Lo Slalom del 22 luglio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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#1  giorno alla tappa del Tour sul  Col de la Loze

     

►  LA NAZIONALE italiana femminile di calcio è stata battuta dall’Inghilterra per 2-1 nella semifinale degli Europei, raggiunta da un gol al 6° minuto di recupero dopo il 90° e battuta da un altro gol un minuto prima che finissero i supplementari. Stasera Spagna-Germania, l’altra semifinale.

◇   Lorenzo Musetti ha perso invece all’esordio al torneo di Washington in 2 ore e 7 minuti di partita contro Cameron Norrie. Deve riprendersi in fretta perché a Toronto lo aspetta un Masters 1000 da testa di serie numero #3 dietro Zverev e Fritz. Tutti gli altri migliori si sono ritirati uno a uno, per ultimo Carlos Alcaraz. Francesco Passaro è stato battuto sulla terra di Umag dall’argentino Ugo Carabelli. 

 

 

   

Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto

William Shakespeare

 

Un francese sulla Luna del ciclismo

Non sono state le 113 tappe trascorse in Italia tra il Vincenzo Nibali del 2019 e il Jonathan Milan di qualche giorno fa, ma anche l’attesa francese d’un successo in Francia è stata un piccolo grande incubo. È durato 27 tappe, il quarto più lungo di sempre, cominciato con Anthony Turgis e finito ieri pomeriggio in cima al Mont Ventoux, nel cuore degli aggettivi di Fossati e Raschi, dove Valentin Paret-Peintre ha portato i suoi cinquanta chili di peso in sella a un anti-cavallo e ha battuto tutti. 

All’età di 24 anni e 189 giorni è il quarto francese più giovane a vincere una tappa al Tour nel nuovo secolo. Non vinceva da 160 giorni, da quando a febbraio aveva cominciato la stagione al Giro dell’Oman staccando di un paio di secondi Adam Yates. Il piccolo Valentin aveva vinto una tappa al Giro l’anno scorso, andando da Pompei a Bocca della Selva. Arrivò da solo e diede mezzo minuto a Romain Bardet. Nell’ultima porzione della giornata di ieri il dislivello ha toccato il 57 per cento. Non c’era mai stata un’ascesa così brusca nella storia del Tour, qualcosa di simile si era intravisto due anni fa al Grand Colombier [53,6%]. 

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Francia la tappa del Tour al Ventoux – In Inghilterra la semifinale europea femminile della nazionale di calcio – In Spagna l’attesa per la partita con la Germania – In Italia il calciomercato

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I temi del giorno

 

    

Toronto, abbiamo un problema

Non c’è Sinner, non c‘è Alcaraz, non c’è Djokovic. C’è invece un mucchio di gente a Toronto che era corsa a comprare i biglietti sperando di vedere Sinner, Alcaraz, Djokovic, tutti insieme, un mucchio di gente a cui adesso basterebbe poterne avere sotto gli occhi almeno uno. E invece. Si è fatto da parte anche Draper, e la cosa è tutto fuorché casuale. Lo spiega Roberta Lamagna su Il Tennis Italiano considerando che il Masters 1000 canadese arriva a distanza troppo ravvicinata con due Slam giocati nell’arco di un mese. Per giunta ora i Masters 1000 si sono allargati, si danno pure loro un’aria da Slam, durano due settimane, una scelta che ha generato confusione anche tra gli organizzatori

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Le racchette venute dall’Est

Sono le ragazze che non potremo mai più immaginare fuori dai mattini pallidi ancora imburrati di foschia. Hanno sempre occhi chiari, laghi gemelli, occhi dolci amari, anche se il Muro è caduto e hanno smesso di fare la fila davanti ai gelatai. Hanno sempre racchette micidiali fra le mani, eppure le ragazze dell’est non sono mai state così vincenti. Non era mai successo, neppure negli anni 70-80, ai tempi in cui il genio di Martina Navrátilová brillava accanto ai gesti eleganti di Hana Mandlíková, figlia di uno sprinter, «l’essere umano con più talento che sia mai entrato su un campo da tennis», la definì Rino Tommasi in una telecronaca. Helena Suková era l’eterna seconda, quattro finali dello Slam e neppure un titolo, ma 14 conquistati in doppio. [7 SETTEMBRE 2023]

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 E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede

La vittoria di Venus a Washington

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Le analisi

 

L’Europeo del dispossesso palla

Jonathan Liew si sta divertendo. Molto. Ha definito l’Europeo sul Guardian uno dei tornei più emozionanti degli ultimi anni. Non solo per i parametri meno oggettivi, in fondo quelli che ci fanno stabilire se una cosa ci piace o no: i suoni, il drama, i piccoli gesti, in voli in tuffo, le giocatrici che cantano, i colori del tifo. A tre partite dalla fine, adesso sono due, Euro 2025 aveva già sorpassato Euro 2022 in termini di gol, con una media di 3,57 contro 3,06. A Euro 2017 la media era di 2,19 gol a partita. 

