Alcaraz, Tamberi e le moto: il teleco-Slalom della domenica

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La Nazionale di pallavolo

  oggi ore 12.40 su Sky e Volleyball World TV

Nove mesi e mezzo dopo la finale del Mondiale 2022, gli azzurri di De Giorgi tornano ad affrontare la Polonia, “sulle ali di cinque successi consecutivi che li hanno rimessi in corsa per le finali” scrive il Corriere dello sport-Stadio. La Polonia, che sta alternando il suo organico avendo già garantita la qualificazione come paese organizzatore, ieri ha subito un pesante ko per 3-0 contro gli Stati Uniti. 

Diego De Ponti su Tuttosport parla di “Italia del sorriso” nella quale venerdì ha esordito il giovane Giulio Magalini contro la Serbia. 

 

Il tricolore di ciclismo femminile

  oggi ore 13.15 su Eurosport e dalle 16 su Rai2

La salita di Cavrasto verrà superata 4 volte e deciderà la corsa. Partono favorite Elisa Longo Borghini, neo campionessa d’Italia a cronometro, Eleonora Gasparrini, Gaia Realini, Marta Cavalli, Silvia Persico, Erica Magnaldi. Il borsino è di Alessandro Brambilla su Tuttosport. La maglia tricolore maschile è andata ieri a Simone Velasco. Nelle pagelle per Bicisport, Emanuele Peri ha scritto: “ Nella cronometro di giovedì aveva sorpreso tutti cogliendo un ottimo quarto posto, alle spalle di specialisti come Ganna, Cattaneo e Sobrero e davanti addirittura a passistoni come Affini o De Marchi. Che oggi potesse fare bene lo immaginavamo tutti, ma così tanto bene probabilmente erano in pochi. Anni difficili tra Bardiani e Wilier-Selle Italia, poi la scommessa Gazprom andata a finire malissimo con il veto dell’Uci. Beppe Martinelli ha creduto in lui ed ora si è preso la rivincita. Grandi complimenti”.

Sempre Bicisport racconta che finalmente c’è il percorso del Giro d’Italia femminile. No, non quello del 2024, il percorso di quest’anno. La corsa parte venerdì prossimo. Sul serio. Parte venerdì. Ha rischiato di saltare. Vediamo che succede. Il percorso è qui. 

 

La MotoGP

  oggi ore 14 su Sky

Parla Morbidelli

Massimo Calandri lo ha intervistato per Repubblica. Scrive: “Valentino Rossi lo aveva sportivamente adottato, e nominato erede: Franco Morbidelli detto ‘Frankie’, primogenito della “famiglia” di Tavullia. Talento puro e sorriso gentile, solo 3 stagioni fa aveva sfiorato il titolo. Ma da allora è trascorso un secolo: Bagnaia campione in carica, Bezzecchi rivelazione, Marini speranza della MotoGp: oggi quei tre partono in prima fila in Olanda, uno accanto all’altro. Pronti a celebrare un altro trionfo, nella Cattedrale della Velocità. Il ‘Bez’ ha appena vinto la sprint race, duellando con un Pecco. Il Doc è così fiero di loro: sono cresciuti, i piccoli. Il figlio maggiore arriva sempre più tardi: Frankie è in 5ª fila, 15°. «Non mi arrendo. Non può piovere per sempre».

 ➣  Loro in sella alle Ducati, lei a una Yamaha. Nel momento della crisi più nera nella storia delle moto giapponesi.

«Negli ultimi anni le aziende italiane sono state aggressive. Feroci, geniali. Yamaha si è aggrappata a Quartararo. Honda ha puntato su Marquez, quasi mai in pista. Ma mentre in Giappone facevano piccoli passi avanti, in Italia si sono messi a correre».

 ➣  La Ducati è su un altro pianeta?

«Adesso sì. Ma se in gara ci riesce tutto perfetto, e loro commettono qualche errore, quest’anno posso ancora salire sul podio».

 

Parla Luca Marini

 ➣  Cosa le manca mentre cerca una piena affermazione?

«Sono cresciuto tanto, come pilota e come persona. Tendo alla timidezza, fatico a stare in mezzo alla gente ma ho fatto il modo di aprirmi, sul lavoro e nella vita. In gara devo essere più deciso, liberare il mio fuoco in pista. È difficile da spiegare».

