La regina delle quattro Olimpiadi

   Regina del tempo, della sabbia e del vetro

della fine di tutti i numeri, e dell’inizio dell’alfabeto

Francesco De Gregori

 

Ha visto aprire da suo padre i Giochi di Londra del 1948 e da suo marito quelli di Melbourne 1956, quando lei volò a Stoccolma, dove si tenevano le gare di equitazione, il suo sport preferito e della figlia Anna. È stata la sua voce a dichiarare aperte le Olimpiadi di Montréal nel 1976 e di nuovo quelle di Londra 2012, quando recitò da Bond-girl per David Craig, fingendo di arrivare allo stadio con il lancio da un paracadute –  Addio a Elisabetta II d’Inghilterra, la regina olimpica. Ha premiato 124 sportivi, non amava il tennis, forse tifava per l’Arsenal, o forse per il West Ham Bobby Moore si pulì le mani prima di ricevere da lei la Coppa del mondo nel 66. Per non sporcarle i guanti. 

 

Ma quanto si può essere divertita, alla soglia dei 90 anni, a fare la Bond Girl con Daniel Craig, sua maestà la Regina d’Inghilterra? Quanto l’avrà ripagata di una vita con la borsetta al polso a tagliare nastri la scena in cui scansa Bond dall’elicottero in volo su Londra e si getta per prima, col paracadute, perché ovviamente Dio salvi in primo luogo la Regina? Due minuti che riscattano le privazioni di una vita, così scriveva Concita De Gregorio su Repubblica, nel giorno della cerimonia d’apertura dei Giochi di Londra nel 2012.

Fu la quarta Olimpiade della famiglia reale d’Inghilterra, la seconda aperta personalmente da lei, dopo l’edizione in Canada del 1976. L’avevano portata a Montréal gli impegni istituzionali del Commonwealth, ma pure la presenza di sua figlia Anna, convocata nella squadra britannica di equitazione. 

|   “Il sole, i colori, il pallido sorriso della regina Elisabetta – scrisse Giovanni Arpino su La Stampa – tutto l’insieme del gran concerto olimpico non sono certo bastati a nascondere le inquietudini sia dei grandi reggitori dei giochi, sia della folla. Una perfida sordina, scattata dalle contraddizioni della storia, metteva a tacere i vecchi entusiasmi. Lo sforzo coreografico, pur notevole non ha così entusiasmato e soddisfatto i palati, ormai vittime di spezie e bruciature ben più acri, anche se un lungo applauso ha confortato la regina Elisabetta, al suo ingresso nello stadio, in un abito rosa di chiarissima «impostazione» televisiva e con un cappellino di tradizionale cattivo gusto”

 

La prima volta, nel 1948, era incinta di 5 mesi. Le cronache la chiamavano la “mammina”. Filippo avrebbe dovuto fare l’ultimo tedoforo. L’ipotesi saltò all’ultimo giorno. Nel 2012 non guardammo né la sua pancia né il cappellino, ma la controfigura che si gettava dal paracadute, supremo momento di auto-ironia da parte di una donna che ne aveva tanta, repressa, mentre un attimo dopo – di nuovo parole di Concita De Gregorio del 2012 – la vera Elisabetta entra nello stadio. Sul palco reale, letteralmente, con lo stesso vestito del film: rosa. Emozionatissima, di nuovo la borsetta al polso, purtroppo il principe Filippo al posto di Craig. Questa è una vecchietta piccola e gentile, ha la corona. I bambini sanno che Peter Pan può volare, che Harry Potter può sconfiggere i dissennatori con la sua bacchetta di sambuco ma che la regina, ragazzi miei, è la regina: scende dalla carrozza sul tappeto rosso, a volte vola giù da un elicottero. Custodisce l’armonia nel regno. La regina è di chi può permettersela, di chi sa proteggerla, di chi ci crede”

 

  ◉  I PREMIATI La Coppa a Bobby Moore Ma dietro le apparizioni ufficiali per quattro Olimpiadi, c’era dell’altro. Nelle tre pagine molto belle che L’Équipe le dedica, Frédérique Galametz si spinge a dire, non abbiamo paura di scriverlo, che a modo suo Elizabeth Alexandra Mary Windsor, meglio conosciuta come Elisabetta II, regina dal 6 febbraio 1952, a soli 25 anni, era un’atleta”

Lo era, spiega, per aver visitato 116 paesi in 260 viaggi ufficiali, per aver dovuto incontrare più di 300 capi di stato, per aver dovuto pronunciare migliaia di discorsi, per essere stata l’oggetto di miliardi di foto, da Cecil Beaton ad Annie Leibovitz. 