Un aumento del 63% rappresenta uno sviluppo sismico e improvviso in questo sport ha scritto Liew, ma nell’ansia di essere letto – che so – da Allegri o da Capello, si affretta ad aggiungere che il dato solleva alcune domande supplementari: sono migliorati gli attacchi o sono peggiorate le difese? Forse la scoperta chiave in questo Europeo è che il possesso palla non è garanzia di controllo del gioco

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Il ritorno dell’audace Patri Guijarro

Anche per questo, non solo per questo, il Guardian indica la Spagna ancora in cima alle favorite per il titolo anche se la vittoria nei quarti di finale contro la Svizzera è stata più difficile del previsto e ha richiesto una pazienza notevole. Il calibro della squadra campione del mondo fa sì che le avversarie non possano staccare la spina nemmeno per un istante. Trovare una via è facile quando si ha Aitana Bonmatí in campo. Il suo assist di tacco per il gol d’apertura di Athenea del Castillo venerdì sera è stato l’ispirazione di cui avevano bisogno. Vincere davanti a un pubblico di parte è un’impresa mentale.

[El Pais per definisce qui Athenea Del Castillo una agita partite]

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Montse Tomé, a c.t. del dopo caos

La Spagna sta scrivendo una nuova pagina della sua storia a questi Europei. Così dice El Mundo, tanto siamo abituati ormai alla formula, c’è sempre qualcuno che riscrive la storia, qualcuno che sale sul tetto del mondo. Ha superato i quarti di finale per la prima volta in 28 anni e la finale sarebbe un risultato senza precedenti. 

Tutti gli occhi sono puntati sulla migliore prestazione di Alexia Putellas, sull’instancabile Patri Guijarro, sul gol di Esther, sulla fiducia in sé stessa di Vicky López e sul ritorno di Aitana Bonmatí. Ma la chiave di tutto questo sta in panchina. Montse Tomé è riuscita a far distogliere l’attenzione dai problemi. L’allenatrice ha una sua sfida personale di cui non parla, ma che è l’elefante nella stanza. Vuole un titolo importante, più di una Nations League, che valorizzi il suo lavoro e apra la strada a un prolungamento del contratto

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I tifosi asiatici sono stufi di essere trattati da tifosi asiatici

    È vero. È terribilmente vero. Esistono i tifosi ed esistono i clienti. Intorno a tutte le squadre. Quasi tutte. Le più forti. Le più famose. Soprattutto quelle inglesi. Ma i clienti adesso si stanno stufando di essere considerati tali. Specialmente in Asia, dove sono giudicati i più clienti fra i clienti, al punto da essere diventati il benchmark [oddio mio c’è scritto benchmark] di simili ragionamenti. La famosa maglietta da vendere in Asia. 

In coincidenza del tour a Singapore dell’Arsenal, il Guardian scrive che i fans orientali della Premier League vogliono essere valorizzati, non essere considerati a source of revenue, una voce delle entrate. Cinquant’anni fa, l’Arsenal perse 2-0 contro la Malesia a Kuala Lumpur, con i giocatori in preda al jet lag che faticavano a gestire le rane sul campo del Merdeka Stadium. Da allora le tournée asiatiche dei club inglesi sono cambiate. Sono diventate eventi sdolcinati ha scritto John Duerden. Così l’Arsenal gioca con il Newcastle e con il Milan, poi andrà a Hong Kong per un insolito derby con il Tottenham e si recherà in Corea del Sud per affrontare il Newcastle. Il Liverpool visiterà Giappone e Hong Kong poche settimane dopo alla presenza del Manchester United. Ma non tutto è cambiato. 

Milioni di tifosi in Asia desiderano vedere le loro squadre preferite nelle loro migliori condizioni, spiega il Guardian, perché durante il resto dell’anno c’è gente che resta sveglia fino a tarda notte davanti alla tv, weekend dopo weekend, stagione dopo stagione, si presentano in 70 mila allo stadio e chiedono di essere rispettate. 

