martedì 20 gennaio 2026
# 1 giorno a Juventus vs Benfica
► IL COMO ha chiuso il turno della serie A con una vittoria per 3-0 in casa della Lazio, nel pomeriggio Cremonese e Verona avevano pareggiato 0-0. Il Viminale sta considerando l’ipotesi di bloccare le trasferte ai tifosi di Fiorentina e Roma dopo gli scontri in autogrill di domenica.
◇ Gli Australian Open si sono aperti per l’Italia con la qualificazione di Lorenzo Musetti e Luciano Darderi al secondo turno. Poco fa – abbiamo aspettato – Jannik Sinner ha vinto il suo debutto con il francese Gaston: ritirato in lacrime alla fine del secondo set. Un certo Hype diffuso per Maestrelli – che subito dopo la partenza dello Slalom di ieri ha vinto la sua maratona a Melbourne.
◇ La Ducati ha presentato a Madonna di Campiglio la moto per la prossima stagione e l’a.d. Domenicali ha detto che sono a buon punto le chiacchiere con Marc Marquez per il rinnovo del contratto.
◇ La Nazionale di pallanuoto non sembra ancora guarita dai suoi mali, neppure con il profondo rinnovamento negli uomini voluto per questi Europei [“Pecca di inesperienza non di carattere” – dice Lia Capizzi sul Corriere della sera]. Ieri ha perso con la Grecia la seconda partita del girone di seconda fase [15-13] e dovrà giocarsi la qualificazione per la semifinale nello scontro diretto di domani con la Croazia.
◇ Buffalo ha licenziato l’allenatore Sean McDermott due giorni dopo una sconfitta ai supplementari a Denver. I Bills avevano raggiunto i playoff in otto delle nove stagioni NFL con lui dopo 17 anni senza. Ma la dirigenza della squadra ha ritenuto necessario un cambiamento.
Lo sci è uno sport bastardo, ci si fa male
Federica Brignone
Il ritorno di Federica Brignone
Certe volte la forza di un corpo non sta nella rapidità della guarigione, ma nella precisione di una profezia. Ogni atleta che si rompe sa che la chirurgia può fare molto, ma che la vera riabilitazione inizia con un atto di volontà mistica: fissare una data. Un giorno esatto sul calendario che diventa un totem, un traguardo mentale a cui il corpo straziato è costretto a obbedire. È qui che la mente esercita la sua signoria più oscura e affascinante sui muscoli e sulle ossa. Non è che il dolore sparisca, ma viene riorganizzato, viene indirizzato verso una data. Quella data. E il corpo, fedele e riluttante servitore, si piega. Non sempre. Ogni tanto.
Quello di Federica Brignone sì. Ha obbedito.
L’altro recupero dell’anno
Due anni fa Lindsey Vonn zoppicava. Oggi è di nuovo sul podio quasi ogni fine settimana. Il ritorno non era nei programma, non all’inizio. L’intervento dell’aprile 2024 aveva un obiettivo molto più modesto, vivere il resto della vita senza una fitta costante, senza il passo corto di chi ha consumato muscoli e legamenti. Poi il dolore ha smesso di farsi sentire. E l’idea di Cortina ha iniziato a prendere forma.
Matthew Futterman, su The Athletic, racconta la passione di Lindsey Vonn nella sua duplice accezione di calvario e di fuoco acceso, un esperimento in tempo reale
“Non esisteva alcun precedente clinico a cui aggrapparsi: nessuno aveva mai sottoposto una protesi parziale di ginocchio alle sollecitazioni estreme di una discesista d’élite, a quelle forze che in due minuti comprimono, torcono e colpiscono l’articolazione con una violenza che la medicina è abituata a studiare solo dopo i traumi, non durante la competizione”.
Che cosa stanno leggendo in Europa
⬤ ⬤ ⬤ L’Equipe apre il giornale con la Champions e con la trasferta del PSG in casa dello Sporting, alla ricerca di un posto fra le prime-otto per la qualificazione diretta agli ottavi di finale. Nel soppalco spazio per la sorpresa Gea agli Australian Open di tennis, per la vittoria della Nazionale di pallamano agli Europei e per la presentazione della stagione maschile di ciclismo cominciata stanotte con la prima tappa del World Tour Under in Australia. Le Figaro dedica la prima dello sport a Sadio Mané, l’eroe senegalese che ha salvato la Coppa d’Africa.