Aveva 10 anni quando ha iniziato ad allenarsi per entrare nella parte e l’allenamento consisteva nel tenere sulla testa un peso di tre chili e 200 grammi, l’equivalente della corona che presto le avrebbero lasciato. Nello stesso giorno in cui giurò, racconta il giornale francese, Edmund Hillary e il suo sherpa rivelarono di essere stati sull’Everest.

Un’atleta dinanzi alla quale sono sfilati 14 primi ministri. L’ultima, Liz Truss, nella sua residenza privata in Scozia, due giorni fa, per quella che rimarrà l’ultima apparizione pubblica della sovrana. 

Essere ricevuti dalla Regina – continua Galametz – era come ricevere il Graal per la maggior parte di politici, governanti, ma anche attori, scrittori, industriali e certamente sportivi.

Lewis Hamilton, Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico, ha raccontato così il loro incontro dopo il suo primo titolo mondiale in F1 nel 2008, con una donna che durante la II guerra mondiale aveva imparato la meccanica dei motori per poterli smontare e rimontare da sola.

«Non ti rendi conto di quanto sia speciale trovarsi di fronte a lei. Ero emozionato – ha detto – ho iniziato a parlarle, lei mi ha risposto indicando la mia sinistra: – Devi parlare in questa direzione, io parlerò a destra, in quest’altra. Poi torno a guardare a te».

Kenny Dalglish, leggenda scozzese del Liverpool, da lei premiato nel 1985, ha detto che nonostante tutte le finali giocate e i Mondiali, «ero nervoso».

Era la presidente onoraria di molte federazioni sportive. Il conto semi-ufficiale dice che ha premiato 124 atleti durante il suo regno, almeno era così fino al 2020. Il primo è stato Stanley Matthews, Pallone d’Oro numero 1 della storia nel 1956.

Nel Regno Unito – scrive L’Équipe – nessuno ha dimenticato l’immagine di Bobby Moore, capitano della Nazionale, che prendeva la precauzione di asciugarsi le mani sui pantaloncini, e persino sul lenzuolo di velluto viola steso sopra il Royal Box, prima di ricevere la Coppa del Mondo del 1966 dalla regina, per lasciarle i guanti immacolati.

Nessuno ha mai saputo se tifasse per qualche squadra in particolare. C’erano delle indiscrezioni. Una volta sul West Ham, un’altra sull’Arsenal. La neutralità era un obbligo. A luglio mandò un messaggio alla Nazionale femminile campione d’Europa: «Il vostro successo va ben oltre il trofeo che tanto meritate. Avete mostrato un esempio che sarà fonte di ispirazione per le ragazze e le donne di oggi, per le generazioni future».

 

◉  I CAVALLI  Il Derby di nove anni fa La sua vera passione è stata l’equitazione. Alla fine del primo lockdown nel 2020, una foto di lei che cavalcava sul suo stallone Balmoral Feen, diceva agli inglesi che la regina stava bene. Per il suo 96esimo compleanno, l’ultimo, nello scorso aprile è apparsa in un loden verde tra i suoi due pony, Bybeck Katie e Bybeck Nightingale. Il primo glielo aveva regalato il papà all’età di 4 anni. Non il primo nel senso di Bybeck Katie. Il primo, proprio il primo. 

Marcus Armytage sul Telegraph la ricorda come una delle più importanti proprietarie-allevatrici britanniche di purosangue, oltre che proprietaria dell’ippodromo di Ascot. 

