Le accuse a Infantino di violazione del Codice etico

 

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Le accuse a Infantino di violazione del Codice etico

La settimana della FIFA era già un collage di selfie presidenziali, inni lirici e coreografie geopolitiche; mancava soltanto l’ultima stoccata per trasformarla in un caso da manuale. È arrivata lunedì, sotto forma di una lettera di otto pagine e di un’accusa semplice e destabilizzante: il presidente della FIFA ha violato ripetutamente il dovere di neutralità politica. Lo dice FairSquare, organizzazione che da anni lavora sul confine tra sport, lavoro e diritti, quella zona grigia dove le istituzioni amano raccontarsi come apolitiche mentre intonano cori a favore dei potenti di turno. Per raccontare cosa sta succedendo dopo il sorteggio più pazzo del mondo, Adam Crafton su The Athletic parte da qui, dall’idea che dietro i sorrisi e i trofei insolitamente luccicanti ci fosse qualcosa di più di un semplice scivolone comunicativo.

Il reclamo di FairSquare è finito direttamente sul tavolo del Comitato etico della FIFA, con i suoi membri sparsi tra Rwanda, Canada, Cina, Vanuatu e Panama, e con l’autorità di decidere — almeno in teoria — sanzioni che vanno dall’ammonizione fino al bando dalle attività calcistiche. Una geografia curiosa per giudicare la neutralità del presidente più onnipresente della storia. Secondo FairSquare, Infantino ha commesso quattro violazioni evidenti del dovere di neutralità, a partire dal suo endorsement pubblico alla candidatura di Donald Trump al Nobel per la pace. Un post Instagram, un commento sul cessate il fuoco tra Israele e Gaza e la frase che FairSquare definisce senza giri di parole una chiara approvazione personale dell’intervento di Trump in una situazione politica controversa. Il Nobel è andato altrove.

Poi è venuta Miami. Business Forum, stesso palco di Trump, stessa giornata. E le parole di Infantino — riportate con precisione nella denuncia — sono difficili da incasellare dentro l’etichetta “istituzione neutrale”: «Trump è un mio amico molto stretto»; «si dovrebbe sostenere ciò che sta facendo»; «sta semplicemente mantenendo le promesse e sta andando piuttosto bene». FairSquare nota che non serve un grosso sforzo di interpretazione per capire la natura politica di simili affermazioni, soprattutto se pronunciate in qualità di presidente FIFA.

Il terzo punto è arrivato dal Kennedy Center, durante il sorteggio mondiale trasformato in un cerimoniale dinastico. Il video che ha introdotto il Peace Prize riprendeva — sostiene la denuncia — le rivendicazioni della Casa Bianca sui conflitti risolti da Trump. E poi la frase di Infantino, consegnata sul palco come un voto di fiducia globale: «Puoi sempre contare sul mio sostegno, signor presidente». Per FairSquare, si tratta di un’altra violazione aperta della neutralità su politica estera e conflitti in corso.

L’ultimo passaggio è più breve, ma non meno eloquente: un video Instagram in cui Infantino ringrazia Trump e dice: «Insieme renderemo grande non solo l’America ma il mondo intero». La denuncia lo legge come un’adesione esplicita al linguaggio MAGA, quindi un ulteriore tradimento dell’imparzialità richiesta dal Codice etico. The Athletic sottolinea come FairSquare non neghi la necessità di un rapporto diplomatico con gli Stati Uniti, co-host del Mondiale. Ma il punto sta altrove: l’engagement deve essere conforme al dovere di neutralità, non una sfilata di appoggi politici a livello domestico e internazionale. Per questo, scrive la denuncia, il comportamento del presidente «costituisce una minaccia chiara all’integrità e alla reputazione del calcio e della FIFA stessa».

Infine, la domanda che pesa più di tutte: com’è nato il premio FIFA per la pace? Perché, secondo il reclamo, né il Consiglio FIFA né i vicepresidenti sono stati consultati. FairSquare fa riferimento all’articolo 34 degli Statuti, dove si legge che “il Consiglio definisce missione, strategia, valori e politiche”. Dunque, introdurre un premio di natura politica senza passare da lì sarebbe, di per sé, un’irregolarità. Human Rights Watch, ricorda il magazine americano, aveva già scritto l’11 novembre chiedendo chiarimenti sul procedimento. Nessuna risposta. E HRW sintetizza così il problema: Nessun candidato, nessun criterio, nessuna giuria, nessun procedimento.

Sul palco, invece, c’era un presidente degli Stati Uniti che ricevendo il trofeo ha detto: «È davvero uno dei più grandi onori della mia vita», prima di rivendicare milioni e milioni di vite salvate. Il reclamo è sul tavolo del Comitato etico. La domanda non è tanto se Infantino risponderà — la FIFA, come nota The Athletic, non ha risposto nemmeno alla richiesta di commento — ma cosa farà un organismo chiamato a giudicare il proprio presidente. Una di quelle situazioni in cui la neutralità, per paradosso, dovrebbe diventare politica attiva.

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