Ci sono 108 grani in un rosario e 108 punti di cucitura in una palla da baseball. Quando l’ho scoperto mi sono fatta cattolica
Susan Sarandon
Imperfetto, eppure magnifico: lo stato del baseball prima dei play-off 2025
Essere o diventare, questo è il problema. Se Amleto fosse ancora tra noi, si domanderebbe se rimpiangere un’età dell’oro che quasi mai c’è stata o inseguire un futuro che boh, cosa sarà. Il baseball, per esempio. Il baseball americano. Se potessimo amare solo le cose perfette, le nostre giornate sarebbero cupe. Thomas Boswell sul Washington Post, dice che la Major League attuale offre proprio l’opportunità di apprezzare qualcosa di inesatto eppure di attraente. Il ritmo, il dramma e la bellezza estetica sono rimasti invariati, nonostante anni di critiche sull’era analitica e sui cosiddetti “tre veri risultati” — le voci statistiche di fuoricampo, basi ball e strikeout — che avrebbero ridotto l’azione atletica.
Ora che cominciano i play-off, Boswell analizza i dati storici per spiegare come il baseball contemporaneo sia sorprendentemente godibile. Dal 1946 al 1975, l’affluenza media alle partite MLB galleggiava attorno ai 15.000 spettatori, tra il 1975 e il 1994 è raddoppiata arrivando a 31.256. La chiave, secondo l’editorialista del Washington Post, ha a che fare con quella cosa che si fa sempre fatica a definire e che ogni tanto infastidisce i più cinici: l’estetica. Dove per estetica Boswell considera il ritmo del gioco, la quantità di punti, l’equilibrio fra talento e strategia. Oggi le statistiche confermano che il baseball moderno non è così distante da quel periodo: una squadra segna in media 709 punti in 162 partite, con circa 122 rubate, 506 basi ball e un OPS di 0,711, simile al passato, qualsiasi cosa voglia dire. Anche la durata media delle partite — 2 ore e 39 minuti — ricorda i tempi di allora.

Il Washington Post celebra così le innovazioni introdotte nel 2023, come il pitch clock e la regola che obbliga ad affrontare almeno tre battitori. “Il pitch clock potrebbe aver salvato questo sport”, scrive addirittura Boswell, “l’anticipazione delle interminabili maratone di regular season è scomparsa”. Le nuove regole hanno ridotto la monotonia e la lentezza. Hanno reso il gioco più godibile.
Gli strikeout restano una sfida: negli ultimi due anni, una squadra ne ha registrati in media 1.365 contro gli 867 della generazione 1975-1994, riducendo di circa sei le giocate difensive spettacolari per partita. Ma Boswell sottolinea: “Questo è un problema, non una catastrofe”. Anche i fuoricampo, la vera attrazione per il pubblico, sono rimasti stabili. Il controllo anti-doping garantisce che non ci siano trucchi, diciamo: che non ce ne siano troppi.
orizzonti
Cinque cose da fare con urgenza
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Eppure, questo baseball così cool pare costretto a reinventarsi per conquistare i giovani e le donne, senza rinunciare al suo fascino storico. Lo ha scritto il Wall Street Journal individuando cinque punti chiave per raggiungere l’obiettivo.
Per molte generazioni il baseball è stato il passatempo nazionale, un rito lento e pastorale che oggi sembra quasi anacronistico in una società dove vincono la velocità, l’azione, la gratificazione immediata. Il problema più urgente – spiega il WSJ – riguarda i giovani adulti. Un sondaggio Gallup del 2023 mostrava che nella fascia d’età 18-29 anni solo il 5% indicava il baseball come sport preferito, contro il 28% che citava il football e il 13% il basket. Nonostante le modifiche introdotte dalla MLB nel 2023 per rendere le partite più rapide e spettacolari, nonostante l’aumento di presenze negli stadi di cui parla il Washington Post, il baseball continua a faticare per catturare la nuova generazione.
James S. Hirsch, autore peraltro di un libro su Willie Mays, dice di essersi affidato a sua figlia Amanda per capire chi siamo, dove andiamo, a che ora si mangia. Oh, sia chiaro: Amanda non è una bambina. Amanda ha 26 anni. Ma è una fan del baseball fin da bambina. In più lavora per un sito di scommesse sportive. Segue quotidianamente notizie e podcast sportivi e pure lei dice di notare una distanza tra la sua generazione e il ritmo del gioco. Inoltre, osserva che le donne si interessano più alle storie dei giocatori, perché «io non voglio avere nella mia squadra di fantabaseball giocatori che hanno picchiato mogli o figli. Alla maggior parte degli uomini questo non importa. Vogliono solo i punti».
Come conquistare Amanda e le sue amiche-amici? Primo: rendere le partite più accessibili, creando una piattaforma unica che unisca tutte le partite, come la RedZone dell’NFL. Lei la chiamerebbe Full Count. Secondo: collaborare con media digitali e influencer, creando contenuti attorno ai singoli giocatori, tipo podcast o video settimanali. Terzo: risvegliare le rivalità storiche, trasformandole in delle serie a sé con premi e riconoscimenti tangibili. Un po’ come accade nel rugby. Quarto: valorizzare la diversità della lega, con giocatori bianchi, ispanici, neri, asiatici. «Perché – si chiede – non esiste uno spot in cui Ohtani e Soto parlano nelle loro lingue madri e poi vengono tradotti in inglese?». Infine dice che bisogna trasformare la domenica sera in un appuntamento imperdibile, con pop culture, performance e celebrità in cabina: «Dove cultura e sport si incontrano, lo sport cresce».
Il messaggio di Amanda, ripreso dal papà editorialista per il Wall Street Journal, è chiaro: il baseball può mantenere il suo fascino boomer ma deve imparare a parlare la lingua dei giovani, combinando storia e innovazione. Se ci fosse Amleto, starebbe delle ore a girarsi il teschio fra le mani.
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