⬤ ⬤ ⬤ La Champions domina anche le pagine dei giornali sportivi di Spagna. Mbappé è sulla prima pagina di Marca con dieci brandelli di frase estratti dalla conferenza stampa prima di Real Madrid-Monaco, la partita sentimentale dell’incrocio con il suo passato. As sottolinea il messaggio di pace lanciato ai tifosi del Bernabéu dopo la contestazione dell’altro giorno e la difesa di Vinicius: “Capisco i fischi – ha detto – ma non solo per lui”. Il Mundo Deportivo stavolta ha poco da sfotticchiare. Al Barcellone è andata malissimo con la Real Sociedad e pure Sparta non ride: in prima c’è anche la presentazione della Ducati di Marc Marquez. Sport punta su Ter Stegen al Girona.
⬤ ⬤ ⬤ Il Guardian apre con i servizi di Jonathan Wilson dalla Coppa d’Africa mentre il pezzo più letto online è quello sui soldi, tanti, spesi dai London Spirit in stipendi per allenatori e staff, una spesa finanziata dall’England and Wales Cricket Board. Il Telegraph e il Times danno risalto all’ipotesi che al Tottenham salti la panchina di Thomas Frank, diventato l’idolo dell’anti-guardiolismo a inizio stagione ma adesso – ops – non se ne parla più.
⬤ ⬤ ⬤ Oh, e veniamo a noi. La Gazzetta dello sport va su un classico e per l’arrivo dell’Arsenal a San Siro si butta su “Febbre a 90” avvertendo che per il Napoli è una serata da “dentro o fuori”. Richiami sul Milan [“La mossa di Cardinale: a Comvest il debito di Eliott”] e sulla Coppa d’Africa [Ricci all’interno scrive di “risse, minacce e ora i ricorsi. Il delirio del calcio africano”]. Il Corriere dello sport-stadio gioca con le parole: “L’Inter gioca all’otto”. In prima c’è Federica Brignone, ignorata ieri e oggi dalla Gazzetta. A Federica Brignone è dedicata la foro grande e il titolo principale della prima di QS, mentre Tuttosport va sul mercato della Juve: “A 2 milioni da Mateta”.
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I temi del giorno
La corsa agli ultimi posti al sole
La penultima giornata della fase campionato di Champions si apre con una classifica che in questo momento tiene fuori dalla qualificazione alla seconda fase due squadre spagnole [Villarreal e Athletic di Bilbao] e una tedesca [Eintracht Francoforte], più due nobili residenti nell’albo d’oro del torneo [Ajax e Benfica]. I giacobini della Coppa vestono i panni degli azeri del Qarabag, al 22esimo posto. Tra le prime-otto ci sono le due madrilene, due inglesi [Arsenal, Manchester City], una tedesca [il Bayern], il PSG campione in carica e le due lombarde nerazzurre. Ora aspettiamo l’ultima acqua sotto gli ultimi ponti per capire se davvero la seconda Champions XL è stata meglio interpretata dalle grandi d’Europa e le sorpresine o le sorpresone si sono ridotte.
Paolo Condò sul Corriere della sera ha analizzato la scena, ha fissato quote di accesso ai vari obiettivi possibili e ha scritto che le quattro italiane raggiungono ciascuna il proprio mettendo insieme quattro punti. “L’Atalanta a 17 si qualifica direttamente, l’Inter a 16 (con una ricca differenza reti) probabilmente anche, la Juve a 13 raggiunge il playoff alto, il Napoli a 11 strappa il biglietto per quello basso”.
Le cose da sapere sulle partite principali di stasera
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Le analisi
Comincia la nuova stagione con una serie dI nodi irrisolti
Un tempo crudele era la stagione della pausa, quella lunga finestra di ciclismo interrotto tra la classica delle foglie morte e la corsa di primavera, quel nulla e quel silenzio che stavano tra il Lombardia e la Sanremo. Acqua passata. Per fortuna. Prima di tutto perché quando arriva l’inverno, Mathieu van der Poel prende un altro tipo di bici e se ne va per scorribande nel fango. Domenica scorsa a Benidorm ha vinto il decimo cross su dieci della stagione. Non perde una gara del ciclismo più selvaggio da due anni. E poi perché il ciclismo comincia prima, ha trovato nuovi continenti dove pedalare prima che smetta di far freddo in Europa, indicando – per esempio – una strada allo sci.