 ➣  Estraneo alla goliardia tipica del Motomondiale, il cognome intero scritto sulla tuta, una certa allergia persino al soprannome, «Maro»… 

«Non voglio fare il diverso a tutti i costi ma essere me stesso. Cerco di non sembrare un personaggio forzando i comportamenti. Mi diverto, amo il mio lavoro e comunico secondo la mia natura».

 ➣  Luca, il fratello di Valentino. Il tema è una tappa obbligata. Un onore o un fastidio?

«È figo essere il fratello di Vale. Onore, certo. Fastidio è una parola troppo forte, non lo è mai stato. Comunque stiamo parlando di qualcosa che ha condizionato la mia carriera mettendomi sotto una lente di ingrandimento, una posizione diversa rispetto ad altri».

 ➣  Come è cambiato il vostro rapporto da quando Valentino ha smesso di correre in moto?

«Non molto. Ci vediamo meno. Vale mi ha trasferito molti insegnamenti, soprattutto sull’uso delle gomme, un tema chiave per chi corre. La qualità del rapporto è la stessa, molto alta. Il modo di comportarci, in famiglia, non cambia mai, siamo molto uniti».

 ➣  Mamma Stefania. Nei suoi confronti Valentino è sempre stato protettivo. E lei?

«Marta, la mia fidanzata, dice che sono molto geloso di mia madre. Io non me ne accorgo. Piuttosto, Stefania mi fa molto ridere». – intervista di giorgio terruzzi, Corriere della sera

Parla Jorge Martin

 ➣  Jorge, cosa significa il filotto degli ultimi tre fine settimana? Che da qui in avanti sarà sempre sul podio? Che le vincerà tutte?

«No. Vuol dire che ho fatto sei podi nelle ultime sei: non dice niente su cosa succederà nel futuro».

 ➣  Qualcosa però è scattato?

«È successo che sono rimasto in piedi sulla moto. Anche prima arrivavo sempre davanti, non è successo assolutamente nulla di diverso da prima. Soltanto sono riuscito a finire le gare». 

 ➣  Anche essere stato così concreto, costante, il non aver commesso errori, però, dà la sensazione che sia il frutto del processo di crescita. Si sente maturato?

«Sì, comincio ad avere più esperienza, questo sì. Piano piano sto prendendo la misura alla categoria, alle gomme. E i risultati buoni stanno arrivando». – intervista di mario salvini, la Gazzetta dello sport

 

La finale al Queen’s

  oggi ore 14.30 su Sky, Supertennis 

Giulio Vitali su Ubitennis scrive che “fa paura Carlos Alcaraz. Lo spagnolo è affidabile anche sull’erba. Ha battuto Sebastian Korda e giocherà contro l’australiano De Minaur la sua prima finale su questa superficie. “Dopo il debutto faticoso contro Rinderknech, le prove sono andate sempre più in crescendo e oggi è stato letteralmente incontenibile”. Se vince, soffia il numero 1 in classifica a Djokovic, proprio alla vigilia di Wimbledon. Joel Drucker sulla rivista Tennis dice: “Sarà un’altra epopea?” e ci ricorda che de Minaur è il primo australiano a raggiungere la finale in questo torneo da quando giocava Lleyton Hewitt nel 2006. Hewitt è stato il mentore di De Minaur, “non solo come giocatore iconico, ma anche perché i due hanno stili di gioco simili – tenaci a tutto campo, i loro colpi piatti, così efficaci su un tipo d’erba a basso rimbalzo”.  La sola volta in cui de Minaur e Alcaraz si sono affrontati è stata “una superba battaglia su terra battuta. In un thriller di tre ore e 40 minuti giocato l’anno scorso nella semifinale di Barcellona. Lo spagnolo ha giocato due match point prima di vincere”. Drucker si lancia in un’anteprima anche dell’altra finale di oggi: Krejcikova vs. Ostapenko a Birmingham [differita alle 23 su Supertennis]

 

La Coppa Europa di atletica

  oggi ore 15.30 su Rai Sport

Nei giorni scorsi, Franco Fava aveva intervistato Gian Marco Tamberi sul Corriere dello Sport-Stadio. È al rientro, dopo aver cambiato i programmi. 

 ➣  A cosa è dovuto il ripensamento? 

«Uno dei motivi, a parte quello tecnico, che mi ha convinto è stato il richiamo della Nazionale: non volevo perdermi lo spirito di squadra anche se confesso sarà una scommessa rimettermi in gioco subito già in questa manifestazione». 