È una vecchia battuta nel mondo dei cavalli – scrive – che per salvare lo sport dei re ci sia voluta una regina. La prima volta alle corse fu a 16 anni. Era ancora principessa. Re Giorgio VI la portò a vedere i suoi due migliori cavalli Big Game e Sun Chariot, le permisero di accarezzarli nella stalla. «Non avevo mai sentito la morbidezza di un purosangue – ha detto – ed è una sensazione meravigliosa».

I cavalli, continua il Telegraph, sono stati il principale diversivo dalle faccende di Stato. Le corse sono state l’unica costante, durante gli alti e bassi del suo regno. È stato su sua insistenza che il Derby del 2022 si è tenuto nel week-end del Giubileo. È la gara che forse soffrirà di più per la sua morte. Solo raramente la regina si è lasciata trasportare in pubblico. Quando lo faceva, era per una corsa. Le emozioni estreme di possedere un cavallo da corsa non sono mai state tanto evidenti come ad Ascot nel 2013, quando il suo Estimate ha vinto di un soffio la Gold Cup. La regina è diventata la prima monarca in carica in 200 anni di storia a far sua la corsa. Possedeva e allevava i Royal Studs di Sandringham in modo discreto: solo di recente è passata da 15 puledri all’anno a 22. Ci lascia, ironia della sorte, proprio quando hanno un gruppo di fattrici buono come mai prima, con alcune potenziali superstar

 

 ◉  WIMBLEDON  Senza entusiasmo Un’altra certezza: non era un’appassionata di tennis. È apparsa solo quattro volte a Wimbledon, dove suo padre Giorgio VI aveva giocato in doppio nel 1926, eliminato al primo turno. L’ultima volta s’è vista nel 2010, in un completo turchese assai vistoso, ricorda L’Équipe. Diceva Elisabetta: «Devo essere vista, per essere creduta». Strinse rapidamente la mano a Roger Federer e Serena Williams, prese parte a un pranzo ufficiale prima del match di Andy Murray con Jarkko Nieminen. Non la vedevano a Wimbledon dal 1977, dal giorno della finale vinta da Virginia Wade, l’ultima britannica a farcela. 

I pettegolezzi – dice il giornale francese – riferivano che trovasse l’evento troppo commerciale, a parte il fatto che quando ti piace il Gin, come a lei, non puoi goderti il ​​Pimm’s, il drink cult di Wimbledon. Era un’altra delle battute su una donna, che ha mantenuto intatto il suo mistero.

 

 ◉  STOP ALLO SPORT  La Premier tentenna Lo sport britannico si ferma. L’intero programma è stato subito sospeso. Il terzo test della Nazionale di cricket contro il Sudafrica perde una giornata di gioco e anche il golf a Wentworth è stato cancellato per rispetto di Sua Maestà e della famiglia reale. I club di Premier League sono in una condizione più complicata. Il calendario per i recuperi è quello che è. Stamattina tornano a incontrarsi per concordare una posizione. Il meraviglioso stile inglese fa scrivere al Telegraph che i dirigenti di calcio saranno guidati dai consigli del governo, che hanno già in gran parte consentito agli sport di prendere una decisione sui rinvii.

Il Guardian ha una posizione più sfumata. Scrive che da alcuni confronti col governo giunge l’indicazione secondo cui il palazzo reale non desidera avere un lungo periodo senza partite. È anche una questione di ordine pubblico, ma alcuni club sono consapevoli di non occupare risorse della polizia, altri credono che un periodo di lutto più lungo sarebbe appropriato. Un’altra fonte del Guardian ritiene che la maggior parte voglia riprendere a giocare già sabato, tutti sono attenti all’umore della pubblica opinione nelle prossime 24 ore.

Intanto, le partite di calcio di oggi nelle serie inferiori sono state sospese. L’ippica è stato il primo sport a confermare che non ci sarebbero state riunioni. Il campionato di rugby sposterà l’inizio del torneo. Non ci sarà sport nemmeno nel giorno del funerale della regina. Nel frattempo, lutto al braccio per gli atleti, minuto di silenzio negli stadi, bandiere a mezz’asta. 

Lo sport all’estero – scrive il Telegraph – andrà avanti come previsto. Fonti all’interno della Formula 1 affermano che non ci si aspetta che il Gran Premio di Monza venga ritardato.

 

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