Ma una pausa comunque esiste, e la psau ha riportato il ciclismo di fronte al suo immobilismo e alle sue difficoltà. Così dice l’immaginifico Alexandre Roos su L’Equipe, finalmente scongelato pure lui e di ritorno fra noi. Dopo aver portato un po’ [“L’inverno mette a nudo le fragilità. In campagna, gli alberi cadono in un sonno gelido, i rami si spezzano sotto il peso della neve. Anche nel ciclismo rivela debolezze e il suo paesaggio sembra immobile, cristallizzato come in una mattina di brina”], Roos fa un bilancio critico dello stato del ciclismo dicendo che l’inverno ha riportato in superficie problemi strutturali.
Il caso centrale è la sospensione provvisoria di Oier Lazkano per anomalie nel passaporto biologico: un segnale positivo per l’antidoping, ma anche la dimostrazione dei suoi limiti, tra tempi lunghissimi, pochi casi e assenza di grandi pesci nella rete. Il passaporto biologico resta fondamentale, ma lento e poco incisivo nella percezione pubblica.
Attorno al doping si affiancano altri nodi irrisolti, come le zone grigie sui farmaci, l’ambiguità dell’UCI su sostanze come i chetoni e gli squilibri economici, con un sistema in cui nessuno vuole perdere soldi e dove i grandi schiacciano i piccoli. Le riforme vengono evocate, ma mai concretamente attuate. “Dopo le idee di tetti ai budget o ai salari, regole che verrebbero aggirate nel minuto stesso in cui entrassero in vigore, perché non puntare questa volta su tifosi e spettatori, facendoli pagare per assistere alle corse? Sarebbe come bruciare tutto ciò che rende bello il ciclismo e annunciarne la morte imminente” dice Roos, contrario all’espansione dell’esperimento adottato dal Giro delle Fiandre per alcuni punti del percorso. Roos – ricordiamolo – scrive su un quotidiano che è di proprietà dello stesso gruppo organizzatore del Tour, ma già altre volte ha dimostrato – come dire – una spiccata autonomia di pensiero e di parola.
C’è un potere centrale debole, scrive Roos, che governe “senza forza politica per imporre nuove regole né leva economica per imprimere una nuova dinamica, dipendendo quindi unicamente dal denaro investito nelle squadre da nuovi sponsor, marchi o Stati”. Così, il dossier numero uno dell’UCI – la sicurezza sulle strade – è rimasto a galleggiare. “Bisognava ridurre la velocità, proteggere la vita di questi padri di famiglia, non si volevano più vedere mucchi di corridori sanguinanti; tutti discorsi solenni, scanditi con qualche nota d’arpa, ma le parti coinvolte non sono state nemmeno capaci di mettersi d’accordo per testare su piccola scala, in alcune corse, una limitazione dei rapporti, sperimentazione morta sul nascere”.
Morale: “La carovana ripartirà ancora una volta come se nulla fosse, l’inverno non avrà cambiato nulla delle distorsioni che fanno zoppicare il ciclismo e si dimenticheranno in fretta la scomparsa di Arkéa-B&B Hôtel, le difficoltà della fusione tra Lotto e Intermarché, l’estinzione delle lucciole di fuoco di Bingoal”.
Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere. Avremo un mese e mezzo senza Tadej Pogacar, il campione del mondo che uscirà dal suo letargo direttamente alle Strade Bianche del 7 marzo. Il Tour Down Under femminile è stato vinto da Noemi Ruegg, svizzera, prossima ai 25 anni, anche lei viene dal ciclocross.
Una piccola comunicazione sulla newsletter
Il prossimo passo di Slalom
La newsletter che stai leggendo sta per migrare su Substack, la piattaforma di riferimento del settore. I tempi non saranno brevissimi ma non saranno neppure lunghissimi.
Nei prossimi giorni, mi occuperò io del trasferimento degli indirizzi email: non dovrai fare nulla se desideri non fare nulla.
Naturalmente, se lo avvertirai come un disturbo o se sentirai che questo spazio non ti interessa più, potrai cancellarti in qualsiasi momento, con un clic. Nessun automatismo opaco, nessun vincolo.
Colgo l’occasione per dirti con un minimo di chiarezza preventiva che a regime questa newsletter tornerà a essere a pagamento, come alla sua nascita e fino all’interruzione del maggio 2023. Una parte dei contenuti resterà free sul sito, un’altra parte sarà premium per i sostenitori di questo progetto di racconto che si sta espandendo – come avrai notato – anche ad altri ambiti della cultura di massa.
Non è una svolta improvvisa né una posa ideologica. È una scelta di realtà.
