ora alle prese con l’ipotesi di una lunga squalifica, rischia fino a quattro anni, Nella sua newsletter S-Print per Repubblica, Emanuela Audisio riconosce che almeno Pogba non si è unito all’elenco degli sportivi bravissimi a inventarsi una scusa. Quelli che era carne di maiale castrato. Quelli che ho fatto sesso. Quelli che era solo un bacio. Quelli che era per i capelli. Quelli che lo volevo più lungo. Quelli che era il dentrifricio[alla newsletter di Audisio ci si iscrive qui]. 

 

È un tormento di Paul, non della Juve, spiega Leonardo Iannacci su Libero

La società bianconera potrà rescindergli l’oneroso contratto triennale e risparmiare una cifra attorno ai 30 milioni euro. La Juventus si toglierà un grosso peso, innanzitutto economico per il colossale stipendio di un giocatore che è in infermeria da 15 mesi e avrà giocato non più di 300 minuti. E poi tecnico, visto che il ritorno a Torino del francese si è rivelato fallimentare a dir poco: i guai giudiziari con il fratello in Francia, le bizze continue con il club (lo scorso Natale, pur infortunato, il giocatore venne fotografato mentre sciava!), e soprattutto la tara finanziaria dell’operazione, hanno portato i dirigenti juventini a essere ben felici della novità emersa ieri all’Acqua Acetosa.  Non hanno ancora vinto il derby ma alla Continessa, ieri, hanno vinto una partita importante e si sono liberati di un problema gigantesco.

Fabiana Della Valle sulla Gazzetta spiega che lo stipendio di Pogba è sospeso, come previsto dall’accordo collettivo in caso di doping (il giocatore non può fornire prestazione d’opera e quindi il club ha facoltà di non pagarlo, se non al minimo sindacale) e guadagna al momento 42 mila e 477 euro lordi all’anno, ovvero circa 2 mila netti al mese. Lui che è stato un affare di mercato da 105 milioni.

I tormenti societari sono invece di natura economica. Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera riferisce di come la Juventus sia arrivata al derby con il Torino dopo un altro aumento di capitale — il terzo in cinque anni, per un totale di 900 milioni di euro. Spiega che questa mossa salva la vita della Juve e ne sosterrà la risalita, già iniziata con il quasi dimezzamento del passivo di bilancio al 30 giugno 2023, approvato dal cda: rosso di 123,7 milioni, contro il meno 238 del 2022 l’ennesimo esborso per l’azionista di maggioranza Exor (63,8 per cento), la finanziaria degli Agnelli-Elkann, a causa di un modello di business del club che, alla lunga, ha eroso le casse

 

Vlahovic e Chiesa non ci sono nella partita che Maurizio Crosetti su Repubblica definisce il padre di tutti i derby, remotissimo antenato di quello che Juve e Toro stanno per vivere, è una strana creatura romantica di fine Ottocento. Nel suo pezzo di stamattina rievoca la Torino deamicisiana di Amore e ginnastica, e due squadre che non sono né granata né bianconera ma che anticipano lo spaccato sociale che durerà ben oltre le illusioni del positivismo e le nevrosi dell’uomo-macchina: una formazione di matrice operaia contro un’altra che è espressione dell’aristocrazia sabauda. Il “Torino Football and Cricket Club” contro la “Nobili Torino”. C’è chi sostiene addirittura che sia la prima partita di calcio mai giocata in Italia. Ora, sarebbe una forzatura sostenere che gli operai fossero gli antenati del Toro e i nobili quelli della Juve, però la suggestione c’è. Tra l’altro, le due anime del proto-derby andranno a fondersi per formare l’Internazionale Torino

Anche Darwin Pastorin su Domani  si sofferma sullo scontro tra ideologie, filosofie, culture, stati d’animo diversi. La città ogni volta si divide. Non più, certo, come un tempo: quando della Juve (o della ”Giuve”) erano, soprattutto, i lavoratori meridionali della Fiat Mirafiori che, almeno la domenica, trovavano una sintonia con il padrone Agnelli, più una certa borghesia sabauda, mentre ad essere del Torino (meglio: del Toro), consacrato al mito eterno degli Eroi di Superga, erano i piemontesi dei quartieri periferici e della campagna. Il Torino non ne vince uno da otto anni. 

