
Ogni sera sulla corniche di Dakar i runner superano le auto ferme nel traffico, tra l’Atlantico e i nuovi murales dedicati all’olimpismo. Da oggi la città ospita i Giochi olimpici giovanili, prima manifestazione olimpica mai organizzata in Africa, con 2.700 atleti, 206 delegazioni, e gare anche a Saly e Diamniadio.
Gli impianti sono pronti, dopo otto anni di lavori e investimenti. La piscina olimpica e lo stadio Iba-Mar-Diop sono stati ristrutturati grazie a un prestito da 80 milioni dell’Agenzia francese per lo sviluppo. Il Senegal aveva stanziato per conto suo circa 55 milioni per l’organizzazione e il CIO altri 80. Ma i Giochi arrivano adesso in un paese molto diverso da quello che li ottenne nel 2018.
Pauline Le Troquier su Le Monde scrive che “la festa annunciata fatica a suscitare l’entusiasmo dei senegalesi, diventati da qualche settimana spettatori dell’abbellimento della loro città, tra lavori stradali, una nuova illuminazione pubblica e operazioni di pulizia in serie”.
Nel 2017 l’economia cresceva del 7,1%; per il 2026 il governo prevede circa il 2,5%. Da allora sono arrivate prima la pandemia e poi le violenze politiche, con una crisi del debito che ha portato il debito pubblico al 132% del Pil e ritardi anche nelle opere considerate strategiche. La seconda tratta del treno espresso tra Dakar e l’aeroporto era prevista per il 2023. È entrata in servizio soltanto il 28 settembre.
Le Monde racconta anche problemi che sono molto meno visibili. Secondo diverse fonti sentite dal giornale, nel Villaggio olimpico ci sono difficoltà con impianti idraulici ed elettrici e alcuni lavoratori denunciano ritardi nei salari. E una questione politica accompagnerà per la prima volta un evento internazionale di queste dimensioni in Senegal. La nuova legge contro l’omosessualità ha inasprito a marzo le pene per gli atti definiti “contro natura” e per la loro promozione. Diverse ambasciate europee hanno chiesto chiarimenti su come verrà applicata durante i Giochi. Una fonte diplomatica ha risposto che chi esibisse una bandiera arcobaleno, “si espone a procedimenti severi”.
È il punto su cui Dakar non ha dato però risposte ufficiali pubbliche. Il presidente Bassirou Diomaye Faye ha invitato il paese ad accogliere il mondo nello spirito della “teranga”, la tradizione senegalese dell’ospitalità e dell’apertura.
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