Intorno a Slalom cresce un mercato in cui contenuti, tempo, competenze e attenzione producono valore. Far finta che Slalom possa stare fuori da questa dinamica — come se fosse un hobby o un’eccentricità — non ha più senso, nel rispetto prima di tutto di chi legge e vuole scegliere a cosa dedicarsi. Per te significa riconoscere che quanto arriva nella tua mail ha un peso, un’intenzione e una cura. Per Slalom significa provare ad allargare il parco delle firme e dei contributi, stare sui social con una continuità professionale, muovere un passo verso una nuova fase aziendale.
Quando scatterà il passaggio, lo saprai senza forzature. Ma se fin da ora ritieni di non volere che la tua mail sia trasferita su Substack, puoi comunicarlo a digital@loslalom.it e lo staff provvederà a fermare la migrazione e l’invio mattutino.
Nel frattempo, grazie per aver letto fin qui — e per il tempo che scegli di dedicare ogni mattina a Slalom.
Un saluto, Angelo
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Discussioni
I valori di Massimo Boldi
Nella sua newsletter Ok Boomer, Michele Serra racconta la sospensione di Massimo Boldi dal ruolo di tedoforo delle Olimpiadi per fotografare un difetto ricorrente del discorso pubblico italiano. Scelto per ragioni misteriose dalla Fondazione Milano-Cortina, il comico ha dato un’intervista al Foglio in cui si diceva un sedentario impenitente, casomai appassionato d’altro [per i filologi la frase precisa era «Non ho mai mosso un muscolo. Ma di alcune discipline sono un campione: la figa e gli aperitivi»]. Una frase molto anni Ottanta, dice Serra, “sembra uscita da un film dei Vanzina o da una chiacchierata di Berlusconi con i giornalisti. Quasi tutti i comici, del resto, si sentono in obbligo di dire cose spiritose anche quando non sono scritturati”.
Alla Fondazione non l’hanno presa bene. Hanno reagito con un comunicato solenne e lo hanno escluso parlando di “incompatibilità con i valori olimpici”. Serra si diverte nel contrasto tra le due posture, trovando sorprendente ma a questo punto schiacciante la prova che le passioni di Boldi siano in contrasto con De Coubertin. Da un lato gli pare stanca la goliardia automatica di un comico che continua a fare il personaggio, dall’altro pure è esagerata la retorica gonfia di un’istituzione che trasforma una sciocchezza in una questione etica. In mezzo, scrive Serra, vive ciò che manca al paese. “O siamo troppo poco seri, o siamo seri in modo impettito e retorico. O ridanciani, anche quando sarebbe meglio di no, o lugubri, anche quando non è il caso. In mezzo, volendo e potendo, ci sarebbe la serietà quella normale”.
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La Macchina del tempo
Il desiderio di disegnare le auto. Ma ai giovani non lo consentono
Il 20 gennaio è nel 1966 un giovedì e le acque nel governo italiano stanno diventando torbide. Per la prima volta prende corpo l’ipotesi di un rimpasto dopo le dimissioni di Fanfani dalla Farnesina. Sarebbe demandata alla direzione della Dc, mentre il consiglio nazionale del partito di maggioranza verrebbe ritardato con comiti di ratifica. Moro e Rumor sono al lavoro per contrastare le iniziative di Fanfani e “si mira a tenere distinti i problemi del governo da quelli del partito”. Interviene perfino Scelba sulla necessità di un chiarimento [senza manganelli] e il presidente Saragat riceve Gronchi [senza francobolli].
Dopo il vertice in Lussemburgo, la strada per un’Europa unita si fa più stretta. Le richieste della Francia gollista sono dure: vogliono evitare il voto a maggioranza dentro il MEC e vogliono ridurre i poteri della commissione economica. Allora gli altri quattro paesi chiedono: scusa, Francia, e che lo facciamo a fare? Sessant’anni fa.
Un colpo di scena arriva dall’India, dove Indira Gandhi è designata primo ministro dai parlamenti del congresso dopo la morte di suo padre Nehru. Ha avuto 355 voti contro i 169 dell’avversario Mararji Desai.
C’è voglia di futuro e di innovazione fra i giovani italiani. Disegnare automobili è un’aspirazione molto diffusa, spiega La Stampa. Ma “l’ambita professione dello stilista è preclusa”. Il pezzo racconta le lettere che arrivavano alle case e alle grandi carrozzerie, sintomo di una curiosità trasversale che riguarda studenti, tecnici, meccanici, liceali, universitari. Un desiderio che il sistema industriale non sa o non può accogliere.
La professione è cambiata. La figura romantica dello stilista cresciuto solo per intuito e pratica diretta ha lasciato spazio a un profilo più complesso, tecnico, strutturato. Disegnare un’automobile non significa più immaginarne la linea, ma governarne il processo, dall’idea iniziale alla fattibilità industriale. Eppure la narrazione pubblica continua ad alimentare un equivoco.
