Che cos’è un momento davanti ai templi di Paestum

A Paestum il mattino arriva basso sulla pianura. Prima sui prati umidi, poi sulle bufale ferme dietro le recinzioni, infine sulle colonne dei templi, che prendono colore lentamente, come pietre tirate fuori dall’acqua. La strada provinciale passa accanto agli scavi senza rispetto, attraversata dai camion del latte e Ape cariche di cassette. Il Giro partirà da questo posto di travertino eterno ma intanto Paestum continua a fare le cose di ogni giorno.

Un uomo lava il piazzale davanti a un caseificio con una canna verde. L’acqua trascina paglia e fango verso il fosso. Dentro, il latte caldo fuma ancora nelle vasche d’acciaio. Un ragazzo con gli stivali bianchi rompe la cagliata con un bastone lungo. Sul banco, le mozzarelle appena fatte hanno il colore dei monumenti all’alba, sono di un bianco vivo, quasi irreale.

Davanti ai templi, una donna apre il negozio di souvenir. Appende calamite con Poseidone, cartoline, vende pure bottiglie di limoncello in miniatura. Accanto a lei un faticatore passa lentamente una scopa tra le pietre del parco archeologico. Faticatore, qui si dice così. Fa lo stesso gesto da anni. Sposta la polvere di una civiltà morta. In effetti è una fatica. I templi restano lì.

 

 

CONTINUA A LEGGERLO NELLA VERSIONE COMPLETA SU SUBSTACK

 

Tutti i pezzi di Amira Iozzi Bouderbala


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER


scopri la newsletter di oggi

Il Chirurgo e l’Artista, il duello che il golf sta aspettando di Lo Slalom

Dove si legge del secondo Major che comincia a Philadelphia e della sfida più desiderata tra Scottie Sheffler e Rory McIlroy

Leggi su Substack


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.