Il Sessantotto nel calcio
Sergio Campana è morto durante quel calciomercato che aveva rivoluzionato con le sue battaglie. Se oggi i calciatori sono liberi di dire no, se sono diventati più ricchi di lui e della sua generazione, lo devono alle sue ripetute minacce di sciopero – che sciopero non diventavano quasi mai. Ha guidato il sindacato dei giocatori per 43 anni, dal 1968 al 2011, prima di lasciare il posto a Damiano Tommasi e a una nuova modalità di contrattazione. È stato attaccante del Bologna e con il Lanerossi Vicenza aveva vinto un campionato di serie B.
Aveva 33 anni e già faceva l’avvocato, aveva smesso da poco di giocare, quando una sera ricevette la telefonata di Sandro Mazzola, Gianni Rivera, Giacomo Bulgarelli e Giancarlo De Sisti dal ritiro della Nazionale. Ratificarono la nascita del sindacato al tavolo di una trattoria alla periferia di Milano e poi passarono dal notaio Barassi. Era l’arrivo del Sessantotto nel calcio, quel vento di ribellione che avrebbe portato nel 1981 alla legge 91 e al riconoscimento dello status di lavoratore dipendente ai calciatori. Lo svincolo.
Il primo sciopero era stato minacciato nel 1974, in realtà si risolse in un ritardo di 10 minuti dall’inizio per solidarietà con Augusto Scala, il giocatore del Bologna che aveva rifiutato il trasferimento all’Avellino, preferiva l’Atalanta, ma a quei tempi non si poteva e rischiava di essere punito.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera ha scritto che “anche nelle battaglie più cruente aveva l’aplomb dell’attore, bello e impossibile. Però interpretava il suo ruolo senza compiacimento, con la determinazione del veneto che aveva ricevuto un’educazione severa, con la risolutezza del buon centravanti e poi la puntigliosità dell’avvocato”. È stato uno dei primi calciatori-pensanti, dice Tomaselli, “un pioniere che le conquiste non le cerca solo per sé. per vederlo giocare tra i dilettanti del Cartigliano assieme al fratello Gianni (oggi 91enne) il parroco del Paese sposta la Messa. Quando inizia la semina dell’avvocato, la terra è incolta: non ci sono forme pensionistiche, né di assistenza in caso di malattia, non c’è lo status di professionista e con meno di 24 presenze (la media in serie A, guarda caso è 23), gli stipendi vengono tagliati del 40%. Servono delle scosse profonde e Campana con la sua classe british , la sua cantilena bassanese e pure la sua famosa parsimonia, è considerato «la rovina del calcio» da molti presidenti per la sua battaglia campale sul vincolo e per la lotta «al baraccone del mercato e alla mafia del calcio»”.
Fabio Capello ha detto a Repubblica che grazie a Campana i club non trattano più i giocatori come animali. Antonio Barillà su La Stampa scrive che “ha dato ai calciatori diritti che prima non possedevano e ha difeso tutti, non solo i campioni, consapevole della realtà diffusa oltre le isole felici della gloria e del denaro”. Germano Bovolenta ha scritto sulla Gazzetta che non aveva figli e che «i me fioi xe i giocatori», diceva. “Era un brillante conversatore. Parlava e semplificava le cose difficili, incantava con la sua dolce cantilena veneta”.