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Discussioni
Come se ne viene fuori
L’Inghilterra era avanti 2-0, mancavano sei minuti alla fine di una partita che non cambiava nulla per nessuno, e Jude Bellingham era già ammonito per un intervento troppo impetuoso. Per chiunque, osserva Martin Samuel su The Times, sarebbe stato ovvio toglierlo: rischiare una squalifica per la prima del Mondiale sarebbe stato folle. Ed è raro che Bellingham non colga l’ovvio. I suoi allenatori lo elogiano da anni per la lucidità e .a maturità. Ancelotti diceva che al Real doveva fare mente locale per ricordare che stava parlando a un ragazzo poco più che adolescente. Anche i suoi momenti di frustrazione, in genere, nascono dal fatto che vede una giocata migliore e “che spesso quella giocata è passare la palla a Jude Bellingham”.
Eppure, stavolta, Jude non l’ha presa bene. Non è stata proprio una scenata, ma un’insofferenza vistosa, abbastanza da farsi notare — e in un girone dove “il mistero era scomparso da tempo”. A quel punto – dice il Times – Thomas Tuchel poteva spegnere tutto. Poteva far finta di niente. Bastava dire che in fondo è normale, che un campione vuole sempre restare in campo, quella roba là, una delle tante frasi fatte con cui riempiamo le nostre chiacchiere intorno al pallone. La settimana prima aveva persino dichiarato che si aspettava giocatori scontenti quando non giocano. Invece no: ha trasformato l’episodio in un dossier, come se Bellingham fosse poco professionale, come se ci fosse qualcosa da indagare. “Tutto assolutamente inutile” secondo il Times.
Il celebre «Who else?», urlato da Bellingham dopo il gol che salvò l’Inghilterra agli Europei, ritorna ora con un significato diverso: chi altro viene trattato così? Chi altro viene trascinato nel frullatore mediatico partita dopo partita? Chi altro viene usato per mostrare al mondo che l’allenatore non si intimidisce davanti ai grossi nomi? Perché – nota Samuel – Tuchel ha scelto proprio Bellingham come terreno su cui costruire il proprio personaggio pubblico?
Jude non è cambiato. Gioca ovunque lo metta il Real e spesso brilla. Nell’ultimo torneo con l’Inghilterra — la finale di Euro 2024 raggiunta grazie anche ai suoi gol — è stato decisivo. “L’unica cosa cambiata è il suo commissario tecnico”. E se davvero c’è poco da raccontare di questo girone di qualificazione senza ostacoli, la verità – sottolinea ancora Samuel – è che Tuchel avrebbe potuto chiudere la questione mesi fa. Non aveva alcun bisogno di parlare di comportamenti ripugnanti, né di insinuare problemi di atteggiamento, né di avviare una specie di on-field review per un gesto di irritazione. “Perché scoppi una tempesta mediatica – dice in modo splendido il Times – serve che Tuchel faccia il meteo”.

Ora: che l’Inghilterra abbia fatto un percorso storico — zero gol subiti, 100% di vittorie — nessuno lo nega. E Tuchel merita credito: negli anni scorsi l’Inghilterra ha preso gol anche da San Marino. In un girone così fiacco, trovare un modo per tenere il gruppo sveglio era necessario. Creare un ambiente di concorrenza feroce ha un senso. Foden e Bellingham hanno giocato due partite inutili come se valessero una qualificazione. Il problema è come questa concorrenza è stata costruita. Perché certe attenzioni sono ricadute sempre e solo su Bellingham.
Rogers, per esempio, è stato grigiottino contro la Serbia, ma si è sentito dire che meritava il posto e che il riposo contro l’Albania era solo gestione fisica. Bellingham, invece, ha ricevuto richiami continui, e perfino un his friend is waiting on the touchline pronunciato con un’ironia difficile da ignorare. Se Jude non vede più Rogers come un vecchio amico dai tempi della scuola, di chi è la colpa? È Tuchel ad averli infilati — lui, Rogers, Foden, Eze e perfino Cole Palmer, in un imbuto.
Tuchel ha persino dichiarato che Kane, Foden e Bellingham non possono giocare insieme. Poi, contro l’Albania, hanno giocato insieme. E l’Inghilterra ha vinto quella porzione di gara per 2-0. Se l’obiettivo è la coesione, non serve trasformare la trequarti in un duello o un triello a eliminazione diretta. Non serve far sentire Bellingham un intruso. Non serve farlo diventare un bersaglio comodo. Chi può seriamente pensare che in una squadra di calcio Bellingham sia un problema?
Ci sono molti modi per gestire calciatori dal talento stravagante. Samuel cita per esempio Estêvão, che ha chiesto di assentarsi dal ritiro del Brasile per sostenere l’esame di guida. Ancelotti gli ha dato il permesso e al rientro l’ha accolto in mensa annunciando a tutti che l’esame era andato bene — applausi, risate, un ragazzo felice. Ci sono i rigidi, come Hoddle ai tempi di Beckham. Ci sono quelli che usano intelligenza e flessibilità, come Wenger con Ian Wright. O Ferguson con Cantona, che arrivò a un ritiro in barba lunga, infradito e cappotto psichedelico. Disse Ferguson: “Chi gioca come lui, può vestirsi pure da san Giuseppe”.
Funziona il metodo Tuchel? Forse. O lo scopriremo tra sette mesi, quando arriveranno le partite che faranno crollare tutto o celebreranno il genio tedesco che ha riportato il calcio a casa. Ma chi ha battuto l’Inghilterra? – chiude l’editorialista del Times. Nessuna squadra che vedremo agli ottavi di finale di un Mondiale. È una scommessa pesante immaginare di tirar fuori Bellingham con il ruolo di match-winner, dopo avergli messo addosso così tanta pressione. Quando Ancelotti parlava di Bellingham gli veniva da paragonarlo a Kakà. Quand’è che Tuchel ha mai parlato così?