 ➣   In questi mesi è rimasto in disparte: niente gare indoor e niente Golden Gala a Firenze. 

«Con il mio team ci siamo un po’ isolati a causa dei profondi cambiamenti cui ero andato incontro dopo il divorzio tecnico da papà. Non volevo incomprensioni. La Fidal mi aveva inizialmente chiesto di accettare la convocazione per Chorzow, io avevo risposto che non sarebbe stato opportuno esordire in una competizione il cui regolamento prevede massimo quattro errori in totale. Era un rischio per me e per l’intera squadra. Poi il test fatto ad Ancona mi ha convinto anche sul piano emotivo: ho ritrovato tanto entusiasmo e la voglia di respirare l’atmosfera agonistica. Tornare a saltare subito con la maglia azzurra mi dà emozioni. So bene che è una scommessa questa prima gara, ma vado con la carica giusta». 

 ➣  Come mai ha abbandonato la guida tecnica di papà Marco, affidandosi a Giulio Ciotti, nell’anno in cui si è confermato al vertice in Europa? 

«Ora respiro un’aria nuova, mi sembra di essere tornato ragazzo. Con papà ho sempre avuto un rapporto problematico, lui non sapeva ascoltarmi e negli ultimi tempi erano sorte forti incomprensioni sulle metodologie di allenamento: la scorsa estate, prima dei Mondiali di Eugene (dove fu 4° con 2,33, ndc), avevo una gamba a pezzi, un problema che lui sottovalutava. Lavoravamo ognuno per conto proprio, oggi invece il lavoro è di squadra. Da una parte Giulio con il preparatore Michele Palloni e dall’altra il team sanitario. Avevo bisogno di essere ascoltato e loro mi ascoltano». 

 A Chorzow non ci sarà Jacobs, purtroppo, quindi le toccherà di nuovo il ruolo di capitano. 

«Marcell sta vivendo un momento difficile, è stato attaccato sui social e le frecciatine dei rivali a volte possono far male. Gli ho parlato e l’ho incitato a non temere di aver sbagliato strada perché gli infortuni sono sempre in agguato. Io ne so qualcosa. Sono certo che appena avrà ritrovato i giusti equilibri andrà più forte di prima». 

 

Giulia Zonca su la Stampa per la giornata di ieri, chiusa dall’Italia in testa alla classifica: “Questa domenica può essere storica – dice – per vincere una competizione mai conquistata”. Luci su Alessandro Sibilio, primo nei 400 ostacoli in 48″14. “Il tempo non lo soddisfa – racconta Zonca – però lo conferma come uno dei nomi destinati a brillare in una nazionale dalle tante luci. Lui, finalista nei 400 ostacoli da marziani delle Olimpiadi di Tokyo, presente, a 22 anni, nella gara a cui Warholm ha tirato il collo (45″94). Da lì in poi ha lottato con diversi problemi fisici, ha praticamente saltato la stagione 2022 e adesso torna, come dice lui «con ambizioni alte». Giusto. Napoletano di Posillipo, si allena allo stadio Maradona, è ingegnere gestionale e la sorella è stata capitana del Napoli e poi dirigente per diversi anni, ora si è data anche lei alla vera passione di casa, l’ingegneria, materia insegnata dal padre all’università e laurea pure delle due sorelle. Però Sibilio i calcoli li fa fino a un certo punto, «miro così lontano che non mi sento di festeggiare questo risultato condizionato da errori tecnici. Aspettiamo c’è altro»”.

Furlani secondo nel salto in lungo, ma sotto gli otto metri stavolta [7,97]. Maluccio la staffetta maschile, senza Jacobs e si sapeva, senza Desalu infortunato in riscaldamento, con Ceccarelli all’esordio, secondo posto. “Il cronometro azzurro dice 38″47, tempo che non mette per nulla al sicuro la partecipazione ai Mondiali. Dopo l’oro olimpico, l’Italia non ha ancora trovato la gestione migliore in assenza di Jacobs e probabilmente non ha voglia di pensarci nel giorno in cui resta in testa pur senza avere troppe carte vincenti da schierare”. Le ragazze hanno perso il testimone e sono dovute tornare indietro a riprenderlo.
Il salto in alto di Tamberi inizia alle 15.30, ma ci sono da seguire pure Dalia Kaddari sui 200 alle 16, Larissa Iapichino nel salto in lungo dalle 16.50, Zane Weir nel getto del peso intorno alla stessa ora, Yeman Crippa nei 5000 alle 17.35, Sintayehu Vissa nei 1500 alle 18.15.

