Fuori dagli Europei, niente Giochi. La Nazionale che verrà, non viene mai. Il basket femminile italiano ha vinto un argento mondiale Under 17 nel 2016, un oro europeo Under 16 nel 2018, uno Under 18 e uno Under 20 nel 2019. È questa la migliore generazione di giovani giocatrici italiane. Eppure non andiamo ai Mondiali dal 94 e alle Olimpiadi dal 96. Una medaglia manca dagli Europei del 95. Quando le ragazze italiane crescono, continuano a saper schiacciare la palla a terra, ma smettono di saperla infilare dentro un canestro. Le cose qualche volta non succedono per caso. La pallavolo ha sorpassato da tempo la pallacanestro. Non solo per risultati, ma per vitalità, numero di tesserate, capacità di inclusione e di attrazione tra le figlie degli immigrati, attenzioni mediatiche, visibilità televisiva, marketing.
Servirebbe a questo punto un’analisi seria delle ragioni, servirebbe rinnovarsi in qualcosa, forse nei metodi, nelle professionalità, nelle competenze, nella visione del mondo. Dal 95 si sono alternati nove commissari tecnici alla guida della Nazionale. Il presidente invece è lo stesso di allora. Gianni Petrucci non ha finito il lavoro. Si batte per il rinnovo del mandato. Auguri.
È stato eletto nel novembre del 2020 per la quarta volta, o la quinta, la sesta, boh, s’è perso il conto. Era presidente già nel 1992, esisteva ancora la Jugoslavia, come piace ripetere a Slalom. Quando ha lasciato la poltrona, l’ha fatto per dirigere il Coni, poi è tornato. Democraticamente eletto, certo. In un sistema incardinato che favorisce gli uscenti, gli uscenti che non escono mai. Lui allarga le braccia, alza gli occhi, dice che si sacrifica per voi, per noi, altrimenti chi, ditelo, altrimenti chi potrebbe farlo, chi lo farebbe, non vedete che non c’è nessuno?
Anche nel tiro a volo, in fondo, Luciano Rossi è stato riacclamato presidente in quella stessa settimana con il 95.5% dei voti dell’assemblea riunita a Fiumicino. Umbro di Foligno, 67 anni, ne aveva 40 quando venne votato per la prima volta. Pagavamo ancora i fucili con la lira. Quando Luciano Rossi si riunisce con gli altri presidenti federali, se non fosse per il fatto che ogni tanto ora si vedono su Zoom, potrebbe avere la sensazione che il tempo non sia passato mai. Trova Petrucci, trova alla motonautica Vincenzo Iaconianni, rieletto per la sesta volta. Alla federazione sport rotellistici nel 1993 c’era Sabatino Aracu. Pure lui c’è ancora. Sicuro. Non è un omonimo. Pure lui è un tipo che forse s’affeziona agli oggetti. Alle poltrone. Ventisette anni dopo è sempre là. Franco Chimenti è stato rieletto presidente della federazione golf con l’89,82%, unico candidato, all’età di 84 anni. Il meccanismo di autoconservazione è infallibile, il potere e le sue conseguenze generano consenso. Il sistema rigetta i nuovi ingressi e le scalate, che siano ostili o meno. Il ricambio, laddove ogni tanto arriva, assomiglia a una cooptazione. La riforma che voleva mettere un limite ai mandati è in via di smantellazione con il nuovo governo.
Petrucci dov’era?
| La Gazzetta dedica stamattina alla Nazionale di pallacanestro femminile cinque righe. Parla di “epilogo amaro”. Il Corriere dello Sport-Stadio spende qualche parola in più, sono 275. Accenna a un’analisi Piero Guerrini su Tuttosport: “Ora serve una riflessione approfondita. Di questo Europeo vanno salvate le lunghe Olbis André e Jasmine Keys. Le citate Santucci e in prospettiva ancor più Villa. Altre potrebbero essere confermate, ma in un contesto diverso, con diverse gerarchie. Zandalasini? Un lampo e i vuoti. La sensazione è che a volte come dicono in Usa, less is more”.
I quotidiani sportivi hanno dedicato decisamente più spazio alla quinta finale scudetto maschile tra Bologna e Milano. La cosa sorprendente è che pure il presidente della federazione ha preferito una partita maschile tra club, non decisiva, a quella di una sua nazionale, femminile, che si giocava l’accesso ai quarti di finale per gli Europei e la possibilità di restare in corsa per le Olimpiadi.
