Lo Slalom del 19 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 2 giorni al sorteggio dei play-off

     

►  LA GRANDE storia della notte arriva da Curaçao, l’isola caraibica da 150 mila abitanti che si è qualificata per i Mondiali. Il posto più piccolo di sempre a partecipare. Avanti anche Panama e Haiti dal Centro-America, mentre dall’Europa sono avanzati Austria, Belgio, Scozia Spagna e Svizzera. 

◇  Il Belgio ha fatto anche un’altra cosa rilevante. Ha eliminato la Francia nei quarti di finale di Coppa Davis. In semifinale incontrerà  Italia o Austria che giocano oggi. Qui c’è meno mondo che ai Mondiali di calcio. Alle finali a otto di Bologna, sette qualificate su otto sono europee. Non ci sono né USA né Australia. 

◇  Nei primi test della MotoGP per la prossima stagione, l’Aprilia è andata a scheggia con Raul Fernandez e Marco Bezzecchi. Un messaggio di sfida serio per la Ducati.

◇  LeBron James è tornato in campo. Nella vittoria dei Lakers sugli Utah Jazz [140-126], stanotte ha cominciato la sua 23esima stagione in NBA all’età di 40 anni. Ha segnato 11 punti e servito 12 assist, accanto a lui Luka Doncic ne ha fatti 37.

 

   

Di andare ai cocktail con la pistola | non ne posso più

Ivano Fossati

  

Alle Olimpiadi no, ai Mondiali sì

La gioia del minuscolo Curaçao

Curaçao per il CIO non esiste. Non ha una bandiera, non ha una divisa, non ha una squadra. È una nazione indipendente dall’ottobre del 2010, solo un mese fa si sono tenute le celebrazioni per il quindicesimo anniversario del riconoscimento, ma alle Olimpiadi ancora non s’è visto mai. Fino ai Giochi di Parigi, donne e uomini di quell’angolo nei Caraibi chiamato con una parola che fa venire in mente un liquore blu ma deriva dal portoghese cuore, dove si vive di petrolio e di turismo, dove si cucina una specie di polenta che si chiama funchi e una sorta di pancake che si chiama pan bati – donne e uomini di quel posto hanno potuto gareggiare o con Aruba come il tiratore Philip Elhage o per l’Olanda come la maggior parte di loro. Per esempio Jean-Julien Rojer, tennista, doppista, vincitore al Roland-Garros, a Wimbledon, agli US Open e al Masters. Odile van Aanholt, velista, ha perfino portato una medaglia d’oro. 

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Haiti qualificato in mezzo alla guerra civile. Con il c.t. in smart working

Haiti è l’altra grande storia che viene dalla notte Centro-americana. Un dramma, una storia di politica e di vite allo sbando, ma per una notte con il piccolo conforto del pallone. Haiti è quella squadra che nel 1974 aprì i Mondiali dell’Italia in Germania con un gol segnato da Sanon a Dino Zoff. Non ne prendeva da mille e passa minuti, e tutta quella invincibilità difensiva aveva convinto la stampa italiana che si potesse andare a prendere la Coppa. Perché nel calcio la difesa, si sa, eccetera eccetera. Invece fu fatale per il passaggio del turno la differenza reti – ma guarda – l’Argentina contro Haiti ne aveva fatti quattro e noi italiani così avvinti alla difesa come l’edera soltanto tre. Era cinquant’anni fa e non abbiamo imparato niente. 

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I temi del giorno

 

Il peso dei minuti di recupero oltre la Manica

C’è una grande storia anche in Europa e si chiama Scozia. Non andava ai Mondiali da quasi trent’anni e per tornarci ha scelto di mettere tutti insieme un leggendario gol in rovesciata, due gol ne minuti di recupero e un tiro da centrocampo. Forse ha ragione Jonatahn Wilson quando dice che i Mondiali sono il posto dove viene conservata la purezza del calcio. 