 

La Nazionale Under 21

  oggi ore 18 su Rai2

Carlos Passerini sul Corriere della sera sottolinea bonipertianamente che “l’unica cosa che conta è battere la Svizzera per rientrare in corsa per il passaggio del turno. Qualunque altro risultato potrebbe costare un’eliminazione bruciante, visto che in questo Europeo Under 21 l’obiettivo dichiarato degli azzurrini è quello di arrivare almeno in semifinale, traguardo che con ogni probabilità varrebbe il pass olimpico per Parigi 2024. Contro la Francia, favorita numero uno al successo finale, l’Italia dei giovani ha dimostrato il suo valore: grazie anche ai big arrivati dalla Nazionale maggiore, Tonali, Scalvini e Gnonto, ha tutto per giocarsela. Non fosse stato per l’assurda assenza di Var e Goal Line Technology, oggi avrebbe almeno un punto in più in classifica e gli scenari sarebbero diversi, ma ormai conta solo battere la Svizzera di Amdouni, centravanti del Basilea classe 2000, il pericolo numero uno. Nicolato potrebbe cambiare qualcosa, possibile il ritorno al 4-3-3 che alle qualificazioni ha funzionato”. 

Matteo Pinci su Repubblica qualche giorno fa considerava: “Ciò nonostante, una domanda resta: perché? Perché nel 2023, ossia cinque anni dopo il primo Mondiale dell’era Var, si gioca su campi senza l’occhio tecnologico? La risposta è semplice: in Georgia non tutti gli stadi erano cablati. Per uniformità, anche la Romania (l’Italia ha giocato a Cluj), che ha squadre nelle coppe e usa regolarmente Var e goal line, ha dovuto spegnerli. Possibile? Sì, perché la Uefa considera ancora l’Europeo U21 un torneo giovanile. Quindi non deve avere gli standard richiesti per gli Europei dei grandi. Tra questi, la tecnologia”. 

 

Il Sette Colli di nuoto

  oggi ore 18 su Rai Sport

Valerio Piccioni sulla Gazzetta racconta cos’è successo: “La seconda giornata del Settecolli è un tuffo al cuore all’insegna della festa di addio al nuoto di Fabio Scozzoli nel giorno del decollo di Simone Cerasuolo, vincitore e protagonista di giornata nei 50 con il suo 26”76, record italiano cadetti, davanti a Nicolò Martinenghi. Questa miscela di emozioni diventa brivido quando alla fine della gara, Massimiliano Rosolino rivela a Scozzoli, 4° in 27”36, una “sorpresa” mentre lo Stadio del Nuoto grida “Fabio Fabio” e “C’è solo un capitano”. Che ospite Sul palcoscenico arriva addirittura Adam Peaty, il sovrano della rana da Rio a Tokyo, attualmente fermo ai box. È lui a celebrare l’avversario Scozzoli, «mi ha fatto soffrire con molte partenze».  Oggi si chiude e dopo le ultime bracciate sarà ufficializzata la squadra per Fukuoka”. 

 

Storie da recuperare

 

Il New York Times racconta la storia di Andy Cruz, pugile cubano muove i primi passi da professionista. Ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo. “Ora sta imparando a combattere da professionista a Filadelfia” racconta Morgan Campbell.

“Negli ultimi anni il programma sportivo cubano – si legge – un tempo potente, ha faticato a trattenere talenti di alto livello, alcuni atleti hanno abbandonato le squadre nazionali durante i viaggi all’estero, altri sono fuggiti del tutto dal paese. Diversi atleti di livello mondiale erano tra gli oltre 250.000 emigrati negli Stati Uniti lo scorso anno. Una lanciatrice di giavellotto, Yiselena Ballar Rojas, ha lasciato la squadra nazionale in estate durante una sosta a Miami, in rotta verso i Mondiali di atletica leggera di Eugene. E Yaimé Pérez, medaglia di bronzo olimpica nel lancio del disco, ha lasciato la squadra a Miami, dopo i Mondiali. Il pugile Yoenlis Hernández, l’unico cubano a vincere l’oro ai Mondiali per dilettanti di maggio, ha lasciato la squadra nel rientro a casa dal torneo, sgusciando via, durante uno scalo a Panama. Da parte sua, Cruz sostiene che sarebbe rimasto a Cuba, se non fosse stato escluso dalla squadra professionistica”.

 

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