Lo fa notare dalla sua pagina Facebook un veterano del giornalismo sportivo italiano, Daniele Poto, firma storica di Tuttosport: “Si gioca Italia-Montenegro, partita decisiva per gli europei femminili. Dove pensate che sia il presidente federale Petrucci? A seguire le azzurre? Manco per sogno! Sta a Milano a vedere Milano-Bologna ovvero una piccola succursale di basket americano, con i coach che parlano slang yankee nei time out, con i giocatori della nazionale che rimangono a guardare (Mannion, Tonut Biligha). Grazie agli osannatissimi tecnici. Messina che ha già stroncato Fontecchio Della Valle, Pascolo, che da tecnico della nazionale ha perso incredibilmente lo spareggio olimpico 2016 con la Croazia. Scariolo che da tecnico della Spagna ci mazzola invariabilmente. Il bello è che Petrucci dice che la maglia azzurra ha grande prestigio e profilo. Ma dove, ma quando, ma quanto? Così dopo aver perso Banchero avrà saputo che le azzurre con l’ennesima brutta figura sono state eliminate dall’europeo per la terza edizione consecutiva giocando una ignobile partita dopo aver perso con Belgio, Repubblica Ceka e tutto il perdibile. A proposito del prestigio azzurro. Ma altro che Montenegro, vuoi mettere poter stringere la mano ad Armani e a Zanetti, il signor Segafredo nella Milano da bere!”.
L’analisi tecnica
Chiara Morbio su Basket Magazine ha scritto: “A salvarsi sono solo Villa, Santucci e Pan. Molto male Zandalasini, da cui in queste partite che contano ci si aspettava tanto di più da parte sua. Sarà giunta al capolinea anche l’esperienza di Coach Lardo con la Nazionale maggiore? Dopo questo ennesimo fallimento, coadiuvato anche da una gestione dei minutaggi delle giocatrici che lascia tanti dubbi, probabilmente sì. Ma serve una svolta, serve un lavoro che parta dal basso come tutte le altre nazioni perché altrimenti in ogni competizione europea per la nostra Nazionale sarà sempre e soltanto una comparsata. Vedremo cosa succederà in futuro, ma questi risultati non aiutano il pubblico ad affezzionarsi al basket femminile e non aiutano a far crescere il movimento”.
| Eduardo Lubrano su Pianeta Basket analizza: “Abbiamo tirato 17 su 46 da 2, 2 su 18 da 3. Imbarazzante? Peggio. E comunque bisogna spiegare perché abbiamo fatto così male al cospetto di una formazione che tutti riconoscevano inferiore alla nostra. Prima spiegazione: non è vero che siamo più forti del Montenegro così come non lo siamo della Repubblica Ceca perché entrambe sono ai quarti di finale. Seconda spiegazione: soffriamo di un complesso di inferiorità nei confronti dei grandi appuntamenti che dovrebbe obbligare tutti, dalle giocatrici agli allenatori, dai procacciatori di false speranze – i procuratori – ai dirigenti passando per chi come il sottoscritto si occupa giornalisticamente delle vicende del nostro basket femminile, ad ammettere che non siamo capaci di fare una squadra che sia degna di questo nome. Abbiamo ottime individualità che però non sanno giocare insieme. Perché sono coperte dalle straniere che giocano tutti i palloni decisivi in campionato e Coppe? Perché aspettiamo che le giovani diventino un po’ meno giovani quando hanno 22/23 o 24 anni? Perché non abbiamo allenatori capaci di dare un gioco alla Nazionale nel breve tempo che è loro concesso? Perché speriamo sempre in un miracolo, essendo ancora un paese di cattolici? Cerchiamo di abbassare la cresta e di capire da chi veramente si può iniziare una strada nuova. Senza fissare obbiettivi se non quello della prossima partita. L’ambizione non fa per noi”.
Chissà Petrucci che direbbe, se avesse visto la partita. Chissà se il Coni di Malagò non trova bizzarro che un presidente federale non sia con la sua nazionale [femminile], ma in tribuna per due club [maschili].
Sono Eduardo Lubrano e voglio ringraziarti per avermi citato nel pezzo sul fallimento del basket femminile. Inutile dire che concordo con quanto hai scritto.
Grazie ancora ed a presto