A nove minuti dalla fine, la Danimarca aveva segnato il 2-2 che le garantiva il viaggio nelle lontane Americhe. La Scozia ha aperto le sue bottiglie di scotch per festeggiare con Kieran Tierney al 93° e con Kenny McLean al 98°. Solo pochi giorni fa, era stata l’Irlanda a ribaltare la sua condizione con un gol di al 96° minuto dello scontro diretto a Budapest. 

Viene allora da pensare che oltre la Manica siano particolarmente versati per quello che chiamano l’added time. Aggiungere tempo alla fine per compensare le interruzioni di gioco sembra logico, ma non era una caratteristica originale del calcio. Il tempo di recupero è stato introdotto proprio dopo una specifica circostanza avvenuta durante una partita fra due squadre inglesi.

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Il quadro dei play-off

DI ROBERTO LIBERALE

Ora è chiaro tutto, le qualificate e anche il quadro dei play-off. L’Italia giocherà la semifinale in casa contro una fra Svezia, Macedonia del Nord, Romania e Irlande del Nord. Qualora vincesse, troverebbe in finale – in una sede da sorteggiare – una fra Polonia, Galles, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda, Albania, Bosnia e Kosovo. La Scozia è la squadra qualificata con il ranking peggiore al momento del sorteggio iniziale [45esima], la sola insieme alla Norvegia 43esima a essere passata senza la testa di serie. Il Kosovo è la squadra qualificata ai playoff col ranking peggiore [#99] e tra le 54 squadre ammesse alle qualificazioni era al 40° posto in assoluto.

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Le analisi

L’editoriale del Guardian su Infantino vassallo di Trump

Gianni Infantino ogni tanto dice che «è molto chiaro che la politica deve stare fuori dal calcio e il calcio fuori dalla politica». Evidentemente non vale per lui. Marina Hyde sul Guardian osserva che di nuovo lunedì scorso il presidente della FIFA è tornato nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca, annuendo mentre Trump spiegava che potrebbe spostare le partite del Mondiale 2026 da una città all’altra se dovesse percepire problemi di sicurezza o qualche altra forma di non-conformità. Tradotto: se la città è amministrata da un sindaco democratico, o peggio da un comunista. Incredibile che il presidente della FIFA sia disposto a organizzare tornei in qualunque autocratura violenta, ma davanti alle telecamere della Casa Bianca senta il bisogno di tracciare la linea della scarsa sicurezza a Boston, scrive Hyde.

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Discussioni

 

Tuchel e Bellingham: come se ne viene fuori

L’Inghilterra era avanti 2-0, mancavano sei minuti alla fine di una partita che non cambiava nulla per nessuno, e Jude Bellingham era già ammonito per un intervento troppo impetuoso. Per chiunque, osserva Martin Samuel su The Times, sarebbe stato ovvio toglierlo: rischiare una squalifica per la prima del Mondiale sarebbe stato folle. Ed è raro che Bellingham non colga l’ovvio. I suoi allenatori lo elogiano da anni per la lucidità e .a maturità. Ancelotti diceva che al Real doveva fare mente locale per ricordare che stava parlando a un ragazzo poco più che adolescente. Anche i suoi momenti di frustrazione, in genere, nascono dal fatto che vede una giocata migliore e che spesso quella giocata è passare la palla a Jude Bellingham.

Eppure, stavolta, Jude non l’ha presa bene. Non è stata proprio una scenata, ma un’insofferenza vistosa, abbastanza da farsi notare — e in un girone dove il mistero era scomparso da tempo. A quel punto – dice il Times – Thomas Tuchel poteva spegnere tutto. Poteva far finta di niente. Bastava dire che in fondo è normale, che un campione vuole sempre restare in campo, quella roba là, una delle tante frasi fatte con cui riempiamo le nostre chiacchiere intorno al pallone. La settimana prima aveva persino dichiarato che si aspettava giocatori scontenti quando non giocano. Invece no: ha trasformato l’episodio in un dossier, come se Bellingham fosse poco professionale, come se ci fosse qualcosa da indagare. Tutto assolutamente inutile secondo il Times.