“Il mito dello stilista autodidatta si è ormai scontrato con la realtà industriale: la forma dell’automobile non nasce più da un colpo di matita, ma da un lungo travaglio tecnico che richiede metodo, conoscenza e una formazione che il sistema non offriva”.
La questione, a questo punto, non è più solo professionale, ma culturale e politica. Senza una scuola capace di tenere insieme estro e tecnologia, l’accesso al mestiere resta affidato al caso, alle relazioni, alle possibilità economiche individuali. Il rischio non è solo la disillusione dei giovani, ma la dispersione di competenze reali. Il talento da solo non basta più, e continuare a fingere il contrario significa condannare un’intera generazione a bussare a porte che non erano state costruite.
La giornata di sport in tv
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L’ultimo scroll
Da Mantova a Vicenza
17 giorni a Milano
Il fuoco di Virgilio e di Paolo Rossi
Il fuoco di Olimpia ha dormito ieri sera a Mantova, e Mantova – si sa – è la culla di Virgilio, non il portale, il poeta. Nella Eneide il fuoco è un elemento simbolico polivalente, oscilla tra distruzione bellica e passione divorante. L’analisi critica ha spesso evidenziato come Virgilio abbia utilizzato l’elemento per collegare il destino individuale dei personaggi alla missione storica di Roma. L’immagine più celebre è legata a Didone nel Libro IV. Il fuoco rappresenta l’amore che si trasforma in autodistruzione. Didone confessa alla sorella Anna di riconoscere i “segni dell’antica fiamma” (agnosco veteris vestigia flammae), un fuoco interiore che arde segretamente. Una passione descritta come una ferita e un “fuoco nascosto” che consuma la regina. L’amore non corrisposto culmina nel fuoco reale del rogo funebre su cui Didone si suicida, prefigurando l’incendio futuro di Cartagine durante le guerre puniche.
Il poema in fondo si è già aperto con la memoria traumatica di Troia in fiamme, c’è Enea che fugge dalla città mentre il “fuoco vorace” avvolge i tetti, e le fiamme prevalgono su tutto. Il fuoco è l’agente che distrugge il vecchio mondo per permettere la nascita del nuovo. Ma Enea porta con sé da Troia il fuoco sacro dei Penati, la continuità della stirpe e della protezione divina. Nel Libro II, una fiammella innocua apparirà sul capo del piccolo Ascanio, un segno divino che indica a Enea la via della fuga e il glorioso futuro della sua discendenza.
Nella realtà storica, Virgilio era così legato all’idea di perfezione della sua opera che prima di morire chiese di bruciare l’Eneide perché era incompiuta. Fu l’imperatore Augusto a impedire la distruzione del manoscritto, ordinandone la pubblicazione. È considerato dai napoletani il secondo fondatore della città dopo la sirena Partenope. I suoi resti sono ancora nella città che cammina sul fuoco. La leggenda vuole che il Castel dell’Ovo abbia radici al tempo degli antichi romani, quando la città di Neapolis era ancora in fase di sviluppo. Virgilio era stato incaricato dal re di costruire una fortezza in grado di proteggere la città dalle minacce. Anziché puntare sul 3-5-2, durante la costruzione del castello Virgilio fece porre al centro delle fondamenta un uovo di gallina, come simbolo di prosperità. Predisse che finché quell’uovo fosse rimasto intatto, Napoli sarebbe stata al sicuro. Ogni tanto spunta fuori qualcuno che si domanda se l’uovo nel frattempo s’è scassato, perché se l’uovo dovesse rompersi, Napoli sarebbe destinata a gravi sciagure e alla rovina. Però quest’uovo non si trova, e capirete che si abita con una certa ansia in una città sotto la cui superficie c’è un uovo nel magma. E se per caso è diventato alla coque?
Il fuoco di Vicenza vive in modo esibito in Libera nos a Malo di Luigi Meneghello, dove sono presenti pagine memorabili sulla cultura contadina vicentina. Meneghello descrive i fuochi accesi nelle campagne come simbolo di purificazione nel passaggio delle stagioni. In Antonio Fogazzaro, altro scrittore vicentino, le fiamme erano “tormentatrici dell’anima”, il simbolo del conflitto tra il desiderio sessuale e l’aspirazione mistica. E poi a Vicenza fece fuoco e fiamme Paolo Rossi – e per Pablito qui su Slalom batte sempre un pezzetto di cuore.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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