 

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Attraversarono piazza Vittorio, sterminata nelle prime ore della sera. Già parlavano di football. Emilio, naturalmente, era per la Juventus, la squadra dei gentleman, dei pionieri dell’industria, dei gesuiti, dei benpensanti, di chi aveva fatto il liceo: dei borghesi ricchi. Giraudo, altrettanto naturalmente, era per il Toro, la squadra degli operai, dei bottegai, degli immigrati dai vicini paesi o dalle province di Cuneo e di Alessandria, di chi aveva fatto le tecniche: dei piccoli-borghesi e dei poveri. Giraudo si appassionava. Sentiva che poteva, senza nessun rischio, trasferire la sua avversione per la Juventus, e nel suo amore per i rosso-granata del Torino, tutto il suo socialismo mortificato

di mario soldati. Le Due Città

 

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Le due squadre di Milano in testa alla classifica di sfidano l’una con l’altra a distanza di cinque ore. Paolo Tomaselli sul Corriere della sera ne parla puntando lo sguardo sugli allenatori avversari. 

“Alberto Gilardino ha perso forse qualche capello, ma per il resto sia lui che Thiago Motta sono sempre gli stessi dei bei tempi milanesi, tirati a lucido, come le loro squadre, Genoa e Bologna: i carissimi nemici che con l’Inter e il Milan hanno alzato la Champions (nel 2010 e nel 2007) quando il calcio italiano non era secondo a nessuno, adesso incrociano il loro passato.

Ed è un incrocio pericoloso, nel quale sia Inzaghi che Pioli vogliono evitare di perdere la testa: le fatiche europee però sono recenti ha preso 3 gol con 18 tiri totali in 630 minuti, compreso l’erroraccio di Sommer contro il Sassuolo.

In un intervento su Repubblica, Paolo Condò cita due giocatori del Bologna tra quelli che hanno seminato stupore in queste prime partite di campionato. Uno è Zirkzee, citato anche nel titolo, l’altro è Orsolini, che potrebbe essere ancora in tempo per diventare un crac

 

 

  Ha qualche grattacapo societario pure il Genoa, sfiorato dall’inchiesta del Washington Post sulla genesi delle fortune di 777 Partners. Slalom l’ha ripresa qui. È un altro mondo carico di nobiltà che non riesce a riveder le stelle. Alla vigilia della partita con il Milan, da tifoso eccellente interviene su Rivista Undici lo scrittore, traduttore, editor Matteo Codignola. Scrive. In queste settimane circola un video di TikTok in cui alcune ragazze chiedono ai loro fidanzati quante volte alla settimana pensino all’Impero Romano, e si divertono moltissimo sentendosi rispondere cinque, o magari, tutti i giorni. Chissà come le stesse ragazze reagirebbero se avessero un fidanzato genoano, e gli chiedessero quante volte alla settimana pensa alla tripletta messa a segno da Diego Milito nel derby 2009. Tifare per per il Genoa significa vivere in uno spaziotempo alternativo. suggerirei una rapida ristampa dell’adesivo da motoretta un tempo più esibito da tutti noi, che conteneva un’eloquente e altera dichiarazione di poetica. Era mezzo rosso, mezzo blu, aveva un grifone giallo in alto, e subito sotto una scritta, gialla anche lei e bella grossa. Diceva così: TI AMEREI ANCHE SE VINCESSI.

 

Ha un approccio letterario anche il ritratto di Albert Gudmundsson a cura di Tommaso Guaita, uscito su Contrasti [per intero qui]. Guaita ricorda che in Viaggio al centro della terra, Jules Verne descrive l’Islanda come una landa brulla, aspra. Solo pochi ciuffi d’erba scolorita e qualche betulla nana riescono a farsi largo tra muschio e fango. Il professor Lidenbrock e suo nipote Axel, tedeschi di Amburgo, incedono a fatica in sella ai loro cavalli, mentre Hans, la guida islandese, procede a piedi davanti a loro con il piglio di chi si sta godendo una tranquilla passeggiata. Nel corso del racconto, sprofondando nelle viscere della terra a partire dalla bocca di un vulcano spento, tra plesiosauri e giganti, i due avventurieri sono presi più volte dallo sconforto mentre Hans sembra avere sempre la soluzione migliore.

 

in tv ore 15 Dazn: Inter-Bologna | 18 Dazn: Juventus-Torino | 20.45 Dazn e Sky: Genoa-Milan

 

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