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Oggi

 

    

Il debutto dell’Italia in Coppa Davis

La prima finestra aperta alle quattro del mattino su Bologna [cit.] ci ha proposto la vista di una sorpresa, la vittoria del Belgio sulla Francia – sempre che davvero una sorpresa sia. Alle finali di Coppa Davis oggi sbarca il vascello italiano di riserva, un’Azzurra B senza Sinner e Musetti, con Sonego ripescato e Cobolli da numero uno, con Bolelli e Vavassori nel doppio. È rimasto un solo top-10 fra i partecipanti: Sascha Zverev, Germania. La coppia con il migliore ranking è Krawietz/Puetz, Germania. Se i tedeschi insomma vincono tutte le partite che devono, imbarcano l’insalatiera nella stiva e se la portano a casa. 

Tuttavia la rivista specializzata Tennis non ci crede. Nella sua guida mette in ordine tutto ciò che bisogna sapere: le assenze pesanti, le squadre da seguire, i possibili eroi inattesi. Le due assenze pesantissime di Sinner e Alcaraz cambiano gli equilibri. E però. Il magazine ricorda come il tennis italiano stia dominando questi anni Venti e come la rosa di Volandri sia profonda. La Davis è storicamente il regno delle sorprese. Se mancano i due fenomeni assoluti, c’è spazio per nuove storie: L’Italia farà affidamento suo doppio di lusso, decisivo nei momenti tesi. La Germania l’abbiamo detto.  L’Argentina che vive la Davis come una religione ha Cerúndolo e soprattutto Zeballos, un top-5 del doppio [Germania-Argentina di domani è la sfida più calda dei quarti]. La Repubblica Ceca, con Lehecka e Mensik, è forse la squadra più completa del tabellone: ma ha la Spagna sulla sua strada. 

La gente vuole sapere chi vince, si sa. Ma il magazine scrive che non c’è un favorito netto. L’Italia resta la squadra più equilibrata, campione da due anni, gioca in casa, sebbene la sicurezza del punto che viene dal numero 1 non esiste più. La Spagna è più in difficoltà: Munar non è abbastanza per questo tabellone e l’indoor veloce lo penalizza. Argentina e Germania sono molto vicine: chi passa può arrivare fino in fondo. Pronostico di Tennis: finale Italia vs Germania [Oddio mio, fermate i poeti e gli scrittori]. Vince l’Italia. Ma non la festeggeremo. Non abbiamo detto che tanto ‘sta Coppa ormai non conta come una volta?

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L’ultimo scroll

   

Perché le foto di Muhammad Ali sono le più belle nella storia dello sport

C’è una data che continua a brillare come un negativo immerso nello sviluppo: 25 maggio 1965, il posto è Lewiston, nel Maine. In una sala che non aveva nulla di memorabile, Neil Leifer punta il suo Rolleiflex in faccia a un ragazzo di 23 anni che sta diventando un campione. Muhammad Ali — in pantaloncini bianchi e con una rabbia che pare una corrente elettrica — si china su Sonny Liston e urla, mentre il corpo dell’ex campione del mondo dei pesi massimi rimane steso come un’ombra che non sa più a cosa aggrapparsi. «Ero proprio di fronte al leone abbattuto dal cacciatore», dirà Leifer anni dopo. Un clic, e nasce la Gioconda della fotografia sportiva.

Christophe Larcher su L’Équipe Magazine ricorda che quella sera Ali non offre solo una rivincita: offre un’immagine destinata a sopravvivere al tempo, a sé stesso, alla boxe. Un uppercut di muscoli e di sudore, un pezzo di storia americana, un fotogramma che oggi costa oltre 20.000 euro nella sua versione 50×50. Ma il valore non è economico. È simbolico. È l’inizio di un’iconografia che avrebbe bisogno di una biblioteca per essere raccolta.

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