Simon Chadwick, professore di sport eurasiatico alla Emlyon Business School di Parigi, dice che i tifosi asiatici desiderano un coinvolgimento 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno con i loro club preferiti e non è sufficiente che uno di questi grandi club si faccia vedere una volta ogni quattro anni. 

Misery non deve morire. 

 

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Dai campi

 

La finale dei Mondiali di pallanuoto

Un paio di mesi fa c’era questa occasione storica: avere la stessa finale di Champions in campo maschile in campo femminile: Arsenal vs Barcellona. Le donne sono state all’altezza dell’impegno, gli uomini hanno fatto banalmente naufragio e ci siamo andati a spiaggiare su PSG-Inter, per giunta quel PSG-Inter. Ai Mondiali di pallanuoto tra ieri e l’altro ieri è passata la medesima occasione storica, ma la Grecia-Ungheria che oggi assegna il titolo tra le donne non sarà replicata domani in campo maschile. I magiari ce l’hanno fatta. Giocheranno per due ori in due giorni. La colpa è dei greci, o forse bisognerebbe dire che la colpa è degli spagnoli che hanno vinto ai rigori la semifinale. 

Breve riassunto dei precedenti. L’Ungheria ha già vinto 4 Mondiali di pallanuoto con i maschietti ma solo uno con le signore [nel lontano 1994] e perdendo dopo tre finali. La Grecia ha giocato solo una finale maschile [ops proprio contro l’Ungheria nel 2023], mentre fra le donne ha un titolo con la data del 2011, abbastanza isolato per la verità, ma più seguito neppure da un piccolo bronzo. 

 

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Interpreti

 

Il compleanno di Lamal e quell’antica distinzione tra l’artista e la sua opera

    La festa di compleanno di Lamine Yamal non è un evento che si dimentica in fretta. In Spagna è ancora dentro le discussioni e gli editoriali sui temi esistenziali più alti: chi siamo, dove andiamo, a che ora si mangia. Ne ha scritto anche Manuel Jabois, firma culturale di El Pais con incursioni frequenti e una rubrica settimanale nelle pagine dello sport. Ha scritto che quella festa di compleanno si colloca a pieno titolo dentro il tipico processo che cerca di separare l’artista dalla sua opera

In questo caso l’artista è un giovane calciatore molto famoso e multimilionario. Se siamo tutti figli del nostro tempo – scrive Jabois – pochi sono rappresentativi del loro come Yamal

Ora, succede che di un regista si finisca per smettere di guardare i suoi film, di un pittore i suoi quadri, che si smetta di leggere di uno scrittore i libri, quando certe biografie prendono una certa piega, quando viene fuori che sono “esseri umani ripugnanti o che votano in modo opposto al tuo  ma nessuno smetterà di festeggiare un gol di Yamal perché non gli è piaciuta la festa di compleanno

Il dibattito è interessante, scrive Jabois, e va avanti dalla notte dei tempi: fino a che punto il proprio idolo dovrebbe essere d’esempio? C’è una bellissima citazione su Maradona – aggiunge – a questo proposito: Non ci interessa cosa hai fatto della tua vita, ci interessa cosa hai fatto della nostra. Bella e un po’ ingannevole la giudica Jabois – la citazione è di Martin Caparros – perché gli iidoli hanno il diritto di vivere la loro vita privata come vogliono, ma è stupido credere che quel che si conosce di loro non influenzi i bambini che crescono con quell’idolo come modello. La responsabilità della star non è vivere secondo i principi morali più retti, ma accettare come tutto quel che fa – anche la cosa più banale, persino la più ridicola – sarà esaminata da milioni di persone. Non è obbligato a essere un esempio, ma è obbligato a capire di doverlo essere, e quindi a essere cauto nelle sue manifestazioni di intimità. Forse l’aspetto più sorprendente di tutta questa storia – chiude Jabois – non è la festa famosa, né le critiche che ha suscitato, ma la velocità con cui un adolescente è stato catapultato in modo così vertiginoso al centro di una discussione solitamente riservata a miti consolidati o cadaveri illustri. Yamal non ha ancora scritto la sua storia; ha appena iniziato a delineare le prime tracce di ciò che potrà diventare, e già gli viene richiesto di incarnare un ideale, o almeno di assomigliare a quello che tutti vorrebbero avere in casa.

 


     

 Guida allo sport in tv di oggi

Il tennis da cinque tornei nel mondo

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto. A cura di Angelo Carotenuto.  Per segnalazioni sui contenuti e per suggerimenti: angelo.carotenuto@loslalom.it

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